Cronaca

Operazione “Lande desolate”, i favori con i clan. Tutta l’ordinanza

Il Giudice per le indagini preliminari, dr. Pietro Caré, nel procedimento penale iscritto nei confronti di:

1) BARBIERI Giorgio Ottavio;

2) CITTADINI Carlo;

3) DE CARO Vincenzo;

4) DELLA FAZIA Ettore;

5) FALVO Gianbattista;

6) GUARNACCIA Gianluca;

7) GUIDO Carmine;

8) GUZZO Rosaria;

9) LATELLA Pasquale;

10) MELE Damiano Francesco;

11) OLIVERIO Gerardo Mario;

12) OLIVERIO Marco;

ORDINANZA DI APPLICAZIONE DI MISURA CAUTELARE

13) RIZZO Paola;

14) TROZZO Marco;

15) TUCCI Francesco;

16) VELTRI Arturo;

17) ZINNO Luigi Giuseppe;

indagati

Capo 1)

BARBIERI Giorgio Ottavio, De CARO Vincenzo, LATELLA Pasquale, TUCCI Francesco, ZINNO Luigi:

del reato di cui agli artt. 110 (117), 81, co. 2 e 479 in relazione all’art. 476 e 61, co. 1 n. 2) c.p. – 7 L.n. 203/1991: perché, in concorso morale e materiale tra loro e con più azioni esecutive di un medesimo disegno criminoso, poste in essere anche in tempi diversi, Giorgio Barbieri, legale rappresentante e socio unico della “Barbieri Costruzioni S.r.l.” e della “ADS Srl”, società di progetto concessionaria ed esecutrice dei lavori già affidati alla prima società, determinatore e istigatore, nonché beneficiario finale della condotta criminosa;

Francesco Tucci, in qualità direttore dei lavori di Scalea, quindi pubblico ufficiale e/o incaricato di un pubblico servizio, istigatore nonché beneficiario anche in via mediata della condotta criminosa;

Luigi Zinno, nella qualità di Dirigente del Settore 1 del Dipartimento Programmazione Nazionale e Comunitaria della Regione Calabria, e Vincenzo De Caro, in servizio presso il citato Dipartimento regionale, quale esperto incaricato dell’appalto-concessione di Scalea, anch’egli pubblico ufficiale e/o incaricato di pubblico servizio, si adoperavano, colludendo con i primi due, per confezionare ad arte le condizioni legittimanti l’affidamento dei lavori complementari;

Pasquale Latella, nella qualità di Rup, in rappresentanza della Stazione appaltante, quindi pubblico ufficiale, colludendo con costoro e in attuazione del disegno criminoso, redigeva la nota n. 32797 del 28.10.2015, che provvedeva a trasmettere a Luigi Zinno, ove attestava falsamente la sussistenza di tutte le condizioni previste dall’art. 57, co. 5 del D.Lgs. 163/2006, come anche la conclusione dei lavori complementari entro il 30.11.2015, nonché un avanzamento di spesa per esecuzione dei lavori principali superiore al 60% dell’importo finanziato;

allorché, di contro, non sussistevano fattori e/o circostanze impreviste né imprevedibili che legittimassero l’affidamento di lavori per l’effetto

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complementari ai sensi del citato art. 57, comma 5, tantomeno ai sensi dell’art. 147, co. 1 del D.Lgs. 163/2006, stanti l’impossibilità tecnico- operativa di esaurire tali lavori al 30 novembre 2015 e un avanzamento di spesa non superiore al 42% circa;

con l’aggravante di aver commesso il reato al fine di commettere quello di cui al capo 3);

con l’aggravante, per Giorgio Barbieri, di aver commesso il fatto al fine di agevolare le illecite attività consortili della cosca “MUTO”, alla bacinella della quale confluivano almeno in parte i proventi dell’azione illecita sopra indicata, della quale implementava così il potere economico e la capacità di controllo del territorio, viepiù, tramite l’ingerenza nelle attività economiche apparentemente legali. in Catanzaro, in data anteriore e prossima al 28 ottobre 2015 (data di pervenimento della nota in Regione Calabria – Dipartimento Programmazione Comunitaria);

Capo 2)

DE CARO Vincenzo, LATELLA Pasquale e TUCCI Francesco:

del reato di cui agli artt. 110, 81, co. 2 e 479 in relazione all’art. 476 e 61, co. 1 n. 2) c.p.: perché, in concorso morale e materiale tra loro e con più azioni esecutive di un medesimo disegno criminoso, poste in essere anche in tempi diversi, Vincenzo De Caro, quale esperto in servizio presso il Dipartimento Programmazione nazionale e comunitaria della Regione Calabria incaricato dell’appalto-concessione di Scalea, quindi pubblico ufficiale e comunque incaricato di pubblico servizio;

Pasquale Latella, nella qualità di Rup, in servizio presso il Comune di Scalea, quindi pubblico ufficiale,

Francesco Tucci, in qualità direttore dei lavori di Scalea, quindi pubblico ufficiale e/o incaricato di un pubblico servizio,

De Caro e Tucci, in collusione tra loro, costruivano ad arte la circostanza imprevista onde giustificare l’affidamento di lavori complementari anche ai sensi dell’art. 147 del D.Lgs. n. 163/2006; in particolare, TUCCI redigeva il parere/documento attestante la sussistenza delle condizioni di cui all’art. 147 codice appalti che DE CARO provvedeva a rimaneggiare e confezionare;

Latella, in particolare, quale esecutore materiale, in costante collusione con i predetti e in attuazione del disegno criminoso, recepiva e faceva proprie nell’ambito della Determina di affidamento dei lavori a BARBIERI n. 316 del 19 novembre 2015, le circostanze e/o fattori di imprevedibilità così come con i predetti concertati;

Latella, infine, attestava falsamente nella parte motiva della Determina n. 316 la sussistenza della circostanza imprevista ai sensi dell’art. 147 D. Lgs. 163/2006, allorché di contro nessuna circostanza imprevista e/o imprevedibile esisteva, trattandosi, per tutti, di interventi ab initio programmati e/o programmabili, né v’era alcuna circostanza ‘imprevista’ sopravvenuta;

con l’aggravante di aver commesso il reato al fine di eseguire quello di cui al capo 3);

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in Catanzaro e in Scalea, in data anteriore e prossima al 19 novembre 2015 (data di adozione della Determina a firma Pasquale Latella);

Capo 3)

BARBIERI Giorgio Ottavio, DE CARO Vincenzo, LATELLA Pasquale, TUCCI Francesco e ZINNO Luigi:

del reato di cui agli artt. 110, 81, co. 2 – 323 e 61, co. 1, n. 7) c.p. e 7, L.n. 203/1991: perché, in concorso morale e materiale tra loro e con più azioni esecutive di un medesimo disegno criminoso, poste in essere anche in tempi diversi, nelle rispettive qualità, Vincenzo De CARO, esperto titolare di incarico presso il Dipartimento “Programmazione Nazionale e Comunitaria” della Regione Calabria, dunque, nella qualità di pubblico ufficiale e, comunque, di incaricato di un pubblico servizio, Francesco TUCCI, nella qualità di direttore de lavori dell’avio-superficie di Scalea, quindi pubblico ufficiale e/o incaricato di pubblico servizio; Pasquale LATELLA, nella qualità di RUP del procedimento, quindi pubblico ufficiale; Luigi ZINNO, nella qualità di Dirigente del “Settore 1” del Dipartimento “Programmazione nazionale e comunitaria” della Regione Calabria, anch’egli pubblico ufficiale, tutti nell’esercizio delle predette funzioni istituzionalmente ricoperte; Giorgio Ottavio BARBIERI, altresì, nella sua qualità di legale rappresentante della “Aeroporto di Scalea S.R.L.”, società di progetto esecutrice dei lavori già aggiudicatisi quale rappresentante legale e socio unico della “Barbieri Costruzioni S.r.l.”;

in violazione:

  • dell’art. 97 Cost., nella parte in cui, prescrivendo che i pubblici uffici sono organizzati secondo disposizioni di legge, in modo che siano assicurati l’imparzialità e il buon andamento dell’amministrazione pone precise regole funzionali a garantire una azione amministrativa imparziale, secondo il recepimento legislativo operato dall’art. 2, comma 1, lettera d) del Dlg. N. 165 del 2001, e, insieme, efficiente ed efficace, secondo il recepimento operato dall’art. 1 della L. n. 241 del 1990;
  • degli artt. 3, 81, 119 Cost. che, sistematicamente letti, impongono un equilibrio dei bilanci e una sostenibilità del debito pubblico che passano attraverso una gestione delle risorse pubbliche ispirata a principi di imparzialità, trasparenza, efficienza, economicità; altresì, volti ad assicurare l’osservanza dei vincoli economici e finanziari derivanti dall’ordinamento dell’Unione Europea;

  • dell’art. 52 comma 7, lett. a) della L. Regionale di Contabilità n. 8/2002 nella parte in cui si prescrive che sono mantenute in bilancio e riportate nella competenza del bilancio dell’esercizio successivo le economie relative a spese correlate a entrate con vincolo di destinazione, regolarmente accertate, per le quali non sia stato assunto il relativo impegno entro la fine dell’esercizio;

  • dell’art. 147 del D.Lgs. n. 163 del 2006 che prescrive le condizioni tassative di affidamento al concessionario dei lavori complementari, esigendo, quale presupposto indefettibilmente, che si tratti di interventi divenuti necessari, a seguito di una circostanza imprevista;

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  • dell’art. 57, comma 5, del D.Lgs. 163/2006 che, tra l’altro, nei contratti pubblici relativi a lavori e negli appalti pubblici relativi a servizi, la procedura del presente articolo é, inoltre, consentita per i lavori o i servizi complementari, non compresi nel progetto iniziale né nel contratto iniziale, che, a seguito di una circostanza imprevista, sono divenuti necessari all’esecuzione dell’opera o del servizio oggetto del progetto o del contratto iniziale;

intenzionalmente, in reciproca collusione tra loro e in macroscopico eccesso di potere, nonostante cioè la consapevolezza della insussistenza di circostanze in fatto sopravvenute di carattere imprevedibile, altresì, consapevoli della impossibilità di realizzare i lavori oggetto degli ulteriori finanziamenti affidatigli ai sensi dell’art. 54 e/o 57 del D.Lgs. 163/2006, in realtà affidamento finalizzato a una mera locupletazione di ulteriori finanziamenti comunitari;

in particolare ponendo in essere le seguenti condotte esecutive:

BARBIERI, determinatore e beneficiario finale del finanziamento integrativo percepito per il tramite della “Aeroporto di Scalea S.r.l.”;

DE CARO e TUCCI, quest’ultimo, istigatore e beneficiario anche in via mediata dei finanziamenti integrativi, confezionavano ad arte la ‘circostanza’ imprevedibile così come sarebbe stata recepita da Latella, prima, e da Zinno a seguire;

LATELLA, in particolare, in qualità di RUP, attestava la esistenza di tutte le condizioni previste dall’art. 57, comma 5 del D. Lgs. 163/2006 come del rispetto del termine del 31.12.2015 per il completamento delle opere e certificazione della spesa;

ZINNO, in esecuzione del disegno criminoso, in costante collusione con i predetti, adottava il Decreto n. 812 del 28 ottobre 2015 con il quale disponeva in favore del Comune di Scalea, ai fini della conseguente erogazione alla società di BARBIERI “ADS S.r.l.”, il finanziamento integrativo di 1.024.000 euro; altresì, dando seguito alla stipulazione di convenzione integrativa n. 1942 in data 4.11.2015 ai fini della effettiva assegnazione al Comune di Scalea dell’importo di 1.024.000 euro circa da erogare;

ancora, LATELLA in recezione ed esecuzione del Decreto di ZINNO e della correlata convenzione integrativa, adottava Determina n. 316 del 19 novembre 2015 con la quale, sulla scorta di motivazione apparente, giacché assumeva in modo apodittico e tanto più strumentale dell’esistenza di circostanze impreviste e imprevedibili di cui agli artt. 147 e 57, co. 5 del D.Lgs. n. 163/2006, affidava i lavori complementari, tra gli altri, infissi interni ed esterni, impianto di climatizzazione, fibra ottica ed helipad, oggetto del finanziamento integrativo;

così facendo, procuravano un ingiusto vantaggio patrimoniale a BARBIERI, consistito nell’erogazione del finanziamento integrativo, pari a non meno di 1.024.000,00 euro, con correlato danno della Regione Calabria a carico della quale, venuti irreversibilmente meno gli interventi e le opere finanziate nell’ambito del POR Calabria 2007/2013, non più realizzabili né rendicontabili, si consoliderà l’esborso;

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con l’aggravante di aver cagionato un danno di rilevante gravità alla Regione Calabria anche per il tramite del Comune di Scalea;

con, altresì, l’aggravante, per Giorgio Barbieri, di aver commesso il fatto al fine di agevolare le illecite attività consortili della cosca “MUTO”, alla bacinella della quale confluivano almeno in parte i proventi dell’azione illecita sopra indicata, della quale implementava così il potere economico e la capacità di controllo del territorio, viepiù, tramite l’ingerenza nelle attività economiche apparentemente legali.

In Catanzaro e in Scalea, in data anteriore e prossima al 28 ottobre 2015 (data di adozione del Decreto a firma Luigi Zinno), con continuazione, sino al 19 novembre 2015 (data di adozione della Determina a firma Pasquale Latella)

Capo 4)

BARBIERI Giorgio, GUARNACCIA Gianluca, LATELLA Pasquale, TROZZO Marco, TUCCI Francesco, ZINNO Luigi:

del reato di cui agli artt. 110 (117), 81, co. 2 – 479 in relazione all’art. 476 co. 2 c.p. – 7 L.n. 203/1991:

per avere, in concorso morale e materiale tra loro e con più azioni esecutive di un medesimo disegno criminoso, poste in essere anche in tempi diversi, formato il III S.A.L. (stato di avanzamento dei lavori) interamente falso, in specie, Giorgio BARBIERI, in qualità di socio e legale rappresentante della “Aeroporto di Scalea Srl”, società di progetto concessionaria ed esecutrice dei lavori; Francesco TUCCI, direttore dei lavori dell’avio-superficie di Scalea, quindi, pubblico ufficiale e/o incaricato di pubblico servizio; Marco TROZZO, nella qualità di direttore di cantiere; Gianluca GUARNACCIA, dipendente della “Barbieri Costruzioni S.r.l.”, già affidataria dei lavori, e collaboratore anche di fatto di Giorgio BARBIERI; Pasquale LATELLA, in qualità di RUP, quindi pubblico ufficiale e/o incaricato di un pubblico servizio; Luigi ZINNO, Dirigente del “Settore 1” del Dipartimento “Programmazione nazionale e comunitaria” della Regione Calabria, quindi, pubblico ufficiale;

in particolare, ponendo in essere le seguenti condotte esecutive:

Giorgio Barbieri, quale istigatore e beneficiario della condotta delittuosa; ricevendo sulla scorta della falsa rendicontazione, il pagamento dalla Stazione appaltante dei lavori apparentemente eseguiti;

Francesco TUCCI, nell’anzidetta qualità, con la collaborazione, anche di fatto, di Gianluca Guarnaccia e del direttore di cantiere Marco Trozzo, predisponeva il III S.A.L. dai contenuti falsi, previo accordo con il dirigente regionale Luigi ZINNO, provvedendo altresì a trasmetterlo, dapprima, al RUP Latella, che provvedeva a sua volta ad approvarlo e a emettere il certificato di pagamento in favore della “ADS S.r.l.” di Barbieri, infine, a trasmetterlo a Zinno presso il Dipartimento regionale Programmazione nazionale e comunitaria;

così facendo, in reciproca e costante collusione tra loro, elaboravano e infine redigevano il III stato di avanzamento dei lavori (apparentemente) eseguiti presso il cantiere dell’avio-superficie di Scalea, ove attestavano falsamente,

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a tal fin retrodatando artatamente il SAL, che erano stati eseguiti, al 25 novembre 2015:

  • sul Lotto I interventi per € 835.759,18 (€ 717.720,90 era voce corrispondente al II SAL);
  • sul lotto II interventi per € 328.070,65 (voce invariata rispetto al II SAL) per un totale di 1.261.836,83;

  • allorché, di contro, non solo non erano stati eseguiti i lavori così come rendicontati al 25 novembre ma, più radicalmente, nemmeno alla data di redazione del SAL del 27-30 novembre;

    con l’aggravante, per Giorgio Barbieri, di aver commesso il fatto al fine di agevolare le illecite attività consortili della cosca “MUTO”, alla bacinella della quale confluivano almeno in parte i proventi dell’azione illecita sopra indicata, della quale implementava così il potere economico e la capacità di controllo del territorio, viepiù, tramite l’ingerenza nelle attività economiche apparentemente legali. in Catanzaro e in Scalea, nel mese di novembre 2015

    Capo 5)

    BARBIERI Giorgio, TUCCI Francesco, TROZZO Marco, GUARNACCIA Gianluca, ZINNO Luigi, LATELLA Pasquale,

    del reato di cui agli artt. 110 (117), 81, co. 2 – 479 in relazione all’art. 476 co. 2 c.p. – 7 L.n. 203/1991:

    per avere, in concorso morale e materiale tra loro e con più azioni esecutive di un medesimo disegno criminoso, poste in essere anche in tempi diversi, formato il IV S.A.L. interamente falso, in specie, Giorgio BARBIERI, in qualità di socio e legale rappresentante della “Aeroporto di Scalea Srl”, società di progetto concessionaria ed esecutrice dei lavori; Francesco TUCCI, direttore dei lavori dell’avio-superficie di Scalea, quindi, pubblico ufficiale e/o incaricato di pubblico servizio; Marco TROZZO, nella qualità di direttore di cantiere; Gianluca GUARNACCIA, dipendente della “Barbieri Costruzioni S.r.l.”, già affidataria dei lavori, e collaboratore anche di fatto di Giorgio BARBIERI; Pasquale LATELLA, in qualità di RUP, quindi pubblico ufficiale e/o incaricato di un pubblico servizio; Luigi ZINNO, Dirigente del “Settore 1” del Dipartimento “Programmazione nazionale e comunitaria” della Regione Calabria, quindi, pubblico ufficiale; in particolare ponendo in essere le seguenti condotte esecutive:

    Giorgio Barbieri, quale istigatore e beneficiario della condotta delittuosa; ricevendo sulla scorta della falsa rendicontazione, il pagamento dalla Stazione appaltante dei lavori apparentemente eseguiti;

    Francesco TUCCI, nell’anzidetta qualità, con la collaborazione, anche di fatto, di Gianluca Guarnaccia e del direttore di cantiere Marco Trozzo, predisponevano il IV S.A.L. falso, previo accordo con il dirigente regionale Luigi ZINNO, provvedendo altresì a trasmetterlo, dapprima, a al RUP Latella, che provvedeva a sua volta ad approvarlo e a emettere il certificato di pagamento in favore della “ADS S.r.l.” di BARBIERI, infine, a ZINNO presso il Dipartimento regionale Programmazione nazionale e comunitaria;

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    TUCCI che vi provvedeva materialmente con GUARNACCIA, previo accordo sui contenuti con ZINNO, redigeva il IV SAL, ove attestava l’esecuzione al 30 novembre 2015 dei seguenti lavori:

    • strada d’accesso al garage eseguita al 100%,
  • terminal bus, ripristino aree verde e luci piazzale eseguiti al 100%

  • raccordo stradale con la SS 18 eseguito al 95%

  • così facendo, in reciproca e costante collusione tra loro, elaboravano e infine redigevano il IV stato di avanzamento dei lavori (apparentemente) eseguiti presso il cantiere dell’aviosuperficie di SCALEA, ove attestavano falsamente come eseguiti lavori in realtà neppure avviati, ovvero in parte appena avviati e, comunque, privi di qualsivoglia consistenza e idoneità funzionale; con l’aggravante, per Giorgio Barbieri, di aver commesso il fatto al fine di agevolare le illecite attività consortili della cosca “MUTO”, alla bacinella della quale confluivano almeno in parte i proventi dell’azione illecita sopra indicata, della quale implementava così il potere economico e la capacità di controllo del territorio, viepiù, tramite l’ingerenza nelle attività economiche apparentemente legali. In Catanzaro e in Scalea, nei mesi di novembre e dicembre 2015.

    Capo 6)

    BARBIERI Giorgio, TUCCI Francesco, TROZZO Marco, Gianluca GUARNACCIA, ZINNO Luigi, LATELLA Pasquale

    del reato di cui agli artt. 110 (117), 81, co. 2 – 479 in relazione all’art. 476 co. 2 c.p. – 7 L.n. 203/1991:

    per avere, in concorso morale e materiale tra loro e con più azioni esecutive di un medesimo disegno criminoso, poste in essere anche in tempi diversi, formato il SAL dei complementari interamente falso, in specie, Giorgio BARBIERI, in qualità di socio e legale rappresentante della “Aeroporto di Scalea Srl”, società di progetto concessionaria ed esecutrice dei lavori; Francesco TUCCI, direttore dei lavori dell’avio-superficie di Scalea, quindi, pubblico ufficiale e/o incaricato di pubblico servizio; Marco TROZZO, nella qualità di direttore di cantiere; Gianluca GUARNACCIA, dipendente della “Barbieri Costruzioni S.r.l.”, già affidataria dei lavori, e collaboratore anche di fatto di Giorgio BARBIERI; Pasquale LATELLA, in qualità di RUP, quindi pubblico ufficiale e/o incaricato di un pubblico servizio; Luigi ZINNO, Dirigente del “Settore 1” del Dipartimento “Programmazione nazionale e comunitaria” della Regione Calabria, quindi, pubblico ufficiale;

    in particolare ponendo in essere le seguenti condotte esecutive:

    Giorgio Barbieri, quale istigatore e beneficiario della condotta delittuosa; ricevendo sulla scorta della falsa rendicontazione il pagamento dalla Stazione appaltante dei lavori apparentemente eseguiti;

    Francesco TUCCI, nell’anzidetta qualità, con la collaborazione, anche di fatto, di Gianluca Guarnaccia e del direttore di cantiere Marco Trozzo, predisponevano il SAL falso, previo accordo con il dirigente regionale Luigi ZINNO, provvedendo altresì a trasmetterlo, dapprima, al RUP Latella, che provvedeva a sua volta ad approvarlo e a emettere il certificato di

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    pagamento in favore della “ADS S.r.l.” di BARBIERI, infine, a Zinno presso il Dipartimento regionale Programmazione nazionale e comunitaria;

    TUCCI che vi provvedeva materialmente insieme a GUARNACCIA, previo accordo sui contenuti con Zinno, redigeva il SAL dei lavori complementari, attestava al 30 novembre 2015 l’esecuzione dei seguenti lavori:

    • piazzola Helipad realizzata al 97%;
  • infissi interni ed esterni realizzati al 98%

  • impianto di climatizzazione realizzato al 98%;

  • così facendo, in reciproca e costante collusione tra loro, elaboravano e infine redigevano lo stato di avanzamento dei lavori complementari (apparentemente) eseguiti presso il cantiere dell’aviosuperficie di SCALEA, ove attestavano falsamente come eseguiti lavori in realtà neppure avviati, ovvero in parte appena avviati e, comunque, privi di qualsivoglia idoneità funzionale;

    con l’aggravante, per Giorgio Barbieri, di aver commesso il fatto al fine di agevolare le illecite attività consortili della cosca “MUTO”, alla bacinella della quale confluivano almeno in parte i proventi dell’azione illecita sopra indicata, della quale implementava così il potere economico e la capacità di controllo del territorio, viepiù, tramite l’ingerenza nelle attività economiche apparentemente legali. In Catanzaro e in Scalea, nei mesi di novembre e dicembre 2015.

    Capo 7)

    BARBIERI Giorgio, CITTADINI Carlo, TROZZO Marco, TUCCI Francesco

    del reato di cui agli artt. 110, 81, co. 2 e 356 c.p. – 7 L.n. 203/1991: per avere in concorso morale e materiale tra loro e con più azioni esecutive di un medesimo disegno criminoso, poste in essere anche in tempi e luoghi diversi, commesso frode nella esecuzione del contratto stipulato il 19 maggio 2015;

    BARBIERI Giorgio, nella sua qualità di legale rappresentante e socio della “Aeroporto di Scalea S.r.l.”, società esecutrice del contratto pubblico, quindi, beneficiario del risparmio sui costi dei materiali così illecitamente locupletato; CITTADINI Carlo, nella qualità di esecutore di lavori in sub- appalto presso l’aviosuperficie di Scalea, in specie di rifacimento della strada adiacente alla pista aeroportuale; TROZZO Marco, nella sua qualità di direttore del cantiere di Scalea, TUCCI Francesco, nella qualità di direttore dei lavori, quindi pubblico ufficiale e/o incaricato di pubblico servizio;

    in particolare, in costante e reciproca collusione tra loro, ponenedo in essere le seguenti condotte esecutive:

    CITTADINI in qualità di determinatore e istigatore, nel corso della esecuzione dei lavori, suggeriva a BARBIERI di non utilizzare il ‘misto stabilizzante’, per risparmiare sui costi, BARBIERI, recependo l’istigazione, impartiva conformi disposizioni a TROZZO, il quale, provvedendo alla materiale attuazione del disegno criminoso, in violazione delle specifiche prescrizioni del computo metrico, utilizzava e faceva effettivamente collocare misto stabilizzante nella misura di 5-6 centimetri e, comunque, al

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    di sotto di 10, in luogo dei 30 centimetri previsti nel computo metrico e progetto esecutivo;

    TUCCI, in costante collusione con i predetti, ometteva strumentalmente qualsivoglia attività di controllo sulla conforme esecuzione de contratto, quindi, sulla verifica della realizzazione ad arte delle opere e/o lavori secondo contratto e progetto esecutivo;

    così facendo, si procuravano un ingiusto profitto consistito in un risparmio di non meno 20.000,00 euro sui costi originariamente previsti da contratto pari a non meno 40.000,00 euro, in violazione delle prescrizioni tecniche costruttive, tanto da realizzare per l’effetto un’opera solo in apparenza delle caratteristiche tecnico-costruttive previste da contratto;

    con l’aggravante, per Giorgio Barbieri, di aver commesso il fatto al fine di agevolare le illecite attività consortili della cosca “MUTO”, alla bacinella della quale confluivano almeno in parte i proventi dell’azione illecita sopra indicata, della quale implementava così il potere economico e la capacità di controllo del territorio, viepiù, tramite l’ingerenza nelle attività economiche apparentemente legali. in Scalea, nel mese di novembre 2015.

    Capo 8)

    BARBIERI Giorgio, DELLA FAZIA Ettore, FALVO Giovanbattista, GUARNACCIA Gianluca e TUCCI Francesco:

    del reato di cui agli artt. 110 – 81, co. 2 e 355 co. 1 e co. 4 c.p. – 7 L.n. 203/1991;

    perché, in concorso morale e materiale tra loro e con più azioni e/o omissioni esecutive di un medesimo disegno criminoso, anche in tempi diversi poste in essere, non adempivano agli obblighi esecutivi derivanti dalla stipulazione del contratto pubblico di concessione dei lavori di riqualificazione dell’aviosuperficie di Scalea, facendo per l’effetto mancare in tutto o in parte opere necessarie a un pubblico servizio;

    Giorgio Barbieri, legale rappresentante e socio della “Aeroporto di Scalea S.r.l.” esecutrice del contratto pubblico, quale determinatore e istigatore, nonché beneficiario finale del risparmio illecitamente locupletato sui costi di allestimento dell’impianto di climatizzazione dell’aviosuperficie;

    Gianluca Guarnaccia dipendente anche di fatto di Barbieri, incaricato del monitoraggio dei lavori anche in sub-appalto affidati a Scalea;

    Ettore della Fazia, dipendente di Barbieri, incaricato tra l’altro della gestione della contabilità dei lavori;

    Francesco Tucci, nella sua qualità di direttore dei lavori, quindi, pubblico ufficiale e/o incarico di pubblico servizio, ometteva strumentalmente di verificare la corretta esecuzione dei lavori di allestimento dell’impianto di climatizzazione dell’avio-superficie affidati integralmente in subappalto da BARBIERI all’impresa di FALVO Giovanbattista;

    tutti, in reciproca e costante collusione tra loro, ponendo in essere le seguenti condotte esecutive:

    GUARNACCIA, previo accordo con DELLA FAZIA, per conto e nell’interesse della “BARBIERI Costruzioni s.r.l.”, quindi della stessa “Aeroporto di Scalea S.r.l.” che della prima era articolazione, consapevole

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    che il computo metrico dei lavori ammontava a ben 550.000,00 euro, per come oggetto di subappalto integrale, si accordavano per far risultare solo una quota a carico del subappaltatore FALVO, pari al minor costo di 177.000 euro, a fronte di lavori di climatizzazione già computati invece per 550.00,00 euro;

    FALVO, in adesione al piano fraudolento di DELLA FAZIA e di GUARNACCIA, emetteva effettivamente la fattura n. 263/2015 il 30 dicembre 2015 nei confronti della “BARBIERI Costruzioni Srl” per un importo di soli 171.000,00 euro più 37.620,00 euro di IVA al 22%, per un totale di 208.620,00 euro per “impianto di condizionamento ed opere complementari presso vs cantiere aeroporto di SCALEA come da contratto del 20.11.2015”, in contrasto con il computo metrico pari invece a 550.000 euro;

    con le condotte innanzi descritte, determinavano la mancata realizzazione dell’impianto di climatizzazione dell’avio-superficie di Scalea, lasciando così, dolosamente, inadempiuta l’obbligazione assunta;

    con l’aggravante, per Giorgio Barbieri, di aver commesso il fatto al fine di agevolare le illecite attività consortili della cosca “MUTO”, alla bacinella della quale confluivano almeno in parte i proventi dell’azione illecita sopra indicata, della quale implementava così il potere economico e la capacità di controllo del territorio, viepiù, tramite l’ingerenza nelle attività economiche apparentemente legali. in Scalea, in data anteriore e prossima al 30 dicembre 2015 (data di emissione della fattura 263/2015)

    Capo 9)

    Pasquale LATELLA, Paola RIZZO e Luigi ZINNO:

    del reato di cui agli artt. 110, 81, co. 2 e 48 – 479 e 61 co. 1, n. 2) c.p.: per avere, in concorso morale e materiale tra loro e con più azioni esecutive di un medesimo disegno criminoso, poste in essere anche in tempi diversi, Paola RIZZO, nella qualità di Dirigente del Settore di Coordinamento e Sorveglianza POR FESR del Dipartimento Programmazione Nazionale e Comunitaria della Regione Calabria, Luigi ZINNO di Dirigente di Settore presso il Dipartimento Infrastrutture – Lavori Pubblici – Mobilità, già Dirigente del Dipartimento Programmazione suindicato, Pasquale LATELLA, Rup dei lavori dell’avio-superficie di Scalea; tutti, pubblici ufficiali, nell’esercizio delle predette funzioni istituzionalmente ricoperte;

    in reciproca collusione tra loro, ZINNO, quale determinatore e istigatore, consapevole, altresì, della compiacenza del Rup Latella, suggeriva alla Dirigente Rizzo di attestare l’attivazione del procedimento di rescissione del contratto in danno della impresa esecutrice dei lavori; RIZZO, preposta al controllo della spesa dei FONDI comunitari POR, malgrado la consapevolezza che le note a firma di LATELLA sottopostele da ZINNO integrassero meri solleciti, recepiva l’istigazione di ZINNO allorché si rendeva disponibile a formalizzare la versione di comodo nella stesura del provvedimento amministrativo di sua competenza;

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    LATELLA, quale Rup, provvedeva alla stesura dell’atto dichiarativo dell’attivazione della procedura di rescissione che, per il tramite di ZINNO, trasmetteva in Regione alla predetta RIZZO;

    ancora, RIZZO, recependo e facendo propri i contenuti della nota materialmente redatta da LATELLA, previo concerto con ZINNO, redigeva il provvedimento da trasmettere alla Commissione europea, previa sottoscrizione del Dirigente Generale del Dipartimento Programmazione comunitaria, Paolo Praticò;

    così facendo, inducevano in errore il predetto Praticò, al quale costei sottoponeva il provvedimento “di ritiro del progetto dal programma di finanziamento europeo”, che, per l’effetto, attestava falsamente, nella parte motiva del provvedimento n. 82827 SIAR del 9 marzo 2017, l’attivazione del RUP della procedura di rescissione del contratto in danno della società esecutrice dei lavori, “Aeroporto di Scalea S.r.l.” di Giorgio BARBIERI; che, altresì, era stata inibita dall’intervenuto sequestro giudiziario delle società di Barbieri; allorché di contro, non soltanto non aveva il Rup avviato alcuna formale procedura malgrado la perdurante inerzia della impresa esecutrice, ma anzi, colludendo (anche) con ZINNO, ne aveva assecondato l’inoperatività, tanto che le infrastrutture rimanevano irreversibilmente irrealizzate e/o incomplete;

    con l’aggravante di aver commesso il fatto al fine di occultare i reati commessi di cui ai superiori addebiti e, altresì, garantirsi con ciò Zinno e Latella l’impunità;

    in Catanzaro, in data anteriore e prossima al 9 marzo 2017

    Capo 10)

    BARBIERI Giorgio Ottavio, TUCCI Francesco e ZINNO Luigi: delreatodicuiagliartt.110,81,co.2, 319–319bise321c.p.–7 L.n. 203/1991:

    perché, in concorso morale e materiale tra loro e con più azioni esecutive di un medesimo disegno criminoso, anche in tempi diversi poste in essere, Giorgio BARBIERI, in qualità di legale rappresentante e socio della “Lorica Ski S.r.l.” società di progetto esecutrice dei lavori già affidati alla “Barbieri Costruzioni S.r.l.”, Francesco TUCCI, in qualità di Direttore dei lavori, Luigi ZINNO, in qualità di Dirigente del Dipartimento “Programmazione nazionale e comunitaria” della Regione Calabria, quindi pubblico ufficiale, stringevano un accordo illecito, per effetto del quale, ZINNO, per aver compiuto ovvero compiere atti contrari ai doveri d’ufficio, asservendo stabilmente i propri poteri e funzione agli interessi dell’imprenditore BARBIERI, accettava quale corrispettivo da costoro la promessa di utilità, quale l’assunzione del di lui figlio Antonio presso le imprese del relativo gruppo (Barbieri), ovvero a esso riconducibili, tra le quali la società “Lorica Ski”;

    in particolare ponendo in essere le seguenti condotte:

    BARBIERI come istigatore e beneficiario dell’accordo illecito, locupletando illegittime erogazioni di finanziamenti pubblici comunitari per il tramite della Regione Calabria;

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    TUCCI, come intermediario e fiduciario di BARBIERI, si faceva latore per conto di BARBIERI a ZINNO della promessa di assunzione del figlio Antonio Zinno presso la società esecutrice dei lavori a Lorica;

    Lugi ZINNO, beneficiario dell’accordo illecito, anche nell’interesse del figlio Antonio, accettava la promessa e riceveva l’utilità, consistita nella assunzione, anche di fatto, del figlio e, comunque, nell’avviamento di costui all’attività lavorativa presso i cantieri di Lorica;

    Luigi ZINNO, quale controprestazione, si adoperava, anche mediante mere condotte materiali, per facilitare e velocizzare indebitamente le procedure di concessione dei finanziamenti complementari in favore della società di BARBIERI, anche per il tramite di pressioni indebite su funzionari e dirigenti regionali alla spedita trattazione delle ‘pratiche’ di liquidazione ed erogazione delle tranche di finanziamenti progressivamente concessi a BARBIERI; tra l’altro, ma non solo, quanto a singoli atti e/o provvedimenti, in macroscopica violazione dei doveri inerenti alla funzione pubblica esercitata e in costante collusione con TUCCI e BARBIERI, adottava il provvedimento di concessione dei finanziamenti aggiuntivi per lavori complementari, nonostante non fosse stato approvato il SAL, presentato infatti solo il 30.09.2015 presso la Stazione appaltante, malgrado, altresì, nel SAL stesso fossero rendicontati oltre 3 milioni di euro di materiali non allocati in cantiere, a piè d’opera, ancora, in difetto di previa approvazione del progetto esecutivo;

    con l’aggravante, per Giorgio Barbieri, di aver commesso il fatto al fine di agevolare le illecite attività consortili della cosca “MUTO”, alla bacinella della quale confluivano almeno in parte i proventi dell’azione illecita sopra indicata, della quale implementava così il potere economico e la capacità di controllo del territorio, viepiù, tramite l’ingerenza nelle attività economiche apparentemente legali. in Catanzaro e Lorica, da settembre a ottobre 2015

    Capo 11)

    BARBIERI Giorgio, GUARNACCIA Gianluca, GUIDO Carmine, MELE Damiano, TUCCI Francesco e ZINNO Luigi:

    del reato di cui agli artt. 110 (117), 81, co. 2 – 479 in relazione all’art. 476 co. 2 c.p. – 7 L.n. 203/1991:

    per avere, in concorso morale e materiale tra loro e con più azioni esecutive di un medesimo disegno criminoso, poste in essere anche in tempi diversi, formato il I S.A.L. (stato di avanzamento dei lavori) almeno in parte falso, in specie, Giorgio BARBIERI, in qualità di legale rappresentante e socio unico per il tramite della “Barbieri Costruzioni Srl”, già aggiudicataria, della subentrata società di progetto “Lorica SKI”, concessionaria ed esecutrice dei lavori; Francesco TUCCI, direttore dei lavori di Lorica, quindi, pubblico ufficiale e/o incaricato di pubblico servizio; Carmine GUIDO, direttore dei lavori di Lorica, quindi, pubblico ufficiale e/o incaricato di pubblico servizio, Gianluca GUARNACCIA, alle dipendenze della “Barbieri Costruzioni S.r.l.”, collaboratore anche di fatto di TUCCI; Damiano MELE, in qualità di RUP, in servizio presso il Comune di Pedace, altresì, rappresentante dell’Associazione dei Comuni per il Pisl Pagina 13 di 134

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    “Lorica Hamata in Sila Amena”, quindi pubblico ufficiale e/o incaricato di un pubblico servizio; Luigi ZINNO, Dirigente del “Settore 1” del Dipartimento “Programmazione nazionale e comunitaria” della Regione Calabria, quindi, pubblico ufficiale;

    in particolare, ponendo in essere le seguenti condotte esecutive:

    Giorgio Barbieri, quale istigatore e beneficiario finale della condotta criminosa, locupletando, sulla scorta della falsa rendicontazione, i finanziamenti comunitari per il tramite della Regione Calabria;

    Francesco TUCCI e Carmine GUIDO, con la collaborazione anche di fatto di Gianluca Guarnaccia, predisposto il I SAL dai contenuti falsi, previo accordo con ZINNO, provvedevano a trasmetterlo al Rup MELE che, previa approvazione, emetteva il certificato di pagamento in favore della “Lorika Ski S.r.l.” di BARBIERI, infine, lo trasmetteva a Zinno presso il Dipartimento “Programmazione nazionale e comunitaria” e al Dipartimento Turismo della Regione Calabria;

    così facendo, in reciproca e costante collusione tra loro, elaboravano e infine redigevano il primo stato di avanzamento dei lavori (apparentemente) eseguiti presso il cantiere di Lorica, ove attestavano falsamente tra i materiali a piè d’opera, già disponibili al 30 settembre 2015, anche due ‘battipista’ per una spesa complessiva di 195.000,00 euro; allorché, di contro, non solo i due battipista, per come rendicontati, non erano stati consegnati in cantiere ma nemmeno assemblati presso il produttore;

    ancora, imputavano in corrispondenza della voce di spesa “opere complementari impianti di risalita” spese per 27.816,47 euro; allorché, di contro, si trattava, sia pure in parte, dei costi sostenuti da BARBIERI in occasione delle trasferte con gli amministratori locali (tra gli altri, Damiano Mele e Marco Oliverio) presso i fornitori svizzero e del nord Italia, per l’effetto posti a carico della Regione Calabria, anche per il tramite della Stazione appaltante;

    con l’aggravante, per Giorgio Barbieri, di aver commesso il fatto al fine di agevolare le illecite attività consortili della cosca “MUTO”, alla bacinella della quale confluivano almeno in parte i proventi dell’azione illecita sopra indicata, della quale implementava così il potere economico e la capacità di controllo del territorio, viepiù, tramite l’ingerenza nelle attività economiche apparentemente legali. in Catanzaro e Lorica, in data anteriore e prossima al 30 settembre 2015 (data di redazione del SAL), con continuazione, sino al 3 novembre 2015 (data di approvazione del Rup Mele).

