Politica

Il civismo non è bieco trasformismo


Avevamo da tempo avvertito sul rischio di utilizzare il tema del civismo per giustificare spericolate operazioni di trasformismo e riposizionamento politico e puntualmente oggi ne abbiamo avuto conferma. L’adesione di Gianluca Callipo al progetto della fazione di Forza Italia che sostiene Mario Occhiuto come candidato a Presidente della Regione, infatti, è la testimonianza di un vecchio vizio calabrese e cioè di invocare il cambiamento affinché nulla cambi ma solo per perpetuare posizioni di rendita e di potere. Il potere per il potere e la politica come strumento per raggiungerlo appartiene alla peggiore tradizione politicista calabrese e fa davvero impressione vedere giovani amministratori e dirigenti del nostro stesso partito cedere a queste sirene. È il trasformismo il dramma della nostra terra; un trasformismo cinico, spietato, immorale che punta a distruggere chi come Mario Oliverio sta cambiando in meglio questa regione, per riportare in sella gli artefici dei disastri subiti dalla Calabria. Personaggi senza pietà che, calpestando la propria comunità politica in precedenza utilizzata per raggiungere posizioni istituzionali di prestigio, mirano solo ad appagare i propri istinti colmi di rampantismo e arrivismo.

Nell’occasione dell’appello rivolto, dalla stragrande parte dei Sindaci calabresi, al Presidente Mario Oliverio a ricandidarsi alla guida della Regione, per proseguire nel suo impegno di governo, sulla base del lavoro svolto e dei risultati conseguiti, inoltre, il presidente dell’ANCI, Gianluca Callipo, decise di non apporre la sua firma con la motivazione che il suo ruolo di guida dell’Associazione dei Comuni, che comprende sindaci di vario orientamento politico, gli impediva di schierarsi e, quindi, di apparire di parte.

A distanza di solo pochi giorni, invece, smentisce clamorosamente questo presunto senso di responsabilità istituzionale e rilascia una dichiarazione a sostegno della candidatura di Mario Occhiuto. Insomma, un caso di vero e proprio strabismo istituzionale. Non sfugge, inoltre, che è altrettanto stupefacente il fatto che, nella sua intervista, egli tenta di richiamare il civismo a sostegno di Oliverio per giustificare il suo endorsement a favore del sindaco di Cosenza. Non è fuori luogo, quindi, sottolineare che la sua interpretazione del civismo è quantomeno distorcente. Egli, oltretutto, precisa che è da dirigente del PD che intende sostenere Mario Occhiuto, notoriamente proposto da Forza Italia. Insomma, un vero e proprio capolavoro : l’ inciucio e il più disinvolto trasformismo eretti a civismo. Nulla osta a tutto ciò, ovviamente è una sua libera scelta. Però, se è assolutamente legittimo che Callipo faccia le sue scelte dal punto di vista politico, è anche vero che non può richiamarsi, a giorni alterni, al rispetto della funzione istituzionale che riveste come presidente dell’ ANCI e soprattutto non può più rappresentare la comunità politica del PD per manifesta indegnità politica. Il PD è impegnato ad organizzare i congressi regionali e nazionali e nessuno ha impedito a Callipo di fare nel partito le proprie battaglie politiche. Ma è evidente che non era e non è questo il vero motivo della sua decisione che invece va riassunta come già detto alla tradizione trasformista di certa politica calabrese. Noi andiamo avanti convinti che il popolo del partito democratico ha già condannato la scelta sconsiderata posta in atto da Callipo.

Giovanni Puccio

Luigi Guglielmelli

Gianluca Cuda

Gino Murgi

Enzo Insardà

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