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Minniti si ritira, ipotesi scissione per Renzi

Minniti si ritira, ipotesi scissione per Renzi

Alla fine il ritiro c’è stato. Era già qualche giorno che se ne parlava, anticipato dai retroscena dei giornali, ma anche fiutato nell’aria di un Congresso complicato e difficile, come quello che si appresta a fare il Pd. E il silenzio di Marco Minniti in questi ultimi giorni si è sentito forte e chiaro, sintomo, poi confermato, che qualcosa non andava. E così arriva l’intervista a Repubblica che chiude ogni ipotesi: “Ci sono momenti in cui bisogna assumersi delle responsabilità personali” anche a rischio di deludere le persone che su di te hanno atto affidamento, dice l’ormai ex candidato alla segreteria Pd.

“Quando ho dato la mia disponibilità alla candidatura sulla base dell’appello di tanti sindaci e di molti militanti che mi hanno incoraggiato e che io ringrazio moltissimo, quella scelta poggiava su due obiettivi: unire il più possibile il nostro partito e rafforzarlo per costruire un’alternativa al governo nazionalpopulista. Resto convinto in modo irrinunciabile che il congresso ci debba consegnare una leadership forte e legittimata dalle primarie. Ho però constatato che tutto questo con così tanti candidati potrebbe non accadere. Il mio è un gesto d’amore verso il partito” continua l’ex ministro spiegando la sua decisione di ritirarsi dalla corsa. “Si è appalesato il rischio che nessuno dei candidati raggiunga il 51 per cento. E allora arrivare così al congresso dopo uno anno dalla sconfitta del 4 marzo, dopo alcune probabili elezioni regionali e poco prima delle europee, sarebbe un disastro”, prosegue.

Non ne parla apertamente ma la questione è soltanto una: esiste davvero la possibilità che ci sia una scissione, l’ennesima, all’interno del Pd? Nonostante le smentite, ormai i giornali sembrano essere del tutto concordi sul fatto che avverrà e non fra molto. Sempre su Repubblica, De Marchis parla di una lista che sarebbe pronta già da gennaio per presentarsi alle elezioni europee e che dovrebbe racchiudere la tanto agognata ‘società civile’: dai ricercatori ai professori passando per atleti ed imprenditori. A guidarla Matteo Renzi, tentato da questa ipotesi ma titubante e ora invece, sempre secondo Repubblica, convinto ad un’accelerazione da un progetto simile che sarebbe stato già avviato da Carlo Calenda. Una sorta di Movimento 5 Stelle con le competenze, libero dalla zavorra del Pd (sia come forma partito che come gruppo dirigente e parlamentare) da cui forse sarebbero esclusi anche i fedelissimi tipo Boschi e Lotti. I comitati civici di Scalfarotti servivano proprio a questo, “un’incubatrice di questo esperimento”. E proprio questi comitati non erano piaciuti fin da subito a Minniti che, sempre secondo le indiscrezioni, avrebbe chiesto ai renziani di sottoscrivere un patto in cui si ‘prometteva’ fedeltà al Pd, ipotesi scartata dai diretti interessati.

E così come in un piano inclinato la situazione è andata a peggiorare velocemente. La preoccupazione è tanta e non viene nascosta da nessuno. Oggi si moltiplicano gli appelli all’unità per evitare di portare avanti vecchie logiche in un momento politico nuovo e preoccupante che avrebbe bisogno dell’appoggio e del sostegno di tutti. Matteo Ricci, sindaco di Pesaro, ha lanciato l’hastag ‘#iostonelPD’. Il responsabile nazionale degli Enti locali del PD nella segreteria di Renzi ed anche in quella di Martina,  è stato uno dei primi ad appoggiare la candidatura alla segreteria nazionale di Minniti: “I sindaci vogliono un partito unito, aperto e riformista- spiega Ricci-. No a nuovi partiti e a scissioni”.

Una lettura della situazione politica che viene condivisa anche da Graziano Delrio che in un’intervista al Corriere della Sera dice: “Lavoriamo tutti per l’unità e vogliamo che tutte le personalità del Pd, da Renzi a Gentiloni, da Zingaretti a Bonaccini a Martina, siano in una stessa comunità. Il nemico è fuori di noi, non dentro di no – ha aggiunto – Se Renzi uscirà dal Pd lo seguirò? Spero non accada. Ma io sono entrato in politica per costruire il Pd sull’onda dell’Ulivo e morirò orgogliosamente democratico”. L’ex ministro però non nasconde che le ripercussioni ci saranno e dagli studi di Agorà commenta: “Un addio di Matteo Renzi al Pd certamente sarebbe una grave frattura sentimentale, perché Matteo Renzi è stato un pezzo importante del Pd in questi anni e credo pure della storia di questo Paese. Credo – aggiunge il capogruppo dem alla Camera – che non si possa cancellare ciò che Renzi ha fatto, ma certamente la sua uscita non sarebbe indolore per noi”.

In una mattinata così convulsa arriva anche un post su Facebook del diretto interessato, Matteo Renzi, che non conferma né smentisce le indiscrezioni, anche se i like ad alcuni sostenitori che lo incitano a lasciare il Pd non promettono niente di buono. “Da mesi non mi preoccupo della Ditta Pd: mi preoccupo del Paese. Che è più importante anche del Pd”, scrive  Renzi. “Tutti i giorni ho fatto sentire la mia voce contro il Ministro Sciacallo, Salvini. E contro il Ministro Prestanome, Di Maio – aggiunge – Non mi nascondo, io. Se devo fare una battaglia la faccio a viso aperto, io”. “Mi troverete sempre e per sempre dalla stessa parte: dalla parte di chi combatte per la politica e contro il populismo. Per la giustizia e contro il giustizialismo. Per la verità e contro le FakeNews”, conclude. Fonte: democratica.com

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