    Capo 12)

    Giorgio Ottavio BARBIERI, Carmine GUIDO, Damiano MELE, Marco OLIVERIO, TUCCI Francesco e ZINNO Luigi:

    del reato di cui agli artt. 110, 81, co. 2 – 323 e 61, co. 1, n. 7) c.p. – 7 L.n. 203/1991: perché, in concorso morale e materiale tra loro e con più azioni esecutive di un medesimo disegno criminoso, poste in essere anche in tempi diversi, nelle rispettive qualità, Marco OLIVERIO, di Sindaco del Comune di Pedace, Luigi ZINNO, Dirigente in servizio presso

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    Dipartimento Programmazione Nazionale e Comunitaria della Regione Calabria, dunque, nella qualità di pubblico ufficiale, Damiano MELE, dipendente del Comune di Pedace, nella sua qualità di Rup dei lavori in concessione a Lorica, Francesco Tucci e Carmine Guido, entrambi nella qualità di direttori dei lavori a Lorica, tutti, nell’esercizio delle predette funzioni istituzionalmente ricoperte; Giorgio Ottavio Barbieri, altresì, nella sua qualità di legale rappresentante e socio della “Lorica SKI”, società concessionaria ed esecutrice dei lavori già aggiudicatisi quale rappresentante legale e socio unico della “Barbieri Costruzioni S.r.l.”,

    in violazione:

    • dell’art. 97 Cost., nella parte in cui, prescrivendo che i pubblici uffici sono organizzati secondo disposizioni di legge, in modo che siano assicurati l’imparzialità e il buon andamento dell’amministrazione pone precise regole funzionali a garantire una azione amministrativa imparziale, secondo il recepimento legislativo operato dall’art. 2, comma 1, lettera d) del Dlg. N. 165 del 2001, e, insieme, efficiente ed efficace, secondo il recepimento operato dall’art. 1 della L. n. 241 del 1990;
  • degli artt. 3, 81, 119 Cost. che, sistematicamente letti, impongono un equilibrio dei bilanci e una sostenibilità del debito pubblico che passano attraverso una gestione delle risorse pubbliche ispirata a principi di imparzialità, trasparenza, efficienza, economicità; altresì, volti ad assicurare l’osservanza dei vincoli economici e finanziari derivanti dall’ordinamento dell’Unione Europea;

  • dell’art. 52 comma 7, lett. a) della L. Regionale di Contabilità n. 8/2002 nella parte in cui si prescrive che sono mantenute in bilancio e riportate nella competenza del bilancio dell’esercizio successivo le economie relative a spese correlate a entrate con vincolo di destinazione, regolarmente accertate, per le quali non sia stato assunto il relativo impegno entro la fine dell’esercizio;

  • dell’art. 132 del D.Lgs. n. 163 del 2006 (oggi confluito nel testo dell’art. 106 del nuovo codice dei contratti di cui al D.lgs. n. 50/2016 e s.m.i.) e 161 del DPR n. 207/2010 che individuano le condizioni tassative di ammissibilità in corso d’opera delle varianti, individuate alternativamente ma inderogabilmente in esigenze derivanti da sopravvenute disposizioni legislative e regolamentari; ovvero, cause impreviste e imprevedibili accertate nei modi stabiliti dal regolamento, o per l’intervenuta possibilità di utilizzare materiali, componenti e tecnologie non esistenti al momento della progettazione che possono determinare, senza aumento di costo, significativi miglioramenti nella qualità dell’opera o di sue parti e sempre che non alterino l’impostazione progettuale; infine, nella presenza di eventi inerenti alla natura e alla specificità dei beni sui quali si interviene verificatisi in corso d’opera, o di rinvenimenti imprevisti o non prevedibili nella fase progettuale;

  • dell’art. 180 del DPR n. 207/2010 (Reg. att. D.lgs. n. 163/2006) che, al comma 4, espressamente prevedeva che per determinati manufatti il cui valore è superiore alla spesa per la messa in opera i capitolati speciali possono stabilire anche il prezzo a pie’ d’opera e prevedere il loro

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    accreditamento in contabilità prima della messa in opera, in misura non superiore alla metà del prezzo stesso;

    intenzionalmente, in reciproca collusione tra loro e in macroscopico eccesso di potere, nonostante cioè la consapevolezza della insussistenza di circostanze in fatto, tantomeno sopravvenute, legittimanti l’atto di sottomissione,

    in particolare ponendo in essere le seguenti condotte esecutive:

    BARBIERI, istigatore, determinatore e beneficiario finale dell’atto di favore, vale a dire dei finanziamenti aggiuntivi per lavori complementari;

    ZINNO, determinatore, ispirava l’atto di sottomissione, quale strumento di elusione dell’obbligo contrattuale di co-finanziare i lavori con capitali privati del concessionario;

    Carmine GUIDO e Francesco TUCCI, quest’ultimo anche istigatore ed entrambi beneficiari in via mediate del risparmio così illecitamente locupletato, si adoperavano in sinergia con i primi due, per ottenere il pagamento al 100% dei materiali c.d. a piè d’opera, in luogo del 50%; Damiano Mele, in collusione con i predetti, redigeva l’atto di sottomissione, assumendo, strumentalmente e in attuazione del disegno criminoso, che “a causa dei ritardi nel rilascio dei pareri e della incombente stagione invernale, il Concessionario non è più in grado di ultimare le opere né entro il 30/11/2015 né entro il mese successivo”; come pure che “le forniture (relative a seggiovia, telecabina, battipista, impianto di innevamento programmato ecc.), già approntate in stabilimento ed in cantiere, e non ancora impiegate in opera, hanno un valore rilevante rispetto al montaggio, valore che non può essere compensato con il 50% dell’importo indicato”;

    Marco OLIVERIO, recepiva le determinazioni dei predetti dirigenti pubblici e direttori dei lavori, nonché del Rup, si faceva ispiratore e proponente della delibera di Giunta comunale di Pedace n. 104 del 27.11.2015 che approvava lo schema di atto di sottomissione che MELE, in qualità di Rup, avrebbe sottoscritto in rappresentanza della Stazione appaltante,

    costoro, in reciproca collusione, elaboravano e infine sottoscrivevano l’atto di sottomissione dotato di motivazione apparente, meramente strumentale al perseguimento dell’interesse speculativo di BARBIERI;

    così facendo, procuravano un ingiusto vantaggio patrimoniale a BARBIERI, consistito nella liquidazione per intero dei materiali e forniture asseritamente a piè d’opera, in luogo del 50% del prezzo, con correlato danno della Regione Calabria a carico della quale l’esborso economico si consolidava, venuto meno l’apporto di capitale privato cui era obbligato il concessionario BARBIERI;

    con l’aggravante di aver cagionato un danno di rilevante gravità alla Regione Calabria anche per il tramite del Comune di Pedace;

    con l’aggravante, per Giorgio Barbieri, di aver commesso il fatto al fine di agevolare le illecite attività consortili della cosca “MUTO”, alla bacinella della quale confluivano almeno in parte i proventi dell’azione illecita sopra indicata, della quale implementava così il

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    potere economico e la capacità di controllo del territorio, viepiù, tramite l’ingerenza nelle attività economiche apparentemente legali. In Catanzaro e in Pedace nel mese di novembre 2015

    Capo 13)

    BARBIERI Giorgio Ottavio, GUIDO Carmine, MELE Damiano e TUCCI Francesco:

    del reato di cui agli artt. 110 (117), 81, co. 2 e 479 in relazione all’art. 476 c.p. – 7 L.n. 203/1991:

    perché, in concorso morale e materiale tra loro e con più azioni esecutive di un medesimo disegno criminoso, poste in essere anche in tempi diversi, Damiano Mele, nella qualità di Rup, quindi pubblico ufficiale, anche in rappresentanza del Comune di Pedace, giusta delibera di Giunta Comunale n. 104 del 27.11.2015; Carmine Guido e Francesco Tucci, in qualità di co-direttori dei lavori del cantiere di Lorica, entrambi quindi pubblici ufficiali e/o incaricati di un pubblico servizio, Giorgio Barbieri, nella qualità di legale rappresentante della società di progetto “Lorica SKI Srl”, concessionaria ed esecutrice dei lavori, quindi, beneficiario finale della condotta criminosa,

    tutti sottoscrittori dell’atto di sottomissione registrato il 21.12.2015, in reciproca e costante collusione,

    attestavano falsamente che l’atto così redatto era stato sottoscritto il 30 novembre 2015, allorché, di contro, non sarebbe stato sottoscritto prima del 17 dicembre 2017;

    così, per l’effetto, retrodatando ad arte la data di sottoscrizione dell’atto di sottomissione, consentivano a BARBIERI di beneficiare della nuova, più favorevole, ripartizione in suo favore operata dell’apporto di capitale privato, di fatto congelato, a copertura dei lavori già rendicontati nel SAL redatto e presentato al 30 novembre 2015 alla Stazione appaltante;

    con l’aggravante, per Giorgio Barbieri, di aver commesso il fatto al fine di agevolare le illecite attività consortili della cosca “MUTO”, alla bacinella della quale confluivano almeno in parte i proventi dell’azione illecita sopra indicata, della quale implementava così il potere economico e la capacità di controllo del territorio, viepiù, tramite l’ingerenza nelle attività economiche apparentemente legali. in Catanzaro e Pedace, in data anteriore e prossima al 18 dicembre 2015;

    Capo 14)

    BARBIERI Giorgio, Carmine GUIDO, GUARNACCIA Gianluca, MELE Damiano, TUCCI Francesco e ZINNO Luigi:

    del reato di cui agli artt. 110 (117), 81, co. 2 – 479 in relazione all’art. 476 co. 2 c.p. – 7 L.n. 203/1991:

    per avere, in concorso morale e materiale tra loro e con più azioni esecutive di un medesimo disegno criminoso, poste in essere anche in tempi diversi, formato il III S.A.L. interamente falso; Giorgio Ottavio BARBIERI, in qualità di legale rappresentante e socio della società di progetto “Lorica Ski” concessionaria ed esecutrice dei lavori; Francesco TUCCI e Carmine GUIDO, direttori dei lavori del cantiere di Lorica, quindi, Pagina 17 di 134

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    pubblici ufficiali e/o incaricati di pubblico servizio, Gianluca GUARNACCIA, alle dipendenze della “Barbieri Costruzioni S.r.l.”, già affidataria dell’appalto, collaboratore anche di fatto di TUCCI; Damiano MELE, dipendente del Comune di Pedace, in qualità di RUP dei lavori in concessione a Lorica, quindi pubblico ufficiale e/o incaricato di un pubblico servizio; Luigi ZINNO, Dirigente del “Settore 1” del Dipartimento “Programmazione nazionale e comunitaria” della Regione Calabria, quindi, pubblico ufficiale;

    in particolare, ponendo in essere le seguenti condotte esecutive:

    Giorgio Barbieri, quale istigatore e beneficiario della condotta criminosa, locupletando, sulla scorta della falsa rendicontazione, i finanziamenti comunitari per il tramite della Regione Calabria;

    Francesco TUCCI e Carmine GUIDO, con la collaborazione anche di fatto di Gianluca Guarnaccia, predisposto il III S.A.L. dai contenuti falsi, previo accordo con ZINNO, provvedevano a trasmetterlo al RUP MELE che, previa approvazione giusta Determinazione n. 44 dell’1.12.2015, emetteva il certificato di pagamento in favore della “Lorika SKI S.r.l.” di BARBIERI, infine, lo trasmetteva a Zinno presso il Dipartimento “Programmazione nazionale e comunitaria” e al Dipartimento Turismo della Regione Calabria; così facendo, in reciproca e costante collusione tra loro, elaboravano e infine redigevano il III stato di avanzamento dei lavori (apparentemente) eseguiti presso il cantiere di Lorica, ove attestavano falsamente l’esecuzione al 30 novembre 2015 di:

    • stazione di monte (Codecola di Coppo) della Telecabina – opere di fondazione della struttura al 44,67%;
  • stazione di valle della Telecabina – opere di fondazione della struttura al 44,67%, entrambe per un costo complessivo di 504.374,35;

  • skipass e battipista per un costo totale di 568.584,00 euro (al 95,40% di realizzazione sulla somma totale prevista di € 596.000);

  • opere complementari impianti di risalita apparecchiature elettriche per 224.000,00 euro (all’80% di realizzazione sulla somma totale prevista di € 280.000);

  • allorché, di contro, gli impianti di risalita (skilift) non erano stati realizzati per come rendicontati al 30 novembre, né predisposti in cantiere skipass e battipista, appena intraprese le opere di ‘fondamenta’ delle stazioni di valle e monte della tele-cabinovia;

    con l’aggravante, per Giorgio Barbieri, di aver commesso il fatto al fine di agevolare le illecite attività consortili della cosca “MUTO”, alla bacinella della quale confluivano almeno in parte i proventi dell’azione illecita sopra indicata, della quale implementava così il potere economico e la capacità di controllo del territorio, viepiù, tramite l’ingerenza nelle attività economiche apparentemente legali. in Catanzaro, in data anteriore e prossima al 2 dicembre 2015 (data di trasmissione del SAL da parte di Mele in Regione Calabria).

    Capo 15)

    Giorgio BARBIERI, Carmine GUIDO, Gianluca GUARNACCIA, Damiano MELE, Francesco TUCCI, Luigi ZINNO:

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    Ordinanza n. 117/18 RMC – p.p. n. 9119/15 RGN DDA – 8669/15 RG GIP


    del reato di cui agli artt. 110 (117), 81, co. 2 – 479 in relazione all’art. 476 co. 2 c.p. – 7 L.n. 203/1991:

    per avere, in concorso morale e materiale tra loro e con più azioni esecutive di un medesimo disegno criminoso, poste in essere anche in tempi diversi, formato lo stato di avanzamento dei lavori complementari interamente falso; Giorgio Ottavio BARBIERI, in qualità di legale rappresentante e socio della società di progetto “Lorica Ski” concessionaria ed esecutrice dei lavori; Francesco TUCCI e Carmine GUIDO, direttori dei lavori del cantiere di Lorica, quindi, pubblici ufficiale e/o incaricati di pubblico servizio, Gianluca GUARNACCIA, alle dipendenze della “Barbieri Costruzioni S.r.l.”, già affidataria dell’appalto, collaboratore anche di fatto di TUCCI; Damiano MELE, dipendente del Comune di Pedace, in qualità di RUP dei lavori in concessione a Lorica, quindi pubblico ufficiale e/o incaricato di un pubblico servizio; Luigi ZINNO, Dirigente del “Settore 1” del Dipartimento “Programmazione nazionale e comunitaria” della Regione Calabria, quindi, pubblico ufficiale;

    in particolare ponendo in essere le seguenti condotte esecutive:

    Girogio Barbieri, quale istigatore e beneficiario della condotta delittuosa; locupletando, sulla scorta della falsa rendicontazione il pagamento in suo favore dei lavori;

    Francesco TUCCI e Carmine GUIDO, con la collaborazione anche di fatto di Gianluca Guarnaccia, predisponevano materialmente il S.A.L. dei complementari dai contenuti falsi, previo accordo con ZINNO, provvedendo altresì a trasmetterlo al RUP MELE che, previa approvazione giusta Determina n. 45 dell’1.12.2015, emetteva il certificato di pagamento in favore della “Lorika SKI S.r.l.” di BARBIERI, infine, lo trasmetteva a Zinno presso il Dipartimento “Programmazione nazionale e comunitaria” e al Dipartimento Turismo della Regione Calabria;

    così facendo, in reciproca e costante collusione tra loro, elaboravano e infine redigevano lo stato di avanzamento dei lavori complementari, ove falsamente attestavano eseguiti al 30 novembre 2015:

    • strada di accesso, piazzale e messa in sicurezza comprensorio per 1.254.281,54 euro;
  • piazzola Helipad per 87.469,41 euro;

  • area attrezzata per attività ludiche e sportive per 523.025,20 euro;

  • lavori e interventi, in realtà, neppure avviati in cantiere, ovvero in parte appena avviati e, comunque, privi di qualsivoglia idoneità tecnica e funzionale;

    con l’aggravante, per Giorgio Barbieri, di aver commesso il fatto al fine di agevolare le illecite attività consortili della cosca “MUTO”, alla bacinella della quale confluivano almeno in parte i proventi dell’azione illecita sopra indicata, della quale implementava così il potere economico e la capacità di controllo del territorio, viepiù, tramite l’ingerenza nelle attività economiche apparentemente legali. In Catanzaro, nel mese di dicembre 2015.

    Capo 16)

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    Ordinanza n. 117/18 RMC – p.p. n. 9119/15 RGN DDA – 8669/15 RG GIP


    BARBIERI Giorgio Ottavio, MELE Damiano, OLIVERIO Gerardo Mario, TUCCI Francesco, VELTRI Arturo e ZINNO Luigi:

    del reato di cui agli artt. 110 – 81, co. 2 e 323 c.p. e 7, L.n. 203/1991: per avere, in concorso morale e materiale tra loro e con più azioni esecutive di un medesimo disegno criminoso, nelle rispettive qualità, Oliverio Mario Gerardo, Presidente della Regione Calabria, Tucci Francesco, direttore dei lavori, Zinno Luigi, dirigente del Dipartimento regionale “Programmazione nazionale e comunitaria”, Mele Damiano, Rup dei lavori in concessione a Lorica, Veltri Arturo, consigliere di amministrazione della Lorica Ski e titolare di incarico quale esperto PISL presso il Dipartimento regionale “programmazione nazionale e comunitaria”; tutti pubblici ufficiali e/o incaricati di pubblico servizio; altresì, Barbieri Giorgio Ottavio, legale rappresentante e socio della società di progetto “Lorica Ski” concessionaria ed esecutrice dei lavori;

    in violazione:

    • dell’art. 97 Cost., nella parte in cui, prescrivendo che i pubblici uffici sono organizzati secondo disposizioni di legge, in modo che siano assicurati l’imparzialità e il buon andamento dell’amministrazione pone precise regole funzionali a garantire una azione amministrativa imparziale, secondo il recepimento legislativo operato dall’art. 2, comma 1, lettera d) del Dlg. N. 165 del 2001, e, insieme, efficiente ed efficace, secondo il recepimento operato dall’art. 1 della L. n. 241 del 1990;
  • degli artt. 3, 81, 119 Cost. che, sistematicamente letti, impongono un equilibrio dei bilanci e una sostenibilità del debito pubblico che passano attraverso una gestione delle risorse pubbliche ispirata a principi di imparzialità, trasparenza, efficienza, economicità; altresì, volti ad assicurare l’osservanza dei vincoli economici e finanziari derivanti dall’ordinamento dell’Unione Europea;

  • dell’art. 52 comma 7, lett. a) della L. Regionale di Contabilità n. 8/2002 nella parte in cui si prescrive che sono mantenute in bilancio e riportate nella competenza del bilancio dell’esercizio successivo le economie relative a spese correlate ad entrate con vincolo di destinazione, regolarmente accertate, per le quali non sia stato assunto il relativo impegno entro la fine dell’esercizio;

  • degli artt. 64 e 68 del D.Lgs. n. 163/2006 che, sistematicamente letti, vincolano la stessa pubblica amministrazione appaltante al rispetto della complessiva disciplina della gara, onde evitare situazione di favore dell’impresa anche a valle dell’aggiudicazione;

  • degli artt. 147 e 148 del D.P.R. n. 207/2010 che, sistematicamente lette, impongono al Direttore dei lavori il coordinamento, la direzione ed al controllo tecnico, contabile e amministrativo dell’esecuzione dell’intervento secondo le disposizioni che seguono e nel rispetto degli impegni contrattuali; altresì, che i lavori cui è preposto siano eseguiti a regola d’arte ed in conformità del progetto e del contratto.

  • in particolare ponendo in essere le seguenti condotte esecutive:

    BARBIERI, in qualità di istigatore, determinatore e beneficiario finale, in via diretta, della complessiva condotta criminosa;

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    TUCCI, quale determinatore, nonché beneficiario anche in via mediata della complessiva condotta criminosa, si adoperava presso Zinno e il Rup Mele onde ottenere la liquidazione integrale di lavori incompleti così da locupletare ulteriori finanziamenti comunitari, senza attingere ai capitali privati propri della società concessionaria;

    ZINNO, recependo l’istigazione, si adoperava presso il Presidente della Regione Oliverio come presso il Rup Mele, nonostante la consapevolezza della propria incompetenza amministrativa in ordine alla linea 5, ove ricadeva la seggiovia da finanziare, di contro, appannaggio del Dipartimento Turismo della Regione Calabria (dirigente Prejanò);

    MELE, in qualità di Rup, consapevole della incompiutezza delle opere e dello stallo complessivo in cui il cantiere versava, ometteva strumentalmente qualsivoglia verifica dell’effettivo stato dei lavori presso il cantiere di Lorica; VELTRI, in macroscopico conflitto di interessi, compulsava il Presidente OLIVERIO a finanziare e liquidare opere e interventi incompiuti, omettendo di astenersi sebbene portatore di un proprio interesse personale e privato, poiché titolare di incarico in Regione Calabria allo stesso tempo consigliere di amministrazione della “Lorica SKI” beneficiaria di finanziamenti pretesi; OLIVERIO Mario, nella sua qualità di Presidente di Regione, recepiva e assecondava le richieste di Zinno e Veltri, consapevole dello stallo dei lavori, altresì, della incapacità tecnica e finanziaria del gruppo BARBIERI di assolvere all’obbligo contrattualmente assunto di co-finanziare i lavori di Lorica con capitali privati, provocava non meno di due incontri in cui disponeva procedersi alla liquidazione dell’intero importo alla Stazione appaltante ai fini del conseguente accredito alla “Lorica SKI” di BARBIERI, così ‘accollando’, per intero, alla Regione Calabria il costo dei lavori; costoro, intenzionalmente, in costante e reciproca collusione, assumendosene la responsabilità, anche, politico-amministrativa dell’adottando atto, inducevano il Responsabile di Linea Gaetano Prejanò, come il Dirigente di Settore Tommaso LOIERO e il Dirigente Generale (Responsabile Settore V) Pasquale Anastasi ad adottare il Decreto n. 16003 in data 23.12.2015 di liquidazione di 2.900.000 euro in favore del Comune di Pedace (capofila associazione dei Comuni) da erogare alla società “Lorica Ski”, a copertura dei lavori apparentemente eseguiti a Lorica;

    con le condotte innanzi descritte, procuravano un ingiusto vantaggio patrimoniale a BARBIERI, consistito nel risparmio derivante dall’omesso versamento della quota a suo carico stabilita di finanziamento (privato) per l’esecuzione dei lavori, per l’effetto finanziato interamente dalla Regione Calabria mediante fondi di matrice comunitaria POR 2007-2013; con correlato danno della stessa Regione Calabria, a carico della quale l’esborso si sarebbe consolidato;

    con l’aggravante, per Giorgio Barbieri, di aver commesso il fatto al fine di agevolare le illecite attività consortili della cosca “MUTO”, alla bacinella della quale confluivano almeno in parte i proventi dell’azione illecita sopra indicata, della quale implementava così il potere economico e la capacità di controllo del territorio, viepiù, tramite l’ingerenza nelle attività economiche apparentemente legali. Pagina 21 di 134

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    in Catanzaro, in data anteriore e prossima al 23 dicembre 2015

    Capo 17)

    BARBIERI Giorgio Ottavio, OLIVERIO Gerardo Mario e TUCCI Francesco:

    del reato di cui agli artt. 110, 81, co. 2 e 323 c.p. – 7 L.n. 203/1991: perché, in concorso morale e materiale tra loro e con più azioni esecutive di un medesimo disegno criminoso, poste in essere anche in tempi diversi, nelle rispettive qualità, Gerardo Mario OLIVERIO, Presidente della (Giunta della) Regione Calabria, quindi, pubblico ufficiale, nell’esercizio della predetta funzione istituzionalmente ricoperta, Francesco TUCCI, direttore dei lavori, parimenti pubblico ufficiale e, comunque, incaricato di un pubblico servizio, Giorgio Ottavio BARBIERI, rappresentante legale e socio della “Lorika SKI” esecutrice dei lavori;

    in violazione:

    • dell’art. 97 Cost., nella parte in cui, prescrivendo che i pubblici uffici sono organizzati secondo disposizioni di legge, in modo che siano assicurati l’imparzialità e il buon andamento dell’amministrazione pone precise regole funzionali a garantire una azione amministrativa imparziale, secondo il recepimento legislativo operato dall’art. 2, comma 1, lettera d) del Dlg. N. 165 del 2001, e, insieme, efficiente ed efficace, secondo il recepimento operato dall’art. 1 della L. n. 241 del 1990;
  • degli artt. 3, 81, 119 Cost. che, sistematicamente letti, impongono un equilibrio dei bilanci e una sostenibilità del debito pubblico che passano attraverso una gestione delle risorse pubbliche ispirata a principi di imparzialità, trasparenza, efficienza, economicità; altresì, volti ad assicurare l’osservanza dei vincoli economici e finanziari derivanti dall’ordinamento dell’Unione Europea;

  • dell’art. 52 comma 7, lett. a) della L. Regionale di Contabilità n. 8/2002 nella parte in cui si prescrive che sono mantenute in bilancio e riportate nella competenza del bilancio dell’esercizio successivo le economie relative a spese correlate ad entrate con vincolo di destinazione, regolarmente accertate, per le quali non sia stato assunto il relativo impegno entro la fine dell’esercizio;

  • dell’art. 147 del D.Lgs. n. 163 del 2006 e s.m.i. (oggi confluito nel testo dell’art. 106 del nuovo codice dei contratti di cui al D.lgs. n. 50/2016 e s.m.i.) che prescrive le condizioni tassative di affidamento in via diretta al concessionario dei lavori complementari, esigendo, quali presupposti indefettibili che i lavori complementari non figurino nel progetto inizialmente previsto della concessione né nel contratto iniziale e che siano divenuti necessari per effetto di una circostanza imprevista; intenzionalmente, nonostante la consapevolezza della crisi finanziaria in cui versava il gruppo BARBIERI altresì della conseguente incapacità tecnica e finanziaria di portare a compimento i lavori e le opere già oggetto di affidamento in via principale, come pure della violazione dell’obbligo di co- finanziamento con capitali privati lavori e opere, sino a quel momento, interamente gravanti su fondi comunitari POR, per il tramite di anticipazioni della Regione Calabria;

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    per un mero tornaconto politico, vale a dire per ripagare TUCCI e BARBIERI che ne avevano assecondato gli interessi politico-elettorali a Cosenza, promettendogli e adoperandosi fattivamente per rallentare, strumentalmente, i lavori pubblici di Piazza Bilotti per pregiudicare così sul piano politico-elettorale il sindaco uscente di Cosenza Mario Occhiuto, Mario OLIVERIO, si adoperava per lo stanziamento di ulteriori finanziamenti da destinare al gruppo BARBIERI per i lavori in corso a Lorica, sub specie di ‘opere complementari’;

    in particolare:

    quale unico proponente della Delibera di “utilizzo temporaneo delle risorse in conto residuo”, determinava la Giunta regionale a stanziare in bilancio una ulteriore tranche di finanziamento comunitario da destinare (tra gli altri) al gruppo BARBIERI per l’implementazione dei lavori in corso a Lorica, tanto che appostava in bilancio un importo di 4.200,000 euro, giusta delibera di G.R. n. 159 del 13 maggio 2016;

    con le condotte innanzi descritte, Mario OLIVERIO, in esecuzione del disegno criminoso, così come ordito con Tucci e Barbieri, procurava, quale mero atto di favore, un ingiusto vantaggio patrimoniale al gruppo BARBIERI, anche per il tramite del di lui fiduciario TUCCI, consistito nello stanziamento di un finanziamento integrativo di 4,2 milioni di euro circa per Lorica, da erogare ai fini del completamento dei lavori principali, con correlato danno della Regione Calabria alla quale distraeva risorse che del tutto indebitamente rendeva disponibili, quindi esigibili, al gruppo BARBIERI, tanto che BARBIERI, in stato di irreversibile dissesto finanziario, non consegnava alla Regione Calabria e alla Stazione appaltante (comune di Pedace), secondo costi e tempi rigorosamente prestabiliti, gli impianti sciistici di Lorica tecnicamente e funzionalmente idonei e fruibili;

    con l’aggravante, per Giorgio Barbieri, di aver commesso il fatto al fine di agevolare le illecite attività consortili della cosca “MUTO”, alla bacinella della quale confluivano almeno in parte i proventi dell’azione illecita sopra indicata, della quale implementava così il potere economico e la capacità di controllo del territorio, viepiù, tramite l’ingerenza nelle attività economiche apparentemente legali. in Catanzaro, in data anteriore e prossima al 13 maggio 2016

    Capo 18)

    BARBIERI Giorgio Ottavio, TUCCI Francesco e ZINNO Luigi:

    del reato di cui agli artt. 110 – 81, co. 2 e 319, 319 bis – 321 c.p. – 7 L.n. 203/1991:

    perché, in concorso morale e materiale tra loro e con più azioni esecutive di un medesimo disegno criminoso, poste in essere anche in tempi diversi, Luigi ZINNO nella sua qualità di Dirigente del Settore “Infrastrutture e Lavori pubblici”, già Dirigente del “Settore 1” del Dipartimento “Programmazione nazionale e comunitaria” della Regione Calabria, quindi, pubblico ufficiale; Francesco TUCCI, direttore dei lavori, altresì, fiduciario e intermediario presso la Regione Calabria di Giorgio BARBIERI, quest’ultimo rappresentante legale e socio della società di progetto “Lorica SKI S.r.l.” concessionaria ed esecutrice dei lavori

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    già aggiudicatisi per il tramite della “Barbieri Costruzioni S.r.l.”, stringevano un accordo illecito per effetto del quale ZINNO, per aver compiuto ovvero per compiere atti contrari ai propri doveri d’ufficio, stabilmente asservendo propri poteri e funzione agli interessi dell’imprenditore BARBIERI, accettava quale corrispettivo da costoro, per sé e per la propria famiglia, la promessa di utilità quale la vendita in suo favore di un’abitazione al mare a Sangineto di proprietà della “Barbieri Costruzioni S.r.l.” a un prezzo di favore;

    in particolare ponendo in essere le seguenti condotte esecutive:

    Barbieri, in qualità di beneficiario finale del patto corruttivo, quindi, dei finanziamenti complementari richiesti sebbene non dovuti, metteva a disposizione di Zinno un appartamento a Sangineto (CS) a un prezzo di assoluto favore che lo stesso Zinno avrebbe stabilito;

    Tucci, direttore dei lavori, fiduciario e intermediario di BARBIERI, anch’egli beneficiario, sia pure in via mediata, del patto corruttivo, quindi dei finanziamenti complementari;

    Zinno, in più occasioni, sollecitava Tucci a promettergli in vendita a un prezzo di favore, che avrebbe addirittura stabilito egli stesso, una abitazione al mare a Sangineto di proprietà della “Barbieri Costruzioni S.r.l.”, sia per aver esercitato i propri poteri e prerogative, anche in via di fatto, in modo compiacente agli interessi del gruppo imprenditoriale, allorché, si era già prodigato, ma non solo, pressando indebitamente e ottenendo da Prejano’ del Dipartimento regionale Turismo l’accredito di una ulteriore tranche di finanziamento, pari al 5% del residuo (che Prejanò decurtava al 3,64%), nonostante i lavori oggetto della commessa principale fossero macroscopicamente incompiuti; ancora, soprattutto, si adoperava indebitamente per agevolare l’erogazione di una ulteriore porzione di finanziamento, già appostato in bilancio regionale, destinato a opere complementari, quali asseritamente la costruzione di un albergo-rifugio in quota, per un importo di 4.200.000,00 euro, in realtà serventi a coprire i costi dei lavori principali versanti in fase di irreversibile stallo;

    con l’aggravante, per Giorgio Barbieri, di aver commesso il fatto al fine di agevolare le illecite attività consortili della cosca “MUTO”, alla bacinella della quale confluivano almeno in parte i proventi dell’azione illecita sopra indicata, della quale implementava così il potere economico e la capacità di controllo del territorio, viepiù, tramite l’ingerenza nelle attività economiche apparentemente legali. in Catanzaro, da settembre a novembre 2016

    Capo 19)

    GUIDO Carmine, TUCCI Francesco e ZINNO Luigi:

    del reato di cui agli artt. 110 – 81, co. 2 e 477 c.p.:

    per avere, in concorso morale e materiale tra loro, con più azioni esecutive di un medesimo disegno criminoso, poste in essere anche in tempi diversi, Luigi ZINNO, nella qualità di neo-dirigente regionale presso il Dipartimento regionale “infrastrutture e lavori pubblici”, già dirigente del Dipartimento “programmazione nazionale e comunitaria”, quindi, pubblico ufficiale, Francesco TUCCI e Carmine GUIDO, entrambi direttori dei

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    lavori, entrambi, pubblici ufficiale e/o incaricati di un pubblico servizio;

    redigevano una certificazione antincendio dai contenuti in tutto o in parte falsi;

    in particolare, ponendo in essere le seguenti condotte esecutive:

    ZINNO, quale istigatore e determinatore del proposito criminoso;

    TUCCI, in costante collusione con ZINNO, recependo e facendo propria l’istigazione, si determinava per omettere nella redazione della certificazione antincendio il dato relativo al trattamento ignifugo dei materiali in legno delle strutture ‘ricettive’ realizzate presso gli impianti sciistici di Lorica; GUIDO, che provvedeva alla materiale redazione, in esecuzione de disegno criminoso, così come elaborato in costante accordo con ZINNO e TUCCI, ometteva strumentalmente di indicare nell’ambito della certificazione antincendio del trattamento ignifugo dei materiali in legno degli impianti di Lorica;

    così facendo, in reciproca collusione, omettevano di certificare il trattamento con vernici o altri materiali ignifughi di listelli e degli altri materiali in legno;

    in Catanzaro e Lorica, nel mese di gennaio 2017

    Capo 20)

    BARBIERI Giorgio Ottavio, GUZZO Rosaria:

    del reato di cui agli artt. 81, co. 2, 318 e 321 c.p. – 7, l. n. 203/1991:

    perché, in concorso morale e materiale tra loro e con più azioni esecutive di un medesimo disegno criminoso, anche in tempi diversi poste in essere, BARBIERI, in qualità di rappresentante legale e socio unico della “Barbieri Costruzioni S.r.l.” e della società di progetto “Lorica Sky S.r.l” concessionaria ed esecutrice dei lavori a Lorica, GUZZO Rosaria, nella qualità di Dirigente Responsabile del Settore Ragioneria della Regione Calabria, quindi, pubblico ufficiale, per l’esercizio delle sue funzioni e poteri, indebitamente accettava la promessa di utilità da Giorgio BARBIERI quale l’assunzione del di lei cugino Salvatore Veltri presso una delle imprese del relativo gruppo (BARBIERI), ovvero a esso riconducibili, tra le quali la “Lorica SKI” concessionaria, tra l’altro, della gestione dei realizzandi impianti sciistici di Lorica;

    in particolare ponendo in essere le seguenti condotte:

    GUZZO, quale determinatrice dell’accordo illecito, veicolava a BARBIERI, anche per il tramite della di lui sorella Francesca, la richiesta di assunzione del di lei cugino Salvatore Veltri,

    BARBIERI, quale istigatore e beneficiario finale dell’accordo illecito, recepiva la richiesta di Guzzo Rosaria che, a sua volta, accettava la promessa di assunzione di Salvatore Veltri presso la “Lorica Ski” all’attivazione e apertura al pubblico degli impianti, anche presso strutture ricettive da avviare;

    GUZZO Rosaria, quale controprestazione, si adoperava, anche mediante mere condotte materiali, per facilitare e velocizzare le procedure di redazione del Decreto di pagamento di competenza del Dipartimento

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    regionale Turismo e, infine, di liquidazione, di sua stretta competenza quale Responsabile del Settore Ragioneria, (del residuo) del finanziamento comunitario PISL per la (asserita) ristrutturazione dell’Hotel delle Stelle di Sangineto (CS); tra l’altro, ma non solo, si adoperava presso la funzionaria del Dipartimento Turismo sulla cui linea il finanziamento era stato attivato, Maria Gabriella RIZZO, come presso il Dirigente Pasquale Anastasi, anche al fine di superare le criticità e carenze documentali ostative alla redazione del decreto di pagamento; ancora, si adoperava presso l’Avvocatura regionale per velocizzare la redazione del parere in merito alla questione controversa della ‘liquidabilità’ del finanziamento residuo, per problematiche relative alla gestione di BARBIERI del 50% del finanziamento già percepito pari a 250.000,00 euro;

    infine, sulla scorta del Decreto di pagamento redatto dal Dipartimento Turismo, tempestivamente adottava il Decreto di liquidazione del 90% del finanziamento comunitario residuo PISL in favore della società “Atlante S.r.l.” del gruppo Barbieri per i lavori di riqualificazione dell’Hotel delle Stelle, per un importo di 146.202,00 euro;

    con l’aggravante, per Giorgio Barbieri, di aver commesso il fatto al fine di agevolare le illecite attività consortili della cosca “MUTO”, alla bacinella della quale confluivano almeno in parte i proventi dell’azione illecita sopra indicata, della quale implementava così il potere economico e la capacità di controllo del territorio, viepiù, tramite l’ingerenza nelle attività economiche apparentemente legali. in Catanzaro, nel mese di dicembre 2016


    esaminata la richiesta presentata dal Pubblico Ministero il 6.7.2018, diretta all’applicazione di misure cautelari personali nei confronti di tutti gli indagati suindicati;

    vista la documentazione, anche su supporto DVD, trasmessa a corredo della richiesta,

    OSSERVA

    Premessa

    La richiesta cautelare del PM si fonda sui risultati della pregevole attività d’indagine svolta dal Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Cosenza (compendiata nella informativa n. 130162/2018 del 23 aprile 2018).

    In particolare, sono emersi gravi indizi di reati in danno della pubblica amministrazione commessi – in relazione agli appalti pubblici, finanziati con i fondi comunitari, dell’aviosuperficie di Scalea e degli impianti di risalita del comprensorio sciistico di Lorica – da Giorgio Ottavio Barbieri, imprenditore colluso con la cosca di ‘ndrangheta dei Muto di Cetraro, e da una serie di pubblici ufficiali infedeli, inseriti nei più importanti e delicati gangli della pubblica amministrazione calabrese.

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    Anticipando le conclusioni, è possibile affermare come le indagini abbiano portato alla luce un diffuso degrado morale non solo nel settore dell’imprenditoria o della politica, ma anche – ed è questa la sconfortante “novità” – in apparati di vertice della pubblica amministrazione e nel mondo delle professioni.

    Come osservato dal PM, il risultato finale della collusione di queste componenti è, ancora una volta, il sostanziale fallimento di quelle grandi opere che, nelle intenzioni, avrebbero dovuto imprimere un salto di qualità “decisivo” alle strategie di sviluppo del territorio calabrese.

    Tanto premesso, ragioni di economia processuale e di chiarezza

    suggeriscono di operare un integrale richiamo alla richiesta del PM – che, a tal fine, viene allegata alla presente – rispettandone, altresì, l’ordine illustrativo ed utilizzandone comunque ampi stralci come canovaccio espositivo, doverosamente integrato con le valutazioni spettanti a questo giudice in punto di gravità indiziaria e di esigenze cautelari.

    Questioni preliminari

    Possono essere richiamate, perché coerenti con l’assetto normativo e l’interpretazione giurisprudenziale, le considerazioni del PM concernenti la competenza, funzionale e/o per territorio, ed anche per connessione, di questo giudice in ordine alle fattispecie di reato oggetto di provvisoria contestazione, nonché la utilizzabilità, anche per l’accertamento di reati contro la pubblica amministrazione, dei risultati di attività intercettiva autorizzata nell’ambito di indagine relativa all’operatività dell’associazione di tipo mafioso Muto di Cetraro (cfr. pagg. 24-30 richiesta PM).

    In particolare, sebbene disposte nell’ambito di procedimento formalmente diverso (p.p. n. 4084/15 RGNR), alla luce della stretta connessione – sotto il profilo oggettivo, probatorio o finalistico – non appare dubbia l’utilizzabilità delle captazioni afferenti le condotte di corruttela emerse investigando sulle rimesse di denaro effettuate dall’imprenditore Barbieri al clan Muto (anche) con i proventi di lavori pubblici portati avanti con la compiacenza dei pubblici ufficiali preposti all’affidamento ed al controllo degli appalti di Scalea e Lorica.

    Altrettanto deve dirsi con riguardo all’utilizzabilità delle – invero poche – risultanze intercettive che hanno coinvolto l’On. Enza Bruno Bossio, parlamentare della Repubblica Italiana, essendosi trattato di intercettazioni casuali, scaturite dal monitoraggio di altro bersaglio, e declinandosene l’utilizzo esclusivamente nei confronti di soggetti terzi.

    L’aggravante dell’art. 7 L. 203/91: la posizione dell’imprenditore Barbieri

    Snodo centrale dell’indagine è dunque la figura dell’imprenditore Giorgio Ottavio BARBIERI (figlio di Giuseppe, imprenditore di origini cosentine trasferitosi a Roma, deceduto nel 2001), la cui posizione sorregge la Pagina 27 di 134

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    contestazione dell’aggravante speciale dell’agevolazione mafiosa di cui al già art. 7 L. 203/91, ora art. 416 bis.1 c.p..

    Nel rinviare all’illustrazione operata dall’odierno requirente (cfr. pagg. 31-77 richiesta PM), appare comunque opportuno evidenziare la “trasversalità” di un imprenditore, da un lato “sceso a patti” con il potere mafioso, da un altro alla continua ricerca di un rapporto di scambio con il potere politico- amministrativo, il tutto nell’ottica della massima locupletazione possibile di denaro pubblico.

    Tale quadro è difatti quello che emerge, oltre che dalle evidenze acquisite in seno al presente procedimento, dalle investigazioni già condotte dalla DDA di Catanzaro nel p.p. 4084/15 RGNR (cd. “Frontiera”, concernente la cosca Muto di Cetraro e la sua penetrazione criminale verso nord, sino alla Valle di Diano, in provincia di Salerno) e dall’operazione di polizia “Cumbertazione”- “5 Lustri” coordinata dalle DDA di Reggio Calabria e Catanzaro (p.p. n. 1707/13 RGNR DDA-RC e p.p. 4084/15 RGNR DDA-CZ) nei confronti dell’associazione a delinquere organizzata e diretta dalla famiglia Bagalà di Gioia Tauro (ritenuta braccio imprenditoriale del clan Piromalli, accusata di aver condizionato 27 gare d’appalto nel reggino, per un importo di oltre 90 milioni di euro, ed altre decine nel cosentino).

    In particolare, proprio quest’ultima attività d’indagine, nel far luce sull’esistenza ed operatività di un’organizzazione di stampo ‘ndranghetista sistematicamente dedita – attraverso la collusione con le altre imprese partecipanti, la corruzione di pubblici ufficiali e l’accordo con le cosche operanti nei luoghi di esecuzione delle opere – all’infiltrazione negli appalti di lavori pubblici svolti nel territorio calabrese ed oltre, permette di escludere, in capo a Giorgio Ottavio BARBIERI, la mera veste di “imprenditore vittima” e di collocarlo in un ruolo, di non agevole tipizzazione (in tal senso le difficoltà registratesi nella fase cautelare delle citate operazioni), nel quale costui – nella piena consapevolezza della “mafiosità” dei suoi interlocutori – “sfrutta” la relazione, inizialmente unilaterale, con il potere mafioso per trarne significativi vantaggi per le proprie imprese.

    Ed allora, solo per esemplificare questa “relazione incestuosa” del Barbieri con la cosca Muto, possono riportarsi alcuni dei numerosi elementi emersi a suo carico nel corso dell’inchiesta:

     la protezione assicurata dal clan Muto al cantiere di piazza Bilotti rispetto alle pretese estorsive dei clan cosentini

    Nel 2013 un’associazione temporanea di imprese (A.T.I.) guidata dalla Barbieri Costruzioni Srl (e comprendente anche la Cittadini Srl) si aggiudica l’importante appalto pubblico per il rifacimento di piazza Bilotti (ex piazza Fera) a Cosenza.

    Il collaboratore di giustizia Foggetti Adolfo riferisce come l’intenzione di Rango Maurizio, a capo del clan Rango-Zingari, di eseguire un’intimidazione sul cantiere di piazza Bilotti, fosse stata fermata da Gatto Mario, reggente del clan degli italiani, il quale gli aveva detto che l’impresa appaltatrice dei lavori di piazza Bilotti non poteva essere “toccata” in quanto “amica dei Muto” (“E abbiamo parlato insieme a

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    Maurizio Rango per vedere, per far fare qualche danneggiamento, per mettere qualche bottiglia come per … a titolo estorsivo. Rango mi diceva che dovevamo parlare con tutti perché …omissis… Dopo di che Maurizio Rango parla, esterna il fatto a Mario Gatto e Mario Gatto… …omissis… Mario Gatto ci aveva detto che Luigi Muto gli aveva detto che era una ditta di fuori ed era una ditta amica loro, e che, quindi, al momento, non si poteva toccare…”)

    Tale dichiarazione viene riscontrata anche dai collaboratori Lamanna Daniele e Impieri Luciano, i quali riferiscono come, nel 2014, gli italiani avessero avuto sì “il permesso di entrare” nell’appalto di piazza Bilotti ma “limitatamente” all’impresa che, in subappalto, si occupava del rifacimento dei marciapiedi.

    “L’ombrello protettivo” del clan Muto si manifesta, però, in modo ancora più eclatante nel corso del 2016, allorché riprendono le pressioni estorsive dei clan cosentini sul cantiere di piazza Bilotti.

    Infatti, dalle conversazioni intercettate emerge come la mattina del 5.1.2016 il Barbieri si sia incontrato in Cosenza, alla presenza di Giorgio Morabito (elemento di collegamento con la criminalità reggina dei Bagalà e dei Piromalli) e Franco Muto (o di un suo rappresentante), con gli esponenti dei clan cosentini, riuscendo a spuntare, grazie all’intervento del “vecchio” Franco Muto, un accordo giudicato dal Morabito assolutamente vantaggioso rispetto alle normali percentuali della “tassa ambientale” (“…ha dittu oro ..è oro chillu ca t’ha fattu fare!!”….omissis… il vecchio tuo e’ sempre buono …ed illu che deve capire, minchia da quale pulpito mi viene detto”).

    Tuttavia, nell’estate del 2016, probabilmente profittando della sopravvenuta carcerazione di Francesco Patitucci, riprendono vigore gli appetiti dei cosentini, con Renato Piromallo che “fa visita” a Longo Massimo ed addirittura alcuni emissari che si recano a chiedere “informazioni” direttamente a Franco Muto, individuato quale referente criminale dell’appalto.

    Nel commentare i nuovi accadimenti, Longo afferma che il gruppo Barbieri a Cosenza non debba pagare nessuno (“…ma a Cusenza unn’addi da nenta a nessunu…a Cusenza…”) e si mostra certo che proprio Patitucci avrebbe redarguito gli autori dell’improvvida iniziativa (“…te lo deve dire Giorgio con chi ha trattato, con chi è andato a Cosenza?…omissis…è uno che, a Cosenza, li piscia a tutti… omissis… u sa cumu si va mangia… omissis…io ho fatto un accordo e voi iati parlati…..cumu vi permettiti a circare ancora informazioni, l’accordo l’è fattu io”), mentre, dal canto suo, Barbieri si dichiara pronto a denunciare, ma non certo i Muto bensì gli ‘ndranghetisti cosentini che erano venuti meno all’accordo (“Barbieri:…in questi giorni scorsi, so andati…addirittura a casa di Franco!!, a Cetraro…quelli che sono venuti qua inc.le.. omissis…

    Longo: quello che t’ha detto, Giorgio…?

    Barbieri: non l’ho visto ancora io…mo che lo vedo mercoledì…viene qua e ce parlo, quando fu, ha detto piazza Bilotti non esiste proprio, fu l’accordo, quindi a questi devono sistemare loro con l’amico frizz,

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    Renato famoso che veniva, è venuto qua a fa scena muta…se rompono il cazzo io glielo dico francamente, guarda, io sono stato di parola…inc.le…se loro non lo fanno io vado dalle guardie…omissis”).

    il “trattamento di favore” da parte del clan Muto rispetto all’appalto dell’aviosuperficie di Scalea.

    Che il rapporto fra il Barbieri ed il clan Muto sfugga allo schema tipico vittima-estortore lo si evince finanche da una situazione in cui risulta il pagamento di un pizzo.

    Infatti, in relazione all’appalto – anche questo vinto, in veste di unica offerente, dalla Barbieri Costruzioni Srl – dell’aviosuperficie di Scalea, sebbene ricadente proprio nel territorio controllato dalla cosca, per diversi mesi dall’avvio del cantiere non viene avanzata alcuna richiesta estorsiva. Dalle conversazioni intercettate emerge come, in effetti, gli atti intimidatori e danneggiamenti che si registrano nel mese di dicembre 2015 siano frutto di un’iniziativa autonoma di Luigi Muto (considerato “bruciato di testa”), non concordata con il padre Franco (“un tena rispettu i nessunu, mancu du patri..”), e per tale motivo dallo stesso frenata.

    Luigi Muto torna alla carica nel mese di marzo 2016, costringendo stavolta a concordare il pagamento di un “obolo”: tuttavia, non solo Franco Muto lascia Barbieri libero di determinarne l’ammontare ma addirittura questi arrotonda in difetto la cifra derivante dall’applicazione della stessa percentuale – molto favorevole – dello 0,70% sulla sola quota di finanziamento pubblico già convenuta per l’appalto di Lorica, e ne stabilisce tempi e modalità di pagamento di tutta comodità

    (cfr. conversazione del 10.5.2016:

    Longo: ..omissis…sono andato lì per parlare l’altro giorno, perchè Franco mi aveva mandato il messaggio…ci siamo visti… omissis…Da come ho capito, dall’ultima parola che ci siamo visti l’altro giorno, questi vorrebbero un regalo… Io ho detto guarda che là è stato messo…inc.le…dell’appalto de 2 milioni, n’altrettanti ce li dobbiamo…omissis…

    ho detto 2, 2 e 2 da parte del Comune e il resto è privato quindi tutti l’atri non si deve proprio parlare ..eh dittu ma quanto addessere più o meno .? Ha dittu faciti vui…omissis… Dovrebbe essere 15 mila euro…U 0,70 come per Lorica…ma cumu è iù a finì Lorica, me lo spieghi..?

    Barbieri: Ci sta…molto poco…

    Longo: …di 70 molto poco??…

    Barbieri: Molto poco…

    Longo: e a stessa cosa è puru ccà….0,70 è 15 mila euro…molto poco… Barbieri: ma molto poco…

    Longo: Io se tu mi dici si, su come vuoi procedere…perchè io ero andato dal VECCHIO e non c’era…

    Il VECCHIO…inc.le…però se tu mi dici io vado dal VECCHIO e gli dico io posso fare questo, questo e questo, quello che tu dici io gli vado a

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    proporre, anche perchè ce l’ho detto a GIGINO, non mi sarei proprio aspettato, devi dirglielo al REGGINO..

    …di tutto mi sarei aspettato ma tranne che mi andasse a chiedere soldi per là sotto…picchè nu cuntu è ca, dicia, senti tiagnu 2 o 3 persune ca annu e lavurari, 2 o 3 imprese…si…ma questo non si fa, va be nel caso CIU DICIANU LORU…che pò s’era statu buanu 7 o 8 misi, dopu che…io ero andato a parlare con il PADRE E SI ERA STATO ZITTO po’ è venuto…inc.le…a marzo, ecco perchè mi andavano cercando…mo questo mi devi dire tu cosa…ecco…

    Barbieri: E se tu gli dici 10??

    Longo: Iu ci pozzu dì senta…

    Barbieri: Dici, questo è il regalo che facciamo noi…inc.le…

    Longo: 5 a Ferragosto e 5 a Natale!!

    Barbieri: Bravo!!

    Longo: Dico, cumu hai fatto ppe là supra…

    Barbieri: Si…

    Longo:…u 0,70…su 11 milioni di euro ci hai dato u 0,70 a nua…a stu giru 0,70 a vua su quello che mi ha dato il pubblico…

    E sono 12/13 mila euro…inc.le…COMODI PERÒ…

    Barbieri: SI COMODI, QUANDO CE L’AVEMO…)

     le cointeressenze nella gestione dell’”Hotel delle Stelle” e della discoteca “Il Castello Music Club” di Sangineto

    Anche le forniture di pesce effettuate dal clan Muto, per il tramite della Eurofish Srl, alla struttura alberghiera “Hotel delle Stelle” (già “Hotel 5 stelle”) di Sangineto dell’Atlante Srl, società del gruppo Barbieri, dimostrano come il rapporto commerciale fra le parti sia “ad alto tasso di libertà”.

    Infatti, risulta esemplificativa la discussione intervenuta il 19.6.2016 fra Bencardino Davide, incaricato della distribuzione della merce, e Longo Massimo, allorché il primo aveva notato, ad opera del maitre e dell’economo dell’albergo, l’acquisto di pesce da altri fornitori. Nella circostanza, non solo emerge come l’“Hotel delle Stelle” usufruiva – unico fra i clienti – di dilazioni di pagamento eccezionali (la complessiva fornitura dell’anno veniva saldata, dietro presentazione di regolare fattura, nella misura del 50% entro dicembre e per il restante 50% nell’anno successivo), di una particolare scontistica e di una sorta di prelazione su prodotti a rischio esaurimento nel periodo estivo, ma il Longo ottiene l’impegno del Bencardino, in caso di prodotti offerti sul mercato a prezzi inferiori, ad effettuare le stesse forniture a condizioni pari o più favorevoli.

