Cronaca

SIRIA, ISIS ANNUNCIA UCCISIONE DI UN COMBATTENTE ITALIANO

Si tratta di un giovane fiorentino, Lorenzo Orsetti. Negli ultimi anni, alle fila delle Forze democratiche siriane si sono uniti molti volontari stranieri arrivati per combattere il ‘califfato’. Il padre: orgogliosi di lui

L’Isis ha pubblicato la fotografia dei documenti di un italiano dichiarando di averlo ucciso durante una battaglia a Baghuz, in Siria. Lo riferisce il Site, il sito che monitora il jihadismo sul web. Secondo le foto dei documenti postate si tratta di Lorenzo Orsetti, fiorentino, nato nel 1986.

Nello scarno messaggio su Telegram, l’Isis, con lessico farneticante, afferma che “il crociato italiano è stato assassinato negli scontri nella località di Baghuz”. C’è anche una foto in cui si vede un uomo privo di vita vestito con un’uniforme militare. L’Isis ha diffuso anche la foto del cadavere di quello che viene descritto come “il crociato italiano Lorenzo Orsetti”. L’immagine, pubblicata sui social network da Aamaq, piattaforma di notizie legata all’Isis, mostra il viso e parte del busto della vittima, a terra. Accanto al volto appaiono le punte di due scarponi militari, probabilmente indossati dai miliziani dell’Isis autori dell’immagine. La notizia della morte di Orsetti è stata confermata da fonti di sicurezza italiane. Il giovane sarebbe stato ucciso in un’imboscata.

La scelta di Lorenzo Orsetti

Orsetti, nome di battaglia Tekoser, il ‘lottatore’, combatteva da un anno e mezzo al fianco del popolo curdo contro lo ‘Stato Islamico’. Lo affermano fonti militari curde a conferma di quanto riferito sui social network e da media locali e internazionali.

Nato e cresciuto a Firenze, per oltre dieci anni ha lavorato nel campo della ristorazione. Anarchico della brigata internazionale dei curdi nel nord est della Siria, lo scorso 13 marzo è partito per una nuova missione. “A quanto pare diverse case-trincee-tunnel sono rimaste. Non me lo faccio dire due volte, se tutto va bene domani riparto!”, ha scritto su Facebook il giorno prima. Mercoledì scorso i combattenti curdi, tra cui Orsetti e le Unità di protezione del popolo curdo (Ypg), appoggiati da aerei americani, hanno tentato di rompere le ultime difese dell’Isis nella parte orientale della Siria, mentre i jihadisti hanno fatto resistenza nascondendosi sotto terra per sfuggire agli attacchi aerei.

Il testamento di Orsetti

Le forze curdo-siriane con cui combatteva in Siria Orsetti, hanno diffuso poco fa la lettera-testamento dell’italiano. La lettera – una consuetudine per tutti i miliziani – si apre con la frase: “Ciao, se state leggendo questo messaggio significa che non sono più in questo mondo”. “Nonostante questa prematura dipartita, la mia vita – scriveva Orsetti – resta comunque un successo e sono quasi certo che me ne sono andato con il sorriso sulle labbra. Non avrei potuto chiedere di meglio”.

Il padre: “Siamo orgogliosi di lui”

“Siamo orgogliosi di lui, della scelta che ha fatto”, “ma ora siamo distrutti dal dolore. Da un anno e mezzo, cioè da quando è partito, stavamo in angoscia, più contenti quando lo sentivamo al telefono, in ansia quando stavamo un periodo senza sentirlo”. Lo ha detto Alessandro Orsetti, padre del fiorentino Lorenzo Orsetti, ucciso negli scontri in Siria con l’Isis.

“Mi ha telefonato il suo comandante curdo e mi ha detto che Lorenzo è morto insieme a tutti quelli del suo gruppo in un contrattacco dell’Isis stamani”, ha poi aggiunto Alessandro Orsetti. “Sembra che il suo gruppo sia stato accerchiato, era con una unità araba, ma non so cosa significhi esattamente da un punto di vista militare – ha aggiunto – Li hanno uccisi tutti”.

“Il suo comandante mi ha detto che Lorenzo è caduto in battaglia”, ha anche riferito Alessandro Orsetti. “E io spero adesso che questa sua morte voglia poter dire qualcosa per la causa dei curdi. Lorenzo cercava una causa in cui coinvolgersi, non sopportava di stare, come diceva lui, nel menefreghismo. Desiderava dare una svolta alla sua vita e già tre-quattro anni fa si interessava dei curdi e della loro condizione”.

“Così è andato via per una causa, noi siamo contenti per lui, perché in fondo ha fatto una scelta importante – ha anche detto il padre – Certamente eravamo contrari, non gli si poteva dire ‘vai, è bello’, però abbiamo capito che per lui era una scelta per dei valori in cui credeva. E il popolo curdo merita che si faccia qualcosa nella sua lotta contro l’Isis e il fascismo”. Il padre ha sentito Lorenzo l’ultima volta il 10 marzo, ma da qualche giorno non leggeva i messaggi via mail. “Anche l’altra domenica gli abbiamo detto ‘torna a casa, la battaglia è finita, vieni via, il tuo lo hai fatto'”.

Salvini: prego per Lorenzo, disprezzo infami assassini

“Una preghiera per Lorenzo e disprezzo per i suoi infami assassini”. Lo scrive il vicepremier e ministro dell’Interno Matteo Salvini su twitter postando una foto di Lorenzo Orsetti, l’italiano ucciso in un’imboscata dell’Is in Siria mentre combatteva al fianco dei curdi.<blockquote class=”twitter-tweet” data-lang=”it”><p lang=”it” dir=”ltr”>Una preghiera per Lorenzo e disprezzo per i suoi infami assassini.<a href=”https://t.co/37OORsnB2i”>https://t.co/37OORsnB2i</a></p>&mdash; Matteo Salvini (@matteosalvinimi) <a href=”https://twitter.com/matteosalvinimi/status/1107675250177818625?ref_src=twsrc%5Etfw”>18 marzo 2019</a></blockquote>

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La battaglia

Da settimane l’alleanza curdo-araba delle Forze democratiche siriane (Sdf, secondo l’acronimo in inglese) combatte contro i jihadisti nell’ultima ridotta rimasta in mano ai terroristi nella parte orientale della Siria, al confine con l’Iraq. Negli ultimi anni, alle fila delle Sdf si sono uniti molti volontari stranieri arrivati per combattere il ‘califfato’ che si era creato tra Siria e Iraq.

Proprio a Baghuz si sono rifugiati gli uomini dell’Isis e i loro familiari, rifugiati nella zona dalle aree da cui erano stati espulsi; e da gennaio, sotto il pressing dell’alleanza curdo-araba sostenuta dagli Usa, da Baghuz sono fuoriuscite oltre60 mila persone, tra combattenti e civili. Non è chiaro quanti siano i combattenti e i civili che rimangono asserragliati all’interno, ma l’elevato numero di persone sta allungando le operazioni militari e rimandando la conquista della città da parte dell’Sdf.