    Non solo. Nella stagione estiva del 2015 figurano fra i dipendenti dell’albergo sia la figlia (Mara) che la nuora di Franco Muto (Vaccaro Stefania), le quali reclamano, sempre attraverso Bencardino, il versamento degli assegni familiari.

    Che anche l’”Hotel delle Stelle” usufruisca – pur in assenza di significative imposizioni – di una sorta di “ombrello protettivo” rispetto agli appetiti

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    della criminalità organizzata è ulteriormente attestato dalla conversazione del 22.6.2016 fra Massimo Longo ed il suo collaboratore De Rose.

    Infatti, commentando la circostanza che De Rango Fabio, fratello del pregiudicato Carmine ed anch’egli con svariati precedenti di polizia, avesse “preso in affitto” a 10.000 euro per l’intera stagione 10 stanze presso il Residence Florida di Bonifati, puntando a ricavarne una buona rendita, il Longo escludeva che analoghe o più gravi pretese potessero essere avanzate all’Hotel delle Stelle”, protetto direttamente da Franco Muto (“..perchè u VIECCHIU gli ha detto, tu a tutte le parti puoi andare tranne al Cinque Stelle, tranne che va da loro può fare quello che vuole, basta che non va rompere le scatole…”).

    Un analogo quadro di cointeressenze emerge con riguardo alla gestione della discoteca “Il Castello Music Club”, intestata a Francesca Barbieri, sorella di Giorgio.

    Infatti, la struttura viene concessa in affitto da Barbieri a persona indicata dai Muto ma il conduttore si trova costretto a pagare sia il canone a Barbieri che una somma a titolo estorsivo al clan di Cetraro. E significativamente, allorché il conduttore Piluso Rodolfo, non riuscendo ad ottenere uno sconto sul canone di 20.000 euro richiestogli, fa una scenata nella hall dell’Hotel delle Stelle, il Longo incarica Bencardino Davide, uno dei pochi accoliti dei Muto rimasto a piede libero dopo l’operazione Frontiera, di cercare di sistemare la faccenda: nella circostanza, commentando in auto con il Barbieri e Gelsomino Franco i possibili rischi della situazione, viene ribadita “l’intoccabilità” dell’Hotel delle Stelle, posto sotto “l’ala protettrice” di Franco Muto (“Gelsomino:…ma per lu Cinque Stelle nun si può permette nessun Massimù..

    Longo: ma nessuno in tutti i sensi

    Barbieri: ma per il Castello, non è venuto per il Cinque Stelle.. Gelsomino: eh ma e’ lo stesso Gio, anne e passare sempre i la, anne passare, Gio…”).

     la stabile contribuzione del Barbieri alla bacinella del clan Muto L’imprenditore Barbieri effettua, per il tramite del suo fiduciario Longo Massimo, periodici versamenti in favore del clan, secondo modalità e cautele che non riflettono l’esistenza di un metus nei confronti della cosca e che, per durata ed ammontare, rimandano, piuttosto, all’adempimento di un accordo negoziale a carattere sinallagmatico se non ad una vera cointeressenza.

    In tal senso, risulta significativo che:

    • le consegne di danaro avvengono puntualmente, agli inizi di ogni mese (cfr. riscontri alle dazioni – di almeno 11.000 euro ciascuna – in date 3.11.2015, 3.12.2015, 2.1.2016, 3.2.2016, 29.2.2016, 2.4.2016, 4.5.2016, 4.6.2016, 4.9.2016, 30.9.2016 e 4.11.2016), in modo indipendente dagli accreditamenti per gli appalti e non sono conformi alla “prassi” dei pagamenti estorsivi che avvengono di norma tre volte l’anno, ossia a Natale, Pasqua ed in agosto (“usanza” ben nota allo stesso

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    Barbieri che, in relazione all’esborso una tantum per l’aviosuperficie di Scalea, indica invece proprio Ferragosto e Natale quali date di pagamento); il meccanismo utilizzato per far uscire, in modo apparentemente lecito, la provvista in contanti da versare al clan Muto consiste nel far accreditare parte delle vincite della “Sala Slot 6” sul conto corrente di Lepiane Isabella, moglie di Longo, facendole riscuotere, come presunta titolare, i tickets delle giocate vincenti, regolati invece per contanti in favore degli effettivi scommettitori; in base alle intercettazioni, risultano movimentati in tal modo almeno 100.000 euro all’anno (“…poi ci sono anche cose che non si fanno, c’è qualcuno che non puo’ avere conti…c’è Isabella che ha 100.000 euro all’anno di vincite…100.000 euro all’anno di vincite intestate ad Isabella…” – “chi e’…?” – “…il vecchio….che devo fare Dino? vedi quanto c’è n’è de…omissis…te devi ingegnà..”), importi eccedenti l’ammontare delle “tasse ambientali” concordate per gli appalti di Scalea, Lorica o Cosenza, e tali da far ipotizzare la stipula di una sorta di contratto di servizi (protezione e facilitazioni nei rapporti con le altre cosche di ‘ndrangheta in relazione alle attività economiche del gruppo Barbieri in giro per la Calabria) se non proprio, come contestato dal PM in seno al p.p. 4084/15 RGNR, la compartecipazione del clan Muto alle imprese del Barbieri;

    • l’indagato sia in grado di minacciare l’interruzione dei pagamenti (come quando Longo, di fronte all’ingerenza di Corsanto Angelina, moglie di Franco Muto, dice a Bercandino Davide, referente del clan, di essere pronto ad interrompere la contribuzione: “Ehi!!, che noi non vi diamo niente se non ti da una mano, chiudiamo così!!”);
  • l’impegno con il capo clan sia stato assunto direttamente da Giorgio Barbieri e, per tale ragione, il fiduciario Longo sia convinto di poter comunicare – senza andar incontro ad opposizione – a Franco Muto “il vecchio”, appena fosse tornato, l’intenzione di chiudere il conto corrente intestato alla moglie Isabella Lepiane, utilizzato sino a quel momento per schermare le somme di denaro versate in favore della cosca (“…iu vaiu chiudu u cuntu miu!! nooo … nun e’ ca ponnu dire mo no, chissi n’e tenimu a cuntu e chiru… omissis… appena se ricoglia lu viecchiu compa chine l’ha pigliatu, le pigliatu io l’impegno..l’impegno mio l’e’ pigliatu io, ancun atro ha pigliatu n’atru impegnu…me mintere suttu a te venire a recuperare, ok…”).

  • In definitiva, al netto delle ricordate difficoltà di tipizzazione del rapporto intercorrente fra il BARBIERI ed il clan MUTO, le considerazioni suesposte appaiono idonee a ritenere che, nella propria azione imprenditoriale contrassegnata da innumerevoli illiceità, BARBIERI sia perfettamente consapevole di poter contare sull’appoggio della cosca, presentandosi come impresa di riferimento del clan (o rappresentandolo) in ambiti territoriali sottoposti al controllo di altre consorterie.

    Dunque, nella partecipazione ad appalti al di fuori del territorio di Scalea il BARBIERI agisce rappresentandosi di poter attingere al potere di mediazione della cosca di Cetraro, da remunerare con parte dei proventi della commessa pubblica.

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    Dalla circostanza che questa “relazione privilegiata” costituisca la “pre- condizione” per operare in un determinato contesto territoriale (dimostrato, a contrario, dal fatto che, nonostante i buoni rapporti con Morabito Giorgio, la Costruzioni Barbieri partecipi in modo solo formale ai numerosi appalti che si aggiudica nella provincia di Reggio Calabria) discende logicamente che l’imprenditore si rappresenti e voglia, in modo concorrente, contribuire al rafforzamento della cosca attraverso quota parte dei proventi di quei lavori resi “possibili” dall’appoggio del clan (cfr. Cass. 11101/2015).

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    L’AVIO-SUPERFICIE DI SCALEA

    Premessa

    In data 24.2.2015, con determina dirigenziale n. 87/RG del Comune di Scalea, la “Barbieri Costruzioni S.r.l.” si aggiudica – in qualità di unica offerente – la concessione per la progettazione, costruzione e gestione delle opere inerenti il PISL “Riviera dei Cedri, sostenibile, accessibile, competitiva” – “riqualificazione delle aree prospicienti l’avio-superficie di Scalea ai fini della realizzazione di servizi turistici e della riduzione dell’impatto ambientale”.

    Si tratta di un contratto di “concessione di lavori pubblici” (cfr. art. 3 D.Lgs. 163/2006, ora D.Lgs. 50/2016) in cui il privato si impegna ad effettuare – anche con fondi propri – la progettazione definitiva ed esecutiva nonché i lavori pubblici di riqualificazione delle aree prospicienti l’avio-superficie di Scalea, venendo remunerato (anche) attraverso la concessione della gestione funzionale della struttura aeroportuale per un periodo di 25 anni. L’importo complessivo dell’intervento (progettazione e costruzione) ammonta ad € 5.090.332,02 – di cui € 2.090.332,02 di fondi pubblici ed € 3.000.000,00 di investimento privato – ed è suddiviso in due lotti obbligatori, entrambi indispensabili per la corretta funzionalità del progetto:

    • il I° Lotto, finanziato con capitale pubblico, prevede la realizzazione di una strada di collegamento con la SS 18, l’impianto di pubblica illuminazione, la riqualificazione dell’area oggetto di intervento (completamente riprogettata con una nuova distribuzione planimetrica), la sistemazione di parcheggi con realizzazione del “Terminal bus”, la creazione di nuovi spazi verdi quali aiuole e panchine circondate da piccoli alberelli;
  • il II° Lotto, finanziato dall’investimento privato, prevede l’adeguamento degli impianti (elettrici, idrici, antincendio ecc.) della struttura esistente, la creazione della pista TXW (taxi way) e della barriera JDB, la realizzazione delle luci pista, la sistemazione e realizzazione delle uscite di emergenza sulla attuale pista, la realizzazione della torre di controllo e l’installazione dei segnalatori di tutti gli ostacoli che possano interferire con il decollo e l’atterraggio degli aeromobili.

  • Il 19.5.2015 (n. 964 di repertorio) interviene la stipulazione del contratto di concessione tra Giorgio Ottavio BARBIERI e Pasquale LATELLA1: il concessionario si impegna, giusto crono-programma del 9.4.2015 e nota prot. 11183 del 15.04.2015, a completare tutte le opere relative alla quota pubblica dell’investimento entro il 10.12.2015 ed a realizzare, entro la stessa data, almeno il 70% dei lavori finanziati con capitale privato, garantendo comunque la funzionalità dell’intera opera, essendo il restante 30% relativo ad opere accessorie, da ultimarsi comunque entro il 26.02.2016; in ogni caso, viene specificato che i lavori del I lotto, finanziati per € 2.100.000 di fondi pubblici nell’ambito del POR Calabria

    1 Nato il 18.06.1964 a Reggio Calabria, ingegnere, nella sua qualità di Responsabile del settore V del Comune di SCALEA

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    2007-2013, debbano essere completati, collaudati e rendicontati entro e non oltre il 31.12.2015, termine ultimo stabilito dalla Regione Calabria (infatti, in caso contrario, al concessionario sarebbe stata corrisposta esclusivamente la quota dell’investimento pubblico relativa ad opere riconosciute funzionali dai competenti uffici regionali, senza possibilità di reclamare nei confronti dell’Amministrazione comunale alcuna forma di compenso per la parte di spesa non rendicontata e/o relativa a opere non funzionali e con il persistente obbligo di portare comunque a compimento, nel termine stabilito, tutte le opere relative al finanziamento privato di € 3.000.000).

    Inoltre, al concessionario viene fatto obbligo (art. 7 n. 13 del contratto) di “mantenere contabilità separate dell’operazione cofinanziata distinguendo per voci la parte coperta da finanziamento pubblico e la parte coperta dall’investimento privato” prevedendo, in caso di violazione di detta prescrizione o dei tempi di realizzazione dell’intervento, la facoltà dell’ente pubblico concedente di procedere, a suo insindacabile giudizio, alla rescissione del contratto per negligenza del concessionario.

    Qualche giorno prima della formale stipula del contratto, al fine di dare esecuzione allo stesso, la Barbieri Costruzioni S.r.l. costituisce la società di scopo “Aeroporto di Scalea S.r.l.” (di seguito, semplicemente, A.d.S.) dalla prima interamente partecipata, in cui il potere di rappresentanza legale è attribuito al BARBIERI mentre amministratore per le sole attività di volo viene nominato l’ing. Alberto Ortolani.

    Le investigazioni condotte dalla Guardia di Finanza nell’arco temporale compreso fra il mese di luglio 2015 e marzo 2017 hanno consentito di disvelare la fitta rete di collusioni esistente fra i diversi soggetti, pubblici e privati, a vario titolo coinvolti nell’intervento (principalmente tra Giorgio Ottavio Barbieri, rappresentante dell’impresa aggiudicataria, Francesco TUCCI, direttore dei lavori, Pasquale LATELLA, R.U.P. del Comune di SCALEA, e Luigi ZINNO, dirigente del Settore 1 “Programmazione” del Dipartimento di Programmazione Nazionale e Comunitaria), il cui agire è stato dapprima diretto all’indebito affidamento di opere complementari, interamente in quota pubblica, per un valore di € 1.024.000 (cfr. capi 1, 2, 3), quindi alla falsa rappresentazione delle condizioni di avanzamento dei lavori finanziati con capitale pubblico (I Lotto) e dei lavori complementari ai fini della liquidazione dei relativi contributi nella loro interezza (cfr. capi 4, 5, 6), con contestuale frode e doloso inadempimento del contratto di concessione di lavori pubblici (cfr. capi 7, 8), infine alla dissimulazione delle condotte illecite dei pubblici ufficiali coinvolti (cfr. capo 9).

    Il materiale d’indagine raccolto dagli inquirenti – cfr. pagg. 78-225 richiesta PM, cui espressamente si rinvia – è composto da una pluralità di intercettazioni – addirittura sovrabbondanti rispetto alle esigenze – contenenti affermazioni auto ed etero-accusatorie di sicura ed autonoma valenza probatoria (ex multis, Cass. Sez. U, n. 22471 del 26/02/2015), comunque assistite da riscontri di natura documentale (acquisizione di atti pubblici, progetti, fatture, fotografie dello stato dei cantieri etc., valutati anche con l’ausilio di un consulente tecnico) o dichiarativa (sommarie Pagina 36 di 134

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    informazioni dell’amministratore della società “Aeroporto di Scalea S.r.l.” ed altri), complessivamente idonei ad oltrepassare la soglia della gravità indiziaria in relazione alla responsabilità di tutti gli odierni indagati.

    Il quadro che risulta da questo, come dagli altri appalti gestiti dal Barbieri, è quello di un soggetto senza scrupoli, alla guida di un’impresa priva di adeguate capacità tecniche e finanziarie per la simultanea e positiva realizzazione di lavori di particolare complessità (la costruzione e la gestione dell’aviosuperficie di Scalea, del comprensorio sciistico di Lorica e del parcheggio cittadino di piazza Bilotti a Cosenza), aduso a colludere con altre imprese (cfr. emergenze della citata operazione “Cumbertazione-5 Lustri”), con i locali potentati mafiosi e con i pubblici funzionari al fine sia dell’aggiudicazione delle gare pubbliche che della loro esecuzione nell’ottica della maggiore locupletazione possibile di denaro pubblico. Tanto si traduce, come accaduto proprio per l’aviosuperficie di Scalea, nella cattiva e ritardata esecuzione dei lavori ovvero nel loro abbandono.

    Il finanziamento delle opere complementari (capi 1, 2, 3)

    I capi d’accusa in commento vedono colludere i già citati BARBIERI Giorgio Ottavio, TUCCI Francesco, Pasquale LATELLA e ZINNO Luigi, nonché De CARO Vincenzo, consulente esterno del Dipartimento regionale Programmazione nazionale e comunitaria incaricato dell’appalto-concessione di Scalea, al fine di far assegnare e liquidare al concessionario – in difetto dei requisiti stabiliti dal Codice degli appalti e dal contratto – un ulteriore finanziamento pubblico di € 1.024.000 per la realizzazione di opere complementari.

    Gli snodi principali dell’iter amministrativo che conduce all’indebita locupletazione di denaro pubblico sono la nota del Comune di Scalea n. 32797 del 28.10.2015 (nella quale il RUP LATELLA attesta falsamente la sussistenza di tutte le condizioni previste dall’art. 57, co. 5 del D.Lgs. 163/2006, oltre che la conclusione dei lavori complementari entro il 30.11.2015 ed un avanzamento di spesa per l’esecuzione dei lavori principali superiore al 60% dell’importo finanziato, cfr. capo 1), il decreto di finanziamento regionale n. 812 predisposto, sempre in data 28.10.2015, da ZINNO (cfr. capo 3), e il decreto di affidamento dei lavori complementari n. 316 del 19.11.2015 (in cui il RUP LATELLA attesta, nella consapevolezza della loro falsità, la sussistenza di circostanze e/o fattori di imprevedibilità – di cui all’art. 147 D.Lgs. 163/2006 – previamente concordate da TUCCI e DE CARO quali “rappresentanti operativi” rispettivamente, di BARBIERI e di ZINNO, cfr. capo 2).

    Sennonché, la vicenda rivela come sin dall’avvio del cantiere di Scalea, la Barbieri Costruzioni, versando in grave crisi di liquidità (oltre che di adeguate competenze tecniche), abbia “brigato” per l’illecito affidamento di ulteriori lavori a totale carico dell’ente pubblico, sì da procurarsi la provvista economica indispensabile per portare avanti, almeno per po’, l’esecuzione dei lotti di lavori obbligatori previsti dalla concessione.

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    Si badi, peraltro, a conferma dell’intento speculativo coltivato dagli indagati, come l’importo richiesto dalla Barbieri Costruzioni ammontasse addirittura a 2,5 milioni di euro, venendo accordato “solo” il minor importo di € 1.024.000 in quanto il finanziamento per opere complementari – attribuito alla stessa impresa aggiudicataria delle opere principali – non poteva eccedere la metà dell’investimento pubblico (€ 2.100.000) concesso a seguito di regolare procedura di evidenza pubblica (eloquente, sul punto, il commento di ZINNO riportato a BARBIERI da Luigi TUCCI: “DICE LUI, non facciamo discussioni adesso perché non faremo in tempo, facciamole dopo, INTANTO PIGLIATI QUESTO MILIONE, NATURALMENTE GLI HO GIA’ DETTO DI SI”).

    Senza intenzione di completezza, di seguito si espongono alcuni passi della vicenda criminale – rinviando, per la sua esaustiva e puntuale ricostruzione, alle pagg. 80-177 della richiesta del PM.

    Nonostante fosse passato meno di un mese dalla stipula del contratto, avvenuta il 19.5.2015, con nota prot. n. 18466 del 16.6.2015, il Rup Pasquale LATELLA trasmette al Dipartimento Programmazione Nazionale e Comunitaria, dunque a ZINNO, il progetto delle opere complementari redatto dalla Barbieri Costruzioni “ai fini dell’ottenimento delle risorse aggiuntive per opere complementari nell’ambito dei Pisl Calabria”.

    Con determina n. 423/RG del 6.7.2015, il Comune di Scalea, quale stazione appaltante, provvede a liquidare al concessionario “Aeroporto di Scalea S.r.l.” la somma di € 349.145,50 a titolo di anticipazione sulla quota pubblica dell’investimento.

    Il 3.8.2015 BARBIERI invia una nota al Rup LATELLA in cui si impegna – del tutto strumentalmente, come sarà chiaro nel prosieguo – “in caso di erogazione dell’ulteriore contributo [ndr: per le opere complementari] a completare i lavori entro il 30.11.2015”.

    Poco dopo, il 6.8.2015, il Rup LATELLA, unitamente al Commissario straordinario Salvatore Caccamo, trasmette agli uffici regionali il progetto delle “opere complementari 2° Lotto”, dando atto “dell’avanzamento celere dei lavori dimostrato dal concessionario con la produzione del 1° Sal di cui si allega copia” ed affermando che “Il nuovo intervento, che andrà a migliorare notevolmente quello in corso di realizzazione, ricade tra quelli richiamati nell’art. 147 della legge 163/2006. Inoltre tutte le attività previste non necessitano di ulteriori pareri e potranno quindi essere facilmente realizzate entro il 31/12/2015, consentendo la rendicontazione entro il mese di dicembre, come affermato dalla Società Concessionaria”.

    Le opere complementari, progettate dall’ingegnere Francesco TUCCI e dalle di lui figlie Paola e Simona Tucci (tutti soci della società professionale Idrostrade S.r.l.), vengono indicate in:

    a) realizzazione dell’impianto di climatizzazione all’interno dell’aerostazione; b) rifacimento degli infissi esterni ed interni dell’aerostazione;

    c) realizzazione del cavidotto necessario per collegare l’autostazione alla rete della fibra ottica passante lungo la S.S. n. 18.

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    Tuttavia, stante la tipologia delle opere complementari proposte, risulta ictu oculi la radicale mancanza del requisito dell’imprevedibilità di cui all’art. 147 Cod. Appalti (secondo cui “Possono essere affidati al concessionario in via diretta, senza l’osservanza delle procedure previste dal presente codice, i lavori complementari che non figurano nel progetto inizialmente previsto della concessione né nel contratto iniziale e che sono divenuti necessari, a seguito di una circostanza imprevista, per l’esecuzione dell’opera quale ivi descritta…”), facilmente rilevabile da qualsiasi individuo di media cultura, figuriamoci da tecnici e funzionari del settore degli appalti di lavori pubblici, dotati di competenze specialistiche.

    A partire da questo momento, la collusione tra ZINNO, TUCCI e BARBIERI nell’elaborazione di condizioni apparentemente legittimanti il nuovo affidamento è dimostrata da una eclatante sovrapposizione di ruoli e prerogative, pubblici e privati.

    In data 1.9.2015 ZINNO chiama TUCCI per avere il file della relazione sui lavori complementari di Scalea e di Lorica, da articolare in sequenze descrittive e correlati costi/importi: appare significativo sin da questa conversazione, l’interesse di ZINNO a gestire in prima persona l’affidamento dei lavori complementari sia in relazione all’intervento di Scalea che a quelli di Lorica, oggetto, questi ultimi, di un espresso patto corruttivo.

    Nella conversazione del 18.9.2015, TUCCI chiama ZINNO per chiedergli, fra l’altro, come intendere la percentuale del 60% di avanzamento lavori richiesta dalla Regione al fine di accordare il finanziamento delle opere complementari e ZINNO, contrariamente al Rup LATELLA, afferma la sufficienza che detta percentuale riguardi la parte pubblica dell’investimento (“A me mi deve risultare che ti ho erogato il 60%, va bene??!”): in effetti, come emergerà anche in occasione dell’accesso della Guardia di Finanza negli uffici regionali del 18.10.2017 – allorché il funzionario MERCURI si metterà in contatto con lo stesso ZINNO per chiedergli chiarimenti – tale percentuale era stata convenzionalmente fissata per selezionare quei progetti in cui era prevedibile, atteso il buon grado di avanzamento, il rispetto della scadenza del 31.12.2015 per la rendicontazione del 100% dei lavori, principali e complementari, finanziati con il POR 2007-2013 (“Mercuri F.: … eh! Non c’è un atto ufficiale, già questa prima prima cosa che non mi è sfuggita a me…

    Zinno L.: No! Secondo me c’era un qualche cosa in cui abbiamo dato… abbiamo stabilito una sorta di criterio, però non mi ricordo se l’abbiamo fatta in un decreto, se l’abbiamo fatto in una nota…

    Omissis

    Zinno L.: Eh, no! Noi abbiamo fatto sicuramente una nota in cui abbiamo detto che: quelli che erano più avanti sarebbero passati”)

    La sera del 18.9.2015 ZINNO chiama TUCCI per un incontro di persona: dal racconto che quest’ultimo ne fa a BARBIERI (“ho incontrato il dirigente, l’amico nostro…”), emerge, oltre alle pressioni esercitate da ZINNO sul Presidente della Regione Calabria in ordine all’appalto di Lorica, la disponibilità del dirigente regionale, in accordo con il Rup LATELLA, a predisporre il decreto di affidamento delle opere complementari ma a ritardarne la formale adozione onde “far guadagnare” all’impresa BARBIERI

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    – in forte ritardo sull’obiettivo del 60% di spesa – almeno altri 15-20 giorni, tempo in cui la ditta avrebbe potuto raggiungere il tetto prefissato (circa € 1.200.000 di spesa su € 2.100.000 di finanziamento pubblico per le opere principali) anche attraverso il mero ordinativo di beni e materiali, a prescindere dalla loro messa in opera e persino dal loro effettivo pagamento ai fornitori.

    La strategia – escogitata dallo stesso ZINNO – prevede il formale rispetto delle regole da parte dei controllori pubblici in quanto costoro avrebbero “tergiversato” il più possibile per favorire il concessionario: non causalmente, pochi giorni dopo il Rup LATELLA invia, via pec, a ZINNO una comunicazione con la quale riscontra l’imminente raggiungimento, per fine settembre, della soglia del 60% degli interventi finanziati con capitale pubblico e che il SAL sarebbe stato trasmesso entro i primi dieci giorni di ottobre .

    Il 26.9.2015, Giorgio BARBIERI affida ad altro suo collaboratore, l’ingegnere Gianluca GUARNACCIA, il compito di coadiuvare TUCCI nella redazione degli stati di avanzamento lavori (cd. S.A.L.) per tutti e tre i cantieri in cui era impegnata la sua impresa (Scalea, Lorica e piazza Bilotti a Cosenza).

    Ed è proprio parlando con GUARNACCIA che LIUZZI Raffaele (detto “Nino”), responsabile del cantiere di Scalea, offre uno spaccato – del tutto attendibile perché proveniente “dall’interno” – della condizione di difficoltà, tecnica ed economica, in cui versano i lavori e l’impresa del BARBIERI, da cui, seppur non formalmente, dipende: “…omissis…Il RUP ti dice una cosa, il Direttore dei Lavori te ne dice un’altra, però nessuno dei due si prende la responsabilità e me la prendo io? (impreca) Ma per me l’aeroporto…può fare quello che cazzo vuole! Io sospendo i lavori in questo momento. Li sospendo. Poi chiamate chi cazzo volete. Vi dico perché sospendo: non c’è un progetto esecutivo, non c’è un progetto approvato, non c’è un cazzo qua! Se si sbaglia, sbaglia Nino LIUZZI! E ALLORA, Nino LIUZZI, prima di prendersi tutte queste responsabilità…omissis…Non c’è un progetto approvato, non c’è un cazzo qua, qua non c’è niente, proprio niente, niente, niente. Qua ci sono soltanto delle carte nemmeno firmate. Io qua ora sospendo tutto e poi vediamo chi cazzo deve pagare. Non c’è….omissis…Io non ho nessuna carta. Chi mi dice di andare avanti in questo modo, chi mi dice” vai a destra”, chi dice “vai a sinistra””.

    Da questo momento in poi, stante la necessità di raggiungere – quale condizione per l’affidamento dei lavori complementari – la percentuale del 60% nella esecuzione dei lavori affidati in via principale, le condotte degli indagati si concentrano sulla redazione del I° e II° SAL, documenti in seno ai quali verranno riversate una serie di false rappresentazioni della consistenza e/o del valore delle opere realizzate, già di per sé suscettibili – a prescindere dal successivo recepimento negli atti della Regione e del Comune di Scalea – di integrare la fattispecie delittuosa dell’art. 479 c.p. (cfr. Cass. n. 22418/2009, secondo cui “Integrano il delitto di falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici le false attestazioni contenute nello stato di avanzamento dei lavori di opera Pagina 40 di 134

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    pubblica, che ha natura di atto pubblico in quanto redatto dal direttore dei lavori che, quale pubblico ufficiale, attesta verifiche dallo stesso effettuate e il compimento di attività e di opere eseguite sotto il suo diretto controllo”).

    E’ il nuovo incontro fra TUCCI e ZINNO la sera del 2.10.2015 (presso la chiesa di San Francesco a Cosenza e poi nello studio del commercialista di BARBIERI, dr. Luca DI DONNA) a delineare l’ulteriore step, ovvero la consegna brevi manu a ZINNO e LATELLA di un SAL “post-datato”, cioè attestante il raggiungimento della soglia del 60% ad una data successiva a quella del suo effettivo rilascio, così da consentire a ZINNO di far ugualmente progredire l’istruttoria per l’affidamento delle opere complementari “come se” già l’impresa fosse in possesso del requisito richiesto.

    Infatti, il 2.10.2015, TUCCI chiama il Rup LATELLA per riferirgli di aver predisposto due SAL, il primo riportante le stesse voci del SAL in precedenza emesso (agosto 2015), il secondo per attestare la progressione di spesa dell’investimento pubblico in misura superiore al 60%, suggerendogli, però, di non approvarlo immediatamente – mancando almeno 50-60.000 euro di lavori per raggiungere il 60% – ma, per così dire, di “congelarlo” in modo da dargli la possibilità, nel tempo occorrente agli uffici regionali per predisporre il decreto di finanziamento delle opere complementari, di proseguire i lavori sino al predetto 60%.

    Lo stesso TUCCI però ammette che, a quella data, sarebbe stato comunque difficile raggiungere il 60% della quota dei lavori finanziati con capitale pubblico (“In questo momento secondo me è tirata la cosa, io non me la sento”) e LATELLA gli ribadisce che in Regione pretendevano il SAL e che lui, già nella settimana precedente, aveva detto ai funzionari regionali che l’impresa era prossima (entro fine settembre) al raggiungimento del 60% della quota di lavori pubblici, ottenendo ancora 10 giorni per la trasmissione del SAL.

    La difficoltà della situazione spinge TUCCI a cercare un incontro con ZINNO (del cui esito si impegna a relazionare prontamente a LATELLA: “mo stasera lo vado a trovare e vedo un attimino di chiederglielo…che dici? e ti faccio sapere, Pasqua’ scusami la mia franchezza”), col quale si accorda per vedersi presso la chiesa di San Francesco.

    Dopo l’incontro, TUCCI riferisce telefonicamente a GUARNACCIA di aver convinto ZINNO e di essersi accordato per fargli pervenire il successivo lunedì un SAL “standard” ed uno (“l’altro SAL”) in relazione ai soli lavori finanziati con capitale pubblico, comprensivi di spese generali e IVA, da cui risultasse il superamento della soglia del 60%: aggiunge che quest’ultimo avrebbe recato la data del 10 ottobre, così da poter recuperare un altro po’ di tempo per l’avanzamento dei lavori, e che ZINNO lo avrebbe comunque allegato all’istruttoria della pratica dell’ulteriore finanziamento (“…fatta questa dimostrazione [ndr: il superamento del 60%] a LUI non gli importa che c’è scritto, cioè abbiamo visto che ci può essere, possiamo datare lo stato d’avanzamento 10…LUI glielo comunica ufficialmente alla REGIONE con la data 10 ed è fatta, però glielo comunica quel giorno, glielo comunica lunedì”).

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    Al fine di realizzare l’obiettivo concordato, TUCCI chiede a GUARNACCIA di visionare il SAL che stava predisponendo e di inserirvi almeno € 700.000 di lavori (“mettici 700.000 euro di lavori, non più iva, mettici 700.000 euro di lavori, senti a me, tanto hai altri 7 giorni per farli”), quindi lo richiama suggerendogli di computare almeno € 750.000 per i lavori del I Lotto (Terminal Bus – ripristino aree a verde – luci piazzale – raccordo stradale SS 18, prolungamento strada di acceso e pubblica illuminazione), ai quali aggiungere € 300.000 di anticipazione ed € 140.000 euro di spese generali, per un totale di 1,2 milioni di euro circa (in tal modo, a suo parere sarebbero dovuti mancare circa € 50-60.000 alla soglia del 60% ma GUARNACCIA commenta che non sarebbe stato semplice: “E’ dura!!…comunque ià, ti aggiorno più tardi”).

    A riprova dell’assoluta commistione di ruoli fra il privato imprenditore ed il pubblico ufficiale controllore, dopo qualche minuto TUCCI è ancora in compagnia di ZINNO (cfr. RIT 805/15, progr. 4359), presso lo studio di Luca DI DONNA, commercialista della Barbieri Costruzioni, per la predisposizione del piano economico finanziario (Pef) della “BARBIERI Costruzioni Srl”, rispetto alla cui redazione risulta decisivo l’apporto del dirigente regionale (cfr. RIT 805/15, progr. 4361: “Ohh, Gianlù, allora, dimmi…ora sono uscito dal commercialista e per fortuna che c’è venuto con me l’ingegnere là e c’ha spiegato il piano economico finanziario, perché era un casino sennò…”).

    Finalmente, dopo un susseguirsi di telefonate ed incontri, di appuntamenti e di rinvii (cfr. richiesta PM), il 6.10.2015 GUARNACCIA anticipa al RUP LATELLA copia del SAL II, non ancora sottoscritto e post-datato al 12.10.2015 (in luogo della data del 10.10.2015 inizialmente prospettata dai conversanti), recante i seguenti importi:

    • € 717.720,90 per lavori del I Lotto (a capitale pubblico);
  • € 328.070,65 per lavori del II Lotto (a capitale privato);

  • € 88.754,15 per materiali a piè d’opera.

  • Esso contiene una serie di “aggiustamenti” relativi alle lavorazioni effettuate (i cordoli di recinzione “quotati” come muretti si recinzione, con relativa maggiorazione di costi, il coefficiente di fresatura è fittiziamente aumentato allo 0,50, con un guadagno di € 30/40.000, gli alberi e il manto erboso indicati per un importo di oltre € 15.000 ma ancora neppure ordinati) e l’indicazione di materiali a piè d’opera a quella data non presenti in cantiere (2.000 metri cubi di misto, 70 pali d’illuminazione e una pensilina al 50%). Sempre il 6.10.2015, il Rup LATELLA protocolla presso il Comune di Scalea “la lettera di trasmissione” del II SAL alla Regione Calabria: copia di questa missiva di accompagnamento è stata rinvenuta agli atti della Regione ma priva di protocollo in entrata e del relativo allegato.

    La ragione di questa anomalia è chiara e dimostra ancora di più la piena soggezione dell’organo pubblico di controllo ai desiderata del privato: il Rup LATELLA predispone, su richiesta di TUCCI, la lettera di accompagnamento non per effettuare la trasmissione del II SAL – da lui non ancora formalmente acquisito e, di più, recante una data successiva a quella di invio – bensì per legittimare la consegna brevi manu all’ing. DE CARO della relazione contabile (il cd. “altro SAL”) necessaria a dimostrare il possesso Pagina 42 di 134

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    del pre-requisito del raggiungimento del 60% di lavori finanziati con capitale pubblico.

    Nei giorni successivi DE CARO e ZINNO interloquiscono più volte, anche di persona, con TUCCI, ai fini dell’invio o per la materiale consegna degli altri documenti – il quadro economico e la relazione tecnica dell’intervento – necessari ad approntare il Decreto di finanziamento delle opere complementari, anche “correggendo” le voci e gli importi predisposti dal privato richiedente.

    Illuminanti sono le conversazioni intercettate il giorno 28.10.2015, che hanno valenza confessoria sia di quanto già compiuto che di quanto di lì a poco sarebbe stato consumato.

    Infatti, nonostante la concessione del finanziamento fosse cosa già decisa (“detto fra noi ha detto ormai il decreto è firmato e fatto!!”), gli uffici regionali pretendono una dichiarazione della stazione appaltante – Comune di Scalea relativa al raggiungimento del “famoso” 60% dei lavori in quota pubblica nonché della ultimazione dei lavori delle concedende opere complementari entro il 30.11.2015.

    Sennonché, le congiunte sollecitazioni di TUCCI e DI CARO convincono il Rup LATELLA ad attestare circostanze della cui falsità ed irrealizzabilità costui dimostra di essere ben conscio.

    In particolare, secondo i suoi calcoli, l’avanzamento dei lavori “pubblici” era fermo al 41,75%, i conteggi dell’impresa erano quantomeno discutibili (“e va be’, ma…ma…ohi France’, abbiamo eliminato tutto il discorso del Terminal Bus là, abbiamo fatto solo ristrutturazione, scusami, dai!”) e per raggiungere la percentuale del 60% non poteva certo conteggiarsi anche “l’anticipazione” erogata ad inizio contratto (somma che viene “scontata” dall’impresa, nella misura del 20%, all’atto del pagamento di ciascun SAL): tuttavia, LATELLA accetta la fictio propostagli da DE CARO e TUCCI (considerare l’avanzamento in senso “contabile” o non, come logico, di lavorazioni eseguite) e trasmette al Dipartimento Programmazione la nota n. 32797 del 28.10.2015 (cfr. allegato 15) contenente tre attestazioni, tutte ideologicamente false (capo 1):

    • la sussistenza di tutte le condizioni previste dall’art. 57, comma 5, del D.Lgs. 163/2006;
  • la conclusione dei lavori complementari entro il 30.11.2015;

  • un avanzamento di spesa per l’esecuzione dei lavori principali, a quella data, superiore al 60% dell’importo finanziato.

  • Quanto, all’indicazione della data finale del 30.11.2015, oltre a LATELLA anche TUCCI è consapevole della sua irrealizzabilità (“ho capito…il conto finale…come cazzo facciamo…ohi mamma mia! Il 30 novembre è una chimera!”), ma è DE CARO ad indicare quella che dovrà essere la soluzione, quasi necessitata, per non perdere i finanziamenti: anticipare lo stato finale a prescindere dall’effettivo avanzamento dei lavori (“e fallo…e fallo e intanto continuano a lavorare…anticipi la contabilità e…omissis…che cazzo deve succedere? Alla fine i lavori ci sono. Capito? Deve essere qualcuno che ti va a filmare e… e’ una responsabilità che bisogna prendersi un po’ tutti, perché…lo sai tu, lo sa il rup, lo sa qualcuno Pagina 43 di 134

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    della regione…però se non facciamo così, non facciamo niente”). Di tale prospettiva discutono direttamente TUCCI e LATELLA il pomeriggio dello stesso 28.10.2015, concordando la necessità di terminare formalmente i lavori delle opere complementari entro il 30.11.2015 e poi di proseguire di fatto per tutto il mese di dicembre così da concludere almeno prima dell’emissione dei mandati di pagamento da parte della ragioneria comunale (L:“Allora Francè, io mi sono già informato tutto…perché d’accordo la Regione, entro il trenta, dobbiamo spedirgli tutte le carte, come hai detto tu, poi i… il… la ragioneria mia, prima del quindici, dobbiamo fare tutti gli atti, perché se no poi chiude…” – T:“Appunto! Quindi, teoricamente, tu lo puoi pagare pure il ventotto. Quello ha altri ventotto giorni di lavoro.” –

    L: “Bravo! hai detto teorica… Bravo! Teoricamente però, infatti pure io pensavo la stessa cosa però, parlando con la mia Ragioneria, no?”).

    Alla luce di tutto ciò, “l’atto di impegno” a terminare i lavori entro il 30.11.2015 che LATELLA si fa comunque rilasciare dal concessionario A.D.S. è solo il maldestro tentativo (giacché datato e protocollato successivamente all’invio della dichiarazione in Regione) di “alleggerire” la propria posizione.

    A conferma che il decreto fosse già “confezionato” e che si attendesse solo la dichiarazione del Rup per “mettere a posto le carte”, lo stesso giorno in cui LATELLA trasmette al Dipartimento programmazione la nota n. 32797, ZINNO adotta il decreto dirigenziale prot. n. 812 del 28.10.2015, registrato al n. 11945 del 3.11.2015, in cui – nel concedere il finanziamento integrativo di € 1.024.000 per l’esecuzione delle opere complementari – recepisce pedissequamente le false attestazioni rese in pari data dal Rup (capo 3).

    Appena registrato il decreto, il 4.11.2015 ZINNO ed un rappresentante del Comune di Scalea sottoscrivono l’atto integrativo alla Convenzione Rep. n. 6 del 09.01.2014, funzionale all’erogazione del finanziamento per le opere complementari.

    Il successivo 19.11.2015, il Rup LATELLA avvisa telefonicamente TUCCI di aver adottato la determina n. 316/LP del 19.11.2015 di affidamento delle opere complementari al concessionario ADS srl (capo 2), cui fa seguito, in data 24.11.2015, la stipula del contratto aggiuntivo con l’impresa (cfr. allegato 17).

    Proprio la determina n. 316/LP contiene la (apparente) descrizione di quella imprevedibilità legittimante l’affidamento delle opere complementari: infatti, se la nota n. 32797 del 28.10.2015 ed il decreto n. 812 del 28.10.2015 contengono l’apodittica attestazione della sussistenza del requisito di cui agli artt. 57 co. 5 e 147 D.Lgs. 163/2006, la determina in esame riconosce l’imprevedibilità “nella circostanza che il concessionario, partecipante alla gara, non ha formulato alcuna proposta di ampliamento dell’investimento rispetto a quello già richiesto nel progetto a base di gara e nella circostanza che la Regione Calabria, nel tentativo di recuperare risorse comunitarie non spese ad oggi (a seguito di ricognizione successiva alla gara d’appalto), consente il finanziamento di opere complementari, da affidare ad amministrazioni virtuose che hanno già stipulato contratti di Pagina 44 di 134

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    concessione i cui lavori sono in corso di realizzazione, a condizione che le stesse opere aggiuntive vengano realizzate e le spese rendicontate al 31 dicembre 2015”.

    Sennonché, l’assoluta eccentricità della causale indicata rispetto al precetto legislativo – rilevabile ictu oculi anche da un non addetto ai lavori – rende così macroscopica l’illegittimità degli atti amministrativi adottati da ZINNO prima e da LATELLA poi, da fornire prova sufficiente dell’intenzionalità dei pubblici ufficiali nel procurare un ingiusto vantaggio alle imprese del BARBIERI (cfr. Cass. n. 31594 del 19/04/2017).

    Ove però ciò non bastasse, è la dinamica collusiva già esplorata a fugare ogni dubbio al riguardo.

    Ne offre un’ulteriore prova la conversazione telefonica del 18.11.2015 fra TUCCI e la segretaria, allorché il primo chiede alla sua collaboratrice di rintracciare il file dell’ultima stesura del parere sull’applicabilità dell’art. 147 D.Lgs. 163/2006, corretto da DE CARO, il “braccio operativo” di ZINNO (“eh…guarda che abbiamo messo come “circostanza imprevedibile”…abbiamo tolto quella del finanziamento…omissis…lo vedi nella mia mail…me l’ha mandato DE CARO, l’abbiamo scritto insieme…lui, per la verità, l’ha corretto”): è la dimostrazione della consapevole cooperazione di tutti gli attori, pubblici e privati, per la realizzazione di un vantaggio illecito.

    L’asservimento del Rup LATELLA agli interessi di BARBIERI emerge con nettezza anche dalla vicenda dell’atto di sottomissione del 24.11.2015, ovvero dell’atto con il quale viene approvata dalla stazione appaltante, ex cfr. artt. 132 co. 1 lett. b, D.Lgs. 163/06 e 161 DPR 207/10, la perizia di variante relativa al contratto (v. allegato 18).

    In essa, con il “pretesto” della modifica del collegamento con la SS 18 dovuta al diniego del proprietario confinante (Fazio) di cedere bonariamente il proprio terreno (circostanza prevedibile o, comunque, superabile con il tempestivo avvio del procedimento di espropriazione per pubblica utilità e la relativa occupazione d’urgenza), il concessionario riesce, oltre a locupletare indebitamente altri € 51.368,79 per l’allungamento e bonifica della strada, ad ottenere una modifica della cronologia dei lavori e delle modalità di pagamento secondo una strategia ispirata da ZINNO: infatti, la società concessionaria, “a causa delle difficoltà riscontrate…non è più in grado di rispettare la tempistica indicata in contratto; pertanto al fine di onorare i termini perentori stabiliti dalla Regione Calabria occorre procedere con estrema urgenza concentrando tutti gli sforzi produttivi di cantiere sui lavori relativi alla quota pubblica (1 lotto), tralasciando al momento le lavorazioni inerenti la quota privata (2 lotto);… il concessionario s’impegna ad ultimare tutti i lavori finanziati dalla REGIONE CALABRIA (Por) (1 lotto) entro il 30.11.2015, in modo da consentire al Comune di SCALEA di rendicontare le relative spese alla REGIONE CALABRIA entro il 31.12.2015; l’amministrazione comunale s’impegna a corrispondere la quota di finanziamento pubblico per intero entro il 31.12.2015, senza alcuna detrazione, qualora vengano ultimati, entro il termine suddetto, i lavori di

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    cui al 1 lotto finanziati con il Por Calabria, recuperando così anche le detrazioni già effettuate al 1 e 2 SAL sui lavori relativi al 1 lotto”.

    Si tratta, all’evidenza, dell’ennesimo atto di favore del decisore pubblico nei confronti del privato, al quale viene consentito, sulla scorta di una causale apparente (l’opposizione del citato Fazio) e di un impegno irrealizzabile (il completamento delle opere principali di parte pubblica, cd. Lotto I, e delle opere complementari entro il 30.11.2015), di posticipare al 30.3.2016 la conclusione dei lavori del Lotto II a capitale privato (in luogo della percentuale del 70% al 10.12.2015 prevista nell’originario contratto) e di ottenere l’erogazione per intero del finanziamento pubblico (per contratto vincolata al contestuale avanzamento dei lavori di parte privata), essenziale per rimpinguare le casse vuote dell’impresa e consentirle di avanzare nell’esecuzione di quelle stesse opere date, a meno di una settimana dalla scadenza, pressoché per concluse

    (L: “Noo, ma…per questo, io pensavo che era chiaro questo discorso, perché sembrerebbe no, che la perizia di variante è solo relativa allo spostamento di quel pezzettino, stiamo parlando di uno spostamento del tratto terminale, col collegamento alla 18, che è di 600 metri, che invece di avere una curva, praticamente, venire dritti e poi avere la curva dopo, va dall’altro lato…cioé, hai capito?! Quella è una banalità rispetto al…” –

    T: “E’ stata solo un’occasione, appunto, quella è solo un’occasione per fare la variazione contrattuale, non c’è un’altra…”; conversazione fra LATELLA e TUCCI del 22.11.2015;

    T: “Oh comunque, mò adesso abbiamo fatto così, abbiamo…ci siamo messi d’accordo così…io, tra stasera e domani faccio uno Stato d’avanzamento, lui firma l’atto di sottomissione ed io tento di farti firmare contratto e atto di sottomissione…” –

    B: “Ok!”

    T: “…perché l’atto di sottomissione è fondamentale, perché lui ha altri 350mila euro…omissis…che ti può liquidare se tu firmi l’atto di sottomissione e se lui approva la variante!!” –

    omissis

    T: “…e ci siamo messi d’accordo su questi pagamenti!! Che per noi sono fondamentali perché tu, il 5 dicembre se arrivano i soldi dalla REGIONE incassi una grande parte che ti consente di chiudere tutti e due i lavori!”

    ..omissis..

    B: “Ma lui, una domanda ti faccio, lui l’ha visto, l’avete visto insieme il fatto che stava andando fortemente avanti la strada??, questo discorso dell’accelerazione dei lavori…”

    T: “No, sto fortemente non c’è!!, Giò, siamo andati…ho visto…omissis…Ancora non arrivano neanche alle case Giò!” conversazione fra TUCCI e BARBIERI del 23.11.2015).

    L’importanza economica dell’accordo raggiunto (perché, a dispetto del nomen iuris, di questo si tratta) con la firma dell’atto di sottomissione si comprende bene sol che si pensi che, per come calcolato dalla Guardia di Finanza, senza la modifica del criterio di erogazione il certificato di pagamento del III SAL sarebbe stato negativo per oltre € 39.000 (essendo i

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    lavori in quota privata fermi al 58,93% in luogo del 70% pattuito) mentre, in esito alla variazione dei termini contrattuali, risulta positivo per € 353.728,64 (v. allegato 19).

    In questa stessa ottica si pone, in data 26.11.2015, a distanza di appena due giorni, la stipula di un ulteriore atto di sottomissione in relazione al contratto di affidamento dei lavori complementari (v. allegati 26 e 27): in esso le parti convengono la sostituzione di una delle opere complementari (la cablatura in fibra ottica per oltre € 73.909) con la realizzazione di una “seconda” piazzola helipad, modifica anche questa funzionale a far risultare (mediante la furbesca imputazione fra le opere complementari della “prima” piazzola taxi way facente parte del Lotto II a capitale privato, già indicata al 36,72% nel 2° SAL) completati/in via di completamento i lavori oggetto del finanziamento integrativo di € 1.024.000.

    La redazione dei SAL del Lotto I e delle opere complementari (capi 4, 5, 6)

    A questo punto, dopo aver indicato – nella piena consapevolezza della sua irrealità – la data del 30.11.2015 per la conclusione dei lavori del Lotto I e di quelli oggetto di finanziamento aggiuntivo, tutti i protagonisti, pubblici e privati, dell’appalto di Scalea (i già conosciuti BARBIERI, TUCCI, LATELLA e ZINNO, cui si aggiungono GUARNACCIA Gianluca e TROZZO Marco) “lavorano” all’obiettivo comune di assicurare il formale rispetto di questa scadenza (“mettere le carte a posto”), mediante la redazione di SAL attestanti falsamente come eseguiti lavori per nulla o solo in parte avviati, e comunque privi di qualsiasi idoneità funzionale.

    L’intesa di anticipare la contabilità a fine novembre, salvo poi proseguire di fatto i lavori nel mese di dicembre, era già stata raggiunta fra TUCCI (a sua volta “imbeccato” da DE CARO) e LATELLA nel corso della telefonata intercettata il 28.10.2015 ma viene ribadita ancora in una conversazione del 5.11.2015

    (T: “… ti avranno detto che noi il 30 dovremmo fare, dovremmo finire i lavori e fare lo stato d’avanzamento di tutti i lavori finanziati, devono essere finiti al 100%…diciamo come l’altra volta…per intenderci tu ed io, no??!…”;

    L: Si!!…si…si, si…

    T: “Così tu chiedi i soldi alla Regione…”

    L: “Certo!”

    T: …e io e te, verso…dopo 10 giorni, 15 giorni andiamo a fare un sopralluogo, se hanno, se è tutto sistemato li paghiamo, sennò rimandiamo a dopo Natale…sennò non li paghiamo mai, punto!”).

    D’altronde, la condizione di ritardo dei lavori emerge con evidenza ove si consideri che il 16.11.2015, cioè a sole due settimane dalla scadenza, il nuovo direttore del cantiere di Scalea, TROZZO Marco, si lamenta con l’ing. GUARNACCIA, altro collaboratore di Barbieri, per lo stallo dei lavori

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    principali causato dalla mancanza dei materiali edilizi e riferisce di essere ancora in attesa dei preventivi degli infissi e dell’impianto di condizionamento, interventi inseriti fra i lavori complementari. Lo stesso Rup LATELLA, il giorno dopo, di rientro da un sopralluogo sul cantiere, contatta TUCCI per esternargli la sua preoccupazione per lo stato di avanzamento dei lavori (“sono stato là in cantiere, mò sono passato…là sono proprio indietro!!”).

    Il rapporto di piena collusione fra TUCCI e LATELLA, che ormai ha abbandonato le iniziali remore, emerge chiaramente al momento della redazione del III SAL (capo 4).

    Dapprima è TUCCI, in una conversazione del 26.11.2015, a proporre a LATELLA di redigere un SAL per l’intero Lotto I a capitale pubblico ma di tenerlo “riservato”, cioè di acquisirlo senza trasmetterlo alla Regione (è la “strategia”, ispirata da ZINNO e già suggerita da DE CARO: “…quello che ci ha detto l’altra volta, hai visto che ti ha detto “Li abbiamo solo tu ed io”, ti ha detto”), quindi è LATELLA, in una conversazione del 27.11.2015, a consigliare a TUCCI di predisporre il III SAL al 25.11.2015, sfruttando i vantaggi derivanti dalla perizia di variante appena approvata (ossia la modifica delle modalità di erogazione del finanziamento pubblico) ed inserendo i lavori di rifacimento della strada, così da poter liquidare immediatamente le somme già a disposizione del Comune di Scalea, e di redigere il IV SAL al 30.11.2015 (od al massimo all’1.12.2015).

    In ossequio a quanto concordato, TUCCI predispone, con data 25.11.2015, il III SAL per lavori a tutto il 25.11.2015, ed il Rup LATELLA sottoscrive il relativo certificato di pagamento in pari data (datazione senz’altro falsa dal momento che i due decidono come procedere soltanto nella telefonata intercettata il 27.11.2015); quindi, in data 30.11.2015, sempre LATELLA emette la determina di approvazione e liquidazione n. 326/LP, cui segue, in data 15.12.2015, il pagamento della fattura elettronica n. 6/2015, al netto dell’Iva; cfr. allegati 19 e 23).

    Se la falsità della data di redazione del SAL è provata, seri dubbi possono nutrirsi anche sulla veridicità delle percentuali di avanzamento lavori indicate: infatti, benché la natura del corrispettivo “a corpo” renda difficoltoso il controllo, la modalità con la quale TUCCI e LATELLA convengono sul da farsi depone per la complessiva inattendibilità del documento contabile.

    In particolare, rispetto al II SAL, il nuovo documento riporta solo un incremento della voce “Raccordo stradale con la SS18”, che passa dal 31,71% al 41,25% in modo del tutto “arbitrario”, giusto per confezionare un SAL che, fra lavori eseguiti e recupero delle quote di finanziamento pubblico non erogate sui primi due SAL, consenta di emettere un certificato di pagamento per € 353.728,64 e di liquidare all’impresa un acconto di € 312.498,78, ossia entro il limite della somma immediatamente disponibile nelle casse del Comune di Scalea (“Ehh, come eravamo rimasti, così recuperiamo tutta l’anticipazione, vediamo quanto viene il terzo Sal così io glieli posso liquidare…considera che in cassa noi abbiamo, disponibili, 320mila euro…”), con successivo saldo a fine dicembre.

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    Sennonché, proprio il carattere “interlocutorio” di questo SAL, redatto sulla falsariga del precedente per incassare le risorse intanto disponibili, spinge a restringere l’evidenza della colpevolezza in capo ai materiali redattori/sottoscrittori dell’atto, TUCCI, BARBIERI e LATELLA, certamente consapevoli del suo contenuto, escludendo, allo stato degli atti, uno specifico contributo, morale e/o materiale, da parte degli altri indagati TROZZO, GUARNACCIA e ZINNO.

    Ma la collusione di tutti i soggetti, pubblici e privati, risulta invece eclatante con riguardo alla redazione del IV SAL dei lavori principali (capo 5) e del SAL relativo ai lavori complementari (capo 6), entrambi attestanti come concluse o prossime alla conclusione lavorazioni che, alla data del 30.11.2015, non erano neppure iniziate oppure versavano ancora in “alto mare”.

    Rispetto a questi documenti, il contributo di ZINNO è subito manifesto allorché, in data 30.11.2015, si informa da TUCCI sulla redazione dei SAL – di Scalea e di Lorica, entrambi legati alla scadenza di fine novembre – e conviene un incontro per la sera successiva, in modo da visionarli assieme (Z: “senti me ne vado, se tu domani sei a posto con ‘sti SAL mi chiami che ci vediamo” –

    T: “Ma si, te lo sto già dicendo, domani viene LATELLA e dopodomani viene coso (ndr: MELE Rup di Pedace)” –

    Z: “e quindi ci vediamo domani sera, verso le 6, da te?!”

    T: “Eh, si, ciao!”).

    Il successivo 3.12.2015, Marco TROZZO, il direttore di cantiere subentrato a LIUZZI, chiede a TUCCI indicazioni tecniche per la realizzazione della piazzola helipad (“traslata”, per mero interesse del concessionario, dal novero delle opere a capitale privato alle opere complementari, rispetto alla cui esecuzione il direttore dei lavori consiglia di risparmiare l’uso del quarzo per la finitura e di livellarla tramite una bella “elicotterata”) e della strada di collegamento di essa con il costruendo garage, entrambe lungi dall’essere ultimate.

    Il 7.12.2015, l’ing. GUARNACCIA riferisce a BARBIERI che COZZA, fornitore degli infissi, ancora in attesa del materiale, non inizierà a montare prima del successivo 15.12.2015, prevedendo di terminare entro Natale.

    il 9.12.2015, la sezione aerea della Guardia di Finanza sorvola l’avio- superficie di Scalea e documenta fotograficamente (cfr. allegati 21 e 22) il reale stato di avanzamento dei lavori, conclamando la falsità delle percentuali indicate nei citati SAL

    In particolare, il IV SAL (cfr. allegato 20) attestava l’esecuzione al 30.11.2015 di:

    • strada d’accesso al garage eseguita al 100%,
  • terminal bus, ripristino aree verde e luci piazzale eseguiti al 100%,

  • raccordo stradale con la SS 18 eseguito al 95%,

  • quando ancora la strada d’accesso era in stato embrionale, la sistemazione del terminal e dell’area limitrofa realizzata in modo parziale e la strada di collegamento con la SS 18 in patente ritardo;

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    mentre il I SAL dei lavori complementari (cfr. allegato 28) dichiarava l’esecuzione, sempre al 30.11.2015, di:

    • piazzola helipad realizzata al 97%,
  • infissi interni ed esterni realizzati al 98%,

  • impianto di climatizzazione realizzato al 98%,

  • benché della piazzola helipad era stato realizzato solo lo scavo, degli infissi erano stati montati solo i controtelai e l’impianto di condizionamento non era ancora stato installato.

    Per come si comprende dalle captazioni telefoniche, l’effettiva redazione dei due SAL avviene solo il 21.12.2015 ma, a questa data, il Rup LATELLA ha già adottato e trasmesso le relative determine (nn. 327/LP e 328/LP dell’1.12.2015) di “presa d’atto” (in luogo di “approvazione”, tentativo ipocrita di prendere le distanze dalle smaccate falsità ivi contenute) alla Regione Calabria ove, grazie alla compiacenza dei pubblici funzionari del Dipartimento Programmazione, vengono predisposti, pur in difetto della materiale acquisizione dei documenti contabili (inviati, a mezzo posta ordinaria, nel successivo mese di marzo), i decreti di liquidazione del finanziamento pubblico in favore del Comune di Scalea e, per esso, al concessionario, di € 560.134,28 e € di 814.906,34, oltre iva al 10%. Dunque, alla data dell’1.12.2015, il Rup LATELLA ha in mano soltanto una bozza dei SAL, che utilizza per approntare le determine da trasmettere in Regione, ma i lavori (e la “messa a posto” delle carte) continuano per tutto il mese.

    In data 17.12.2015, di ritorno dal cantiere di Scalea, TUCCI avverte GUARNACCIA della necessità di apportare delle correzioni, chiestegli dal Rup LATELLA, al brogliaccio dei lavori al 30.11.2015.

    Infatti, di fronte all’evidenza del ritardo di lavorazioni date per concluse, LATELLA impone a TUCCI, quasi a voler tacitare la coscienza, una (risibile) riduzione della percentuale di avanzamento della strada di collegamento con la SS 18 dal 100% al 95%, pari a circa € 53.000.

    (“sì…va be’, no…ma…ma no…ma no…perché…no…ma poi ho parlato pure con i collaudatori no…? Ma perché ci dobbiamo mettere sotto…sotto scopa (dobbiamo esporci n.d.r.) noi…su…certe cose che non…non esistono proprio, hai capito? Non è cosa (non è il caso n.d.r.) ohi…France'”

    omissis

    no…non…gua’…c’ho pensato in tutti i modi. Non…non…non si può fare come…come dici tu…non…non è corretto, ohi France’. Non facciamo lo stesso errore che abbiamo fatto nei SAL, ti prego, dai! Non è corretto in quel modo come dici tu, dai! Dai…”.

    omissis

    Ohi France’…France’…ti prego…ti prego. Lunedì mi deve portare i SAL come siamo rimasti con Marco (ndr: TROZZO)

    omissis

    eh…lo so perché ci sono anda…ci sono andato sul cantiere e ci andrò martedì sul cantiere, per questo lo so, France’…”;

    conversazione del 19.12.2015 TUCCI e LATELLA).

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    Dalla versione definitiva dei SAL resta fuori soltanto l’approvazione delle spese generali, tra le quali è compreso – alla voce “progettazione+D.L. – il compenso dello stesso direttore dei lavori: tuttavia, sulla rimediabilità di questa esclusione, TUCCI viene subito rassicurato da ZINNO: “Ma non ti preoccupare, liquidati tutti questi, non ti preoccupare!!, è problema mio, ciao, ciao…”.

    Infine, ove mai si cercasse ulteriore conferma dell’assoluto ritardo dei lavori, è sufficiente ascoltare il resoconto sullo “stato dell’arte” che TROZZO fa direttamente a BARBIERI il 23.12.2015 ovvero leggere le dichiarazioni rese da ORTOLANI Alberto, già gestore esecutivo dell’aerostazione per conto del Comune di Scalea, cui BARBIERI aveva affidato l’incarico di amministratore delegato della società di progetto “Aeroporti di Scalea” ai soli fini della gestione dei dipendenti, il quale non soltanto ha riferito come alcune opere siano state eseguite solo nel corso del 2016 ma anche come fossero state necessarie ulteriori spese per renderle funzionali (cfr. pagg. 175-177 richiesta PM).

    La frode in pubbliche forniture (capo 7)

    La lucupletazione di denaro pubblico da parte del concessionario non passa soltanto attraverso condotte di falso e di abuso d’ufficio ma anche tramite la cattiva esecuzione delle opere, consistente nell’utilizzo di materiali scadenti e/o di quantitativi inferiori rispetto a quelli pattuiti in contratto, con conseguente frode ai danni del committente pubblico.

    In particolare, le conversazioni intercettate rivelano la consapevole cooperazione di BARBIERI, TUCCI, TROZZO e CITTADINI (quest’ultimo quale titolare dell’impresa subappaltatrice dell’opera) nella realizzazione del collegamento stradale alla SS 18 in modo difforme dal progetto esecutivo approvato, ossia mediante la collocazione di un sottofondo stradale di “misto stabilizzante” di altezza compresa fra un minimo di 5-6 ed un massimo di 10 cm in luogo dei 30 cm previsti, con conseguente illecito arricchimento di almeno € 20.000.

    Stavolta ad istigare TUCCI e BARBIERI è Carlo CITTADINI (titolare della CITTADINI srl, società partecipata da BARBIERI e, alla pari di questi, coinvolto nella recente operazione di P.G. “Cumbertazione-5 Lustri”), il quale consiglia di non “buttare soldi” con il “misto” ma di limitarsi a stendere 7 cm di binder (conglomerato a basso tenore di bitume) e 3 cm di tappetino (malta bituminosa): peraltro, proprio l’invito rivolto al direttore dei lavori da chi è incaricato, in subappalto, della realizzazione della strada, sgombra ogni dubbio circa la piena consapevolezza di quali fossero le specifiche tecniche del progetto approvato.

    Tuttavia, l’inadeguatezza tecnica della “scorciatoia” suggerita da CITTADINI viene subito segnalata a BARBIERI dal direttore di cantiere TROZZO, convinto che la natura argillosa del sottofondo stradale avrebbe comportato, in mancanza di uno strato di misto stabilizzante, avvallamenti e cedimenti.

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    (T: “Ti dico un’altra cosa…quella strada sta nascendo sul limo, cioè sabbie mobili!! Se non sia mai, se non sia mai quella strada, si crea un avvallamento causa il limo, ok?!, e vanno a fare un’indagine per verificare come è stata fatta e manca lo strato dello stabilizzante sono guai!!)

    Tuttavia, la determinazione illecita di BARBIERI è così persistente che, alla fine, convince il direttore di cantiere a fare uno strato di “misto” di 5-6 centimetri, al massimo 10

    (T: Io te lo dico veramente, lo so che…io sono più per te, per tirarti a risparmiare, ma credimi se non sia mai si presenta qualcosa, vanno a fare un sondaggio lì siamo rovinati poi!” –

    B: “Si…ma tu non puoi fare un po’ di meno di misto, risparmiare un po’ sul misto…?” –

    T: “Volendo sì!! Invece di fare da 10, lo facciamo da 5 a sto punto…” – B: “Ehh, capito?? Una via di mezzo!! Fai 5, invece di 10 fallo da 5 e poi facciamo il tappetino da 7, hai capito?!” –

    T: “Ohhh!! Perché, qualora viene fuori un carotaggio di verifica siamo rovinati!!”;

    omissis

    T: “10 cm…sì…anzi, addirittura ti dirò, guarda…eh…noi di progetto ne avevamo previsti nel computo metrico 30 cm…abbiamo esagerato proprio…con il misto stabilizzato. Io tenderei a stare sotto i 10 lì dove posso e…in alcune parti anche 5-6…”).

    Però, in data 11.4.2016, prima ancora del collaudo dei lavori, TROZZO comunica a TUCCI l’avverarsi del rischio in precedenza paventato, ossia una perdita dalla nuova conduttura d’acqua posata al di sotto della strada da ricollegarsi proprio ad un cedimento del piano viabile

    (Trozzo: “ingegnè..omissis…la nuova rete in ghisa che abbiamo messo nel tratto della strada nuova ha già presentato una perdita!

    omissis

    Stavo dicendo che, evidentemente s’è abbassata un po’ la strada, visto e considerato che la ghisa è rigida come tubazione, abbassandosi la strada avrà creato una crepa o s’è spaccato un giunto, non lo so…ancora dobbiamo andare a verificare…

    Lo so!!, però è una cosa che vi volevo solo rendere noto perchè io la mia paura è che è una cosa che si può presentare su diversi punti sulla strada nuova visto che…comunque si muove poco poco, no?!

    Tucci: “Ma non doveva succedere, no, nella maniera più assoluta…”).

    Sennonché, la condotta descritta rivela senz’altro la malafede contrattuale di tutti gli indagati, i quali concorrono al doloso inadempimento delle specifiche costruttive stabilite in contratto nella piena consapevolezza dell’insidiosità della frode, “nascosta” al di sotto dello strato di binder ed accertabile solo attraverso indagini invasive.

    Quanto all’entità del danno economico cagionato, l’importo indicato in rubrica costituisce, è bene ribadirlo, una stima provvisoria e prudenziale, essendo stato ipotizzato un “risparmio”, rispetto alle prescrizioni tecniche di progetto, di soli 5 cm di materiale del tipo “misto Pagina 52 di 134

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    stabilizzante”: se dunque, come emerge dai carotaggi a campione effettuati dal consulente tecnico del PM, dovesse essere confermata la posa in opera, come sottofondo, di 5-6 cm di misto stabilizzante per tutta la lunghezza della strada, l’entità della frode andrà rideterminata in non meno di € 80.000.

    Non solo, ulteriore verifica dovrà riguardare:

    • il rispetto dello spessore di 8 cm di binder e di 3 cm di tappetino di usura, anch’essi, prima facie, non corrispondenti alle specifiche di progetto;
  • il rispetto delle prescrizioni tecniche per l’area del Terminal, oggetto della conversazione, allo stato non valorizzata, fra TUCCI e GUARNACCIA del 2.10.2015, RIT 805/15, progr. 4361:

  • T: “Ohh, Gianlù, allora, dimmi…omissis…” –

    G: Allora…c’ho messo solo il binder al terminal…” –

    T: “Sii, sempre solo il binder…” –

    G: “Solo!”

    T: “…che se dobbiamo tagliare almeno dopo con il tappetino non si vede niente!!”

    G: Esatto, solo il binder…”.

    La dolosa inesecuzione dell’impianto di climatizzazione (capo 8)

    La “faccenda” dell’impianto di climatizzazione costituisce, prima ancora che un’ipotesi di reato, l’esempio più lampante dello sperpero di denaro pubblico prodotto da una pubblica amministrazione corrotta, incompetente o semplicemente indifferente al principio di economicità dell’azione pubblica, riflesso di un atteggiamento culturale per il quale ciò che conta è spendere i fondi pubblici, non importa se in modo sproporzionato od improduttivo (tale approccio è predicato soprattutto con riguardo ai cd. “fondi europei”, quasi che si tratti di “denari altrui” e non di quote di un bilancio, quello dell’Unione Europea, alimentato da tasse e contributi di provenienza nazionale).

    Infatti, è grazie alla collusione di BARBIERI con ZINNO che vengono affidati alla società dell’imprenditore romano lavori complementari per € 1.024.000 e, tra essi, la realizzazione di un impianto di condizionamento dal costo di € 550.000 senza alcuna valutazione – né prima né durante né dopo l’esecuzione – della congruità della spesa finanziata.

    Accade così che, nell’indifferenza dei numerosi controllori pubblici coinvolti nella procedura (oltre al Rup, i funzionari del Dipartimento Programmazione ed i tecnici collaudatori), un’opera affidata in subappalto dalla Barbieri Costruzioni s.r.l. alla ditta Falvo Giovanni per un importo di € 180.000 oltre iva sia rendicontata al committente pubblico per € 550.000, cioè per un importo pari ad oltre il triplo del costo di acquisizione.

    Sennonché, il vizio genetico è anzitutto, da parte della Regione Calabria, l’approvazione della spesa sulla scorta di una mera indicazione di corrispettivo a “corpo”, senza un progetto ed un elenco dettagliato di costi; in fase di esecuzione, rendicontazione e collaudo, è invece la mancanza di

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    un controllo di congruità che sia idoneo a far emergere l’assoluta sproporzione dell’esborso, così da poter recuperare, quale economia di spesa, una somma di oltre € 300.000.

    Ciò premesso, sono ancora una volta le risultanze intercettive a disvelare l’ulteriore (indebita) locupletazione di denaro pubblico.

    Il 22.11.2015 il direttore dei lavori TUCCI chiede al direttore di cantiere TROZZO di sollecitare, per il tramite dell’ing. GUARNACCIA, la predisposizione del computo metrico dell’impianto di condizionamento da parte del subappaltatore FALVO

    (Trozzo: omissis…eh…ingegne’, il fatto è questo…eh…FALVO ci farà sicuramente il computo metrico secondo il prezzario regionale, no? E verrà una certa cifra che non può venire il “totale”, assolutamente, perché noi dobbiamo…

    Tucci: e poi dobbiamo farci il computo delle opere murarie, che vuol dire Trozzo: e… e controsoffittatura

    Tucci: e certo. Dobbiamo aggiungerci qualche voce

    Trozzo: e quindi…quindi di conseguenza…

    Tucci: ci mettiamo tutti i muretti, i parapetti, pittura…hai voglia… Trozzo: oh…e quindi…di conseguenza, a me FALVO…di quanto…a quanto…a quanto può arrivare con…

    Tucci: ma deve metterci…che ne sai a quanto arriva? Ci deve mettere i prezzi che ci sono nel prezzario del…del 2013, deve usare il prezzario del 2013, ma ce lo deve fare stasera, se no quelli non approvano e dobbiamo firmare il contratto

    Trozzo: (…incompr….) non so se è il caso, dato che lo conosce GUARNACCIA, se ci parla lui e lo convince, io non vorrei che questo… Tucci: e per questo ti sto chia…dicendo “fai parlare a GUARNACCIA”).

    Il giorno successivo TUCCI chiede a GUARNACCIA il numero di telefono di FALVO per contattarlo direttamente, anche se di domenica, poiché il Rup LATELLA pretende, prima della sottoscrizione del contratto delle opere complementari, il computo metrico dell’impianto di climatizzazione (“…vuole il computo metrico dell’aria condizionata, dettagliato. Là c’è una sola voce “500.000 euro”. C’ha ragione”).

    Poco dopo TUCCI chiama FALVO per chiedergli la redazione di un dettagliato computo metrico ma, stante il poco tempo a disposizione, si deve accontentare (e, così anche il sempre accondiscendente Rup LATELLA) di una relazione descrittiva dell’impianto

    (T: scusate, le chiedo scusa per il disturbo domenicale. Allora, io sono il progettista e il direttore dei lavori…dei lavori di…dell’aeroporto di Scalea

    F: sì

    T: noi siamo in una condizione un po’ disperata, altrimenti io non l’avrei chiamata…ed è questo…come lei sa, noi dobbiamo finire i lavori entro la fine di novembre…tra virgolette, o quantomeno tutte quante le forniture devono essere in cantiere e poi finire qualche opera accessoria il giorno…qualche giorno dopo…

    F: sì…

    T: …pena la perdita del finanziamento, come lei sa da tempo. F: sì, sì

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    T: ora, quando io ho fatto il progetto ho inserito nel computo una voce unica “a corpo”, perché non sapevo se avremmo fatto un impianto aria-aria, se l’avremmo fatto ad acqua e…e non so però come avremmo fatto l’impianto.

    ..omissis..

    Io ho bisogno di esplodere quella voce in tante voci, da prezzario regionale, dimostrando, dicendo, giustamente, che cosa vado a fare. Oppure, bisogna descri…fare una…una sola voce, ma scritta con i controcazzi (dettagliata ndr)

    F: sì

    T: e…e però, il guaio è che mi serve per domani (ride)

    F: (ride)

    ..omissis..

    F: un computo metrico precisissimo non riesco a farglielo domani mattina… T: non preciso, molto…

    F: …ma una relazione, una relazione di come verrà l’impianto, con tutte…con tutto…).

    L’enorme differenza fra il costo reale dell’opera e la sua valorizzazione nel contratto di concessione sottoscritto il 24.11.2015, viene consapevolmente esplicitata, il successivo 4.12.2015, dall’ing. GUARNACCIA a DELLA FAZIA Ettore, altro collaboratore di BARBIERI per i lavori dell’aviosuperficie di Scalea, con il quale conviene – in modo del tutto strumentale – di indicare la prestazione resa dal subappaltatore FAZIO come “parte” di un’opera più ampia, comprendente “le opere murarie” ed altre voci, rendendo “edotto” anche FALVO dell’artificio

    (D.F.: eh…ho capito facciamo “NP2” (ndr: codici computo metrico), ma lì c’è scritto mezzo milione…

    G: sì…

    D.F.: eh…aho’…

    G: fino alla concorrenza di 167 (167.000 euro ndr), oppure dobbiamo estrapolare una voce…

    D.F.: scusa, il contratto con FALVO non è 3 piotte (300.000 euro ndr)?

    G: quanto?

    D.F.: 3 piotte (300.000 euro ndr)

    G: no.

    D.F.: no?

    G: no.

    D.F.: mi ricordo male?

    G: sì

    D.F.: ah…è 177 (177.000 euro ndr)?

    G: sì

    D.F.: minchia…e lui fa tutto quello per…e noi intaschiamo 500 (500.000 euro ndr)?

    G: sì

    D.F.: ah…

    G: e se no, che stiamo facendo a fa’? Per fa’ guadagna’ agli altri? ..omissis..

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    G: no, no…perché mi pare che ci sono opere murarie. Lui opere murarie mica le fa lui…le facciamo noi le opere murarie…aspetta un minuto…allora…dov’è Scalea…

    D.F.: che ci posso scrivere…”fornitura in opera delle ma…delle macchine…”…no

    ..omissis..

    G: no, va be’… lasciala così e mettiamo “…parte dell’impianto…” dai, tagliamo la testa al toro

    D.F.: eh, oddio, però questa deve andar bene a tutti eh?

    G: il soggetto…a FALVO…

    D.F.: eh…pure a FALVO, perché si vede arrivare “…parte…”….(ndr: presumendo ciò che direbbe FALVO)…”Ma, come? Ce l’ho tutto io! Tutto mio!”

    G: e ho capito…va be’…ora ci parlo io con FALVO, dai…non ti preoccupare).

    In effetti, il successivo 30.12.2015 la ditta FALVO srl emette fattura per un importo di € 171.000 oltre iva (residuando un 5% da fatturare a collaudo avvenuto) ed un oggetto consistente in “impianto di condizionamento ed opere complementari”: si tratta di una descrizione apparentemente neutra ma, in realtà, alquanto “intelligente”, perché pur comprendendo la voce “opere complementari” evita l’usuale dizione di “fornitura e posa in opera”, la quale sarebbe stata di sicuro ostacolo all’indicazione di ulteriori voci di costo da parte dell’appaltatore (cfr. allegato 29).

    Come già segnalato, a dispetto della data di fatturazione e, ancor prima, della percentuale di avanzamento lavori del 98% al 30.11.2015 indicata nel I° SAL delle opere complementari (cfr. allegato 28), l’effettiva realizzazione dell’impianto viene solo avviata nel 2015 ma prosegue nel corso del 2016. Ciononostante, l’opera non veniva ultimata né collaudata.

    Infatti, per come dichiarato agli inquirenti dall’amministratore della società di gestione aeroportuale ORTOLANI Alberto, è stata consegnata un’opera non funzionante perché mancante della “stesura dei cavi di alimentazione alla cabina elettrica nonché il quadro di alimentazione”; in senso analogo si è espresso il consulente tecnico del PM.

    A fronte di questo esito, il PM ha ritenuto integrato il delitto di inadempimento di contratto di pubbliche forniture ex art. 355, commi 1 e 4, c.p..

    La fattispecie in oggetto è punibile sia a titolo di dolo che di colpa, richiedendo, pertanto, quantomeno la rappresentazione e la volontà di non adempiere alle obbligazioni derivanti dal contratto, potendo essere l’evento (il far mancare opere e cose necessarie al funzionamento di uno stabilimento pubblico o ad un pubblico servizio) cagionato anche da imprudenza, negligenza od imperizia.

    Nel caso in esame, ad illuminare l’elemento psicologico del reato è il movente che ha sin dall’inizio caratterizzato l’agire degli indagati, costituito dall’incamerare quanto più denaro pubblico possibile a dispetto della fornitura di un’opera funzionale e funzionante, anche mediante falsificazione degli stati di avanzamento ed omissione di qualsiasi analisi progettuale Pagina 56 di 134

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    (rimessa totalmente al subappaltatore) delle caratteristiche dell’impianto necessario a riscaldare/raffrescare una superficie così ampia.

    Pertanto, oltre a potersi senz’altro riconoscere gli elementi di una condotta negligente, appare altrettanto convincente l’ipotesi accusatoria secondo cui gli indagati, nel perseguire a tutti i costi un ingiusto profitto, abbiano accettato, quale conseguenza del mancato rispetto degli obblighi contrattuali (a partire dalla redazione di un progetto esecutivo), l’esito fallimentare della mancata consegna di un’opera funzionante.

    Il progressivo ed irreversibile stallo dei lavori e la revoca del finanziamento con i fondi POR-FESR (capo 9)

    Le successive emergenze investigative danno ulteriore conto del ritardo del concessionario nella realizzazione degli interventi previsti (sebbene, grazie alla redazione di SAL in tutto o parte fasulli, già liquidati) e, quindi, del verificarsi della condizione contrattuale in base alla quale, in caso di mancata ultimazione (e rendicontazione) dei lavori entro il 31.12.2015, al concessionario sarebbe stata corrisposta esclusivamente la quota dell’investimento pubblico relativa ad opere riconosciute funzionali dai competenti uffici regionali.

    In tal senso, si può riportare il resoconto telefonico della “situazione ad oggi” che l’ing. TROZZO fa al BARBIERI in data 8.1.2016:

    quanto ai lavori complementari,

     l’impianto di climatizzazione, a carico del subappaltatore FALVO, non era ultimato e mancavano le canalizzazioni dell’impianto nella hall dell’aerostazione, a piano terra e al primo piano; in più, il subappaltatore DOCIMO stava ancora occupandosi, addirittura, del collegamento degli impianti di climatizzazione ai quadri elettrici;

     l’Helipad non era stato asfaltato e la strada di collegamento era priva del materiale di riempimento; in proposito TROZZO asseriva: “noi in un mese gli Helipad li finiamo facendo riferimento anche a quello previsto nel lotto I”;

     gli infissi a carico del subappaltatore Walter COZZA non erano terminati. Infatti COZZA stava ultimando le finestre fisse e poi sarebbe passato alle porte automatiche. A dire di TROZZO: “allora degli infissi…si circa 20 giorni perchè intanto COZZA ci dovrebbe fare avere gli infissi interni che ancora non ci ha fatto avere, quali sono le vetrate per gli uffici, per i negozi e vetrate sopra…”;

    quanto ai lavori principali (cioè finanziati anche con capitale pubblico),

     dell’Helipad non era stata neppure avviata la costruzione; a dire di

    TROZZO: “il mio programma è fare iniziare i carpentieri da lunedì

    con l’helipad H4, il primo che dovevamo fare di progetto”;

     i lavori di realizzazione della strada che adduce (rectius: avrebbe

    dovuto addurre) al garage erano appena avviati;

     la strada di raccordo con la SS 18 non era terminata, mancando

    non meno di ulteriori 15 giorni di lavoro. Pagina 57 di 134

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    In data 14.1.2016, TUCCI dapprima chiede informazioni a TROZZO sui tempi di completamento delle opere del Lotto I (ottenendo una generica rassicurazione) quindi riferisce a LATELLA di aver incontrato il Presidente della Regione Mario Oliverio a Lorica, il quale gli aveva manifestato la volontà di veder corrisposta “la fiducia” accordatagli (“..cioè, lui giustamente dice voglio vedere se la fiducia che vi ho accordato ve la meritate oppure no”).

    Ancora, in data 1.3.2016, dal colloquio fra TUCCI e TROZZO, emerge come i lavori del Lotto I non siano stati ultimati (“noi siamo in dirittura d’arrivo per la consegna, finita, sia del terminal bus…”) mentre alcuni interventi ricompresi nel Lotto II, a capitale privato, non siano stati neppure avviati (“l’Hangar adesso dovremmo iniziare, e una parte dell’illuminazione pista…questi sono i nuovi lavori che dobbiamo iniziare…”).

    Le conversazioni intercettate da questo momento in poi dimostrano non solo la consapevolezza di tutti gli “attori” della vicenda in ordine alle gravi violazioni commesse ma evidenziano anche i primi tentativi di TUCCI, ZINNO e LATELLA, di “smarcarsi” dalle sorti di BARBIERI, facendo ricadere su di lui le conseguenze – non solo penali ma anche economiche e lavorative – del mancato rispetto degli obblighi contrattuali:

    • in data 16.6.2016, BARBIERI avverte TROZZO di aver programmato una cerimonia inaugurale dell’avio-superficie alla presenza del Governatore Oliverio, sollecitandolo a dare “una parvenza di cosa finita” ed ammettendo, al contempo, la mancata ultimazione di lavori sia principali che complementari

    (B: Si, ehh…praticamente il 5 dovremmo organizzare la cosa con il Presidente…

    T: Si, me l’aveva detto ieri Ortolani, me l’aveva anticipato…

    B: Ok, il 5…ora, ovviamente priorità asfalto, bitume, aria condizionata e sistemazioni varie…perché per dare, come dire, una parvenza di cosa finita ovviamente, se non c’è l’hangar lo sappiamo non fa niente…ok?!);

    • in data 28.6.2016 TUCCI confida ad Arturo VELTRI la preoccupazione per lo stallo dei lavori ed il rischio di fare una figuraccia con il Presidente

    (T: …però, sì, però il problema Artù è un altro…il problema è che io sono andato a Scalea ed è una landa desolata!! Con l’erba a campi, cioè…

    V: Ahh, quindi non è positiva la situazione in cantiere??

    T: Ma è una cosa che…ci viene il Presidente e dice ma questo è pazzo!!, che cazzo mi fa venire qua, a fare che??…è una cacata mai vista!!

    V: E perché allora fa…perché ha premuto a fare st’inaugurazione…??!

    T: È pazzo!!

    V: Ma almeno la struttura c’è là, al chiuso, l’hangar, è tutto finito o no?!

    T: Noo, l’hangar è…l’hangar e il coso non ci sono proprio, le luci, la strumentazione non c’è…vabbè, quello uno non se ne accorge…ma se il resto è erba incolta, cacate mai viste, l’aerostazione è bombardata…di che stiamo parlando??!

    V: Ma l’aerostazione dentro è finita o non è finita nemmeno…?

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    T: Dentro, dentro abbastanza…ma dentro, l’aerostazione finita dentro chissà che cos’è, ohi…meno di niente!! Era già finita prima che cominciassero i lavori!!);

    • in data 8.8.2016, ZINNO contatta TUCCI per sapere se BARBIERI (appellato “il nostro imprenditore di Scalea”) sia in grado di completare i lavori nei tempi previsti o, comunque, entro l’anno, ma al termine della conversazione entrambi appaiono consapevoli che l’unica possibilità di salvezza sia il subentro di un altro imprenditore che acquisti le quote di BARBIERI

    (Z: Sei a Cosenza?!, senti una cortesia al volo, ma…2 domande secche, abbiamo parlato più volte…innanzitutto, il nostro imprenditore di Scalea finisce l’aviosuperficie nei tempi??, dammi risposte certe se ce le hai, sennò mettimi 20 punti interrogativi…tu sai che là, così come Lorica, è tutto quanto legato ai tempi no?!, se lui non finisce l’opera finita entro la fine dell’anno siamo fritti!! Siccome la parte privata che lui deve ancora spendere, che deve eseguire è notevole, tu pensi che lui la finisca entro la fine dell’anno??!

    omissis

    T: Io dico che se lui non vende le quote non finisce!!);

    • in data 31.8.2016 LATELLA sollecita ancora una volta TUCCI alla redazione del SAL relativo all’andamento dei lavori finanziati con capitale privato ma questi gli ribadisce l’inopportunità di una dichiarazione che, di riflesso, attesti la mancata ultimazione dei lavori obbligatori

    (T: “ma come sai, io il motivo per cui non faccio il sal privato lo conosci qual è…”

    omissis..

    T: “Io non volevo mettere Pasquà, un punto fermo su cose che sono ancora non del tutto finite, no?!!, hai capito?! Ehh!!”);

    • il 2.9.2016 è ZINNO ad informarsi direttamente dal Rup LATELLA circa lo stato dei lavori, ottenendo una timida quanto inverosimile rassicurazione sulla ultimazione e sulla funzionalità delle opere principali

    (Z: …che mi dici dell’aviosuperficie di Scalea?!

    L: Ma guarda, io sono rientrato oggi…

    Z: Ma tu sei ottimista, sei preoccupato…??

    L: Io sono preoccupato, sinceramente…

    omissis

    Z: Ma secondo te, questo rimane tra di noi e poi lo andiamo a verificare, loro un Lotto funzionale entro ottobre, novembre ce l’hanno?? Cioè l’aviosuperficie funziona, relativamente alle…alle opere pubbliche che abbiamo…

    L: L’aviosuperficie già funziona!!

    Z: Noo, ma rispetto alle opere che abbiamo finanziato con il pubblico, le opere finanziate con il pubblico sono funzionanti?!

    L: Si, si…);

    • il 20.9.2016 TUCCI dapprima telefona a BARBIERI e gli esprime la sua preoccupazione per la visita di collaudo convocata da LATELLA per il giorno successivo (“quello domani, hanno convocato il collaudo!! io vado là e mi fanno un culo così perché sono inadempiente!!”), quindi si sfoga con

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    GUARNACCIA (“lui pensa che va tutto bene, non ha capito che gli fanno la rescissione del contratto!! Ci sono gli estremi per la rescissione del contratto!…) ed infine cerca di convincere LATELLA a far saltare il collaudo con il pretesto della mancata presentazione dell’impresa e, comunque, a non acquisire formalmente lo stato di avanzamento dei lavori privati ma di darne atto a verbale come “cosa fatta” (“Si, ma io la contabilità ce l’ho pronta…omissis… Si ma non la presento ufficialmente e tu capisci il motivo!!, nel verbale diciamo l’ingegnere Tucci ha fatto la contabilità dei lavori ad oggi eseguiti, punto!!”);

    • il 21.10.2016, proprio commentando gli esiti della visita ispettiva, TROZZO prospetta a TUCCI il serio rischio di finire sotto indagine per truffa (“…però c’è un fatto ingegnè che se non sia mai esce fuori che non è stato fatto quell’ultima parte di bitumazione noi andiamo proprio nei guai in maniera seria, perché è truffa!!”) ed evidenzia che anche i collaudatori, sia pur in modo generico (“il notevole rallentamento della produttività, che si protrae oramai da diversi mesi, ha determinato una bassa percentuale di avanzamento dei lavori relativi alla parte privata, mentre i lavori relativi alla parte pubblica risultano prossimi alla ultimazione. Sulla criticità sopra evidenziate che riguardano, da un lato, gli attuali obblighi contrattuali del Concessionario e, dall’altro, le azioni che l’Amministrazione intende intraprendere nelle sedi opportune per rendere l’opera pienamente fruibile e collaudabile, si rende necessario acquisire una dettagliata relazione da parte del direttore dei lavori”), hanno rilevato la mancata conclusione dei lavori (Trozzo: Noo, perchè loro sostengono che non è stata ultimata la parte del pubblico e vogliono capire il perché!!

    Tucci: Pure!!, e lo sputtanano in questo modo…

    Trozzo: Noo, dicono che sono in fase di ultimazione della parte pubblica, cioè una cosa del genere c’era scritto, comunque c’è scritto che non è finito!!);

    • nel mese di novembre 2016, di fronte all’irrimediabile stallo dei lavori, TUCCI formalizza a LATELLA il resoconto dei lavori privati (“e poi la lettera te l’ho mandata come, hai visto, praticamente non hanno fatto niente!! Dal 30 novembre 2015 ad oggi non hanno fatto un cazzo!!, 10mila euro, 40mila euro di lavori, 50…non di più!!”) e comincia ad ipotizzare le possibili strategie per andare esenti da responsabilità (“…perché sennò entriamo in un contenzioso che non conviene a nessuno, invece io faccio un ragionamento diverso…io Comune di Scalea ho speso tutti i fondi comunitari?? Si!! Li ho spesi tutti, benissimo! Mi prendo una garanzia sui fondi che il privato deve finire”), rimedi che, prima di intraprendere, LATELLA vuole comunque discutere con ZINNO (“Vediamo, vediamo, cioè io voglio, te l’ho detto, prima voglio avere lo stato d’arte per poter parlare con Zinno!!“).

    La ricerca di una soluzione amministrativa che potesse sollevare da responsabilità la “parte pubblica” del rapporto collusivo diviene impellente all’indomani dell’esecuzione, in data 19.1.2017, dei provvedimenti di fermo nell’ambito della già ricordata operazione congiunta delle DDA di Reggio Calabria e Catanzaro cd. “Cumbertazione/5 Lustri”.

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    Infatti, venuta alla luce l’esistenza di un’associazione a delinquere specializzata nella turbativa di gare pubbliche e nell’infiltrazione di lavori pubblici da parte della criminalità organizzata di tipo ‘ndranghetista, Paola RIZZO, dirigente del Settore di Coordinamento e Sorveglianza POR, FESR, PAC e FSC del Dipartimento Programmazione, contatta Luigi ZINNO per riferirgli della richiesta della Commissione Europea, anticipatagli dal funzionario Francesco DE ROSE, di procedere al ritiro del progetto dell’avio- superficie di SCALEA dal programma di finanziamento FESR-POR, in quanto inammissibile, nonché alla de-certificazione dei pagamenti già eseguiti. Infatti, a differenza degli altri progetti sub iudice, la Commissione Europea reputa l’inammissibilità originaria della concessione di Scalea (valutazione che trova ZINNO in disaccordo) e rileva comunque una serie di irregolarità, a cominciare dal mancato inserimento dei dati relativi al versamento delle quote private nel sistema informativo SIURP, a finire con la sproporzione fra lo stato di avanzamento dei lavori finanziati con capitale pubblico (pressoché totalmente erogato) e quelli a carico del privato, realizzati per appena € 600.000 sui € 2.000.000 previsti.

    Pertanto, di fronte al rischio di deferimento alla Corte di Giustizia Europea ed alla consapevolezza della carenza di controlli da parte della Regione (“..se questo ti scrive una lettera pesante…no qui non è più un fatto solo di opportunità, è un fatto di come ha funzionato il sistema di gestione e controllo perchè tieni conto che lì ci sono pure i controlli dei controllori di 1° livello…”), RIZZO e ZINNO convengono di effettuare di ritiro del progetto di SCALEA dal programma europeo, esercitando la clausola prevista in caso di inadempimento contrattuale con conseguente addebito a carico dell’aggiudicatario-esecutore, ma ipotizzano anche di assicurare, dopo il ritiro e la de-certificazione dei pagamenti, una copertura finanziaria attingendo a fondi nazionali e regionali ricavati all’interno del Piano Azione Coesione (PAC) ovvero dell’Accordo di Programma Quadro (APQ) e del Fondo per le Aree Sottoutilizzate (FAS): il ricorso a questi fondi sarebbe stato adeguatamente illustrato al Presidente della Regione, al fine di evitare il dissesto economico del Comune di SCALEA, a carico del quale sarebbe stata altrimenti traslata una perdita di bilancio di oltre € 2.900.000

    (Z: “allora senti, ho un po’ di linea…omissis…lo ritiriamo e lo ritiriamo con la motivazione che manca una parte consistente del privato…omissis.. considerando che i tempi contrattuali sono stati sostanzialmente violati e che l’amministrazione ha avviato.. ..perchè a Lorica non c’è nessuna lettera di rescissione, allora si può dire..

    ..omissis..

    bravissima però, sono d’accordo, però andiamo al fatto però noi come pubblici funzionari dobbiamo dare una mano a ‘sto Comune per non farlo andare in fallimento..

    ..omissis..

    allora dobbiamo cercare di segnargli un’uscita in modo che il Presidente e’ consapevole, si dicono le cose, guarda questi si trovano in questa situazione dobbiamo cercare di trovare una copertura finanziaria”). La concreta attuazione della soluzione individuata da ZINNO e RIZZO passa attraverso l’ennesima falsificazione della realtà.

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    Infatti, al fine di celare la collusione (ZINNO) ovvero la negligenza (RIZZO) degli uffici regionali nella gestione del finanziamento comunitario di Scalea, i due dirigenti convengono di motivare il ritiro del progetto anche in ragione del presunto avvio della procedura di rescissione contrattuale da parte della stazione appaltante, così da giustificare anche “il recupero” dell’investimento nell’ambito dei finanziamenti PAC

    (Z: ho detto si mi faccio mandare queste note dal LATELLA dove, lui non ha fatto la rescissione eh..

    omissis…

    R: ha fatto l’avvio

    Z: ha fatto l’avvio, perfetto! quindi leggiamo come sono fatte e poi ci possiamo andare ad infilare in questa, questa…”).

    A tal fine, ZINNO chiede a LATELLA di inviargli via mail tutte le note di diffida inviate al concessionario, anche le più risalenti (“..tu mi dovresti mandare la prima, quando hai avviato la cosa, perché da quella si evince che tu eri solerte..”), salvo poi decidere di utilizzare solo quelle di novembre e dicembre 2016, risultando controproducente esibire la nota del mese di aprile 2016 in quanto sarebbe stato agevole constatare l’inerzia del Rup per quasi un anno.

    Tuttavia, entrambe le citate note sono ben lungi dal poter configurare l’avvio di una procedura di rescissione (la nota del 24.11.2016 contenendo una mera diffida e quella del 19.12.2016 un invito alla Direzione Lavori a vigilare e, nel caso di perdurante inadempimento, a procedere alla risoluzione in danno del contratto), sicché, dopo aver parlato con la RIZZO, ZINNO sollecita a LATELLA l’invio di una dichiarazione attestante l’intenzione del Comune a “proseguire” una – in realtà mai avviata – istruttoria di risoluzione in danno del contratto non appena definita la vicenda giudiziaria che, per un beffardo paradosso, diviene quindi lo schermo dietro cui obliterare le gravi responsabilità personali.

    (R: allora quelle 2 note, non sono altro che 2 note di diffida Z: eh ho capito, però considera che le note…

    R: dopodiché?

    ..omissis..

    R: quelle sono note di diffida, non sono note di rescissione contrattuale tecnicamente

    Z: ohi PAOLA la nota di rescissione lo sai come si fa? è un procedimento che dura 6 mesi, bisogna fare constatazione, verbali, però Lui ha avviato la procedura, io così la farei

    R: ma Lui non riesce a farci una lettera oggi Z: a farci?

    R: una lettera oggi

    Z: in cui ci dice?

    R: allora in cui riassume un po’ tutte quante le cose precedenti, con più note ha diffidato l’azienda senza però avere, che era intenzione del COMUNE avviare la rescissione

    Z: No, che ha avviato la rescissione!!

    R: che ha avviato la rescissione, ma che la cosa si è interrotta appunto perchè è intervenuto il sequestro del cantiere

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    Z: e adesso si è in attesa del, del…di una chiarezza procedurale per continuare nell’azione di rescissione, così farei io

    R: chiarezza procedurale? cioè io direi semplicemente che è intervenuta l’inchiesta ed in questo momento il COMUNE è in attesa, è in attesa di eventuali rideterminazioni però che dal punto di vista oggettivo lo stato dei lavori è evidente che l’impresa è inadempiente, questo deve scrivere!

    Z: perfetto! perfetto!).

    Puntualmente, il Rup LATELLA invia la nota n. 4973 dell’8.3.2017 al Dipartimento Programmazione, alla c.a. dell’ing. ZINNO, il quale la gira immediatamente alla RIZZO perché cominci a predisporre la lettera (recte: dichiarazione di ritiro) da inviare alla Commissione Europea; il giorno successivo, 9.3.2017, ZINNO “detta” al telefono al collaboratore Francesco Mercuri il testo della nota n. 82785, a sua firma, da inviare al Dirigente Generale del Dipartimento Paolo Praticò; lo stesso giorno, la RIZZO conferma la sottoscrizione della lettera di ritiro da parte del Dirigente Generale.

    Dunque, la falsa attestazione prodotta da LATELLA (cfr. allegato 41) viene recepita dalla nota di ZINNO (cfr. allegato 42) e costituisce l’erroneo presupposto (“alla luce di quanto comunicato, da ultimo, dal Rup presso il Comune beneficiario”) che indirizza, nel senso voluto dagli indagati, l’agire dell’Amministrazione regionale (cfr. allegato 43).

    Gli elementi sin qui illustrati dimostrano, altresì, la sussistenza – con la sola eccezione della RIZZO, che non appare consapevole delle violazioni penali commesse in precedenza dai correi – della circostanza aggravante di cui all’art. 61 co. n. 2 c.p..

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    L’AFFARE LORICA

    Premessa

    La vicenda dell’appalto-concessione del comprensorio sciistico di Lorica ricalca il “desolante copione” appena illustrato con riguardo all’avio- superficie di Scalea: l’aggiudicazione della gara, quale unica offerente, alla Barbieri Costruzioni S.r.l., la collusione fra il privato imprenditore, i professionisti deputati al controllo tecnico dei lavori, i pubblici funzionari della stazione appaltante e del Dipartimento Programmazione e, in questo caso, anche di esponenti politici di massimo livello, la dolosa locupletazione della maggiore quantità possibile di soldi pubblici e l’ineluttabile parziale o cattiva esecuzione dei lavori affidati.

    In data 6.4.2015, con determina n. 4/15 del Responsabile dell’Associazione per il PISL Lorica, la “Barbieri Costruzioni S.r.l.” si aggiudica la gara per la concessione della progettazione definitiva, la progettazione esecutiva, la realizzazione e la gestione per 25 anni delle opere inerenti il “Comprensorio Sport-Natura di Lorica”, intervento facente parte del “PISL LORICA HAMATA E SILA AMENA” finanziato con fondi del POR Calabria FESR 2007-2013.

    Il successivo 20.6.2015, presso il Comune di Pedace, sede dell’Ufficio unico dell’Associazione dei Comuni di Pedace, Serra Pedace e San Giovanni in Fiore per il PISL Lorica, il Rup arch. Damiano MELE ed Ottavio Giorgio BARBIERI stipulano il contratto di concessione (cfr. allegato 47).

    In base al Capitolato speciale descrittivo e prestazionale (cfr. allegato 46), l’importo complessivo dell’intervento (progettazione, costruzione e gestione) ammonta ad € 16.500.000 (di cui € 13.347.000 di finanziamento pubblico ed € 3.153.000 di investimento privato) e prevede:

    • un termine di 2 mesi per la predisposizione della progettazione esecutiva; – un termine di 10 mesi per l’esecuzione dei lavori descritti nel progetto preliminare posto a base di gara (essenzialmente la ristrutturazione e sostituzione, previa demolizione, degli impianti esistenti, e la realizzazione di impianti di innevamento tecnico programmato);
  • la prioritaria realizzazione della seggiovia Valle Cavaliere-Marinella di Coppo e delle relative piste da sci dotate di impianto di innevamento artificiale, stante il vincolo di spesa di almeno € 5.000.000 entro il 30.6.2015.

  • Il 30.7.2015, per l’esecuzione delle opere e la successiva gestione, la Barbieri Costruzioni S.r.l. costituisce la società di progetto “Lorica Ski S.r.l.”, dalla prima interamente partecipata, in cui il potere di rappresentanza legale è attribuito al BARBIERI stesso.

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    La promessa di assunzione del figlio di Luigi ZINNO e l’affidamento dei lavori complementari (capo 10)

    Il capo in commento rappresenta, sul piano cronologico, il primo episodio di scambio corruttivo fra il privato imprenditore Ottavio Giorgio BARBIERI, il professionista investito del pubblico ufficio della Direzione Lavori Francesco TUCCI ed il dirigente pubblico della Regione Calabria Luigi ZINNO.

    Invero, già la condotta tenuta, pressoché contestualmente, da ZINNO con riguardo all’appalto-concessione di Scalea presenta i profili dello stabile asservimento della funzione pubblica agli interessi del privato (è costui, infatti, a suggerire e/o agevolare la strategia per l’indebito affidamento dei lavori complementari e per la liquidazione di lavori non effettuati o non completati), ma è nella gestione dell’”affair Lorica” che si registrano la promessa o la dazione di più utilità di chiaro contenuto corruttivo.

    Come detto, il modus operandi seguito da BARBIERI nella conduzione dell’appalto di Lorica ricalca il “modello Scalea”, ossia la realizzazione delle condizioni per poter incamerare, in difetto dei presupposti normativi o di fatto, la maggior quantità di risorse pubbliche onde procurarsi quella provvista economica – altrimenti del tutto mancante – per eseguire i lavori oggetto della concessione.

    A tal fine, da un lato sin da subito “briga” per ottenere l’affidamento di lavori, e relativi finanziamenti, complementari, dall’altro, cerca di persuadere, riuscendovi, i pubblici ufficiali immediatamente coinvolti – il Sindaco di Pedace Marco OLIVERIO ed il Rup Damiano MELE – all’approvazione di un I SAL di oltre 5 milioni di euro composto per oltre 3 milioni da materiali (seggiovie, battipista etc.) a piè d’opera, in realtà non ancora presenti in cantiere (od addirittura non ancora assemblati e, dunque, non “venuti ad esistenza”), ma già fatturati dalle ditte fornitrici e non pagati.

    In particolare, in questa strategia gioca un ruolo importante il viaggio in Svizzera del 24-25 settembre 2016, al quale inutilmente ZINNO cercava di far partecipare anche il Presidente della Regione Calabria, finalizzato a far visionare al Sindaco OLIVERIO ed al Rup MELE i materiali acquistati direttamente presso i siti di fabbricazione.

    Infatti, pochi giorni dopo la trasferta svizzera – interamente pagata da BARBIERI e dal fornitore altoatesino – vengono superate le perplessità dei controllori pubblici sulla redazione del SAL (che viene presentato il 30 settembre e, solo per questioni tecniche, approvato il successivo 3 novembre) e si concretizza “l’assunzione” di Antonio ZINNO in una delle società di BARBIERI impegnate sul cantiere di Scalea (il 28 settembre, infatti, ZINNO si reca presso lo studio professionale di TUCCI per presentargli il proprio figlio Antonio che, già il successivo 8 ottobre, riceve da BARBIERI un’indicazione sulle incombenze lavorative che è sua intenzione affidargli).

    Senza intenzione di completezza, di seguito si espongono alcuni passi della vicenda criminale – rinviando, per la sua esaustiva e puntuale ricostruzione,

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    alle pagg. 229-290 della richiesta del PM, relative anche alla condotta contestata al capo 11.

    In data 26.6.2015, cioè appena sei giorni dopo la stipula del contratto relativo alle opere principali, il Rup MELE trasmette in Regione la proposta del concessionario per l’esecuzione di opere complementari, alcune delle quali a carico, anche totale, dell’investitore pubblico (“..campo gioco bimbi- Valle del Cavaliere, helipad, riqualificazione strada di accesso agli impianti e piazzale di arrivo; riqualificazione del rifugio di Codecola di Coppo; promozione turistica ed avviamento; centro sportivo e convegnistico comprendente: piscina coperta, centro degustazione prodotti tipici, centro convegni e bar, palestra e spa …”) e già il 22.7.2015, il “solito” ZINNO comunica alla stazione appaltante che “l’idea progettuale” esprime “peculiarità di ammissibilità” e raccomanda – ma, di fatto, suggerisce, poiché nessun riferimento vi era nella missiva della stazione appaltante – di esplicitare chiaramente le condizioni di applicabilità dell’art. 147 D.Lgs. 163/2006 (cfr. allegati 48, 49 e 50).

    Si manifesta, quindi, sin dall’inizio in capo a ZINNO il ruolo di “spalla pubblica” dell’imprenditore privato BARBIERI nella strategia di massima locupletazione possibile di fondi pubblici.

    In data 4.8.2015, il Rup MELE trasmette alla Regione il progetto esecutivo delle opere complementari, redatto dagli ingegneri Francesco TUCCI e Carmine GUIDO, attestando che “…l’intervento proposto, andrà a migliorare notevolmente quello in corso di realizzazione e ricade tra quelli richiamati nell’art 147 della legge 163/2006” (cfr. allegato 51).

    Come nel caso delle opere complementari di Scalea, la motivazione circa la imprevedibile necessità di lavori aggiuntivi è del tutto apparente, in quanto paradossalmente ravvisata nella mancata proposta del privato (sic!) e nel recupero di ulteriori risorse pubbliche (“..è imprevedibile la circostanza che l’imprenditore, partecipante alla gara, non abbia formulato alcuna proposta di ampliamento dell’investimento rispetto a quello già richiesto nel progetto a base di gara; è imprevista la circostanza che la Regione Calabria, nel tentativo di recuperare risorse comunitarie non spese ad oggi – la ricognizione è successiva alla gara – consente il finanziamento di opere complementari’intervento proposto”) nonché nella necessità di adeguare il piano economico finanziario del privato rispetto a circostanze – incidenti sui flussi turistici – non documentate, non specificate ovvero già note al privato offerente prima della gara (“Mancato utilizzo di finanziamenti richiesti per la ristrutturazione delle strutture alberghiere esistenti, Problematiche di varia natura, Abbandono ed incuria di alcune altre strutture alberghiere esistenti in Lorica”) (cfr. allegato 53).

    In data 26.8.2015, TUCCI contatta la ditta Techno Alpin S.p.a., società altoatesina produttrice di impianti di innevamento e gli anticipa la “strategia” poi seguita anche con gli altri fornitori, ovverossia la richiesta di fatturare il 50% del valore della fornitura, al netto delle spese di trasporto e posa in opera, quali materiali a piè d’opera (cfr. art. 180 DPR 207/2010 al tempo vigente), così da poter contabilizzare il relativo importo nel SAL ed ottenerne il pagamento da parte della Stazione appaltante (“perché io ti Pagina 66 di 134

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    pago il materiale dove ce l’hai tu”): si tratta, sul piano giuridico, di una forzatura del dato testuale della norma (circostanza di cui TUCCI appare pienamente consapevole, per come emergerà, fra l’altro, in una conversazione con GUARNACCIA del 22.12.2015, RIT 805/15, prog. 11739, secondo cui “..gia’ e’ una forzatura il fatto che si paga non..a pie’ d’opera vuol dire in cantiere quindi gia’ la forzatura che non e’ in cantiere viene superata dall’esistenza della fattura, mi segui?”) ma, sul piano finanziario, costituisce l’unico modo per le imprese del BARBIERI, in grave crisi di liquidità, per realizzare i lavori senza anticipazione di capitale proprio. In data 31.8.2015, a conferma del rapporto collusivo fra TUCCI e BARBIERI da un lato e ZINNO dall’altro, TUCCI contatta il Sindaco OLIVERIO riferendogli di essere in compagnia dell’”ingegnere amico nostro” (ossia ZINNO), il quale si confronta direttamente con il Sindaco di Pedace sulla possibilità di liquidare nel I SAL materiali non presenti in cantiere, tematica rispetto alla quale risulta la contrarietà anche del Presidente della Regione ma, al contempo, l’impegno di ZINNO ad effettuare “opera di convincimento”.

    La compiacenza del controllore pubblico si conferma l’1.9.2015, allorché ZINNO chiede a TUCCI l’invio del file relativo alle opere complementari di Lorica; nella stessa data, dal colloquio fra TUCCI ed il Rup MELE emerge sia l’indispensabilità dell’approvazione di questo finanziamento aggiuntivo per la “sopravvivenza” dell’intero appalto (“abbiamo bisogno adesso del finanziamento del progetto, non fra due mesi…anche perché c’hanno fregato il ristorante, ci hanno fregato il bar, come apriamo senza questo supporto…”) sia che la sua concessione è legata ad un buon grado di andamento dei lavori principali, per prassi amministrativa fissato in almeno il 60%.

    Per raggiungere l’obiettivo di spesa nel I SAL delle opere principali, in data 9.9.2015 TUCCI chiede al responsabile della società Barthelet, con sede a Flums, in Svizzera, di inviare a Lorica le attrezzature già pronte, in quanto ciò sarebbe stato ancora più efficace per convincere i pubblici ufficiali alla liquidazione di materiali a piè d’opera (“..vedere il materiale li’ dal punto di vista psicologico induce anche quelli che devono dare le ultime approvazioni a dire…[..]”); nella stessa data TUCCI riferisce a BARBIERI della riluttanza del Sindaco OLIVERIO e del Rup MELE a recarsi presso il produttore svizzero a visionare le attrezzature in corso di fabbricazione (“in poche parole loro non ci vogliono venire, uno e due dicono che le cose devono venire qui, le devono portare qui se no non le pagano…dice è inutile che io vengo li’ a verificarlo, poi qua ci devono criticare che sono venuti, il materiale lo dobbiamo vedere deve essere nel piazzale punto…”), tanto più in mancanza di un progetto esecutivo approvato. Tuttavia, il 10.9.2015, dopo aver parlato con ZINNO, TUCCI comunica al rappresentante della Barthelet che il successivo 23 settembre si sarebbero recati in visita presso la fabbrica di Flums insieme al Presidente OLIVERIO, la cui presenza sarebbe senz’altro valsa a convincere gli amministratori locali sulla possibilità di liquidare come materiali a piè d’opera attrezzature non presenti sul cantiere di Lorica (“per noi e’ importantissimo… da quello che ti ho detto ieri l’amministrazione Pagina 67 di 134

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    di Pedace vuole che invece portiate tutto giu’ se no non paga niente, te l’ho scritto ieri, te l’ho detto e come vedi questo va in antitesi, pero’ se il Presidente dice sì loro pero’ non possono dire piu’ niente , hai capito?”).

    Lo stesso giorno ZINNO conferma a TUCCI di stare esercitando pressioni sul Presidente (“sto spingendo perché ci venga”) ma gli raccomanda di fargli vedere almeno qualcosa (“l’importante tu mi devi dire che viene là e vede ancuna cosa”): infatti, per come emerge dalla successiva telefonata fra TUCCI e BARBIERI, per convincere il Presidente, ZINNO gli aveva riferito che l’80% del materiale si trovava a Flums e che, una volta a Lorica, sarebbe bastato appena un mese per metterlo in opera (“…perché quello li’ che lo sta portando li’ ha detto tu sei sicuro che lui vede tutto, gli ha detto vedi che l’80% della roba e’ a Flums, quindi tu la vedrai solo quando e’, perche’ per montarla ci mettono 1 mese punto, quindi di che cazzo stai parlando, valla a vedere a Flums e dagli il finanziamento, allora lui dice io sono il 23 a Bruxelles, quindi stanno tentando di portarlo a Flums”).

    Per ottenere la presenza del Presidente della Regione alla trasferta svizzera, in data 18.9.2015 TUCCI si rivolge anche all’Onorevole Vincenza BRUNO BOSSIO (“una spinta pure tua in questo senso a noi ci agevolerebbe tanto, solo una visita, LUI si deve rendere conto..”), la quale è già a conoscenza della vicenda (“si lo so, me ne ha parlato pure Luigi [ndr: ZINNO], lo so, Luigi ne ha parlato pure con Mario”) ma assicura comunque un suo interessamento.

    La sera dello stesso giorno, TUCCI commenta con BARBIERI l’incontro appena avuto con ZINNO (“ho incontrato il dirigente, l’amico nostro”), il quale gli aveva esibito il gran numero di sms inviati al Presidente OLIVERIO per aver risposta sul viaggio a Flums e, con riguardo alle problematiche sollevate dall’Ente Parco della Sila circa il possesso dei nulla osta paesaggistico-ambientali, con singolare disinvoltura si era messo a disposizione per risolvere il problema (“dammi le carte per menare in testa al parco e a chi vuoi tu”).

    Nonostante gli sforzi profusi, gli indagati non riescono ad ottenere la partecipazione del Presidente OLIVERIO alla trasferta svizzera (inizialmente prevista per il giorno 23, in coincidenza con un impegno del Presidente a Bruxelles) ma cercano, riuscendovi, a convincere almeno il Rup MELE ed il Sindaco di Pedace.

    D’altronde, l’importanza di questo passaggio emerge chiaramente dal colloquio di TUCCI con DE CARO, esperto della Regione preposto al controllo dell’investimento di Scalea e fiduciario di ZINNO: “perché sennò salta tutto il piano…omissis…salta tutto Lorica se loro non vengono in Svizzera”. Alla fine, con due giorni di ritardo rispetto al programma, la trasferta svizzera viene effettuata: il 24 settembre TUCCI, BARBIERI, MELE e Marco OLIVERIO partono alla volta di Zurigo via Roma.

    A sostenere il costo del viaggio è BARBIERI che, per il tramite del fiduciario Massimo LONGO, attinge ai fondi della Clogo Srl, proprietaria della sala giochi di Cosenza già utilizzata come veicolo per “far uscire” le

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    somme mensilmente destinate al clan MUTO di Cetraro (v. retro), mentre il pernottamento è pagato dalla Technoalpin di Bolzano.

    Il giorno precedente la partenza, TUCCI chiama il rappresentante della Kaessbohrer di Bolzano (altro fornitore dell’appalto insieme alla TechnoAlpin ed alla Barthelet) per poter vedere presso l’azienda i due Pistembully 400 (“gatti delle nevi”) oggetto di commessa ed ottiene la possibilità di visionare due mezzi simili, essendo quelli destinati a Lorica ancora in fase di assemblaggio (“non sono i vostri perché’, come ripeto, non sono ancora pronti pero’ sarebbe il caso di, di, che voi faceste una visita insomma”), e di conoscerne quantomeno i numeri di matricola (così da identificarli univocamente in sede di SAL).

    Sempre la sera del 23 settembre, attraverso il racconto fattone a BARBIERI, si apprende come TUCCI abbia appena incontrato di persona ZINNO e questi gli abbia riferito di essere di fatto riuscito a convincere il Presidente OLIVERIO (“l’ha cacciato pazzo”) ad approvare i lavori complementari (“..perche’ a me mi ha gia’ parzialmente autorizzato”).

    La condotta collusiva di ZINNO emerge anche il successivo 26.9.2015, allorché TUCCI riferisce a BARBIERI, dopo l’ennesimo ed “improprio” incontro con ZINNO, che il dirigente regionale si sarebbe preoccupato di convocare il Sindaco di Pedace, quale capofila dell’Associazione, per comunicargli l’autorizzazione al finanziamento dei “primi due e mezzo tre milioni di euro” delle opere complementari: circostanza assolutamente irrituale in considerazione del fatto che, formalmente, l’iter di approvazione era ancora in corso.

    Ed allora, non può che leggersi come una (prima) conferma del mercimonio della pubblica funzione la circostanza che, nel corso dello stesso incontro, TUCCI avesse chiesto a ZINNO quali fossero le preferenze lavorative di “una certa persona” (che, appena due giorni più tardi, si capirà essere il figlio dell’indagato, Antonio ZINNO), ottenendo rassicurazioni sulla duttilità di impiego della stessa (“per cui tu domanda se c’è il gradimento o no … ehhh perchè lo devi dire ora, non me lo puoi dire dopo” …omissis…”Lui mi ha detto, oh grazie, no ora, non me ne frega nulla…anche perché lui ci è portato a queste cose, eh allora lo devi allertare perché il 12 noi cominciamo il montaggio…”).

    Analoga coincidenza temporale fra l’instaurazione di un rapporto lavorativo con Antonio ZINNO e l’approvazione del finanziamento delle opere complementari si ripete il successivo 28 settembre.

    Il pomeriggio del 28.9.2015, ZINNO contatta TUCCI per fissare un appuntamento presso il suo studio alle successive ore 19:00 per parlare dell’incontro previsto il giorno seguente in Regione Calabria con il Rup MELE in merito all’approvazione di un primo finanziamento per opere complementari (Helipad, rifacimento strada e del piazzale, predisposizione area attrezzata per bambini).

    La ragione della natura ristretta di questo incontro serale – “un colloquio nostro” – è spiegata poco dopo da TUCCI a BARBIERI in considerazione della presenza del figlio di ZINNO e della necessità di capire quale ruolo lavorativo potergli assegnare (“…oggi c’ho, avrò un colloquio con il figlio del nostro amico per sapere che cosa è orientato a fare, perché io Pagina 69 di 134

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    voglio capire…certo non è…non è quella figura apicale che tu cercavi, sulla quale figura apicale io ho 2 nomi da farti…”).

    A conferma del contenuto del colloquio, il 2.10.2015 Antonio ZINNO invia un sms a BARBIERI comunicandogli il proprio contatto telefonico e la sua piena disponibilità, ed il successivo 8.10.2015 lo stesso BARBIERI telefona al giovane per proporgli un primo incarico (“gradirei che tu iniziassi a fare una cosa su a Lorica”) – un censimento delle case presenti nelle zone adiacenti l’impianto allo scopo di realizzare un c.d. albergo diffuso (“cioè utilizzare gli appartamenti e le case che sono sfitte e che sono di proprietari che non hanno intenzione di andarci attualmente per metterle in rete e venderle a quelli che eventualmente vorranno venire in vacanza a LORICA durante il periodo invernale quando le piste saranno aperte”) – da effettuarsi in contatto con Arturo VELTRI e Mauro Aquino, albergatore del posto.

    Ancora, la sera del 9.10.2015, ZINNO chiede un incontro a TUCCI per commentare l’offerta lavorativa di BARBIERI al figlio (“fare un commento con Antonio”) e, a detta di TUCCI, era preoccupato delle polemiche che sarebbero potute nascere ma rassicurato dalla presenza di Arturo VELTRI (“[…] lui è preparato che lo attaccheranno sicuramente ed è felice che c’è Arturo perché Lui ha un rapporto con Arturo, dice l’ha chiamato Arturo, è fondamentale che c’entra, chi lo conosce, chi lo ha mai visto..”).

    Il 18.10.2015, TUCCI comunica a TOCCI, direttore di cantiere, l’inizio della prestazione lavorativa di Antonio ZINNO, definito “nostro dipendente di rango”, senza un ruolo preciso (“[…] siccome non c’e’ mai stato manco a Lorica si comincia a rendere conto perche’ poi si dovra’..non si sai poi che ruolo avra’ pero’ io gli ho detto che deve iniziare a guardarsi i montaggi, perche’ poi se sta la’ come operatore-gestore o quello che cazzo sara’…”).

    Tuttavia, la prestazione lavorativa di Antonio ZINNO si protrae solo qualche giorno: infatti, nonostante le sollecitazioni del padre ad andare a lavorare con puntualità per non perdere un’opportunità così favorevole (“…alla fine del mese devi fare ricevuta per prestazione occasionale e non c’erano problemi…ma se mai ci vai mai la potrai fare”), le condizioni di salute del giovane non gli consentono di adempiere l’impegno lavorativo.

    Per questo motivo, nessuna ricevuta per prestazione occasionale risulta emessa da Antonio ZINNO né alcun compenso economico risulta erogato in suo favore, con la conseguenza di dover ravvisare già nell’accettazione della promessa da parte di Luigi ZINNO il momento consumativo del reato di corruzione e in Catanzaro – sede degli uffici della Regione ove in modo preminente si è manifestato l’asservimento della funzione pubblica agli interessi del privato attraverso atti amministrativi e comportamenti materiali di favore – il locus commissi delicti, essendo rimasto indeterminato il luogo esatto della profferta e della relativa accettazione (al riguardo, la prima “traccia” dello scambio corruttivo, emersa nella conversazione del 26.9.2018, RIT 805/15, progr. 3839, fa comprendere come, a quella data, un accordo fra le parti fosse stato già raggiunto, restando soltanto da definire le mansioni da affidare al giovane in base alle sue attitudini).

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    Segue: la redazione artefatta del I SAL (anche) al fine dell’affidamento dei lavori complementari (capo 11)

    La redazione ed approvazione del I SAL dei lavori principali di Lorica risponde alla duplice esigenza di percepire, pur senza un effettivo esborso, la relativa quota di finanziamento pubblico e dimostrare formalmente alla Regione, un grado di avanzamento dell’appalto (>60%) tale da giustificare l’affidamento – di fatto già deciso da ZINNO – di opere complementari.

    A tal fine, nell’interesse di BARBIERI, TUCCI e GUIDO, in qualità di direttori dei lavori di Lorica, con il contributo materiale dell’ing. GUARNACCIA, collaboratore dell’impresa, redigono un SAL dei lavori eseguiti al 30.9.2015 comprendente, come materiali a piè d’opera, due “battipista” della ditta Kassbohrer per un costo di € 195.000 s.iva non presenti in cantiere e, a quella data, non ancora assemblati dal costruttore, nonché una voce di spesa per “opere complementari impianti di risalita” di € 27.816,47 inglobante, di fatto, anche i costi della “trasferta svizzera” del 24-25 settembre (infra, captazioni sub capo 17); condiviso con ZINNO, il documento contabile viene approvato dal Rup MELE, che emette il relativo certificato di pagamento, nella consapevolezza della sua parziale falsità.

    Ripercorrendo cronologicamente gli eventi, particolare rilievo ha la telefonata di BARBIERI a Roberto GALANTE, rappresentante della Kassbohrer, in data 28.9.2015, giacché da essa si evince che non solo i due battipista Pistenbully 400 non erano presenti in cantiere a Lorica ma la loro fabbricazione sarebbe stata ultimata non prima del successivo 10 ottobre: per questo motivo BARBIERI, consapevole del significato giuridico della circostanza, richiedeva al suo interlocutore l’invio della fattura – che, pur non pagata, sarebbe stata inserita in contabilità – insistendo sulla necessità che la stessa recasse la dicitura “merce pronta in magazzino” (“e poi mi ci scrivi sotto merce pronta in magazzino perché per pagarteli a piè d’opera io devo essere sicuro che sono in magazzino quindi merce pronta in magazzino ci deve essere evidenziato”). Questa conversazione esclude ogni dubbio circa l’illiceità dell’inserimento dei due mezzi in contabilità sulla scorta del numero di matricola (recte: telaio), stratagemma – come visto supra – escogitato da TUCCI: difatti, in mancanza di assemblaggio, il bene oggetto di fornitura non poteva dirsi venuto ad esistenza giacché non ancora individuabile nella sua esatta conformazione (cfr. allegato 56) e, in sede di visita in fabbrica, agli amministratori locali erano stati fatti visionare due modelli analoghi (“non sono i vostri perché’, come ripeto, non sono ancora pronti…”).

    Il 30.9.2015 contatta il Rup MELE e gli comunica che nel giro di un’ora avrebbe predisposto il progetto esecutivo mentre gli occorreva per il SAL un altro po’ di tempo: emerge così uno dei temi che caratterizzeranno le conversazioni successive, ovverossia l’urgenza di procedere, in esito alla verifica degli esperti validatori di cui all’art. 112 D.Lgs. 163/2006, all’approvazione del progetto esecutivo da parte della Stazione appaltante, snodo necessario per l’approvazione del I SAL e, di riflesso, per l’aggiudicazione dei lavori complementari.

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    La sera stessa TUCCI comunica a BARBIERI di aver inviato al Comune una PEC relativa alla trasmissione del SAL priva di allegato, in quanto ancora impegnato nella sua redazione: a questo proposito, riferisce all’imprenditore di aver provveduto ad aumentare di € 100.000 l’importo inserito dal collaboratore GUARNACCIA (così da arrivare ad un importo di € 392.210,77 quale “totale lavori e somministrazioni”) a titolo di “opere complementari comuni agli impianti di risalita” – “opere civili”, benché il giorno precedente il direttore di cantiere TOCCI avesse precisato a GUARNACCIA come detti lavori non fossero stati ancora eseguiti. Analogamente, altra attestazione certamente connotata da falsità era quella dei due battipista della Kassbohrer, indicati, per il 50% del loro valore, pari ad € 195.000, come materiali a piè di lista pronti in magazzino (cfr. allegato 57).

    Che la redazione del SAL fosse ancora in corso emerge anche dalla conversazione dell’1.10.2015 fra TUCCI e Vincenzo DE CARO, esperto esterno in servizio presso il Dipartimento guidato da ZINNO e, di lui, fiduciario di fatto: i due interlocutori discutono del raggiungimento della quota minima del 60% di lavori necessaria all’affidamento dei lavori complementari e DE CARO chiede al direttore dei lavori di redigere una tabella riassuntiva delle voci computate nonché di inviargli la relazione sintetica degli interventi complementari proposti di cui poi discutere insieme.

    Sempre l’1.10.2015 TUCCI chiede a GUARNACCIA di stampare “l’interno” del SAL (e ciò perché la PEC del precedente 30.9.2015 era un “guscio vuoto”) e ed al tempo stesso di redigere un secondo prospetto dei costi in cui iscrivere i materiali a piè d’opera non al 50% ma al 100% del loro valore, oltre ad € 100.000 di trasporto, € 200.000 di costi sostenuti dall’ente appaltante ed € 1.050.000 a titolo di anticipazione contrattuale: si comprende bene allora “l’artificio” contabile utilizzato da TUCCI per dimostrare il raggiungimento di una spesa di circa il 61% del valore della quota pubblica dell’appalto (pari ad € 11.015.725), ovvero contabilizzare il costo dei materiali a piè d’opera entro il limite di legge ai fini del SAL ma per intero ai fini della condizione posta dalla Regione Calabria per la concessione del finanziamento aggiuntivo. Si tratta, però, all’evidenza, di un criterio illegittimo – in quanto elude la ratio della norma, dettata per non trasferire interamente in capo al committente il rischio di beni ancora da porre in opera – che, proprio per la “modalità concertata” di redazione, era certamente riconosciuto e riconoscibile da parte dei funzionari pubblici deputati al controllo della documentazione prodotta dal privato.

    Ma che, a prescindere dal (solo formale) rispetto delle condizioni di legge, l’affidamento delle opere complementari fosse “cosa già decisa”, lo rivela una conversazione del 2.10.2015 fra BARBIERI ed il direttore di cantieri TOCCI, cui l’imprenditore riferisce dell’approvazione del primo stralcio delle opere complementari (che sarà decretata formalmente solo il successivo 26 ottobre) e lo incarica di “fare uno screening” delle imprese che avrebbero potuto effettuare i lavori di bitumazione della strada e del piazzale esplicitando, in risposta alle perplessità del suo ingegnere circa l’inutilità di bitumare nei mesi invernali (“però bitumare, bitumare adesso vuol dire che non ci rimane niente, Gio”), l’ottica ciecamente locupletativa che lo Pagina 72 di 134

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    guida (“o gli dici di no e gli dici non me li dare i soldi tanto io no ti posso bitumare oppure bitumi e ti stai zitto, che faresti tu?”).

    E proprio con riguardo all’iter istruttorio dell’affidamento dei lavori complementari, lo stesso 2.10.2015 TUCCI “si confronta” al telefono con DE CARO circa la congruità del piano economico finanziario (addirittura correggendolo circa l’importo del finanziamento pubblico concesso dalla Regione – ma, alla luce dei fatti, forse sarebbe meglio dire da ZINNO – ammontante non ad € 1.500.000 ma a ben € 2.300.000) e questi si impegna a mandargli per mail la bozza della relazione per eventuali modifiche o correzioni al fine di consegnarla, solo all’esito di questa supervisione, “all’omino dei controlli che io sto massacrando”: sennonché, da questo passaggio si ha ulteriore conferma del ruolo servente svolto da DE CARO ai fini dell’indebita assegnazione dei fondi aggiuntivi (sì da apparire opportuno l’invito al PM – infra – alla valutazione dell’efficacia causale di questo contributo alla condotta contraria ai doveri d’ufficio contestata a ZINNO, nell’ambito di un rapporto corruttivo, sub capo 10). Infine, sempre il 2.10.2015, poco prima delle 14:00, TUCCI invia finalmente al Rup MELE il I SAL delle opere principali asseritamente già trasmesso il 30.9.2015 (cfr. allegato 57).

    Come anticipato, questo documento contiene una serie di attestazioni fasulle.

    Anzitutto, reca la data del 29.9.2015 quale giorno di redazione e di sottoscrizione benché esso venga ultimato e sottoscritto solo il 2.10.2015; peraltro, per come risulta delle intercettazioni, anche la sottoscrizione del co-direttore dei lavori Carmine GUIDO deve ritenersi apocrifa, stante l’indisponibilità di questi a firmare “istantaneamente”.

    In secondo luogo, come sopra esposto, alla data del 29.9.2015 non era corrispondente al vero né lo stato di avanzamento delle “opere complementari comuni agli impianti di risalita” né la disponibilità in magazzino dei due battipista della Kassbohrer, ancora tutti da assemblare (al riguardo, numero di telaio o meno, la falsità è patente poiché vengono allegate al SAL le foto dei due “modelli” di Pistenbully 400 visionati dal Rup MELE durante la trasferta svizzera con un “verbale di accettazione provvisoria di materiali a piè d’opera” in cui i direttori dei lavori attestano l’avvenuta verifica, fra gli altri, dei 2 Battipista oggetto di documentazione fotografica; cfr. alleg. 57, pagg. 33, 50).

    Infine, pur in difetto di specifica contestazione, è lecito altresì dubitare della fedeltà di quant’altro indicato come materiali a piè d’opera ove si consideri, ad esempio, la preoccupazione espressa da TUCCI circa il ritardo nell’approntare la fornitura da parte di Techonoalpin il 23 settembre (“eh va be, però ti voglio dire che WOLFGANG se aveva una giornata in più per lui era meglio perché picchettava…perche’ non hanno un cazzo, Gio!”) od il 1 ottobre (la giacenza in cantiere di 2.000 metri di tubazioni in ghisa a fronte di un ordinativo maggiore e la prevista consegna di ulteriore materiale il successivo lunedì, cfr. cartella int., all. 261).

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    In questi stessi giorni, altre captazioni confermano il “fare collusivo” sistematicamente adottato dal BARBIERI nel condurre la sua attività di imprenditore:

    • il 6.10.2015 è ancora DE CARO che riferisce a TUCCI di aver inviato la relazione relativa ai lavori complementari al collega Fabio VERO – che lo coadiuvava nella procedura amministrativa di affidamento – così da poter contare che “quando i controlli avverranno arriveranno a lui..” (e ciò perché, a differenza del DE CARO, collaboratore esterno, questi era un dipendente di ruolo della Regione); peraltro, sempre VERO era incaricato dell’interlocuzione con il Comune di Pedace in merito alle criticità segnalate dal Settore Coordinamento e Sorveglianza sui fondi comunitari – concernenti la mancata pubblicità sulla G.U.C.E. e sulla G.U.R.I. dei due differimenti di gara disposti a fronte dell’assenza di offerte – che esponevano la stazione appaltante all’irrogazione di una pesante sanzione (pari al 5% del valore dell’appalto) da parte del Comitato Coordinamento Fondi Strutturali;
  • in una conversazione del 7.10.2015, TUCCI telefona al genero Arturo VELTRI, titolare di un incarico di collaborazione presso il Dipartimento Programmazione in qualità di esperto proprio per la realizzazione dei PISL, per comunicargli che BARBIERI l’avrebbe nominato amministratore della Lorica Ski s.r.l. (incarico che conserverà sino a dicembre 2016), ovvero della società concessionaria degli interventi del PISL Lorica Hamata in Sila Amena;

  • in un colloquio dell’8.10.2015, BARBIERI elogia TUCCI di essere riuscito ad avvicinare l’ex senatore COVELLO, il quale si era mostrato molto interessato ai programmi di sviluppo dell’imprenditore e lo aveva invitato a parlare con la figlia Stefania, parlamentare in carica, delegata del Segreteria del Partito Democratico per il Mezzogiorno ed i Fondi Europei, cui l’imprenditore, il 10.10.2015, scrive effettivamente un sms chiedendo un incontro;

  • l’8.10.2015 LIUZZI Raffaele riferisce a BARBIERI delle criticità sollevate in Regione circa lo stato dei lavori a Lorica e di un dirigente che si opponeva a ZINNO nell’affidamento dei lavori complementari, per cercare di far recedere il quale aveva chiesto alla cognata Rosaria GUZZO, dirigente del Settore Ragioneria, di parlare con il Presidente OLIVERIO (“..sta guardando il progetto il dirigente, che non va d’accordo né con ZINNO, né con nessuno…omissis…io gli ho detto a mia cognata, Nino io posso parlare pure col Presidente ma con quello li’ non ci vado a parlare, Enzo DE CARO che stringeva le spalle stamattina… no, no, sempre la’ da DE CARO, da ZINNO e Company, e’ uno stronzo, se lo stava guardando, se no Enzo aveva gia’ fatto pure Lorica”).

  • Sennonché, il 13.10.2015 TUCCI informa BARBIERI che ZINNO, che aveva incontrato poco prima, gli aveva comunicato la sottoscrizione dei decreti autorizzativi delle opere complementari sia per Scalea (per un importo di € 1.045.000) che per Lorica (€ 2.340.000 per strada, piazzale helipad e attrezzature per il parco giochi); nel corso della conversazione, TUCCI riceve una telefonata da DE CARO che però gli precisa che i decreti non

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    erano stati ancora adottati ma ZINNO aveva avviato l’iter (“cioe’ firmati, ha dato disposizioni, ancora non sono inoltrati”).

    Quest’ultimo episodio appare illuminante non solo della spregiudicatezza ma anche della “capacità criminale” di ZINNO, il quale, nell’anticipare i “risultati” della propria condotta di favore, “fidelizza” ancor più il privato imprenditore in quel rapporto di illecito scambio iniziato con la promessa di lavoro per il figlio e culminato, come si vedrà, con la promessa della cessione di un’abitazione in Sangineto a prezzo “agevolato”.

    Ed infatti, da un punto di vista formale, stante la necessità di attendere la validazione del progetto esecutivo, il decreto sottoscritto da ZINNO verrà acquisito al n. 785 del protocollo del settore solo il successivo 26.10.2015 (e, quindi, al n. 11951 del 3.11.2015 del “Registro dei decreti dei Dirigenti Regione Calabria”, cfr. allegato 63).

    Ai fini del giudizio di legittimità su quest’atto amministrativo, basti considerare che:

    • il decreto dà atto che “per l’operazione in corso di realizzazione si registra un significativo avanzamento della spesa e quindi che il completamento dei lavori e la certificazione della relativa spesa avverranno prevedibilmente entro il 31/12/2015”, benché l’unico SAL presentato dall’impresa non fosse stato ancora approvato dal Rup MELE (né quindi formalmente trasmesso agli uffici regionali), circostanza ulteriormente dimostrativa del “contesto di favore”, lesivo dei principi di imparzialità e buon andamento della P.A., nel quale matura l’affidamento dei lavori complementari;
  • benché oggetto di attestazione da parte del Rup, l’insussistenza delle condizioni previste dall’art. 57 co. 5 D.Lgs. 163/2006 è ben nota a ZINNO e DE CARO che, per come emerso in modo espresso con riguardo al concomitante affidamento dei lavori complementari per l’avio-superficie di Scalea, hanno suggerito e finanche contribuito a “confezionare” la (apparente) causale della imprevista necessità di eseguire lavori aggiuntivi. Ancora significativa la conversazione del 17.10.2015, nella quale ZINNO e TUCCI discutono dello stato di avanzamento del cantiere di Lorica in vista di una possibile partecipazione del Presidente della Regione alla presentazione del portale informatico Lorica Ski ed il dirigente regionale si informa sulla data di avvio dei lavori complementari, ossia di lavori che egli stesso aveva di fatto già deliberato nelle – per nulla – segrete stanze del Dipartimento. Non a caso, già certo della concessione dei finanziamenti aggiuntivi, il 21.10.2015 TUCCI sollecita la ditta Sun Kid, fornitrice delle attrezzature per il campo giochi per bambini facente parte delle opere complementari, a effettuarne la consegna entro il 15 dicembre.

  • Come detto, il ritardo nell’approvazione del I SAL consegue al ritardo nell’approvazione del progetto esecutivo, logico presupposto per contabilizzare i lavori effettuati in sua esecuzione.

    Per superare le problematiche insorte, tra cui le obiezioni dell’Ente Parco della Sila ed il vaglio dell’arch. Scarfò (professionista esterno chiamato dalla Stazione appaltante a “validare” il progetto), “si spendono” ancora una volta ZINNO e DE CARO.

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    ZINNO ricerca anzitutto la sponda politica del Presidente OLIVERIO, che “bersaglia” di messaggi paventando l’ostilità da parte di terzi (“c’è chi rema contro”) e la necessità di un suo sostegno per dare concrete speranze (“Capisco bene il carico di responsabilità che porti, ma ti assicuro che poter avere la tua condivisione su alcune questioni permetterebbe di superare vincoli posti ad arte che da troppo tempo bloccano lo sviluppo. Lorica è a uno snodo cruciale, so quanto ti è cara. non lasciamo che qualcuno ci faccia andare fuori strada. Il tuo apporto è indispensabile”).

    Quindi, convince il Rup MELE, inizialmente intenzionato a procedere all’approvazione parziale del progetto esecutivo, della necessità di un’approvazione integrale, seppure con lo stratagemma di far carico all’impresa di rispettare le prescrizioni dell’Ente Parco della Sila.

    Ed infatti, in data 23.10.2015 TUCCI riferisce a BARBIERI che il Rup MELE si era orientato ad approvare il progetto esecutivo per la sola parte riguardante la telecabina, comprensivo di impianto di innevamento, stralciando la seggiovia, il cui tracciato era privo di autorizzazione da parte dell’Ente Parco; a tal fine, pur senza averla ancora materialmente redatta, il Rup aveva “prenotato” un numero di determina (n. 89 del 23.10.2015, cfr. allegato 64), riservandone la stesura in un secondo momento.

    Appresa la circostanza, in data 25.10.2015 ZINNO rappresenta direttamente al Rup MELE che l’approvazione parziale avrebbe condizionato il raggiungimento della percentuale del 60% funzionale alla concessione dei finanziamenti aggiuntivi (“tu gli paghi un’anticipazione sull’asse 5, non sull’asse 8, hai capito qual è il problema mio?? mentre io ho necessità di liquidare sull’asse 8 se no lui non arriva al 60%, io non posso dire manco che non c’e’ un progetto approvato, scusa ma non c’e’ manco un progetto approvato tu come cazzo fai a fargli fare i lavori complementari!!”); infatti, sulla linea di intervento della seggiovia (la 5.3.2.1, in realtà di competenza del Dipartimento Turismo e non di quello Programmazione), gravavano una serie di materiali a piè d’opera indispensabili ai fini di detta percentuale (“e se non approvi il progetto non gli puoi liquidare il pie’ d’opera e se non ci puoi liquidare il pie’ d’opera della seggiovia io non posso liquidare soldi, hai capito qual e’ tutto il casino?!!”).

    Al termine della lunga conversazione, ZINNO persuade il Rup MELE a procedere all’approvazione dell’intero progetto, facendo bene attenzione a non fare cenno alla mancanza di un “parere” dell’Ente Parco (circostanza che avrebbe conclamato l’illegittima aggiudicazione della gara in assenza di un parere obbligatorio) bensì solo alla necessità dell’impresa, in fase di esecuzione, di rispettare una “prescrizione” dell’Ente Parco della Sila relativa al tracciato della seggiovia.

    A conferma dell’indebita interferenza, anche di tipo tecnico, posta in essere da ZINNO rispetto a prerogative della stazione appaltante, il 26.10.2015 costui chiama TUCCI e gli chiede l’invio di tutte le planimetrie dei progetti (preliminare, definitivo ed esecutivo) nonché della valutazione di impatto ambientale e del parere dell’Ente Parco sul progetto preliminare, quindi fissa un incontro presso lo studio del validatore, arch. Scarfò.

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    Per come relazionato da TUCCI a BARBIERI il giorno seguente, durante tutto l’incontro ZINNO si era fortemente speso col Rup MELE e con il validatore per fare passare la sua “linea interpretativa”, riuscendo nell’intento (“Noo, alla fine MELE ha detto no, no io domani scrivo la delibera e approvo tutto!!”).

    Dunque, emerge con certezza come la delibera n. 89 del 23.10.2015 del Comune di Pedace, recante l’approvazione del progetto esecutivo di Lorica, sia stata in realtà redatta solo in data 27.10.2015.

    Detta circostanza, seppure non oggetto di specifico rilievo da parte del PM, impone di segnalare come la condotta del Rup MELE sia stata favorita dalla falsa attestazione compiuta dai partecipanti alla riunione della Giunta del Comune di Pedace del 23.10.2015, ore 8:30 (il Sindaco Oliverio, l’assessore Carmela Barca ed il segretario Giovanna Spataro), in ordine all’approvazione del progetto esecutivo del PISL Lorica “..fatte salve le ulteriori verifiche che vorrà eventualmente effettuare il Parco Nazionale della Sila circa il rispetto da parte del Concessionario delle prescrizioni che lo stesso Ente ha ritenuto opportuno inserire nel proprio nulla osta del 16 giugno …”, formulazione invero predisposta dal Rup MELE solo all’indomani dell’incontro con ZINNO del 26.10.2015 presso lo studio dell’arch. Scarfò. Inoltre, la sequenza cronologica degli eventi appena illustrata serve a spiegare perché il decreto dirigenziale di autorizzazione delle opere complementari, già predisposto il 13.10.2015, sia stato registrato soltanto il 26.10.2015, al prot. n. 785, allorché ZINNO era ormai certo di essere riuscito a “dipanare l’intricata matassa” della mancanza del nulla osta paesaggistico dell’Ente Parco sul percorso della seggiovia e della conseguente approvazione del progetto esecutivo.

    Il successivo 3.11.2015, a conclusione di un iter amministrativo viziato da plurime illegittimità, il decreto viene registrato al n. 11951 del “Registro dei decreti dei Dirigenti Regione Calabria” (cfr. allegato 63): lo stesso giorno, ZINNO comunica a TUCCI che il Rup MELE aveva “recuperato” il contratto per l’affidamento delle opere complementari e che la sera avrebbero dovuto festeggiare (“[…] Damiano oggi s’è preso il contratto…per tua notizia, quindi stasera ci vuole un birra da 33 dice De Caro, De Caro birra rossa De Caro eh!!, da 33 rossa!”).

    Sennonché, rispetto a quanto sinora illustrato, il PM ha, correttamente, ritenuto che la contestazione del delitto d’abuso d’ufficio dovesse restare assorbita nella più grave condotta corruttiva addebitata all’indagato ZINNO.

    Tuttavia, pur in difetto di contestazione, appare doveroso evidenziare, quantomeno con riguardo alla fattispecie dell’art. 323 c.p., il contributo materiale offerto da Vincenzo DE CARO, esperto esterno in servizio presso il Dipartimento guidato da ZINNO e, di lui, fiduciario di fatto.

    A tal fine, si consideri, infatti, che DE CARO:

    • segue l’istruttoria relativa alla concessione del finanziamento per lavori complementari confrontandosi costantemente con TUCCI, con il quale “scambia le bozze” dei vari documenti (cfr. conversazione citata del 2.10.2015), e con ZINNO (cfr. conversazione citata del 13.10.2015, in cui è

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    in grado di precisare l’esatto stato di avanzamento della pratica), lavorando alla materiale stesura degli atti amministrativi (cfr. conversazione citata dell’8.10.2015: “..se no Enzo aveva gia’ fatto pure Lorica”).

    • è perfettamente a conoscenza della mancanza dei presupposti dell’art. 57 co. 5 D.Lgs. 163/2006, avendo egli stesso concertato con TUCCI, per l’analogo appalto dell’avio-superficie di Scalea, l’esatta formulazione delle presunte cause di imprevedibile necessità (cfr. conversazione del 18.11.2015 fra TUCCI e la sua segretaria);
  • prende parte, a dimostrazione del ruolo attivo svolto nella vicenda, al “festeggiamento” proposto da ZINNO a TUCCI all’indomani della formale approvazione del finanziamento per le opere complementari.

  • Le successive emergenze investigative confermano il clima collusivo nel quale vengono eseguiti i lavori di Lorica.

    Il 5.11.2015 TUCCI è alle prese con la redazione del computo metrico delle opere complementari e chiede consiglio a DE CARO su come calcolare la quota di investimento a carico del privato rispetto all’ammontare complessivo del finanziamento aggiuntivo (€ 2.340.000). La risposta di DE CARO – “allora tu fai un computo che fa strada e infrastrutture a quella cifra, e poi aggiungi la quota di quelle forniture che tu sai e le metti pure nel computo, e però sempre distinguendo quota pubblica che coincide con quella del finanziamento, e quota privata collaterale…tu il computo fallo unitario, però con due capitoli, capito?!” – dimostra una volta di più come i lavori complementari siano solo un’occasione per incamerare altro denaro pubblico giacché richiesti e finanziati “a spanne”, senza neppure un computo metrico (o strumento equivalente) che orienti il privato richiedente ed il pubblico decisore circa la congruità dei costi delle opere finanziate.

    Dalla successiva conversazione emerge come, in realtà, la stima dei costi dei lavori complementari (strada, attrezzature per il parco giochi dei bambini etc.) era stata fatta direttamente da ZINNO al Presidente della Regione e, prima di redigere il computo metrico, lo stesso TUCCI aveva dunque necessità di conferma sul loro esatto ammontare (“…“ma io ce l’ho promessa al Presidente, allora la strada, tu mi devi rappresentare così” mi ha detto lui, però io non ho mai avuto questi importi”).

    Il quadro si chiarisce qualche giorno più tardi allorché TUCCI, dopo aver parlato con DE CARO, definisce insieme ai suoi collaboratori il quadro economico dei lavori complementari: il tenore delle conversazioni (cfr. pagg. 285-7 richiesta PM) fa emergere, su tutte, un’esigenza prioritaria, ovvero quella di impegnare tutto l’importo del finanziamento aggiuntivo (“Devi occupare tutti i soldi, tutti i soldi devi impegnare!!”), anche se era ben evidente che i costi realmente sostenuti sarebbero risultati di gran lunga inferiori (ad es., la differenza fra il costo effettivo della fornitura SunKid e la relativa voce del computo metrico).

    Una volta decretato il finanziamento dei lavori complementari inizia una (inutile) corsa per cercare di rispettare le scadenze (quella del 30.11.2015 per i lavori aggiuntivi e quella del 31.12.2015 per i lavori Pagina 78 di 134

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    principali) indicate per la loro ultimazione, pena gravi conseguenze non solo per l’impresa aggiudicataria ma anche per tutti quei funzionari che, col loro operato, avevano consentito al privato di incamerare un’ingentissima quantità di denaro pubblico (“sennò siamo rovinati”, oppure “io perdo soldi, ho scommesso su…la REGIONE ha scommesso su di voi”, alcuni degli eloquenti commenti di ZINNO).

    Ed infatti, il 10.11.2015, ZINNO consiglia a TUCCI, nelle more dell’approvazione da parte dell’Ente Parco del tracciato della seggiovia, di procedere alla costruzione del secondo plinto di fondazione nell’area non alberata.

    Il 17.11.2015 TUCCI sollecita il Rup MELE ad effettuare la stipula del contratto delle opere complementari (od almeno una consegna dei lavori sotto riserva) in modo da poter ufficialmente dare inizio alle lavorazioni (in realtà già avviate per ciò che concerne la strada).

    Dalle conversazioni intercettate fra TUCCI e BARBIERI il 20.11.2015 emerge chiaramente come l’imprenditore non sia in grado, senza anticipazione di soldi pubblici, di far fronte all’acquisto dei beni e materiali dell’appalto (“Si Francesco ma io non è che ti sto dicendo di no, ma io non sono Paperon de’ Paperoni, quindi io non ho la forza finanziaria se non prendo i soldi da tutti questi Enti per fare gli acquisti, non ce l’ho, se no lo facevo…”), a cominciare dai due battipista Pistembully 400 (ormai ultimati ma fermi presso la fabbrica della Kassbohrer non essendo stata pagato neppure l’importo già inserito nel I SAL) oppure le strutture destinate al parco giochi dei bambini.

    Ed è proprio per affrettare quanto più possibile la liquidazione della quota pubblica dell’investimento che la Lorica Ski presenta, in data 27.11.2015, il II SAL delle opere principali, rendicontando lavori per un importo di € 6.690.625,86 al 18.11.2015 (cfr. allegato 69).

    Rispetto alla correttezza di tale documento, nel quale vengono dati per presenti in cantiere o messi in opera diversi beni e materiali, gli inquirenti non sono riusciti a compiere accertamenti sufficientemente precisi.

    La “fame” di denaro del BARBIERI è confermata da una telefonata del 30.11.2015 fra ZINNO e GUZZO Rosaria, dirigente del settore Ragioneria, circa le pressioni dell’imprenditore romano e dei suoi collaboratori per il pagamento di una rata di € 1.880.000 di competenza del Dipartimento Turismo, il cui decreto di pagamento – pur se carente di allegati – era stato già adottato il 20.11.2015 dal responsabile Prejanò (“ingegnere l’ho fatto senza carte, ve l’hanno detto”) ma il relativo mandato era stato, per la stessa ragione, messo in stand-by (cfr. allegati 71 e 86).

    L’atto di sottomissione (capi 12 e 13)

    Come già sottolineato, la crisi di liquidità delle imprese del BARBIERI rende pressoché impossibile il rispetto del crono-programma dei lavori di Lorica. Ancora una volta è ZINNO che viene in soccorso delle difficoltà dell’imprenditore suggerendo la strada – seguita in quegli stessi giorni per

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    l’avio-superficie di Scalea – della stipula di un atto di sottomissione (ovvero l’approvazione, ex cfr. artt. 132 co. 1 lett. b, D.Lgs. 163/06 e 161 DPR 207/10, di una variante al contratto, cfr. allegati 72 e 73).

    Si tratta di un atto “di favore”, affetto da una patente illegittimità, in cui viene utilizzata una causale apparente – “a causa dei ritardi nel rilascio dei pareri e della incombente stagione invernale” – per giustificare l’incapacità del concessionario di ultimare le opere principali e quelle complementari alle scadenza contrattualmente previste, e fargli lucrare il duplice, indebito vantaggio, di far gravare tutti i lavori già realizzati sulla quota pubblica di investimento (addirittura ottenendo il rimborso delle detrazioni già effettuate) e di computare i materiali c.d. a piè d’opera al 100% del loro costo, in luogo del 50% utilizzato in sede di redazione del I SAL e del II SAL.

    Per avere un’idea del vantaggio economico rappresentato per l’imprenditore dall’atto di sottomissione, basti pensare che, nel II SAL, l’importo dei materiali a piè d’opera, computato al 50%, era di ben € 2.076.615,79 mentre la quota di lavori a carico del privato era indicata in € 513.271,69. Non solo, si consideri anche come, nel valorizzare al 100% i materiali a piè d’opera, i prezzi d’acquisto dai fornitori siano stati aumentati dell’utile d’impresa e delle spese generali, circostanza paradossale trattandosi di beni fermi in un piazzale se non, addirittura, nel magazzino di un produttore in attesa di essere saldati!

    Ma la gestione collusiva di tutta la vicenda viene anche confermata dalla falsità che connota le date di redazione della delibera della Giunta del Comune di Pedace (indicata nel 27.11.2015 ma predisposta non prima del 30.11.2015) e di sottoscrizione dell’atto di sottomissione (indicata nel 30.11.2015 ma effettuata non prima del 17.12.2015).

    Orbene, le emergenze intercettive rivelano come già dal 17.11.2015 TUCCI avesse rappresentato al Rup MELE la necessità di redigere i SAL imputando tutti i lavori alla sola quota di finanziamento pubblico, esonerando, di fatto, il privato concessionario dall’obbligo di contribuire con capitale proprio (cfr. RIT 805/15, progr. 8549, all. intercettazioni 330).

    Dalle conversazioni intercorse fra TUCCI, MELE ed il Sindaco OLIVERIO nei giorni 28 e 29 novembre 2015 emerge chiaramente come nessuna riunione di Giunta si fosse tenuta il 27 novembre per approvare lo schema dell’atto di sottomissione (d’altronde il Sindaco di Pedace aveva concordato un incontro con TUCCI lunedì 30, alle ore 8,30, “per una cosa urgentissima”, “Appunto Giunta”) e solo nel pomeriggio del giorno 30 il Rup MELE è in grado di indicare a TUCCI un numero di delibera (la 104 del 27.11.2015) da poter inserire nella redazione del III SAL.

    In modo analogo, dalle conversazioni del 9 e del 16 dicembre 2015 fra il Rup MELE e l’ing. GUARNACCIA, collaboratore di BARBIERI, emerge che, alla data del 30.11.2015, l’atto di sottomissione non era stato ancora sottoscritto.

    Infatti, il 9.12.2015, MELE riferisce a GUARNACCIA che avrebbe inviato l’atto di sottomissione via e-mail (trattandosi di copia informatica se ne deduce che, a quella data, né il Rup né i direttori dei lavori TUCCI e GUIDO avessero apposto la loro firma), mentre il 16.12.2015 ancora MELE Pagina 80 di 134

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    comunica a GUARNACCIA di passare in Comune a ritirare un atto (evidentemente l’originale dell’atto di sottomissione) da far firmare a BARBIERI (a questa data, dunque, l’unica firma verosimilmente presente sul documento era quella del Rup). Conferma di questa scansione temporale si ricava, infine, da una conversazione fra GUARNACCIA e BARBIERI del successivo 20.12.2015.

    La redazione del III SAL (capo 14)

    Dopo aver congegnato un atto di sottomissione del tutto strumentale agli interessi del BARBIERI, la necessità di “fare cassa” spinge gli attori, pubblici e privati, della vicenda anche a redigere un III SAL contrassegnato da una serie di false attestazioni circa l’effettivo stato dei lavori.

    Il 28.11.2015 TUCCI confida a ZINNO che, a causa delle temperature rigide, entro il 30.11.2015 non sarebbero stati in grado di allocare i pilastri della stazione di monte della cabinovia e ZINNO lo esorta a trovare un qualche rimedio (“Additivi, additivi, additivi…una cosa…”).

    L’1.12.2015 TUCCI chiede al Rup MELE di approvare sollecitamente il III SAL, depositato quello stesso giorno, convincendolo della legittimità, in base all’atto di sottomissione, della scelta di imputare in quota pubblica, per € 11.039.252,41, tutti i lavori eseguiti (ascrivendo al contributo del privato quelli ancora mancanti) nonché della regolarità della rappresentazione fornita, fatta eccezione del solo gatto delle nevi (“E allora quello lì non c’è nessuna forzatura, di nessun tipo, deve solo arrivare il gatto, il gatto, però ho il numero di matricola, ho tutto quindi è chiaro…inutile fare venire un gatto delle nevi, un BATTIPISTA se non sappiamo dove metterlo, ma comunque c’ho tutto c’ho eh.. questa è l’unica cosa che non è lì.. il resto è tutto ..lì non c’è niente, nessuna cosa…e sull’altro??”).

    Invero, la mancata consegna dei battipista non è l’unica circostanza fasulla di cui è a conoscenza MELE, giacché, nella conversazione del giorno precedente (cfr. RIT 896/15, prog. 417 del 30.11.2015) TUCCI confida al Rup di aver gonfiato un po’ gli importi relativi alle fondazioni delle stazioni di monte e di valle della cabinovia (“..comunque noi col SAL ce la facciamo giusto, giusto, giusto a pigliare tutta la quota (pubblica) senza esagerare ad oggi eh! L’unica cosa che ho esagerato è che ho messo il 40% delle fondazioni di stazioni di valle e monte, ma è una cosa che…”).

    In data 9.12.2015, militari della Sezione aerea della Guardia di Finanza sorvolano gli impianti di Lorica e documentano fotograficamente come l’avanzamento dei lavori per la realizzazione delle fondazioni delle stazioni di valle e di monte siano ben lontane dalla percentuale del 44,67% di completamento indicata nel SAL (cfr. allegati 21 e 22).

    Altra falsa attestazione riguarda il “progetto skipass e battipista”, computati per un importo di € 568.584,00, pari al 95,40%.

    Il 2.12.2015 TUCCI discute con GUARNACCIA in relazione agli interventi finanziati sulla linea 5, di competenza del Dipartimento Turismo, ed ammette il grave ritardo dei lavori (“dovendo coprire le 2 linee lo skypass

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    non ce l’hai”). Lo stesso giorno è GUARNACCIA a confrontarsi con MELE sul tema, confidando di non aver sostenuto alcuna spesa per lo skipass (“ma se io faccio questa suddivisione e sulla linea dello skipass io non ho speso nulla”) e ricevendo il suggerimento di inserire almeno le spese di marketing (“a parte va be’ c’era il marketing però.. vedi tu, se c’è possibilità se no niente”).

    Alla luce di queste inequivocabili affermazioni, risulta del tutto strumentale la rassicurazione che lo stesso GUARNACCIA fa a MELE comunicandogli di aver inserito alla voce skipass un importo di ben € 300.000 per lavori realmente eseguiti (“c’ho messo 300.000 euro perché c’è” – “io quello ce l’ho messo tutto perché l’abbiamo fatto”).

    Conferma della falsità dell’attestazione si rinviene il successivo 22.12.2015, allorché Roberto GALANTE, responsabile della Kassbohrer conferma a TUCCI l’avvenuta consegna, quello stesso giorno, del materiale per lo skipass, oltre che dei due (ormai) ben noti battipista.

    Ulteriore “criticità” riguarda la voce “opere complementari impianti di risalita, apparecchiature/impianti elettrici” (skilift o sciovie), indicata nel SAL per un importo di € 224.000, pari all’80% di esecuzione su un intervento complessivo di € 280.000.

    Ed infatti, le conversazioni intercettate rivelano come TUCCI e BARBIERI abbiano cercato inutilmente di “convincere” il fornitore Bartholet ad effettuare la manutenzione/riparazione di entrambi gli skilift esistenti in luogo del solo intervento previsto in contratto (“poi tu quello c’è scritto nel contratto ma tu ed io sappiamo che sono tutti e 2 a carico tuo <ma sai bisogna vedere il direttore di esercizio che vuole fatto> allora il direttore di esercizio farà quello che vogliamo io e te quindi non rompere i coglioni, aggiusta lo skilift di sinistra, quello di destra tutti e 2 gli skilift devono campare 3 o 4 anni, dopodichè ci facciamo una seggiovia”).

    In particolare, il 9.12.2015 TUCCI raccomanda a GUARNACCIA di limitare quanto più possibile i pagamenti a Bartholet (“gli devi tenere fuori tutto lo skilift, 230-230 mila euro”), il quale aveva già emesso fattura e vi poteva essere il rischio che, incassati i soldi, non facesse i lavori (“…perché se no questi incassano tutti i soldi e ci hanno fregato”).

    La circostanza che gli interventi già imputati nel III SAL per € 224.000 non fossero in realtà ancora stati eseguiti viene ulteriormente confermata da una conversazione del giorno 10.12.2015 fra BARBIERI e Franco BALADA, responsabile della Bartholet, il quale rappresenta all’imprenditore la disponibilità ad iniziare i lavori già dal successivo lunedì (“le sciovie noi potremmo revisionarle iniziando lunedì e probabilmente già per Natale potremmo essere pronti con le sciovie”).

    La redazione del SAL delle opere complementari (capo 15)

    Anche il SAL dei lavori complementari realizzati al 30 novembre 2015 è infarcito di attestazioni fasulle funzionali alla percezione del

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    finanziamento pubblico necessario ad eseguire quegli stessi lavori dati per completati.

    Come già illustrato, in data 3.11.2015 veniva pubblicato al n. 11951 del “Registro dei decreti dei Dirigenti Regione Calabria” il decreto, a firma di ZINNO, di concessione del finanziamento per le opere complementari. L’11.11.2015 la Giunta Comunale di Pedace approva il progetto delle opere complementari proposto dal Concessionario (cfr. allegati 78-79) ed il 25.11.2015 viene stipulato il contratto di concessione in favore della Lorica Ski (cfr. allegato 80), con ultimazione prevista entro il 30.11.2015, cioè appena cinque giorni

    dopo.

    Si tratta dell’ennesimo atto di favore nei confronti del concessionario privato sotto almeno due profili:

    • appare illogica e, quindi, illegittima per eccesso di potere, la sottoscrizione di un contratto pubblico di concessione recante un termine finale per la prestazione del privato con la chiara consapevolezza dell’impossibilità del suo adempimento;
  • risultano insussistenti le circostanze di “imprevedibile necessità” richieste dall’art. 147 D.Lgs. 163/2006, individuate, come già per l’appalto di Lorica, in modo del tutto strumentale in: 1) elevato degrado intervenuto sulla strada di accesso all’area degli impianti sciistici e a carico del piazzale sottostante gli impianti (profonde buche e solchi su più del 70% delle superfici) causato dall’assenza di utilizzo, e quindi, di manutenzione degli ultimi due inverni (asserzione del tutto apodittica e comunque già verificatasi all’atto dell’affidamento delle opere principali); 2) “opportunità” di inserire il polo sportivo nella rete di elisoccorso che aveva preso forma e consistenza da qualche mese (circostanza indicata in modo generico e comunque priva del carattere di urgente necessità legittimante l’affidamento senza gara); 3) “opportunità” di creazione di un’area attrezzata a valle della telecabina, lungo una radura priva di alberi, a parziale compensazione della cancellazione della pista blu, operata dalla Commissione V.I.A. con parere dell’8.4.2015 (causale priva del carattere di necessità e comunque già nota all’atto dell’affidamento delle opere principali).

  • Quanto alla redazione del SAL delle opere complementari (strada di accesso, piazzale e messa in sicurezza del comprensorio; piazzola Helipad; area attrezzata per attività ludiche e sportive dei bambini), le conversazioni intercettate dimostrano come al 30.11.2015 i lavori di bitumazione non erano neppure iniziati e le forniture dei giochi per bimbi ben lungi dall’essere consegnate.

    In data 26.11.2015 TUCCI discute con Harald KANAIDER, responsabile della società SUN KID, circa pagamento e consegna delle attrezzature, accordandosi per il successivo giorno 10 dicembre. Poco più tardi, BARBIERI, TUCCI e GUARNACCIA vengono intercettati concordare ugualmente l’inserimento nel SAL dei materiali ancora in produzione e congedarsi ironizzando sulle possibili conseguenze giudiziarie delle plurime irregolarità commesse.

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    Il 27.11.2015 TUCCI incalza il direttore di cantiere TOCCI sulla necessità di asfaltare la strada di accesso ed il piazzale di Lorica a dispetto delle condizioni meteo sfavorevoli, finendo con l’accordarsi per dare comunque avvio ai lavori di bitumazione lunedì 30 novembre, riservandosi di “rompere” successivamente per far passare quelle tubazioni che in quel momento non c’era tempo di posare

    (Tocci: “siamo a 10 giorni che siamo fermi, ingegne’ con gli scavi e con le cose, sta piovendo da 10 giorni, non e’ che…io bacchetta magica io non ne tengo ma se poi vogliamo fare che io bitumo e poi rompo dopo, non ci sono problemi”;

    Tucci: “si,si,si, assolutamente si, bitumi e rompi dopo”;

    omissis

    Tucci: “bitumi, rompi e ripavimenti sopra, facci solo il binder non ci fare l’usura”;

    omissis

    Tocci: “ingegne’, io per quanto possa dire alle persone di venire a lavorare, se c’e’ la neve nn possono lavorare, non possono saldare il polieteline, con la temperatura rigida che saldano”;

    Tucci: “ho capito ma io devo scrivere dei documenti, Emilio, lo hai capito oppure no?”

    omissis

    Tucci: “..perdiamo il finanziamento, questo e’ il concetto”).

    La consapevolezza della falsità delle appostazioni del redigendo SAL investe anche TUCCI ed il Rup MELE.

    Infatti, il 30.11.2015 ZINNO viene messo al corrente da TUCCI che i lavori di bitumazione sono appena iniziati e termineranno nel giro di una settimana (cfr. allegato intercettazioni n. 361).

    Il giorno dopo, TUCCI discute con MELE della redazione dei SAL e gli rappresenta che il ritardo del BARBIERI sui lavori complementari era condizione comune a tanti altri concessionari (eh dice che tutti stanno facendo cosi’, tutti”), inducendo MELE a “confrontarsi” con ZINNO su questa problematica e, comunque, a “ritardare” la pubblicazione di approvazione del SAL fino a che non fosse intervenuta l’approvazione da parte della Regione (“eh, ho capito, va bene, domani mattina…tanto con 5 minuti, ci parlo un attimo e poi glielo anticipo, gliela do via mail, tanto una determina e’..ci voglio parlare un attimo pero’”).

    Dunque, in data 1.12.2015, TUCCI invia a MELE il SAL delle opere complementari che questi, con lettera di accompagnamento prot. 4967 del 2.12.2015, trasmette in Regione Calabria, al Dirigente Programmazione Luigi ZINNO: tuttavia, la mancanza di un protocollo di entrata conferma il tenore della captazione, ovvero un invio “riservato” del SAL a ZINNO affinché potesse valutarne i contenuti (cfr. allegati 81 e 82).

    Il SAL così prodotto reca una percentuale di avanzamento del 96%, per un controvalore di € 1.864.776,15, clamorosamente smentita da una serie di ulteriori elementi:

    • il 2.12.2015 TUCCI “striglia” il direttore di cantiere TOCCI a mettere mano all’helipad per completare tutto “entro il 30 novembre”, sentendosi replicare che la pretesa era “fantascienza”;

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    • solo in data 2.12.2015 TUCCI discute con l’impresa di GRIMOLI Giuseppe, figlio di Antonio, legale rappresentante della Calabria Calcestruzzi srl, le modalità di bitumazione di 25.000 mq di superficie per conto del BARBIERI (“il mio amico”, “il solito”), convenendo per stendere un “tappetone”, rinviando alla primavera la stesura del tappetino d’usura;
  • in data 9.12.2015, la Guardia di Finanza effettua il sorvolo del cantiere di Lorica e documenta come la bitumazione della strada di accesso sia in corso mentre quelle del piazzale della stazione sciistica e dell’helipad siano ancora da iniziare;

  • in data 22.12.2015 TUCCI chiedeva a BARBIERI aggiornamenti sulla data prevista di consegna delle attrezzature SUN KID (evidentemente ancora non presenti), ed emergeva come solo il giorno successivo sarebbero state consegnate le due motoslitte (facenti parte, insieme a paletti, rete rossa per le protezioni e la messa in sicurezza delle piste, 3 sparaneve motorizzati per la pulitura dei piazzali di arrivo degli impianti ed altro ancora, tra le “opere per la sicurezza del comprensorio”);

  • sempre il 22.12.2015 Arturo VELTRI comunica a BARBIERI di essere riuscito a convincere il fornitore SUN KID ad effettuare la consegna dei materiali in unica soluzione, dietro invio di una missiva ufficiale del Sindaco di Pedace (il quale – evidentemente consapevole della falsità del SAL già approvato – aveva riferito a TUCCI che non avrebbe liquidato la relativa spesa senza aver visto la fornitura in cantiere);

  • solo in data 4.1.2016, per come comunicato dal produttore, le attrezzature per il parco-giochi dei bambini giungono a Lorica.

  • La falsa rappresentazione dello stato dei lavori complementari veniva commentata, a distanza di molto tempo, da TUCCI e GUARNACCIA, intercettati il 14.11.2017, i quali ammettevano che la bitumazione della strada era stata eseguita nei primi giorni di dicembre ma che nel SAL era stata data per completata al 30 novembre per non perdere il finanziamento (nella circostanza TUCCI dava conto anche di come, pur avendo presentato il SAL all’inizio di dicembre, lo avesse datato 30.12.2015, nel vano tentativo di restituirgli un po’ di verosimiglianza).

    Le indebite pressioni del Presidente Oliverio sul Dipartimento Turismo (capo 16)

    Al fine di ottenere – a dispetto del ritardo nell’esecuzione dei lavori e delle plurime illiceità commesse – la liquidazione del finanziamento pubblico gravante sulla linea di intervento 5, BARBIERI, TUCCI e ZINNO, con il contributo del Rup MELE e di Arturo VELTRI, coinvolgono anche il Presidente della Regione Mario Oliverio nell’attività di indebita pressione sui funzionari del Dipartimento Turismo.

    Infatti, come in precedenza illustrato, l’investimento nel comprensorio sciistico di Lorica, ammontante ad € 16.500.000 di fondi pubblici/provati, prevedeva tre linee di intervento, l’una gestita dal Dipartimento Turismo (Linea 5.3.2.1 comprendente da un lato la “Sostituzione della cestovia con cabinovia – Valle Cavaliere-Codecola di Coppo” nonché la “seggiovia Valle

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    del Cavaliere-Marinella di Coppo”, finanziate per € 9.407.000, dall’altro il “Progetto Skipass Sila”, finanziato con € 300.000), la seconda di competenza del Dipartimento Programmazione Comunitaria (Linea 8.2.1.5, comprendente “Impianti Valle dell’Inferno ed innevamento artificiale”, finanziati per € 3.640.000) e la terza di pertinenza del Concessionario (che aveva offerto, in sede di gara, un contributo di € 3.153.000).

    Relativamente all’investimento pubblico ricadente nella competenza del Dipartimento Turismo, si è già visto come, sul finire del mese di novembre, il responsabile di linea geom. Prejanò aveva riferito a ZINNO, che gli chiedeva ragguagli, di aver liquidato – sia pure “senza carte“– la terza rata di anticipazione per un importo di € 1.880.000, cautelativamente messa in stand-by (cfr. allegato 71 – decreto 995 del 20.11.2015, pubblicato il 25.11.2015 – e allegato 86 – decreto 1121 del 14.12.2015, pubblicato il 17.12.2015).

    Sennonché, in data 15.12.2015 ZINNO discute al telefono con Prejanò della liquidazione di un ulteriore quota di capitale pubblico per l’appalto di Lorica, rispetto al quale il responsabile del Dipartimento Turismo ha già raggiunto la percentuale del 60% mediante il decreto, appena citato, emesso il 14.12.2015.

    In particolare, ZINNO sollecita il suo interlocutore ad affrettare la liquidazione di almeno il 95% del totale dell’investimento pubblico ma Prejano gli rappresenta la difficoltà derivante dalla presenza, sul sistema informatico, di una segnalazione negativa, di cui aveva informato anche il Presidente Oliverio, manifestando la sua contrarietà a procedere in difetto di formali indicazioni sulla possibile entità massima della sanzione co.co.f. (coefficienti correttivi sul finanziamento), e gli comunica di voler comunque effettuare un sopralluogo a Pedace

    (P: Io un paio di cosi già li ho fatti (ndr: la liquidazione delle rate di anticipazione), però per…poi dobbiamo fare un discorso, io domani vado a Pedace…il Presidente ha chiesto, ma là c’è ancora quel problema di controllo, che non è stato definito!!

    Z: No no no Gaetà non c’è nessun problema!!, perchè non hanno fatto nessuna nota!! Siccome…

    P: E come no!!, sono a sistema!!

    Z: Ma tu, ma tu non è…non è che liquidi il 100%, ammesso che c’è una trattenuta gli trattieni…sarà il 2%, il 3%, il 4%…

    P: E che ne sappiamo quant’è sta trattenuta?, ingegnè!!

    …omissis…

    P: Io, a prescindere di come si affronta e si risolve il problema del controllo, domani vado a Pedace!!, e ci vado apposta…perchè deve essere definita questa cosa…

    Z: Ma quello è un altro ragionamento, tu puoi andare dove vuoi…

    P: Noo, è un ragionamento fondamentale pure!! Dopodichè venerdi mattina, ingegnè, seguitemi…venerdi mattina, se è definita, come deve essere definito, ognuno si deve pigliare le proprie responsabilità, io questo al Presidente oggi glielo dico!! Ordini precisi da Pasquale Anastasi!!, che non c’è…allora, il settore controllo mi deve fare un favore…1, mi deve dire chi è il controllore, perchè il controllore di prima mi

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    ha fatto una check list negativa a sistema!!, ehh scusatemi…e io posso liquidare in presenza di check list negativa?!!

    ..omissis…

    P: allora vi apro che cosa è scritto…e’ scritto che bisogna annullare il bando e la gara, è scritto, al sistema!!…Ingegnè!!

    Z: Ma se quelli scrivono e non sanno neanche che scrivono!!

    P: Eh ho capito, però lo scrivono, non è che lo cancellano!!

    ..omissis…

    P: Nonostante questo, nonostante questo, io sto andando avanti, non è che mi sono fermato…allora, vi sembra una cosa assurda chiedere quanto caspita è sto “cocof”??!).

    Subito dopo aver chiuso la telefonata, ZINNO informa il Sindaco di Pedace della posizione contraria di Prejanò ed entrambi si attivano per convincere il Presidente Oliverio a “sposare” la loro causa.

    ZINNO invia un sms al Presidente chiedendogli di potergli parlare riservatamente prima della riunione delle successive ore 12,00 con gli altri dirigenti mentre il Sindaco informa, sempre via sms, informa il “Governatore” della difficile situazione, “girando” poi la conversazione a ZINNO.

    Questo ultimo scambio di sms illumina, in modo non equivocabile, il profilo soggettivo della condotta che, di lì a breve, sarà tenuta dal Presidente Oliverio.

    Emerge, infatti, come lo stesso sia ben consapevole delle criticità dell’appalto, pur dichiarando di essere intervenuto per limitare l’eventuale taglio “al minimo possibilmente”, e dell’imminente verifica sui luoghi (eseguita, in realtà, da Prejanò il giorno dopo)

    (La linea turismo (anastasi) non ha preparato i decreti di pagamento. Siamo al limite per la rendicontazione.

    Stamattina vengono a fare il sopralluogo. Errori nelle procedure di affidamento comporteranno un taglio che ho detto di fare al minimo possibilmente.

    Credevo avessimo chiarito secondo me non ci sono state irregolarità e o errori durante la procedura di gara. Infatti dopo la nostra audizione non ho avuto più alcuna notizia. Oggi invece mi dici questo).

    Nel pomeriggio del 15.12.2015, ZINNO comunica al Sindaco di Pedace di aver risolto il problema (“…mi ci sono litigato, ho fatto un casino…tu domani…però davanti al Presidente, quindi lui adesso si è reso conto che era tutto un “girami intorno”…) e che il Presidente Oliverio aveva dato disposizioni per procedere nel modo auspicato (“..perché Lui così si chiamerà il…io non ci posso chiamare che ci mandano a quel paese…invece ci chiama lui al Dirigente e gli fa fare la liquidazione, ok??!”), ma gli raccomanda di inviargli comunque un messaggio per ribadirgli l’urgenza della cosa (“…quindi domani tu, mi raccomando, dici Presidé, che qua falliamo se non arrivano questi soldi!!…”). L’andamento della riunione si apprende anche dai commenti di Arturo VELTRI, presente anche lui benché in eclatante conflitto d’interessi (avendo assunto la carica consigliere d’amministrazione della Lorica Ski), il

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    quale dapprima si congratula con ZINNO (“C’ero, come no, vi ho sentito”) e riferisce della reazione del Presidente (“Era bello che ha battuto la mano sul tavolo, è bello eh!”), quindi chiama BARBIERI per fargli un resoconto dettagliato

    (V: Si si si, eh!! Io ti volevo dire una cosa positiva, oggi con ZINNO abbiamo incontrato il Presidente…

    B: Ehh!!

    V: …per fargli presente quel problema là, dell’asse 5…

    B: Si, si…

    V: E il Presidente diciamo l’ha recepita, molto bene, e al…non dico al 100% ma al 99% dovrebbe essere risolto e quindi domani faranno anche il decreto fino al 90%, dell’altro…).

    Naturalmente, come accaduto in occasione dell’approvazione del finanziamento complementare, ZINNO dice a TUCCI che in serata dovrà offrirgli una birra, anzi “una cassa di birra”.

    Il giorno dopo, 16.12.2015, Prejanò effettua il preannunciato sopralluogo a Lorica e solleva un ulteriore problema.

    Difatti, dopo aver constatato il ritardo dei lavori, comunica a ZINNO che non avrebbe liquidato più del 75% in quanto la nuova seggiovia, rientrante nella linea di intervento 5.3.2.1, non era stata ancora realizzata.

    La circostanza mette in agitazione ZINNO e TUCCI, i quali commentano con MELE che il funzionario regionale non aveva alcun potere di sindacare la correttezza delle attestazioni di avanzamento lavori fatte dalla D.L. e dal Rup, paradossalmente giungendo ad ipotizzarne una responsabilità per danni (sic!)

    (T: …tiè, lo chiamiamo a risarcire i danni…

    M: Ingegnè…(ride)…è rimasto un po’ perplesso sulla seggiovia…

    Z: E che c’entra, lui non è che è tenuto a guardare, lui deve pagare lo stato d’avanzamento per come tu glielo mandi!! Quindi, che deve fare??…tu gli hai mandato lo stato d’avanzamento, tu hai messo che la seggiovia era montata?

    M: Sii…

    Z: Ehh??!

    M: Noo montata, a piè d’opera!!

    Z: Ehh, è a piè d’opera e quindi lui non può valutare niente, vi deve solo pagare lui, vai tranquillo…

    ..omissis..

    Z: E basta, punto!! Dopodiché la responsabilità “quanto vale questo, quanto…” è del Rup, non è che è la sua!! Mi segui?!).

    Le conversazioni dei giorni successivi rivelano come sia necessaria una nuova “spinta” da parte del Presidente Oliverio affinché il responsabile del Dipartimento Turismo si persuada ad effettuare la liquidazione della quasi totalità della quota pubblica.

    Il 18.12.2015 ZINNO chiede a MELE se avesse parlato con il Presidente e sollecita a che faccia altrettanto il Sindaco di Pedace, dal momento che il successivo lunedì sarebbe stato il termine ultimo per provvedere. Nella Pagina 88 di 134

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    circostanza, commentando le osservazioni di Prejanò rispetto alla funzionalità delle opere, ZINNO si spinge a dire, in modo contraddittorio, che la funzionalità del lotto doveva essere valutata a fine anno, anzi, a marzo-aprile, una volta impiegati i capitali del privato (“ma chi cazzo glielo ha detto, ma non è vero niente, funzionali devono essere entro la fine dell’anno, non ora..quindi lui..è ovvio che se TUCCI non fa diciamo entro marzo-aprile non rende il lotto funzionale con i capitali privati l’opera viene tutta quanta definanziata, ma questo noi lo sappiamo tutti quanti”): in effetti, in assenza di espressa previsione contrattuale, la questione era divenuta – soprattutto a seguito della (strumentale) approvazione dell’atto di sottoposizione – di difficile interpretazione, non essendo chiaramente distinguibili gli interventi a carico del pubblico e quelli da realizzare con capitale privato.

    Sabato 19.12.2015 è direttamente ZINNO a scrivere al Presidente Oliverio esortandolo a coinvolgere il Dirigente del Dipartimento Turismo per sbloccare la liquidazione

    (Lunedì è ultimo giorno utile per emissione decreto e garantire trasferimento risorse al Comune, prima che si determini un onere per il Comune e la Regione di qualche milione di euro. Resto a disposizione per eventuali chiarimenti. Grazie Presidente buongiorno, sembra che il dipartimento turismo abbia intenzione di erogare su Lorica molto meno di quanto hanno maturato, con motivazioni incomprensibili, sollevando problematiche inconsistenti. Sarebbe necessario investire del problema Anastasi, visto che non si è tenuto conto di quanto emerso nell’ultima riunione)

    e poco dopo Oliverio chiama ZINNO per comunicargli di aver parlato con Anastasi, fissando per lunedì una riunione alla presenza di Varone, responsabile dei controlli, ma dichiarando di concordare sulla necessità di trasferire tutti i fondi al Comune

    (Z: Presidente, buongiorno

    O: Luigi, ho parlato con ANASTASI, lui dice non è un problema nostro, figurati, è un problema dei controlli, ho detto va bene

    Z: non è così, non è vero, non vero

    O: aspetta, aspetta, aspetta, va bene, gli ho detto chiamo io VARONE lunedì mattina fate una verifica, viene pure ZINNO, la linea che bisogna seguire è quella di dare tutto al Comune, va bene? gli ho detto

    Z: perfetto

    O: ecco, poi ho chiamato a VARONE e lunedì vi vedete).

    Inoltre, nel prosieguo della conversazione il Presidente Oliverio si informa da ZINNO sullo stato di avanzamento dei lavori (“…perché noi per finire i lavori lo deve finire entro giugno con i soldi del privato, per poterlo pagare, mentre la cabinovia stanno montando, dice che stanno montando le funi, sono arrivate le cabine”) convenendo con ZINNO che non fosse competenza di Prejanò sollevare rilievi di carattere tecnico (“è chiaro, è chiaro … lui che cazzo c’entra con i sopralluoghi, non è che lui è Rup che deve fare fare i sopralluoghi… lui deve fare le verifiche amministrative”).

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    Poco più tardi, è ancora ZINNO ad inviare al Presidente un sms per comunicargli un crono-programma più dettagliato – ma, purtroppo, assolutamente irrealistico – sul completamento dei lavori

    (Cabinovia in funzione entro gennaio, così come la stazione di monte e di valle. Bar rifugio tra gennaio e febbraio. Seggiovia in funzione a fine stagione invernale, quindi entro maggio. Se riusciamo a parlare prima di fine anno e se di tuo interesse, potresti inaugurare nei primi mesi del nuovo anno molte opere significative in via di ultimazione con i Pisl).

    Il 22.12.2015 ZINNO contatta il Dirigente Anastasi per avere informazioni sull’adozione del decreto (già il giorno prima indicato come imminente al Presidente) e questi conferma la liquidazione di un importo di € 2.900.000 per il PISL Lorica (nell’ambito di un provvedimento riguardante altri 16 Comuni), all’incirca corrispondente all’89% della quota di finanziamento pubblico (cfr. allegato 89 – decreto n. 16003 del 23.12.2015).

    In data 13.11.2017, il PM ha proceduto ad ascoltare a s.i.t. il responsabile di linea geom. Prejanò, il quale ha riferito di aver liquidato sino all’89% del capitale pubblico, diminuito dell’importo massimo di un eventuale sanzione co.co.f. e delle spese di collaudo, nonché rivendicato il potere/dovere di effettuare delle verifiche sullo stato dei lavori (e ciò in base ad una circolare dell’Autorità di Gestione POR – ndr: 0337890/SIAR del 12.11.2015 – che condizionava la liquidazione alla verifica dell’avanzamento di spesa da parte dei beneficiari), circostanza per la quale era divenuto oggetto di scherno da parte dei partecipanti alla riunione del 15.12.2015

    (ADR: quanto alla liquidazione dei lavori ulteriori sino al 95%, relativi alla mia linea di intervento, posso dire che l’Autorità di Gestione POR, nella persona di Paolo Praticò, aveva adottato una circolare sulla scorta della quale si autorizzava a liquidare sino al 95% della quota di lavori finanziata dalla Regione con fondi europeo POR, a condizione che il Responsabile di linea, cioè il sottoscritto, potesse verificare il concretizzarsi di spesa da parte dei beneficiari finali alla data del 31 dicembre 2015.

    Omissis

    ADR: a fronte della possibilità che si era concretizzata e di cui ho appena detto, io facevo presente e concordavo con il mio dirigente di settore dott. Tommaso Loiero, che il giorno seguente, cioè 16 dicembre 2015, sarei andato a Lorica per verificare personalmente l’effettivo avanzamento dei lavori. Cosa che io ho fatto. Quindi, liquidavo sino all’89%, defalcando l’importo massimo di una somma necessaria a coprire eventuali sanzioni legate alle criticità già segnalate dai controllori di primo livello in ordine alle tre linee e notificate al comune di Pedace.

    Omissis

    Nel corso della riunione suindicata del 15 dicembre indetta da OLIVERIO sono stato oggetto di forti critiche da parte di tutto i partecipanti. Io lasciavo la riunione e dicevo al mio dirigente Loiero di riferire che il giorno dopo sarei andato a Lorica a verificare.

    Alla risposta che Loiero, su mia indicazione, forniva in riunione sul mio programmato sopralluogo, allorché gli veniva chiesto di Lorica e del relativo responsabile di linea, cioè il sottoscritto, sono stato schernito.

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    ADR: sono andato via perché la Giunta regionale, per deresponsabilizzarsi, ha devoluto tutto a una semplice circolare che costringeva per l’effetto i responsabili di linea, come il sottoscritto, ad attestare l’avanzamento dei lavori senza disporre di effettive attestazioni di spesa da parte delle stazioni appaltanti. Ricordo che sono stato incalzato in quel periodo, io come tutti, da Praticò a liquidare il 95%. Del resto tutti in riunione si spendevano per liquidare alla stazione appaltante di Pedace, come per tutti gli interventi POR, le risorse possibili. Lo stesso Presidente OLIVERIO aveva forte interesse per Lorica, soprattutto perché si tratta del suo luogo di origine, oltre ad essere pressato dagli operatori turistici locali).

    Sennonché, l’adozione, in extremis, del decreto di liquidazione appare il frutto della convergenza di una serie di interessi, quello del privato BARBIERI di vedersi sostanzialmente “anticipata” la provvista finanziaria necessaria a pagare materiali non ancora saldati e, spesso, neppure consegnati, e quello dell’apparato amministrativo-politico di portare a termine a tutti i costi un risultato di spesa sul POR 2007/2013, pena il rischio di disimpegno dei fondi e comunque di insuccesso politico.

    In tale contesto, è documentata l’ingerenza – certamente indebita perché in violazione del principio di separazione fra la funzione di indirizzo politico e quella di concreta gestione amministrativa – del Presidente Oliverio sui funzionari del Dipartimento Turismo (il responsabile di linea Prejanò ed il Dirigente Anastasi) per indurli ad una sostanziale rivisitazione delle proprie iniziali determinazioni.

    Accade, in effetti, che Prejanò acceda alla “interpretazione” del pericolo di sanzioni co.co.f. ispirata da ZINNO (ossia accantonare una somma a copertura del rischio) e recepisca acriticamente i SAL approvati dal Rup, senza contestare la correttezza del criterio di appostazione dei materiali a piè d’opera ovvero l’incoerenza fra i risultati del suo sopralluogo e le percentuali indicate.

    Tuttavia, se è provato il clima di pressioni e di interferenze, non risulta altrettanto evidente l’illegittimità dell’atto amministrativo che ne è stato il frutto.

    Difatti, da un lato non appare viziata da eccesso di potere la scelta, discrezionale, di procedere alla liquidazione di fondi a rischio disimpegno al netto di una percentuale sufficiente a coprire l’eventuale sanzione co.co.f., dall’altro, la norma (interna) che impone la previa verifica della capacità dei beneficiari di “garantire una rilevante capacità di spesa entro il 31 dicembre 2015” costituisce, per la sua genericità, “un’arma spuntata”, poiché non dota (forse, volutamente, come insinuato dal Prejanò) i responsabili di linea di specifici poteri o strumenti di controllo ma riversa sugli stessi la responsabilità, anche erariale, di negare l’ulteriore anticipazione pur a fronte di documenti contabili – i SAL – in cui l’avanzamento di spesa è asseverato da altri pubblici ufficiali. Ed allora, sotto questo ultimo aspetto, non sussistono gravi indizi circa la consapevolezza di compiere un atto illegittimo né a carico del Prejanò (d’altronde, neppure indagato) né a carico dello stesso Presidente della Regione, certamente ben conscio dei ritardi e delle

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    difficoltà del Concessionario nel portare avanti i lavori ma, per quel che risulta, all’oscuro degli “artifici” giuridici e contabili commessi dagli altri attori della vicenda (TUCCI, ZINNO, MELE etc.) nella stipula dell’atto di sottomissione e nella redazione dei SAL.

    Lo stanziamento in bilancio regionale di fondi aggiuntivi in favore del Barbieri (capo 17)

    Il favor nei confronti del BARBIERI acquista massima consistenza allorché, nonostante l’indebita percezione di capitale pubblico a fronte di opere ineseguite o comunque non funzionali, l’imprenditore riesce ad influenzare direttamente l’azione politico-amministrativa del Presidente della Regione, risultando il principale beneficiario – con un finanziamento aggiuntivo di 4,2 milioni di euro – della delibera di Giunta regionale n. 159 del 13.5.2016, con oggetto “utilizzo temporaneo delle risorse in conto residui”, adottata su proposta del Presidente Oliverio (cfr. allegato 100, n. ordine 1799, e pag. 604 informativa GdF).

    Infatti, nel lungo elenco che accompagna la delibera, accanto alle centinaia di interventi realmente incompleti al 31.12.2015 (quelli in cui la differenza fra la spesa prevista al 31.12.2015 e l’importo ammesso trova già “capienza” nei residui del POR 2007-2013 o nei Capitoli PAC in virtù di un precedente “impegno”), la voce dell’intervento del PISL Lorica rappresenta una vistosa anomalia: in essa, viene riportato – quale investimento pubblico “ammesso” – un importo di oltre 10 milioni di euro, di cui ben 4,2 milioni di euro costituiscono il finanziamento di lavori complementari richiesti soltanto il 18.3.2016 e neppure ancora formalmente ammessi, tanto da non (poter) “trovare posto” nei residui ed essere subordinati, per la liquidazione, all’assunzione di “nuovi impegni” sui PAC.

    Nella ricostruzione del capo in esame, sono due i momenti “chiave”, l’uno è rappresentato dalla visita che il 26.12.2015 il Presidente della Regione effettua sul cantiere di Lorica – circostanza nella quale prende personalmente contezza (ove mai non l’avesse fatto in precedenza) del ritardo dei lavori e della minima contribuzione del privato (circa 28.000 euro su oltre 13 milioni) e “promette” nuovi corposi finanziamenti pubblici per la costruzione di un albergo-rifugio (compreso nel II stralcio dei lavori complementari) e per la realizzazione del collegamento sciistico fra Lorica e Camigliatello Silano – l’altro, in data 2.3.2016, è caratterizzato dalla presentazione del progetto delle nuove opere che TUCCI e VELTRI fanno al Presidente Oliverio e Nicola Adamo a margine di un incontro politico – circostanza nella quale Adamo veicola, anche per conto di Oliverio, la richiesta di rallentare ad arte i lavori di rifacimento di Piazza Bilotti a Cosenza, appalto anche questo aggiudicato all’impresa BARBIERI, così da

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    impedire al Sindaco uscente Occhiuto di poter “spendere” questo risultato in compagna elettorale.

    Nel rinviare, per un’esposizione di dettaglio, alla richiesta del PM (pagg. 338-389), qui di seguito si ripercorrono comunque le emergenze intercettive di maggiore pregnanza.

    Il 26.12.2015 ZINNO scrive al Presidente Oliverio per rammentargli la visita presso gli impianti di Lorica dallo stesso richiesta (“Presidente buongiorno,ti ricordo per come mi avevi chiesto la visita a Lorica.Fammi sapere quando è meglio per te, oggi o domani. I lavori sono avanzati, così come le attrezzature già disponibili (gatto delle nevi etc). Vorrei poi illustrarti alcune iniziative sempre per Lorica.”).

    Appare assai significativo, alla luce dei successivi accadimenti, che già in detta circostanza ZINNO anticipi ad Oliverio l’intenzione di illustrargli “ulteriori iniziative” su Lorica, stringatamente definiti “l’altra cosa” nel corso del colloquio telefonico intrattenuto immediatamente dopo con TUCCI. A sua volta, TUCCI allerta VELTRI e, dando ulteriore prova della sua spregiudicatezza, gli chiede di coinvolgere lo zio giornalista – fatto che non accadrà – al fine di riuscire ad instaurare un rapporto diretto con il Presidente

    (T: “lo devi allertare, sai perché, non serve perché è chiaro che Lui vuole parlare con noi, no? Però deve capire che noi con Lui dobbiamo avere un rapporto diretto, ci deve dare il numero, gli dobbiamo diventare amici, hai capito?…cioè non dobbiamo avere un rapporto formale, lui deve capire che noi operiamo per la governance”;

    V: “eh si, la governance del territorio”).

    Nel primo pomeriggio, ZINNO raggiunge Lorica con l’auto di TUCCI, in compagnia di Arturo e Paolo VELTRI e di Davide Intrieri.

    Interessanti sono alcune conversazioni captate durante il viaggio, allorché ZINNO riferisce della difficoltà di affidamento dell’appalto-concessione (“..perche’ sarebbe stato un altro fallimento non riuscire e amu pregatu, oh amu fattu carte false per cercare di farli partecipare”) ed espone la propria “personale teoria economica” su lavori pubblici del tipo di quello di Lorica (“..e’ stata prorogata tre volte e nessuno che vena partecipa <eh ma allora c’e’ un motivo> ma quale cazzo di motivo c’e’..e dittu tu veni fa na concessione, non e’ un lavoro pubblico..te pigli na concessione in una Regione cosi’ disgraziata come la Calabria che se tu, ma allora ti aspetti il finanziamento della Regione, no! ma tu ti aspetti che la Regione non e’ contro..insomma che ti favorisca..) mentre TUCCI conferma che per consentire la partecipazione alla gara dell’impresa del BARBIERI erano state fatte “carte false”.

    Terminata la visita sul cantiere, sulla via del ritorno TUCCI e gli altri passeggeri commentano l’esito dell’incontro con il Presidente:

    Veltri P.: ha dittu si a tutto però statevi appresso, specialmente sopra il fatto di Camigliatello

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    Tucci: e’ vero che Lui qui, che vuol dire che noi abbiamo anticipato tutti i soldi sino ad oggi no? dopodiche’ Lui ha detto va be’ perche’ gli dobbiamo fare perdere i soldi alla comunita’ europea, <paghiamo tutto noi e voi mi impegnate dopo a fare il resto>

    ..omissis..

    Tucci: Zinno si sta muovendo benissimo

    Veltri P: Zinno non avevo dubbi

    ..omissis..

    Tucci: …dobbiamo parlare con Barbieri…Barbieri sta morendo che vuole sapere del piano regionale dei trasporti, se c’hanno messo…

    Veltri A.: Si…dopo in in macchina sua…gli ho detto sia dei trasporti che del collegamento…

    Tucci: Ahh gliel’avevi detto, pure tu…?

    Veltri A.: Sono andato con loro!!

    Tucci: Bravissimo!!…bravo…

    Intrieri: …perchè lui è inaffidabile (riferendosi al presidente…)…gli devi stare sopra…

    Veltri P.: Vabbè ma c’è Luigi…inc.le…

    Tucci: No, ma adesso, non è vero, ha detto…telefona, m’ha detto “telefonami dopo l’Epifania…telefonami direttamente”…vuol dire che io e Arturo, o Arturo gli mandiamo dei messaggi…

    Veltri P.: Ma non risponde al telefono!!

    Tucci: Non è vero, non è vero, ci fa parlare con Russo…lui ci ha autorizzato a fare tutto!!

    Intrieri: Ma a lui gli interessa, gli interessa…

    Tucci: Lui ci ha autorizzato a fare tutto!!

    ..omissis..

    Tucci: Ci ha autorizzato il collegamento, ci ha autorizzato il rifugio, ha detto “il rifugio lo dovete fare come una cosa che vi dico io sul lago di Garda…”. Ci ha detto si all’helipad, si a Scalea, che cazzo deve fare sto pover’uomo??!

    Tucci: …(riferendosi al Presidente) lui ha preso confidenza, Zinno ha cominciato a sfotterlo che praticamente noi non ci abbiamo messo soldi…

    Veltri P.: E quella è stata a cosa che si è scialato..

    Tucci: e là si è sbloccato!!

    Zinno: Appena sa che mette lui i soldi, compà…

    Tucci: ..e là s’è sbloccato…

    Veltri P.: Poi da lì in poi è andato tutto in discesa…

    Tucci: si si…però poi quando ha visto, ha visto la strada bitumata, il guard- rail, l’elipad…però fino a mo l’hanno pagato loro effettivamente, nue c’amu misu 28 mila euro (ride…), ca Barbieri dice abbiamo fatto, abbiamo fatto…ancora unn’ha fatto na minchia!!

    ..omissis..

    Veltri P.: …tanto lui, non c’è bisogno…lui ci tiene a questa cosa mò…il ritardo…perchè poi il ritardo l’hanno fatto loro…

    Zinno: Se non la fai adesso gliel’addebitano a lui!!…

    Veltri P.: Ehh, hai capito??

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    Tucci: Mi ha toccato sulla spalla e mi ha detto “qua a gennaio dobbiamo inaugurare!!”…(ride)…

    Veltri P.: Ha detto “qua a pila fino a mo l’abbiamo tirata fuori noi…quindi l’A.D. sono io, gli altri sono tutti…inc.le…”!!…lui!!…poi quel passaggio “ci l’hei misi io”…

    Intrieri D: Si, di tasca sua…(ride)…

    Veltri P.: Come se lui li avesse messi lui…

    Zinno: No ma lui si è già trovato la cosa, no…perchè ha detto “a) io vi ho dato i soldi perchè Luigi Zinno mi ha detto che era tutto fatto”…e quindi già vi ha detto se domani mattina…inc.le…dopodichè ha detto “mo siccome mi ci ha portato e mi ha fatto vedere…adesso fatela sta cazzo di cosa!!”

    ..omissis…

    Tucci: Lui ha familiarizzato adesso, hai capito??!, ha ragione Paolo, lui ad un certo punto in poi quando ha cuminciatu a sfuttere, i sordi, un c’ha misu nente, io ho detto c’ho messo solo 28 mila euro, si è sciolto…perchè io l’ho detto con un’enfasi, come se chissà che cazzo gli avessi detto…(ride)…”come non c’ho messo niente, ci ho messo 28 mila euro!!”…”ma vafanculu, supra a 13 miliuni!!”

    ..omissis..

    Tucci: ma io davvero 28 mila euro c’abbiamo messo, se guardi sopra il SAL, no, no, 28!

    Zinno: 28 mila euro sono state le trasferte in Svizzera!!..fino a là… Veltri P.: che LUI le ha anticipate così…

    All’indomani della visita, TUCCI riferisce telefonicamente a BARBIERI del suo esito, raccontando della “spudorata” ammissione che quale privato avessero sino a quel momento investito solo 28.000 euro su 13 milioni (“..noi vi abbiamo dato tutti i soldi, quando mai si e’ visto che ancora voi non avete finito, non ci avete messo manco un euro, perche’ questa responsabilita’ me la sono presa tutta io ha detto lui, quando mai si e’ vista una cosa del genere”) e confermando la piena disponibilità del Presidente ad assecondare i programmi imprenditoriali della Barbieri (l’inserimento dell’aviosuperficie di Scalea nel piano regionale dei trasporti ed i nuovi investimenti su Lorica) a condizione della conclusione dei lavori della cabinovia entro il successivo mese di gennaio (“…dice pero’ in questo momento io sono interessato ad una cosa, voi dovete finire entro il mese di gennaio, tutto il resto lo facciamo, tutto, il collegamento, facciamo il rifugio, facciamo tutto il resto, ma la prima cosa che dobbiamo fare e’ inaugurare a gennaio”); inoltre, a detta di TUCCI, la presenza di Arturo Veltri, da poco nominato amministratore della Lorica Ski, e del padre Paolo era stata particolarmente utile, valendo a rassicurare il Presidente Oliverio sulla loro area politica di appartenenza (“..perche’ lui si e’ tranquillizzato su chi siamo, si e’ tranquillizzato su tutto..perche’ in quella maniera non dice piu’ questi politicamente sono con Occhiuto”…”la discendenza è chiara”).

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    Sin dai primi giorni di gennaio, TUCCI e BARBIERI si mettono in moto per predisporre un progetto dei nuovi interventi su Lorica, una parte dei quali (il collegamento Lorica-Camigliatello) da realizzare con la formula del project financing.

    L’intreccio politico-affaristico che connota la vicenda di Lorica trova ulteriore conferma qualche giorno più tardi, il 29.1.2016, allorché l’ex senatore Francesco COVELLO, padre di Stefania, attuale parlamentare della Repubblica, contatta BARBIERI per sapere dell’incontro programmato il successivo 4 febbraio con Michele Laudati, direttore dell’Ente Parco della Sila, e per invitarlo ad un convegno organizzato dalla figlia il giorno seguente: in particolare, risulta assai significativa la circostanza che COVELLO sia a conoscenza dell’appoggio offerto dal Presidente Oliverio alle iniziative imprenditoriali del gruppo BARBIERI in Sila

    (C: Senti, Giorgio Ottavio, quando poi ci vediamo, io sono a Cosenza che domani STEFANIA oggi è andata lì con Mattarella all’inaugurazione della Cittadella, perché OLIVERIO so che vi sta dando pure una buona mano per cesellare i dintorni là, no?

    B: eh,eh,eh

    C: come vedi io sono aggiornato in tutto).

    Il 6.2.2016, Nino LIUZZI, collaboratore di BARBIERI, chiama l’imprenditore romano per comunicargli due importanti novità apprese dalla cognata Rosaria GUZZO, dirigente del settore Ragioneria della Regione, ossia che Luigi ZINNO sarebbe stato trasferito, di lì a qualche mese, al Dipartimento regionale Infrastrutture e Lavori pubblici (ove tuttavia avrebbe conservato rilevanti poteri decisionali e di spesa in relazione alla Linea di intervento pubblico di cui faceva parte Lorica che, difatti, nel mese di agosto 2016 passava sotto la competenza del Dipartimento Lavori Pubblici, restando sempre in carico all’ing. ZINNO in qualità di Responsabile unico dei PISL), e che il Presidente Oliverio aveva confermato la volontà di finanziare gli ulteriori lavori su Lorica

    (L:..il Presidente ci dà quella cifra che sai

    B: per fare quell’altro pezzo?

    L: Si, si

    B: però

    L: no, no gliel’ha detto

    B: e questa è una cosa meravigliosa, ora dobbiamo, sono contentissimo, tu l’hai incontrato ieri sera?

    L: ieri sera, è stata con me sino alle 11 e un quarto, 11 e venti).

    A dimostrazione del rapporto diretto instaurato con il Presidente Oliverio, qualche giorno più tardi, lo stesso BARBIERI si “prende la libertà” di scrivergli un messaggio per poterlo incontrare

    (“Presidente buongiorno , perdoni il disturbo ma anche in relazione alla richiesta di un incontro inviatale dal sindaco Marco Oliverio , mi permetto di rinnovare tale richiesta per consentirci di fare con lei un punto della situazione dei lavori di Lorica utile al prosieguo delle attività. Cordialmente. Giorgio Barbieri”, sms del 19.2.2016, cfr. allegato intercettazioni n. 436).

    Il 26.2.2016 TUCCI discute con il Rup MELE dei nuovi progetti su Lorica, affermando, quanto, all’albergo-rifugio facente parte delle opere

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    complementari, di aver preparato delle diapositive secondo l’idea del Presidente (“però nella versione che vuole Lui, che Lui ci ha chiesto, dice <qua io ci voglio, dovete fare un rifugio, bello con la SPA e con tutte le cose> e io l’ho fatto come vuole Lui facendo il piano interrato sotto là”) e facendo intendere, quanto al collegamento Lorica-Camigliatello, che sarebbe stato preferibile, per motivi di opportunità, che il progetto apparisse come predisposto dalla stazione appaltante (“[..] delle cose che mi hai dato io te l’ho messe in bella e gli ho fatto fare un video, però è un prodotto, è una cosa che secondo me deve essere illustrata dal responsabile del procedimento come, come una cosa tua, poi che io ti ho dato una mano cioè…è un nostro interesse che può esserci un futuro un nostro interesse ma al momento è zero..”). Quest’ultima circostanza rivela, ancora una volta, il completo appiattimento della condotta del pubblico ufficiale sugli interessi imprenditoriali del gruppo Barbieri.

    Il 29.2.2016 TUCCI scrive a ZINNO per ricordargli che, in occasione di un convegno cui avrebbe partecipato Oliverio, avrebbero potuto mostrargli i progetti delle nuove opere su Lorica (“Ti raccomando per mercoledì prima del convegno di fare l’incontro tecnico con il presidente”).

    Lo stesso giorno, in una ormai conclamata commistione fra privato e pubblici decisori, TUCCI e VELTRI si incontrano, presso lo studio professionale del primo, con il Rup MELE ed il Sindaco di Pedace Oliverio per mettere a punto progetti e stime dei costi degli interventi “anticipati” al Presidente della Regione, e da questo avallati con entusiasmo, nel corso della visita a Lorica il precedente 26 dicembre.

    Al termine, VELTRI riferisce a BARBIERI che avevano stimato costi per 40 milioni di euro per il collegamento Lorica – Camigliatello mentre l’albero- rifugio e le piste aggiuntive sarebbero ammontati a circa 6 milioni di euro (“piste sulle 300-500.000 euro piste, albergo e rifugio di monte 5-6 milioni di euro”) ovvero esattamente l’importo mancante al raggiungimento della percentuale massima sul valore dell’investimento pubblico prevista per il finanziamento di opere complementari con il meccanismo dell’art. 147 D.Lgs. 163/2006 (infatti, dato il valore della concessione di 16,5 milioni di euro, di cui 13,5 circa di fondi pubblici, e l’avvenuta erogazione, sempre a titolo di opere complementari di 2,34 milioni di euro, restava un “plafond” di circa 6 milioni di euro per arrivare al 50%).

    Inutile sottolineare come, ancora una volta, l’unico obiettivo perseguito sia quello di “rastrellare” la maggiore quantità possibile di denaro pubblico, come dimostrato dal fatto che il costo stimato delle opere complementari “si attesti” sempre sul limite massimo dei fondi pubblici a disposizione e gli indagati neppure si pongano il problema della sussistenza o mono dei requisiti legittimanti l’affidamento diretto ex art. 147 cit. (ossia l’esecuzione di interventi divenuti necessari alla funzionalità delle opere principali a seguito di circostanze impreviste ed imprevedibili).

    E’ il 2.3.2016 quando, a margine di un incontro politico, TUCCI e VELTRI riescono ad incontrare il Presidente della Regione ed a illustrargli, seduti ai tavolini di un pub di Cosenza, alla presenza di ZINNO nonché di Nicola Adamo, già parlamentare e consigliere regionale, e Giuseppe Lo Feudo, Pagina 97 di 134

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    direttore generale delle Ferrovie della Calabria s.r.l., i progetti per il nuovo collegamento Lorica- Camigliatello.

    L’esito dell’incontro viene sintetizzato da VELTRI, in una lunga telefonata a BARBIERI, con le parole “miracoli grossissimi”: trova conferma, infatti, la piena disponibilità del Presidente a portare avanti a “tambur battente” i progetti presentati dal concessionario privato (senza neppure considerare la necessità di dover espletare una gara pubblica e la possibilità che se l’aggiudichi un’altra impresa) ma emerge per la prima volta la necessità di una “controprestazione”, ovvero il rallentamento dei lavori del cantiere di Piazza Bilotti a Cosenza

    (B: non ci sei riuscito ad avvicinarlo?

    V: noo..come no! miracoli grossissimi, l’abbiamo portato al pubetto nostro seduto a tavolino

    ..omissis..

    V: alla grande, alla grande, siamo stati là io e l’ingegnere, con la tenacia dell’ingegnere siamo riusciti a portarlo…ci ha visti, mi ha salutato, ha visto che avevo in mano qualcosa <ha detto avete il progetto> <si,si> < vediamolo subito, vediamolo subito>

    ..omissis..

    V: e c’era Nicola (ndr: ADAMO) tutti c’erano a vedere sto progettino, c’era ZINNO, c’era LO FEUDO tutti quanti erano a vedere sto progetto, ha detto <benissimo si deve lavorare per step, facciamo il primo sino a Croce di Magara subito, 10 milioni li mettiamo subito, ora dovete rivenire da me con un progetto più accurato, con i costi, con la fattibilità economica dopodichè andiamo insieme dal Parco, facciamo un protocollo scritto con il Parco e questo per quest’anno dev’essere pronto>

    B: ma dai?! Quindi ha detto facciamo subito, immediatamente

    V: subito, subito ha detto e poi è rientrato, <e i rifugi a che punto>..questo poi è riuscito, poi è rientrato, il tutto è durato assai, è stato seduto 20 minuti con noi eh! Poi è rientrato <e i rifugi a che punto sono?> e l’ingegnere <ma veramente quelli non ce li hai finanziati, quindi quelli sono altri 5 milioni a parte>

    ndr: risate

    V: e poi, e poi un’altra cosa pure su Piazza Bilotti

    ..omissis..

    V: contentissimo, contentissimo si…ha detto che bisogna inaugurare con il nuovo Sindaco

    B: si, ah! Ok! Ih,ih,ih,ih

    V: perfetto

    B: va bene

    ..omissis..)

    L’accettazione della condizione posta dalla “politica” e la sua pronta esecuzione da parte del privato sono testimoniate da uno scambio di messaggi in chat fra VELTRI, TUCCI e BARBIERI del 5.3.2016, allorché il primo invia due fotografie di Pizza Bilotti relative al getto di calcestruzzo sulla vela sud, TUCCI precisa di procedere solo fino al I SAL e, alla domanda di BARBIERI se si tratti di un ordine di scuderia, risponde che è tassativo (T: Velocizzare fino al sal…

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    Solo ….

    B: Ordini di scuderia

    T: Esatto

    Tassativo

    Anzi dovrò giustificare il fatto utile solo al sal

    T: Fatto = getto

    B: Si sì)

    La conclusione di un vero e proprio patto viene confermata da TUCCI in una lunga conversazione dell’8.3.2016 con GUARNACCIA, cui rivela l’esistenza di “interferenze incrociate” del mondo politico sul cantiere di Piazza Bilotti.

    Infatti, TUCCI riferisce che Mario OCCHIUTO, da pochi giorni dichiarato decaduto dalla carica di Sindaco di Cosenza, gli aveva chiesto di rallentare i lavori di Piazza Bilotti per evitare che l’opera potesse essere inaugurata dal Commissario Prefettizio, nominato per governare l’ente sino alle elezioni di giugno, ma non mancava di evidenziare che la stessa richiesta, per finalità politiche opposte, gli era pervenuta dal Presidente della Regione, Mario OLIVERIO. Non solo. Aggiunge che il rispetto dell’impegno gli era stato sollecitato sia da Nicola ADAMO, con cui era stato costretto a “giustificare” il procedere dei lavori “fotografato” da VELTRI (“Il dinamismo in cantiere serve per arrivare al min dello stato di avanzamento Poi si fa come detto…già concordato. A presto”, cfr. sms del 5.3.2016), sia da Enza BRUNO BOSSIO che gli aveva chiesto di non far entrare in cantiere l’ex Sindaco Occhiuto e l’ex assessore Fresca (“Non credo che dovresti fare entrare Fresca e Occhiuto sul cantiere”, cfr. sms del 6.3.2016), quindi direttamente dal Presidente Oliverio (“[..] me lo ha fatto dire dal Presidente, io ho avuto una riunione con il Presidente ed il Presidente m’ha detto <ti devi fermare su Piazza Bilotti>).

    TUCCI ammette di aver già dato disposizioni per rallentare i lavori (ordinando al subappaltatore Franco RUBINO di inviare solo una squadra di operai sul cantiere di Piazza Bilotti e di dedicarsi al rifacimento di una strada laterale giusto per arrivare al I SAL) ma confida di sentirsi pressato, quasi “costretto” ad assecondare la richiesta “bipartisan” della politica (“ti ricattano, tu ci chiedi un favore a loro e loro subito ti ricattano”) per non subire ritorsioni

    (T: cioè Occhiuto non vuole che si finisce, no dice…ha detto Occhiuto meglio

    G.: inc.

    T: l’inaugurazione la fa n’altro, perché la deve fare, la deve fare il Commissario.

    ..omissis..

    T: hai capito, almeno lui ha detto così, poi magari cambierà strategia, ma siccome le due strategie collimano no, io ho pigliato e gli ho detto si a quell’altro, al Presidente della Regione..(parole a bassa voce)..<dici ma io che cazzo devo fare, te, guarda l’sms che ho Nicola (ndr: ADAMO), io gli ho dovuto scrivere il dinamismo in cantiere serve per arrivare al minimo>…omissis..<Poi si fa come detto, già concordato che non lo voglio nemmeno scrivere> <ok, a presto> poi mi scrive la moglie, dove

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    cazzo (ndr: Tucci cerca la chat sms sul suo telefono) <non credo dovresti fare entrare la Fresca ed Occhiuto sul cantiere> me lo ha fatto dire dal Presidente, io ho avuto una riunione con il Presidente ed il Presidente m’ha detto <ti devi fermare su Piazza Bilotti>, questi i soldi non te li fanno avere, e l’hanno dimostrato.., che fai? Te li vuoi inimicare?

    G: assolutamente no

    T: ehe, e allora dobbiamo decidere una cazzo di strategia, glielo sto dicendo a questo (BARBIERI), anche perché in questo momento che tu ti rallenti un poco OCCHIUTO, gli dici non tengo soldi, cioè Lui ora vuole semplicemente che tu togli questa recinzione e che la gente comincia a vedere che più o meno ha…non è che ti devi fermare no, però a coso digli di mettere una sola squadra, a come si chiama?

    G: a Rubino

    T: a Rubino, fagli fare questa strada, ora sulla piazza siete fermi? Fagli fare la strada, perché la strada la dobbiamo aprire al traffico no? e basta, allora la strategia qual è? arrivare al SAL assolutamente, cascasse il mondo, perché io ho detto che devo arrivare al SAL,……… ma io questo perché non glielo posso dire per telefono a Giorgio? Non l’ho capito!

    G: lascia stare, tanto giovedì è qua.

    ..omissis..

    Tucci: allora se Lui ti dice sì al prolungamento Lorica-Camigliatello, ti dice si a…a.. a..cosa, al ristorante e all’albergo nuovo no? tu ti pigli poi qua a Piazza Bilotti e ci fai entrare a Occhiuto? Gli ho detto Fresca non deve più entrare in cantiere, gli ho detto ad Enza (ndr: Enza Bruno Bossio) <a Occhiuto io non glielo posso dire non entrare in cantiere> come glielo dico? Sentiamo? Come cazzo glielo dico?

    G: eh, ehe

    T: ma guarda che questa è curiosa, pure questa, questi sono come i delinquenti, ti ricattano, tu ci chiedi un favore a loro e loro subito ti ricattano, dimmi io che cazzo devo…tiè (ndr: Tucci legge a Guarnaccia un messaggio sul suo telefono) <alla Fresca hanno già detto di non entrare per non metterci in difficoltà, pensa che io l’ho detto anche a CIRO’ facendogli capire che è esagerato e secondo me controproducente per Occhiuto è più difficile ho detto io e comunque raggiungiamo la quota minima del pagamento e poi andiamo avanti come d’accordo punto, l’ho detto anche a Nicola punto> che cazz…cioè di che stiamo parlando? Ma questo per farti capire che questa qua mi stanno pressando davvero

    G: è chiaro).

    In serata, TUCCI discute al telefono con BARBIERI della necessità di chiedere una proroga del termine finale dei lavori di piazza Bilotti, fissato al 31.3.2016, rispetto al quale erano già in ritardo – cosa che già andava incontro ai desiderata di Occhiuto e di Oliverio (“Però già tenendo questo ritmo sono tutti felici e contenti…”) – ma che sarebbe stata utile per poter intercettare i finanziamenti promessi da Oliverio su Lorica (“[..] una parentesi di 3 mesi, 4 mesi che ci serve ad hoc per quello che dobbiamo fare naturalmente!”).

    In particolare, TUCCI torna a commentare “le pressioni” dei politici, specialmente quelle dei sodali del Presidente ed emergono indizi di come

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    la richiesta di rallentare i lavori sul cantiere di piazza Bilotti fosse stata già veicolata da Nicola Adamo prima del 2.3.2016 ma, in occasione dell’incontro nel pub cosentino, fosse stata chiarita e confermata personalmente dal Presidente Oliverio, ponendosi – in ragione della contestualità con la discussione dei progetti di Lorica ed alla luce del successivo scambio di sms fra Adamo, Bruno Bossio e TUCCI – in rapporto di corrispettività con il mantenimento della promessa di nuovi finanziamenti

    (T: …quello che non t’ho raccontato, che è accaduto la settimana scorsa, sono due episodi per farti capire un attimino poi le strategie…

    B: Si…si…

    T: …viene l’ex Sindaco, in cantiere, e mi dice “Ahh – dice – ma ormai, io sono contento che state andando avanti, però, sai, io non ho più l’interesse che voi finiate presto…perché…a questo punto perché deve inaugurare il commissario…?!”

    B: Il commissario…

    T: …“inaugurerà il primo Sindaco!!”…il Sindaco è giusto che inauguri l’opera! B: E va bene, però c’è un problema contrattuale anche!!, nel senso che mi sembra…doveroso…

    T: …eh, dall’altro abbiamo un problema contrattuale…invece, all’incontro della…diciamo…

    Barbieri G.O.: Si, ho capito, quegli altri…quell’altro lato…

    T: …perdonami solo, un secondo soltanto…omissis…

    T: …allora, a quell’incontro lì, come tu sai, dice “Adesso lo puoi finire, adesso lo puoi finire!!”…quando invece usciamo dal convegno, dell’altro convegno che siamo andati alla birreria…

    B: Si si si!!

    T:…quello là (ndr: Nicola Adamo) mi ha detto “Ma tu là che stai facendo?!, stai facendo un casino, ti devi fermare…!!”

    B: Ahhh…

    T: “Ma tu sei pazzo – dico – parla con l’amica tua, tua moglie (ndr: Enza Bruno Bossio), e vedi che mi ha detto il contrario!!”…“E quella che cazzo capisce, non capisce niente!!”

    B: …(ride)…

    T: “…inc….ma che cazzo gli hai detto?!” e quella gli ha detto “E vabbè oh, pensavo che…” “Nooo, ma che, le strategie le faccio io!!”, ha chiamato il capo là (ndr: Presidente Oliverio) e le ha detto “che te lo faccio dire da lui”…

    B: Ahh, ok…

    T: E ha detto (ndr: Adamo rivolgendosi al Presidente Oliverio) “Senti, perché…ma scusami, l’altra volta dice che gli hai detto che andava bene…” e (ndr: il Presidente Oliverio) ha detto “Si, gliel’ho detto, ma perché tua moglie aveva detto così, c’erano 100 persone davanti, che facevo?!”…

    B: Che facevo, la smentivo…?

    T: …inc…(ndr: il Presidente Oliverio) “io la vedo come te, si deve fermare!!”

    B: Ahhhh, ecco…!!

    T: E me l’ha detto, “ti devi fermare!!”

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    B: Ok…e…

    T: …ho detto vabbè, tant’è che gli ho mandato…la lettera, ho detto

    guarda, fammi arrivare allo stato d’avanzamento dopodiché vado

    lentamente avanti!!

    B: Si…

    T: Però a questo perché gli ho detto sì, perché lo vuole anche l’ex!!, sono

    tutti e due che lo vogliono!!

    B: Ho capito, va bene, sono tutti d’accordo, però…rimane il problema

    contrattuale!!

    Tucci F.: Perfetto, sono andato a vedere l’aspetto contrattuale che l’ho

    affrontato stamattina…Giò, la produzione del cantiere continua a essere

    bassa!!, tu devi fare 7 milioni di euro e in questi due mesi ne hai fatti 1 e

    mezzo!!, neanche…perché al momento non l’hai fatto 1 e mezzo, ne hai

    fatto 1 e 2…devi fare il bitume, devi gettare l’altra vela e si devono

    verificare altre 2 o 3 cose perché tu arrivi al minimo!!, quindi sei ancora ad

    una produzione di 1 e mezzo ogni 3 mesi!! Però già tenendo questo

    ritmo sono tutti felici e contenti…(ndr: ride)…

    ..omissis..

    T: …gli ho detto a Guarnaccia di fare una lettera, e di dire “Non mi avete

    risposto a questo, non mi avete risposto a quell’altro…io non sono neanche in grado di dirti quando finirò atteso che queste cose non me li fate!!”

    B: Ehh, esatto…

    T: Già concordato!!

    B: Ok, e questo ci potrebbe consentire di avere una parentesi di 3 mesi, 4 mesi che ci serve ad hoc per quello che dobbiamo fare naturalmente!!).

    Il 16.3.2016 TUCCI riferisce a BARBIERI di aver parlato la sera prima con ZINNO, quale gli aveva consigliato di chiedere, per intero, il residuo finanziamento per opere complementari (“… lui mi ha detto pigliati quello che è possibile avere dice perché già quello se ti dà…se questa cosa del rifugio te lo dà è comunque una cosa che ti cade dal cielo, quindi dice non rischiamo che poi la tolgono, io ti dico di far…”), con indicazione di una quota di investimento a carico del privato (impegno del tutto inverosimile alla luce della crisi di liquidità del gruppo, il cui apporto su Lorica sino a quel momento si era limitato a soli 28.000 euro).

    A tal fine, subito dopo TUCCI chiama il Rup MELE affinché predisponesse la (solita) lettera alla Regione per chiedere la concessione dei finanziamenti aggiuntivi, inviandola prima riservatamente a ZINNO affinché la controllasse ed, eventualmente, la correggesse: la conversazione appare altamente significativa sia perché conferma come ZINNO oramai pensi ed agisca non da pubblico ufficiale ma da vero e proprio “socio in affari” del BARBIERI (suggerendo anche “cosa scrivere”) ma anche perché dimostra il pieno coinvolgimento del Rup MELE (perfettamente consapevole della falsità e dell’inidoneità delle causali ex art. 147 D.Lgs. 163/2006) nella serie causale che porterà alla concessione del finanziamento da parte del Presidente Oliverio

    (T: Noi dovremmo chiedere usando la terminologia di quel famoso articolo 5, articolo, ehm che abbiamo usato ti ricordi…?

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    M: i complementari, si,si per i complementari

    T: per i complementari! Dobbiamo mandargli stamattina una lettera, che poi magari gliela facciamo leggere in maniera informale mandandola ad una sua mail personale, nella quale dici il rifugio…in sostanza il senso dev’essere questo, come le altre lettere, dici <faccio seguito alle richiesta già inoltrata di Euro>

    ..omissis..

    M: ho capito e va be, ora la prepariamo questa cosa e gliela mandiamo

    T: eh, ha detto di utilizzare che non era previsto nel progetto, le solite cose, che è un evento imprevedibile, che li abbiamo trovati rovinati, che sono passati 6 anni dalla gara e ci sono danni per un milione di euro ad una parte, ed un altro milione ad un’altra, che è intenzione fare un centro di eccellenza per avere un rifugio di montagna…tutte ste cose e che pertanto pensiamo che…l’imprenditore si è dichiarato disponibile a mettere ..e ci mettiamo quello che è……però adesso serve questa lettera con la richiesta di questo residuo facendo seguito alla precedente richiesta…se la scrivi gliela mandi…la mandi pure a me per conoscenza e gliela mandi a lui per e-mail in maniera che Lui dice <va bene è scritta bene oppure correggila così>

    Il 17.3.2016, ZINNO invia un sms al Presidente Oliverio per informarlo della possibilità di organizzare una visita a Lorica e, nell’occasione, per illustrargli il progetto di collegamento sciistico sino a Croce di Magara e quello dell’albergo-rifugio di Botte Donato, in relazione al quale chiedeva, però, di mettere in salvaguardia almeno 3,5 milioni di euro sul PISL di Lorica (Presidente buongiorno,

    rinnovo la necessità di vederti.

    Sabato e domenica (meglio sabato) vi è’ la possibilità di organizzare la visita a Lorica utilizzando i nuovi impianti di risalita per la presenza dei tecnici svizzeri. Con l’occasione ti illustrerebbero il progetto del rifugio Botte Donato (camere con SPA) e l’ipotesi di ampliamento Croce di Magara. Ti segnalo l’urgenza per eventualmente prevedere 3,5 milioni sul relativo Pisl da mettere in salvaguardia, con delibera che sarà assunta nei prossimi giorni. Senza un tuo riscontro non posso procedere).

    Il giorno successivo, alle ore 12,00, il Rup MELE incontra ZINNO in un bar di Cosenza ed è agevole ritenere che l’oggetto dell’appuntamento sia la “revisione” della lettera di richiesta delle opere complementari: difatti, intorno alle 13,00, VELTRI chiede a TUCCI notizie sull’incontro e questi lo rassicura che in giornata MELE avrebbe redatto la lettera da inviare in Regione

    (V: volevo sapere dell’incontro

    T: ti ho scritto, è andato bene

    V: E’ andato bene quindi vuol dire che la lettera la predisporrà a breve? in Comune?

    T: mo la scrive oggi, oggi gli ho detto di farmela subito perché abbiamo poco tempo a disposizione però noi dobbiamo fare…dobbiamo fare subito un piano finanziario).

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    In effetti, il giorno seguente, in rappresentanza dell’Associazione dei Comuni per il PISL “Lorica Hamata in Sila Amena”, il Rup MELE invia alla Regione Calabria, Dipartimento Programmazione, una nota avente per oggetto “Richiesta per Opere complementari” per un importo di € 4.333.500 (cfr. allegato 99). Come si può notare, la missiva si limita ad inquadrare gli interventi richiesti nell’ipotesi dell’art. 147 D.Lgs. 163/2006 senza “esplicitare” le ragioni di imprevedibile necessità: si tratta di una furbesca precauzione, del tutto vana alla luce del compendio intercettivo attestante la piena consapevolezza, da parte del Rup, del programma criminoso elaborato da TUCCI e ZINNO.

    Significativi anche gli avvenimenti del 22.3.2016, allorché, a margine di un convegno presso l’Università della Calabria, TUCCI e VELTRI mostrano al Presidente Oliverio un video relativo ai nuovi lavori da effettuare a Lorica. Per come riferito nell’immediatezza da TUCCI a BARBIERI, nel corso dell’incontro erano emerse alcune “riserve” sull’iniziativa, l’una relativa alla “giustificazione” trovata per i lavori complementari e l’altra concernente l’affidabilità del gruppo BARBIERI (solo quest’ultima era stata esplicitata direttamente da Oliverio, sebbene anche la prima doveva ragionevolmente attribuirsi al Presidente dal momento che l’altro interlocutore presente – ZINNO – era stato il “suggeritore” della richiesta), rispetto alla quale, però, TUCCI era riuscito a rassicurare il Presidente

    (T: confermo l’ipotesi legata al finanziamento e anche sul completamento, si,si poi vuole che tiriamo fuori qualche idea per incentivare, diciamo, le rive, il lago.

    ..omissis..

    T: poi ti volevo dire, in buona sostanza, legata…là lo hanno messo nella programmazione, è uscita fuori questa cosa che dobbiamo fare prima possibile perché non facciamo in tempo diversamente però legato a questo ci sono due fattori fondamentali, prima come si giustifica un attimo la cosa e questo diciamo, come abbiamo visto l’altra sera, trova abbastanza spazio…la giustificazione del nostro intervento; quello che un pò lo tiene proprio…e ce lo ha detto proprio lui personalmente (ndr: Oliverio) e neanche coso (ndr: Zinno) è l’affidabilità del soggetto proponente, attraverso quale forma questa cosa poi si deve concretizzare per tranquillizzarsi questo non lo so, perché GIO purtroppo bisogna stare attenti sia alle voci che ci sono in giro, vedi ieri come ho tranquillizzato il giornalista, perché basta che, cioè tu puoi trasformare in una crisi societaria il fatto che uno tiene 10 giorni di mancanza di liquidità per pagare uno stipendio di un mese arretrato quando i grandi gruppi tengono anche 4 mesi arretrati e nessuno gli dice niente”).

    Parallelamente, anche ZINNO commenta con DE CARO l’esito dell’incontro, compiacendosi dell’intraprendenza di TUCCI e confermando di aver già previsto, su iniziativa del Presidente, le somme necessarie a finanziare le opere proposte dal privato

    Z: comunque il più efficace è TUCCI, ahaha, gli è andato a fare vedere il video, che cazzo ne sai tu..!

    De Caro: Sii?

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    Z: il momento che si è allontanato Oliverio, lui era lì che gli ha fatto vedere il video sul computer

    De Caro: Ma lo sai che c’ho pensato, va a finire che se l’è chiamato

    Z: l’ha chiamato…è andato là, io ce l’ho già messa la somma eh?!?

    De Caro: ah,ah, ho capito, bene Z: dietro sua iniziativa).

    In data 31.3.2016 emerge conferma del modus agendi di BARBIERI che, allo scopo di stabilire rapporti diretti e di tipo collusivo con pubblici funzionari, si reca in Regione Calabria con Nino LIUZZI per parlare con la cognata di questi, Rosaria GUZZO, e con Ivonne SPADAFORA, considerata, per la sua vicinanza ad Oliverio, il “gancio” adatto con la parte politica.

    Nel corso del mese di aprile 2016 le difficoltà economiche del BARBIERI divengono non più eludibili, condizionando la prosecuzione stessa dei lavori. In particolare, il 13.4.2016 TUCCI e VELTRI prendono atto dell’incompiutezza della stazione di monte e di arrivo e cabina di comando, il direttore di cantiere TOCCI riporta il malcontento dei subappaltatori che non ricevono il pagamento dei lavori effettuati mentre VELTRI afferma che non erano neppure in grado di collaudare le cabine ed ammette che “tutti avanzano soldi, dalle 1.000 euro dell’albergatore alle 500.000 euro di calcestruzzo Veltri, quindi tutti, boh”.

    Il 26.4.2016 TUCCI e ZINNO discutono circa una riunione del giorno seguente in Regione e l’opportunità per il primo di approfittarne per cercare di parlare con il Presidente Oliverio “per quella cosa tua”; ZINNO conferma, dal canto suo, di essere pronto a muoversi ma di attendere il passaggio in Giunta, da un giorno all’altro

    (T: la domanda è cioè tu dici che si fa tardi per l’albergo o per il collegamento?

    Z: io sto parlando dei lavori complementari, se no non ce la fai, il collegamento è un’altra cosa..

    T: e i lavori complementari tu hai detto che andava in giunta tutto..

    Z: e ho capito, ma mi deve dare il via, ohi Francè, in giunta ci deve andare ma non c’è andato, se non va in giunta e però io posso andare mi muovo lo stesso hai capito? in giunta è da un giorno all’altro, quindi può darsi pure che va in giunta venerdì, tutto il pacchetto hai capito?).

    Il 12.5.2016, poco dopo la mezzanotte, BARBIERI commenta al telefono l’influenza in Regione Calabria di Ivonne SPADAFORA (che, di fatto, gestirebbe il settore dei fondi comunitari insieme al dirigente Praticò) con la quale era stato a cena presso il ristorante del figlio, con la partecipazione del Presidente della Regione, aggiungendo di aver pagato la cena a tutti. In particolare BARBIERI lamenta la scarsa capacità oratoria del Rup MELE, incaricato di presentare, per conto dell’Associazione dei Comuni per il Pisl “Lorica Hamata in Sila Amena”, il nuovo intervento su Lorica benché lo stesso fosse stato ideato e progettato interamente dallo studio tecnico di TUCCI (“..però se ogni volta siamo noi che portiamo avanti le cose e diciamo che facciamo poi qua le invidie salgono in un baleno, allora noi

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    dobbiamo metterci nelle condizioni di dire che e’ un’idea del sindaco, del rup..”).

    La mattina del 12.5.2016 proprio Ivonne SPADAFORA chiede a ZINNO di trasmettergli la “nota” che, dalla successiva richiesta di ZINNO ad un suo collaboratore, si comprende essere la tabella dei PISL dove c’è pure Lorica (“Ciccio, senti mi devi portare la nota, la prima e l’ultima, quando abbiamo formalizzato la..il discorso dove c’era pure Lorica in quella tabella dei PISL che gli chiedevamo i 4 milioni, i 3 milioni e mezzo, ora non mi ricordo quanto gli chiedavamo”).

    Il giorno successivo, Ivonne SPADAFORA ragguaglia ZINNO (cfr. allegato int. 478) circa l’esito della riunione con il Presidente della Regione ed altri dirigenti, riferendo di aver parlato con Oliverio di “tutte le cose” ed anche dei “due aspetti di dettaglio” ossia di “procedura e tempi“, ma non anche della complessiva strategia da seguire – aspetto cui ZINNO riconosceva molta importanza (“guarda che è quella che risalta, Ivonne mannaggia a te..”) e per cui si era già speso (“l’ultima volta che gliel’ho detto”) – a causa della presenza di altre persone (“..ieri non gli potevo dire” – “pure davanti la strategia che facciamo? Ci dobbiamo vedere”). Sempre il 13.5.2016, viene intercetta una conversazione a carico di Nino LIUZZI in cui il collaboratore di BARBIERI racconta a TROZZO che un sub- appaltatore dei lavori di Lorica, IAQUINTA Giuseppe, aveva colto l’occasione della visita a Lorica del giorno precedente (recte, due giorni prima) per lamentare direttamente al Presidente OLIVERIO che la BARBIERI Costruzioni era morosa e non gli aveva pagato i lavori eseguiti in sub- appalto.

    (L: Iaquinta glielo è andato a dire proprio al Presidente che non lo abbiamo pagato, lo sai?

    T: addirittura!

    L: questo è stato un altro errore che hanno fatto a LORICA

    T: e che ha detto il Presidente?

    Liuzzi: il Presidente ha fatto finta di non capire, che cazzo doveva fare? Si doveva alzare e se ne doveva andare…ecco ..io l’avevo previsto se voi portare i fornitori e i cosi là quando fate la conferenza con il Presidente può succedere questo! Non mi ha sentito nessuno..

    ..omissis..

    L:..non si organizza un evento di quella portata in quel modo…[..]

    io sono dovuto andare a prendere ad IVONNE, IVONNE ha dovuto chiamare il Presidente e l’addetto stampa perché nemmeno all’addetto stampa avevano detto questa cosa del Presidente..”).

    L’intercettazione appena illustrata risulta altamente significativa, giacché dimostra come, all’atto di deliberare il finanziamento delle opere complementari di Lorica, il Presidente Oliverio, che pure già in occasione del convegno del 22.3.2016 aveva espresso le sue perplessità, aveva senz’altro contezza delle difficili condizioni economiche del gruppo BARBIERI.

    Il 13.5.2016 è anche la data in cui si concretizza la concessione dell’indebito vantaggio a favore del BARBIERI.

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    Infatti, la Giunta Regionale approva, su proposta del Presidente della Regione, la deliberazione n. 159 avente per oggetto “completamento delle operazioni del POR Calabria FESR 2007-2013 non chiuse al 31 dicembre 2015. Approvazione proposta di utilizzo temporaneo delle risorse in conto residui”, con cui l’esecutivo regionale autorizza gli uffici regionali sia ad utilizzare le risorse “in conto residui” sia “in via del tutto eccezionale, ad assumere nuovi impegni, a valere sulle risorse disponibili, nella misura strettamente necessaria a completare progetti non chiusi al 31 dicembre 2015, così come indicato nell’elenco allegato, quale parte integrante e sostanziale della presente deliberazione” (ove figura, al progressivo 1799, anche l’appalto di Lorica e, in particolare, la linea di intervento 8.2.1.5 – Impianti Valle dell’Inferno e innevamento artificiale, allocati in bilancio regionale per € 4.200.000 – con espressa previsione che “la liquidazione è subordinata all’assunzione di nuovi impegni a valere sul PAC”; cfr. allegato 100).

    Orbene, rispetto alla necessità di completare progetti non chiusi al 31.12.2015 è evidente “l’anomalia Lorica”.

    Come già rilevato in premessa, la voce n. 1799 del PISL Lorica riporta come investimento pubblico “ammesso” un importo di oltre 10 milioni di euro, di cui 4,2 milioni di euro (valore assolutamente non in linea con quello necessario a completare gli altri interventi) costituiscono il finanziamento per opere complementari richiesto soltanto il 18.3.2016 (quindi ben oltre il termine del 31.12.2015 che costituisce la ratio della deliberazione), rispetto al quale non è stata rinvenuta alcuna istruttoria valutativa (fatta salva l’apodittica richiesta del Rup MELE) e che, proprio perché “nuovo”, non può “trovare posto” nei residui ma deve essere subordinato, per la liquidazione, all’assunzione di “nuovi impegni” eccezionalmente (e, alla luce dei fatti, appositamente) autorizzati sui PAC.

    Peraltro, questo “favor” è attestato anche in epoca successiva alla deliberazione: il 26.5.2016, grazie all’intermediazione di LIUZZI, BARBIERI incontra a Roma Ivonne SPADAFORA, da cui apprende che in Regione “arrovistano arrovistano per cercare la grana” ed è lo stesso LIUZZI ad informarlo che, a detta della cognata Rosaria GUZZO, ne avevano “trovata un po’”.

    C’è n’è abbastanza, allora, per riconoscere – al di là della pure accertata consapevolezza della violazione di legge per l’assenza dei presupposti dell’art. 147 D.Lgs. 163/2006 – il carattere di “favore” dell’inserimento del finanziamento delle opere complementari di Lorica in questa deliberazione e, quindi, per ritenere l’atto, proposto e voluto dal Presidente della Giunta regionale, illegittimo per eccesso di potere da sviamento.

    D’altronde, le emergenze investigative attestano non soltanto come il Presidente della Regione avesse diretta conoscenza dei ritardi esecutivi dell’impresa e delle sue difficoltà finanziarie (sì da risultare certamente contraria al principio di buon andamento della P.A., sub specie di efficienza ed economicità dell’azione amministrativa, la concessione di ulteriori risorse pubbliche) ma anche di come, sin dal 26.12.2015, Oliverio avesse instaurato con il concessionario privato un rapporto personalistico, Pagina 107 di 134

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    dapprima promettendo il suo appoggio alle iniziative del gruppo BARBIERI quindi avanzando, nei confronti dello stesso, per fini politici, la richiesta di rallentare i lavori sul cantiere di Piazza Bilotti a Cosenza.

    Sennonché, a margine della – condivisibile – ricostruzione dei fatti operata dal PM, appare opportuno svolgere alcune considerazioni circa la possibile, ulteriore, qualificazione giuridica delle condotte oggetto di esame. Se difatti, non sembra dubbio che la richiesta avanzata dal Presidente Oliverio (con il contributo causale di Nicola Adamo ed Enza Bruno Bossio) risponda ad un fine di lotta politica (sebbene di quella più deteriore che si possa immaginare provenire da parlamentari o ex parlamentari della Repubblica), non si può trascurare come essa si inserisca in un rapporto di scambio con il privato BARBIERI che appare riduttivo definire clientelare, potendo ben sconfinare nel terreno della corruzione.

    Si è già detto, infatti, della contestualità temporale fra la formalizzazione di questa richiesta per bocca del Presidente e l’esame dei progetti dei nuovi interventi che erano stati anticipati in occasione della visita a Lorica del 26.12.2015 nonché del modo con cui detta richiesta era stata interpretata dal privato (come un “ordine tassativo”, ossia la necessaria controprestazione per la concessione degli ulteriori finanziamenti richiesti). Va anche evidenziato come la prestazione richiesta a titolo di contraccambio sia solo in apparenza marginale: infatti, in disparte ogni considerazione sull’entità del danno derivante alla cittadinanza dalla ritardata fruizione dell’opera pubblica, il mancato rispetto del termine per la conclusione dei lavori espone il concessionario privato ed il concedente pubblico a gravi conseguenze di natura contrattuale (la doverosa azione di risoluzione o di risarcimento danni da parte della stazione appaltante) o procedurale (il disimpegno dei fondi europei non tempestivamente utilizzati).

    Dunque, nel caso in esame, la configurabilità di un patto di scambio non è affatto smentita dalla diversità di “costo” delle due prestazioni, tanto più che quella offerta dalla parte politica, pur se di importo più elevato, era posta a carico della collettività.

    Infine, pur in difetto di contestazione, appare opportuno segnalare, per eventuale valutazione da parte del PM, il contributo causale offerto nella vicenda in esame dal Rup MELE, autore della richiesta di concessione del finanziamento per le opere complementari strumentale alla deliberazione dell’esecutivo regionale, dalla dirigente SPADAFORA, che condivide con ZINNO e con il Presidente strategie ed esigenze del concessionario privato e da Arturo VELTRI, “portavoce” degli interessi del gruppo Barbieri con Oliverio.

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    Il progressivo ed irreversibile stallo dei lavori di Lorica

    Le risultanze intercettive dei mesi successivi conclamano lo stato di incapienza finanziaria del gruppo BARBIERI e l’inesorabile stallo dei lavori, che rimarranno incompleti nonostante il fiume di denaro pubblico confluito nelle casse del privato.

    Il 30.5.2016 ZINNO riferisce a TUCCI che il sub-appaltatore Iaquinta in lacrime, gli aveva rivelato che BARBIERI gli aveva pagato solo l’1% delle spettanze (“dici che gli ha dato l’1%, quello fallisce, cioè insomma non è possibile, guarda che lui farà una figura di merda, te lo dico, a parte con me, a parte con me, quindi per favore glielo devi dire proprio come te lo sto dicendo io, è una cosa vergognosa, perché tu mi avevi assicurato una cosa, ora posso capire che non gli dà il 100% e gli dà il 90, ma no che…lui piangeva questa mattina al telefono”).

    Ed è significativo che, a distanza di qualche giorno, commentando con terzi le difficoltà economiche di BARBIERI, TUCCI affermi che i rapporti con ZINNO si erano incrinati “ad un passo dal grande successo con il Presidente” a causa del mancato pagamento di Iacquinta, definito “un uomo del Presidente”: infatti, tale circostanza rafforza la prova della consapevolezza di Oliverio circa la scarsa affidabilità finanziaria del concessionario, offrendo indiretta conferma dell’episodio dell’11.5.2016 – sopra illustrato – che aveva visto proprio Iacquinta approfittare di un evento a Lorica per avanzare le proprie rimostranze direttamente al Presidente della Regione.

    Inoltre, a fronte della pretesa di BARBIERI di ottenere la liquidazione di ulteriori anticipazioni sui lavori in corso, TUCCI riconosce il grave ritardo accumulato nei lavori (“qui stiamo facendo investimenti da migliaia di euro, qui stiamo facendo investimenti da migliaia di euro, io devo capire ma duve i sta facennu, se tu non hai finito quello che avevi per contratto, dice bugie tu devi fare 3 milioni di euro per contratto che ancora non hai fatto”) e l’impossibilità, in quelle condizioni, di avanzare pretese (“ma come glielo vai a dire a Zinno, ti dice Zinno ma scusa tu il contratto lo hai finito, no e allora i chi stamu parlannu”).

    Il 6.7.2016, è direttamente il sub-appaltatore Iacquinta a chiamare TUCCI per lamentare il mancato saldo delle sue spettanze e questi, al termine della conversazione, esprime tutto il proprio disappunto per la condotta di BARBIERI, che aveva utilizzato diversamente la somma di oltre 100.000 euro da poco liquidata dal Rup MELE (determina n. 8 del 23.6.2016, cfr. allegato 101) con lo specifico intento di tacitare il fornitore (“per Iaquinta”) che avrebbe potuto creare problemi con il Presidente (“…niente…ma, dico, non pagare i 20mila euro a Iaquinta dopo queste cose…oggi, quando tu mi hai chiamato, non te l’ho detto perché avevo in macchina Mele!!, e non è che gli potevo far sentire che non avete pagato a Iaquinta se quello ti ha fatto un mandato di 100mila euro per Iaquinta!!…cioè, qua siamo nel campo del banditismo!!”).

    Il 26.7.2016 il Sindaco di Pedace si lamenta con TUCCI per il fatto che i lavori di Lorica fossero letteralmente arenati e il rischio di non terminare l’opera fosse concreto, incontrando uguale preoccupazione del direttore dei lavori (“stanotte non ho dormito…”).

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    Ordinanza n. 117/18 RMC – p.p. n. 9119/15 RGN DDA – 8669/15 RG GIP


    Ancora, dapprima TUCCI con ZINNO (“lui evidentemente ha aperto altre cose sue, perché sennò non si spiega, perché se tu sui lavori dove lavori incameri…eh!!”) e poi quest’ultimo con MELE (“una Caporetto..”) prendono coscienza dell’irreversibile crisi dei lavori di Lorica paventando il rischio di revoca dei finanziamenti già concessi.

    Infine, il 30.8.2016 TUCCI e BARBIERI commentano la residue possibilità, completando i lavori entro novembre, di ottenere comunque gli “agognati” lavori complementari, pur dovendo sottostare al “giogo” di ZINNO, capace di perseguire in tutte le situazioni il proprio tornaconto

    (T: Ahh, questo!! Ma come, il Comune m’ha detto presentami il progetto!!

    B: Si però lui dice, secondo me tu lo puoi fare…se tu finisci i lavori come da copione lui ti potrebbe inserire a dicembre e tu hai un anno per completarli entro dicembre 2017…

    ..omissis..

    B: E comunque è un figlio di una mignotta lui Francè, è proprio un figlio di una mignotta, perché si rigioca le cose sempre come vuole lui…

    T: Ohi Giò, lui fa il suo interesse!! In questo momento lui doveva fare bella figura e con noi l’ha fatta!! Mò ha paura di trasformarla in una figura di merda e ci pressa!!

    B: esatto, esatto…va bene…

    T: Però, d’altra parte questo è il gioco delle parti, quando ci fa comodo l’abbiamo utilizzato…questo gioco…”).

    L’ulteriore patto corruttivo fra Zinno, Tucci e Barbieri: la cessione di un immobile a Sangineto a prezzo di favore a fronte della liquidazione di altre tranche di finanziamento (capo 18)

    Sul finire della lunga vicenda di Lorica, l’imprenditore BARBIERI, per mezzo di TUCCI, stipula un nuovo patto corruttivo dopo quello concluso, quasi un anno prima, con la medesima controparte.

    La modalità (l’induzione ad opera del pubblico ufficiale) ed il contesto temporale (quasi al termine dell’intervento principale) nei quali matura il nuovo accordo fanno ritenere che l’indagato ZINNO abbia inteso “passare all’incasso” per aver coltivato, durante tutto l’iter dell’appalto, con atti e comportamenti concreti, quasi esclusivamente l’interesse del privato a discapito dell’interesse pubblico a lui demandato.

    Se, però, la condotta di ZINNO può senz’altro inquadrarsi nella “vendita della funzione”, tuttavia è possibile comunque individuare, come ritenuto dal PM, l’impegno ad una specifica prestazione contraria ai doveri d’ufficio, che costituisce l’occasio per la conclusione del nuovo patto.

    Nella ricostruzione della vicenda assumono un ruolo centrale le captazioni ambientali dell’1 e 2 settembre 2016, come confermate dalle successive emergenze investigative.

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    La sera dell’1.9.2016, TUCCI e ZINNO si incontrano per discutere della grave crisi del gruppo BARBIERI e della possibilità dell’imprenditore di poter realisticamente portare a termine gli appalti/concessione di Scalea, Lorica e Piazza Bilotti (cfr. nota in calce alle pagg. 391-4 richiesta PM).

    Nel passare in rassegna tutte le proprietà immobiliari del BARBIERI (case, alberghi, locali pubblici, residence etc.) eventualmente liquidabili/impegnabili al fine di garantire la provvista economica necessaria ad ultimare i lavori, ZINNO chiede a TUCCI, con malcelata indifferenza, di trovargli “un’occasione per i nipoti” e questi, con sagace tempismo, gli propone di vedere una villa a Sangineto, ricercandone subito le immagini aeree su internet: nel frattempo, parlando a bassissima voce ed al di fuori dell’autovettura (da cui aveva poco prima invitato l’interlocutore a scendere per evidenti finalità precauzionali), avanza con forza la richiesta di ulteriore tempo (“noi abbiamo solo bisogno di tempo!!, se noi avessimo sei mesi di tempo..”) “offrendo” quale soluzione per i problemi del BARBIERI l’incasso dell’anticipazione del 20% sull’importo dei lavori complementari, ammessi ma non ancora liquidati (“…se tu non hai problemi, ti posso dire, detto proprio francamente fra me e te…ti posso parlare proprio…??! Allora, se voi gli date il rifugio, lui incassa l’anticipazione, del 20%, e finisce tutti e 3…”).

    La conferma che, nella parte di conversazione non udibile/comprensibile, sia stato effettivamente raggiunto un accordo, la si ricava già il giorno dopo, allorché TUCCI, VELTRI e BARBIERI partecipano ad un incontro in Sila con ZINNO, il Presidente Oliverio ed i rappresentanti delle ditte svizzere interessate al progetto del nuovo collegamento Lorica-Camigliatello. Parlando con VELTRI dell’incontro della sera precedente, TUCCI riferisce della richiesta di ZINNO e della sua pronta adesione, cambiando poi bruscamente argomento ed appellando, in modo alquanto paradossale, il dirigente regionale come un “poliziotto”

    (T: …insomma, ti stavo dicendo…ti dice, io non ti posso dare…ho detto guarda, paradossalmente no, ti dico una cosa, che se tu gli dai il finanziamento del rifugio, lui matematicamente finisce Lorica…perché con l’anticipazione, lui anticipa, sposta di un anno…in un anno è pronto il lavoro sopra…inc.le…paradossalmente eh!! Ti verrà da ridere, gli ho detto, ma è così…

    V: Ahh…e lui?

    T: Ha detto “si, perché lui paga sempre quando cazzo vuole lui, eh, che io gliel’ho detto…bla…ahh, ma ha una casa a Sangineto, chissà per i nipoti miei”…te la faccio dare!!, vaffanculo, piglia sta cazzo di…inc.le…

    V: …che mer…

    T: Ma poi non lo so se dice davvero o scherza!! Mò andiamo avanti, a parte questo…ma fa il poliziotto!”).

    L’incontro in Sila del 2.9.2016 produce, per il gruppo BARBIERI, un altro importante risultato.

    Per come si apprende da un dialogo del solito TUCCI con VELTRI, era stato infatti concordato, a favore del privato, lo sblocco di un’ulteriore 5% del finanziamento pubblico sulla linea Turismo per il cantiere di Lorica (in

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    precedenza non liquidato per l’opposizione di Prejanò), con una percentuale di pagamento che sarebbe passata quindi dal 90% circa al 95%.

    Si tratta, evidentemente, di una decisione assunta (o comunicata) in modo del tutto irrituale che BARBIERI – intercettato con i fornitori svizzeri – sembra attribuire alla volontà dello stesso Presidente Oliverio ma che lascia intendere essere frutto dei “buoni uffici” di ZINNO (“…lui oggi è il dirigente del dipartimento delle infrastrutture della regione Calabria…prima però…era dirigente della programmazione comunitaria, per cui lui gestiva tutti i fondi europei della regione Calabria…hai capito??!”).

    Questo risultato può senz’altro ascriversi, come opinato dal PM, nell’ambito del patto corruttivo già concluso fra le parti, poiché è sempre ZINNO il “facilitatore” degli interessi del privato rispetto alla stessa amministrazione dalla quale dipende.

    Ne è una prima conferma la circostanza che sia lui, in data 5.10.2016, a comunicare a VELTRI, con un sms, l’adozione del decreto a firma del dirigente Prejanò (“decreto risolto)” ed a offrire la propria disponibilità a farsi garante dei pagamenti della Regione e, quindi, del BARBIERI con i fornitori svizzeri allorché la limitazione della percentuale liquidata al 3,64% (in luogo del 5% promesso) aveva impedito il saldo delle loro spettanze (peraltro, la liquidazione avviene a fronte della presentazione del IV SAL a saldo zero ove sono computati lavori con capitale privato per quasi 1,5 milioni di euro di dubbia veridicità).

    Ulteriore conferma è offerta dal dato cronologico (che conduce, limitatamente a questa utilità, verso una forma di corruzione propria susseguente).

    Infatti, il 7.10.2016, due giorni dopo “aver sbloccato” il pagamento, ZINNO “riapre” il discorso della villa di Sangineto contattando TUCCI e chiedendogli di poter visionare l’immobile insieme al figlio Antonio (circostanza che, evidentemente, tradisce l’interesse diretto all’acquisizione), salvo poi parlare riservatamente (“ehh, così vado a vedere e dopo parliamo io e te…”).

    Nel commentare la richiesta di ZINNO, TUCCI si compiace del modo con cui aveva saputo cogliere l’iniziale sollecitazione del dirigente e rende alla sua interlocutrice una dichiarazione di contenuto pressoché confessorio

    (T: …l’ho incastrato a questo…

    Gallo S.: Ahh??

    T: L’ho incastrato!!

    G.: Perché?

    T.: Perché ho capito che gli faceva piacere…che si deve comprare una casa al mare…

    ..omissis..

    T.:…gli ho detto valle a vedere ste ville, se ti piacciono, che il prezzo lo facciamo tu ed io gli ho detto…!!

    ..omissis..

    G: Quindi si compra un appartamento o una villa intera?! Ha fatto soldi…assai…

    T: Non c’entra…ti ho detto che lui fa il prezzo, lo stabilisce lui…

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    G: Lui chi?

    T: Lui, Luigi…mi dice, io voglio spendere tanto, per dire..”).

    La sera stessa, ZINNO e TUCCI riprendono l’argomento della villa al telefono, parlano delle caratteristiche costruttive ed il dirigente chiede se il giorno successivo sarebbero state reperite le chiavi per effettuare una visita (Z: “senti, se io volessi andare domani pomeriggio…io ti chiamo…

    T: Si, tu basta che mi dici l’orario…”).

    Nonostante la comune disponibilità delle parti, l’effettiva dazione dell’utilità non si realizza a causa di un problema imprevisto, ossia la necessità della società Barbieri Costruzioni S.r.l. – il cui patrimonio comprendeva anche il complesso immobiliare di Sangineto – di accedere ad un concordato preventivo, condizione giuridica che avrebbe evidentemente impedito una cessione della villa a “prezzo vile”, come ragionevolmente ipotizzato dalle parti in un ottica corruttiva.

    Infatti, il 27.11.2016, di ritorno da Lorica, ZINNO sollecita a TUCCI la visita a Sangineto che sino a quel momento non era riuscito ad effettuare per l’indisponibilità delle chiavi e questi lo mette a conoscenza dell’ostacolo imprevisto: la reazione di ZINNO appare stizzita, chiede di trasferire l’immobile prima della nomina del commissario giudiziale e, dinanzi alla proposta di fare l’operazione in regime di concordato, afferma in modo pretestuoso – giacché nessun problema aveva palesato, un attimo prima, a fronte di una cessione immediata – di non poter acquistare senza prima aver effettuato una non meglio precisata permuta

    (Z: …tu gliel’hai fatta la telefonata a quello?!

    T: Non mi ha risposto Barbieri, lui mi deve dare…

    Z: Ma il nome, quello che c’ha le chiavi…

    T: Temo una cosa…mi fai, ti dico temo che cosa…

    T: Si.

    T: Lui, per fare il byte e non andare in galera…e fare il concordato…deve avere delle proprietà e dimostrare che tu hai la capacità economica di pagare al 100% i fornitori, i debitori principali…e gli altri in percentuale se loro aderiscono…

    Z: Si…si…

    T: Oh…lui, nella Barbieri Costruzioni che sono andato a vedere l’altro giorno, c’ha tutte le ville di Sangineto e c’ha 10 box a Roma…a Roma!! Z: Ma lui immobili ne ha!!

    T: Aspetta, ma quelli sono nel concordato, il che vuol dire che se lui presenta il concordato il 30 la villa non te la può cedere, perché se la vede il commissario…

    Z: Minchia, lui me la deve dare prima!!

    T: …facciamo l’operazione col commissario…

    Z: Me la deve dare adesso!

    T: Non te la può dare!!

    Z: Ma io devo fare una permuta, non me la posso prendere…

    T: E mi senti…quindi, in questo momento…

    Z: Vabbuò…vabbè, però…”).

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    Conclusivamente, nel ritenere la sussistenza della gravità indiziaria per la contestazione in parola, appare opportuno richiamare – in quanto confacenti alla condotta di stabile promozione degli interessi del privato e, in definitiva, di asservimento della propria funzione pubblica, dell’indagato ZINNO – gli arresti giurisprudenziali, citati dal PM, secondo cui “Ai fini della configurabilità del reato di corruzione propria, non è determinante il fatto che l’atto d’ufficio o contrario ai doveri d’ufficio sia ricompreso nell’ambito delle specifiche mansioni del pubblico ufficiale o dell’incaricato di pubblico servizio, ma è necessario e sufficiente che si tratti di un atto rientrante nelle competenze dell’ufficio cui il soggetto appartiene ed in relazione al quale egli eserciti, o possa esercitare, una qualche forma di ingerenza, sia pure di mero fatto” (Cass. n. 23355/2016) e che “..l’effettivo esercizio di poteri pubblici nel contesto di una logica globalmente orientata alla realizzazione di interessi diversi da quelli istituzionali, salvo i casi limite di attività rigorosamente predeterminata nell’an, nel quando e nel quomodo, determina con immediatezza un pregiudizio per l’imparzialità ed il buon andamento dell’amministrazione, perché implica l’impiego di strumenti e funzioni pubblicistiche al di fuori dei presupposti per i quali i medesimi sono stati prefigurati, e, quindi, si traduce in un “attuale” ed ingiustificato trattamento di privilegio in favore del beneficiario dell’azione indebitamente orientata..” (Cass. 18707/2016).

    L’impossibilità tecnica di collaudare gli impianti sciistici: l’insorgenza di problematiche di sicurezza e di tenuta costruttiva (capo 19)

    Negli ultimi mesi del 2016 si assiste ad una vera e propria corsa al collaudo degli impianti di Lorica, caratterizzata da continue sollecitazioni ed interferenze della parte politica per accelerare le operazioni: in questo contesto si colloca, da parte dei direttori dei lavori TUCCI e GUIDO, su istigazione di ZINNO, l’ennesima condotta di falso, consistita nella certificazione della “corretta esecuzione dei lavori previsti” ai fini antincendio con dolosa omissione del mancato trattamento ignifugo delle pareti in legno delle strutture ricettive.

    La sequenza delle fasi di collaudo – ovvero il collaudo statico delle strutture ad opera di collaudatore esterno ed il collaudo tecnico da parte dell’Ufficio speciale trasporti e impianti fissi (Ustif) – è, però, rivelatrice anche delle gravi problematiche di sicurezza che si manifestano all’atto di mettere in funzione gli impianti, (inevitabile) conseguenza dell’approssimazione e della fretta che avevano connotato l’intervento sin dalla sua progettazione.

    Il 22.10.2016, dopo essere stato costantemente aggiornato da ZINNO sull’andamento dei lavori, il Presidente Oliverio effettua una nuova visita a Lorica in compagnia del consigliere regionale Aieta, assicurando il proprio intervento anche presso il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti per Pagina 114 di 134

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    accelerare il collaudo e rinnovando, ancora una volta, la promessa di ulteriori finanziamenti (“se vedo che voi finite…io vi do l’altra cosa che già sono state allocate là…”) già in parte adempiuta attraverso la citata deliberazione del 13.5.2016. L’esito dell’incontro è riferito a BARBIERI da VELTRI, il quale si dice convinto che, appena collaudati gli impianti, avrebbero ottenuto la formale concessione dei lavori complementari

    (V: Si, siamo stati sulle piste, sia a vedere tutta la linea della seggiovia, a vedere la stazione di monte, a vedere le piste nuove che abbiamo fatto, poi siamo stati alla…un sacco nel piazzale…un caffè a un bar…no, è stato tantissimo, c’era lui e Aieta…

    ..omissis..

    V: …che a dicembre…apriremo!!

    B: …(ride)…ah, ok!!

    V: Cioè infatti siamo impelagati, fino al collo…Giò, dobbiamo…

    B: Ormai siamo proprio impelagati…

    V: Si, si…mercoledì si vede con Del Rio…e porterà di persona la nota per il collaudo…

    B: Ah, ok…

    V: …dal 15 novembre in poi…

    B: Quindi questa vabbè, questa è una cosa che ci dà un vantaggio spaventoso a noi!!

    V: Si, si, se la vede lui personalmente, ha detto “no, no, me la vedo personalmente io, anzi mercoledì ho appuntamento con Del Rio…” e la consegna a lui…

    ..omissis..

    V: …quindi, appena partiamo, loro fanno subito il decreto dell’altra cosa, prima no!…

    B: Cioè, appena partiamo che vuol dire…?

    V: Se noi partiamo l’1 dicembre loro il 2 dicembre firmano il decreto…

    ..omissis..

    V: …perché lui ha detto “se vedo che voi finite…io vi do l’altra cosa che già sono state allocate là…”

    B: Va bene, d’accordo…!!”).

    Il 24.10.2016 ZINNO discute con Andrea Ceglie, funzionario dell’Ustif presso la sede di Bari, cui richiede “uno sforzo aggiuntivo” per la celere definizione del collaudo e costui gli rappresenta la necessità di tutta una serie di documenti prima di poter effettuare anche solo una visita preventiva.

    Il 9.12.2016 è ancora Ceglie che segnala a ZINNO la necessità, fra gli altri, del collaudo statico, rispetto al quale in effetti il Genio Civile aveva riscontrato alcune incongruenze, come ad esempio l’anteriorità delle date dei provini del calcestruzzo rispetto all’inizio dei lavori, circostanza, quest’ultima, dovuta al fatto che, su istigazione di ZINNO, che ora se ne lamentava (“e allora perché l’hai fatto, non lo potevi fare!”), TUCCI aveva avviato i lavori prima del dovuto per raggiungere la “famosa” percentuale del 60% (“quando l’ho fatto ti faceva comodo!!…che ho cominciato i lavori prima!!”).

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    Il 15.12.2016 è lo stesso Presidente Oliverio a rappresentare a ZINNO la grave carenza documentale riscontrata dalla figlia Laura, in servizio presso il Ministero delle Infrastrutture, che aveva visionato la relazione di collaudo statico, inviata senza neppure il prescritto deposito al Genio Civile, la quale risultava talmente scarna da apparire ‘irricevibile’.

    Per questo motivo, la sera stessa ZINNO contatta Mimmo D’Ambrosio, dipendente del Genio Civile chiedendogli aiuto (“mi devi salvare solo tu..”) ed ottenendone l’immediata e riservata disponibilità (“senza parlare più!”).

    Il 27.12.2016 ZINNO si reca a Roma per incontrare al Ministero il funzionario Di Giambattista, alla presenza di Laura Oliverio, al fine di ottenere la massima collaborazione da parte dell’Ustif.

    Al termine dell’incontro ZINNO riferisce telefonicamente al Presidente della disponibilità dimostrata dal funzionario, che Oliverio si ripromette di ringraziare.

    Particolare importanza ha però il colloquio de visu che, al ritorno da Roma, ZINNO intrattiene con Oliverio, che lo attende alla stazione di Cosenza, ed il cui contenuto viene riferito il giorno dopo da TUCCI ad una sua amica: emerge, infatti, che ZINNO avesse parlato riservatamente con il Presidente e, al termine, lo stesso Oliverio si fosse rivolto a TUCCI dicendogli “Ingegnè, io tengo molto a Lorica!! Noi dobbiamo risolvere Lorica e io ci investirò, tu non puoi immaginare quanti soldi!!, ha detto lui…però tu mi devi spianare la strada!!” ed aggiungendo di tenere molto ad Arturo (VELTRI), al quale era stato offerto un contratto a tempo determinato di un anno presso il Dipartimento Infrastrutture guidato da ZINNO.

    Il 2.1.2017 TUCCI contatta il sub-appaltatore Marchese per riferirgli che l’Ustif aveva contestato i contenuti della dichiarazione antincendio delle pareti in legno delle strutture di Lorica e questi gli rappresentava la necessità di trattarle con vernici intumescenti, impegnandosi a ricercare un fornitore dei prodotti da utilizzare.

    L’8.1.2017, in un colloquio con Oliverio, ZINNO ammette che per rimediare alle osservazioni del Ministero aveva dovuto fornire lui stesso un modello di relazione di collaudo da adattare al caso concreto.

    Il 10.1.2017 Carmine GUIDO, altro direttore dei lavori, riferisce a TUCCI che, secondo la circolare Ustif, non occorreva fornire una certificazione delle strutture ma l’Ufficio aveva soltanto richiesto informazioni sul trattamento con materiali ignifughi dei listelli in legno, sicché proponeva “la furbata” di dichiarare che i trattamenti con vernice tumefacente sarebbero stati effettuati con cadenza annuale ed in periodo primaverile (così giustificando perché non fossero stati trattati).

    Nella stessa giornata, dopo essersi dichiarato disponibile a procedere nel senso suggerito da GUIDO, il direttore di cantiere TOCCI prende atto dell’impercorribilità di questa soluzione, essendo in ogni caso necessario comunicare ad Ustif la documentazione relativa alle superfici trattate, conseguibile solo con l’acquisto delle vernici (“poi la metti mo o la metti in Pagina 116 di 134

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    primavera però purtroppo c’è bisogno dei documenti che questi ti danno solo una volta che noi acquistiamo il materiale”).

    Nel frattempo vengono svolte le prove di funzionamento dell’impianto ed emergono problematiche tali da far dubitare seriamente della collaudabilità degli impianti.

    Dapprima è TUCCI che riferisce a Balada, rappresentante della Bartholet, di aver visto “una cabina stava urtando il pilone e all’ingresso si sbattono tra loro e non sono riusciti a fare le prove”, poi VELTRI riferisce a BARBIERI che “la cabina va spesso in blocco e si ferma la linea ed entra il freno di sicurezza…poi ci sono molte cabine e non sempre la stessa cabina e mo ti spiego il perché…quando entra nella stazione di arrivo e di partenza oscilla in entrata…questo è un altro problema…poi non sempre funziona il freno di entrata in stazione…quindi spesso la cabina entra troppo veloce in stazione e quindi oscillando c’è il rischio che esce fuori dalla guida…eh siccome ieri hanno già fatto questa prova e si pensava fosse una…diciamo…anomalia della singola cabina..[..]…oggi quest’anomalia si è verificata anche su altre cabine quindi si è legato il problema non alla cabina, ma forse all’intero impianto”, quindi TUCCI racconta a ZINNO dello scontro con Balada sulla situazione degli impianti (“che io ti devo dire le cose come stanno…poi decidiamo io e te perché io non ti posso esporre a una cattiva figura con il Presidente…l’ho visto preoccupato (ndr: Hassan)…ho chiamato a Balada, ma tu che parli contro a Barbieri ma chi cazzo sei…ma tu ti rendi conto che eravamo nella stazione e na cabina mi stava venendo addosso perché non si è fermata…ma che cosa stai dicendo gli ho detto…ma come ti permetti di dire che l’impianto è collaudabile e meno male che non è venuta Ustif!””) ed infine ancora TUCCI parlando con Semperboni gli riferisce che “le cabine entrano in stazione a velocità folle, slittano, ci sono anomalie in linea a due piloni…ho visto…ma dimmi una cosa…in una frenata di emergenza ho visto che la cabina proprio non ha toccato il pilone per 5 cm…è una cosa che può accadere questa?”).

    La conversazione fra TUCCI e ZINNO del 12.1.2017 verte nuovamente sul problema della certificazione antincendio e, dinanzi alla necessità di attendere i documenti attestanti l’acquisto delle vernici ignifughe, ZINNO consiglia comunque di procedere dando per avviato il trattamento dei pannelli

    (Z: “non sono in sospeso…perché tu mi stai dicendo che i pannelli è certo che ti danno la certificazione o no?!!

    Z: Tu devi dire che è stato avviato il trattamento dei pannelli per garantire un grado di resistenza al fuoco pari a…e che relativa certificazione sarà trasmessa martedì insieme a quella di coso e hai chiuso…e quindi devi chiedere immediatamente la visita e non possiamo fare più niente…vedi che il collaudo è fatto eh…diglielo a Mele”

    ..omissis..

    Z: tu ci devi dire che i pannelli sono stati tutti trattati o sono in corso di trattazione…!!”).

    Nel pomeriggio dello stesso giorno, GUIDO riferisce a TUCCI di aver deciso, confrontatosi con sua figlia, Paola Tucci, di omettere il dato del

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    trattamento ignifugo nel testo della redigenda dichiarazione antincendio: in altre parole, avrebbe simulato una ‘dimenticanza’ a proposito del trattamento ignifugo dei listelli in legno (“…ho fatto finta di dimenticarmi dei listelli…”) piuttosto che dichiarare, come suggerito da ZINNO, che i pannelli era stati “trattati od in corso di trattamento”, giacché, a suo giudizio, era meglio “non..partire con la coda di paglia che abbiamo torto” ma “fare finta di avere ragione”.

    Sennonché, il 12.1.2017, il Rup MELE trasmette all’Ustif di Bari documentazione integrativa comprendente anche l’antincendio-relazione di corretta esecuzione dei lavori previsti, in cui l’ing. GUIDO si limita ad asseverare che “le lavorazioni previste sono state correttamente eseguite in rispondenza alle Progettazioni Esecutive delle opere”, compiendo intenzionalmente, alla luce di quanto illustrato, una falsa rappresentazione della realtà per omissione (in tal senso Cass. 5635/2015).

    Di detta condotta debbono essere certamente ritenuti responsabili, in concorso fra loro, i due direttori dei lavori TUCCI e GUIDO nonché, con il ruolo di istigatore e determinatore, sia pure secondo una modalità esecutiva diversa da quella poi prescelta dai correi, ZINNO.

    Il 16.1.2017, nell’imminenza del collaudo dell’Ustif, dal colloquio fra TUCCI e Semperboni emergono ulteriori difformità costruttive, stavolta legate all’altezza dei plinti di fondazione dei piloni della seggiovia, difforme da quella dichiarata nel certificato di collaudo depositato al Genio civile.

    Infine, in data 19.1.2017 interviene il sequestro penale preventivo dei beni del BARBIERI, ivi compresi gli impianti di Lorica, con conseguente interruzione della procedura di collaudo.

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    LE ILLECITE COINTERESSENZE DI BARBIERI CON LA DIRIGENTE ROSARIA GUZZO (CAPO 20)

    Tra i rapporti collusivi intessuti da BARBIERI con pubblici ufficiali “utili” alla causa dell’imprenditore (la massima locupletazione possibile di fondi pubblici) vi è quello con la Dirigente Generale della Ragioneria della Regione Calabria Rosaria GUZZO.

    La relazione con il funzionario è inizialmente instaurata grazie alla intermediazione di Raffaele (Nino) LIUZZI, cognato della GUZZO e, dopo la morte di questi, viene proseguita dal figlio Massimiliano, approdando ad un vero e proprio patto di scambio di tenore corruttivo, con la promessa di Barbieri dell’assunzione di Salvatore VELTRI, cugino dell’indagata, presso la Lorica Ski e l’effettuazione, da parte della GUZZO, di una serie di interventi volti a facilitare e velocizzare le pratiche, anche di competenza di settori diversi dalla Ragioneria, di liquidazione di somme in favore del gruppo Barbieri.

    Per comprendere la natura dei rapporti fra il privato BARBIERI e la dirigente GUZZO, si può anzitutto dar conto dell’inconsueto interessamento del dirigente alla liquidazione delle somme degli interventi ricadenti nella Linea 5.3.2.1 di competenza del Dipartimento Turismo, allorché la GUZZO manifestava una (irrituale) contrarietà alla scelta di comprendere in un unico decreto tutti i Comuni-stazioni appaltanti in attesa di ricevere finanziamenti regionali giacché, aumentando la platea degli interessati, sarebbe stata minore la disponibilità di fondi per l’anticipazione in favore di Lorica. Non solo, già in occasione di altri decreti di pagamento in favore del PISL Lorica, la GUZZO aveva richiesto informazione su eventuali problemi, recandosi, in un’occasione, di persona da Prejanò in compagnia di VELTRI per sapere se vi fossero motivi ostativi alla liquidazione

    (P: [..] Io ritengo che fosse risentita perché c’era scarsa disponibilità di cassa e quindi bisognava garantire e preferire sicuramente Lorica. Ricordo in particolare che la GUZZO più e più volte chiedeva informazioni sulla redazione dei decreti di pagamento, del tipo, se ci fossero problemi e a che punto fossero. I miei decreti – ribadisco – transitavano a lei che liquidava. Ricordo, ancora, che in una occasione è venuta nel mio ufficio accompagnata da Arturo Veltri, in quota ingegnere ZINNO, altresì accompagnata dal RUP MELE Damiano, se non ricordo male. Sicuramente insieme alla GUZZO c’era VELTRI. Questo episodio avvenne, se non ricordo male, a novembre – dicembre 2015 e mi chiesero se c’erano motivi ostativi alla erogazione della liquidazione, meglio alla redazione del decreto di liquidazione da parte mia che la stessa GUZZO avrebbe poi concretamente liquidato in quanto responsabile della ragioneria della Regione Calabria.

    Ricordo molto bene l’episodio che ho appena raccontato in quanto un dirigente di tale, elevato rango, come Rosaria GUZZO, si era scomodata sino a venire presso il mio Ufficio”).

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    Ulteriore elemento di interesse è costituito dalla “mediazione” di Massimiliano LIUZZI (subentrato in questo ruolo al padre Nino), attestata da una serie di messaggi con cui, sul finire di agosto 2016, “perora” gli interessi del BARBIERI con la zia.

    Il 29.8.2016 BARBIERI sollecita a LIUZZI “una grossa spinta da zia Rosaria”, proponendo anche di andare a parlarle personalmente.

    Dalle comunicazioni dei giorni successivi emerge l’interessamento della GUZZO sia presso il Provveditorato per le Opere Pubbliche (il cui referente non era però ancora rientrato dalle ferie) sia ai fini della liquidazione del residuo finanziamento pubblico di Lorica, per sbloccare il quale occorreva “una carta” ottenuta la quale l’indagata avrebbe provveduto celermente alal liquidazione.

    (B: Ti ringrazio massimo, sarebbe opportuno anche una grossa spinta da zia Rosaria, quelli sono ora indispensabili. Se serve vado anche io in Regione. Dimmi te

    L: Ieri sera ero con zia e la incontro questa sera per fare il punto…domani ti dico cosa bisogna fare.

    ..omissis..

    L: Ciao Giorgio la carta di Lorica sta procedendo per definire il SAL così zia la sbriga subito appena gli arriva. Mentre per il Provv. questo non c’è mai e non c’è mai stato al momento. Hai un altro nominativo? Ciao Massimo”).

    La vicenda nel quale matura l’accordo corruttivo è però quella relativa alla liquidazione del saldo del finanziamento concesso dalla Regione Calabria all’Hotel delle Stelle Beach Resort Srl (cui poi subentra la società ATLANTE Srl) nell’ambito delle “Azioni per la qualificazione, il potenziamento e l’innovazione dei sistemi di ospitalità delle Destinazioni Turistiche Regionali”.

    In particolare, la società in oggetto, amministrata da Francesca BARBIERI, sorella di Giorgio Ottavio, aveva ottenuto già il pagamento di un’anticipazione di oltre 250.000 ma, a seguito delle verifiche ispettive dei funzionari della Regione, era stato rilevato, in violazione del bando, l’affidamento di lavorazioni “in economia” ad imprese del gruppo Barbieri, con conseguente blocco della procedura di liquidazione del finanziamento residuo.

    Il 19.9.2016 BARBIERI chiede a Massimiliano LIUZZI se la sorella Francesca può passare a salutare la zia, che descrive come una persona portatrice di un interesse personale alle iniziative imprenditoriali da lui condotte, nelle quali avrebbe potuto piazzare “un po’ di gente sua”

    (B.O.: Domani…glielo chiedi, se si possono avere…lei è una persona molto…oltretutto a lei gli interessa che noi facciamo cose perché poi ci piazza un po’ di gente sua…

    B.F.: Bene…

    B.O.: …a San Giovanni, a Lorica ci piazza un po’ di gente…all’aeroporto ci piazza un po’ di gente…

    B.F.: Certo…

    B.O: …quindi lei ha interesse a posti di lavoro poi, hai capito?!

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    B.F.: Si si!!

    B.O.: …oltre a fare prendere soldi alla famiglia del cognato…”).

    In effetti, il giorno seguente la Barbieri incontra dapprima la dirigente Maria Gabriella RIZZO per affrontare i problemi insorti sul finanziamento concesso alla società ATLANTE e poi, come concordato tramite il nipote, la dirigente Rosaria GUZZO presso il Centro Agroalimentare di Lamezia Terme.

    Al termine dell’incontro Francesca BARBIERI riferiva al fratello di aver duramente attaccato la RIZZO (alla quale aveva esibito pareri e controdeduzioni redatti dai loro consulenti che, a suo dire, dimostravano l’inconsistenza dei rilievi formulati) e del fatto che, allorché aveva esposto anche alla GUZZO la situazione, immediatamente aveva contattato Pasquale ANASTASI, Dirigente del Dipartimento Turismo (al quale, tra l’altro, aveva telefonato anche il giorno prima per sbloccare la questione di Lorica, cioè la liquidazione del residuo 5% sulla linea di Prejanò) affinché “riprendesse” la sua funzionaria

    (B.F.: Al quale, oltretutto, aveva già telefonato il giorno prima… ha detto, per questo ho detto, sempre gli stessi! Perché? Per la cosa di Lorica

    ..omissis..

    B.F.: [..]… e lei mentre parlava diceva: hai capito Pasquà? Perché purtroppo hanno parlato con Gabriella, quindi, prendila un attimo e capisci, quello che deve fare diglielo tu quello che deve fare… Allora poi, ha attaccato e mi ha guardato come per dire..

    B.F.: Eh! Lei ha detto: “Sì! Ma infatti, Pasquale le dirà questo. Che anche dal punto di vista… logico non c’ha senso”, ma lei è proprio fuori! È fuori… proprio fuori…”).

    In serata, è direttamente la GUZZO a contattare Francesca Barbieri per dirle di aver parlato con ANASTASI, durante un viaggio effettuato insieme a Roma, e che in effetti alcune perplessità sulla procedibilità del finanziamento sussistevano e sarebbe stato pertanto risolutivo un parere dall’Avvocatura Regionale per risolvere la vicenda

    (G: Allora, io siccome io sono salita a Roma, in aereo ho trovato il dottore Anastasi, per cui abbiamo parlato un po’ e quindi, ha già preso in mano tutta la cosa lui, chiederà questo parere domani o dopodomani, perché lui scende subito domani, Ehm… eh…e quindi spera di risolvere la problematica, perché per le regole della Comunità europea, siccome quello è un pisl, insomma qualche problema, così com’è avvenuta la cosa, c’è. Però si… si…si fa fare lui questo pa… chiede questo parere e conta di risolverlo prestissimo”).

    Intanto, il 17.10.2016 Massimiliano LIUZZI avverte Barbieri della protocollazione del decreto del Dipartimento Turismo relativo alla liquidazione di un’ulteriore 3% del finanziamento di Lorica, assicurando, a fronte della delusione del BARBIERI per la mancata erogazione del 5%, quantomeno una rapida liquidazione da parte della zia

    (B: Si a lorica sarà un bel guaio, so tutto del decreto ho seguito passo passo ma con il 3% siamo nei guai, non bastano! Ti faccio sapere in ogni caso su provv.

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    L: Cmq appena la carta è pronta sarà liquidata…almeno hai la sicurezza su quello”).

    Il 3.11.2016 Francesca BARBIERI rappresenta alla GUZZO tutte le sue preoccupazioni per le conseguenze del ritardo nella definizione del procedimento e l’indagata le assicura di interessarsene personalmente anche intercedendo presso Maria Gabriella RIZZO

    (B.F.: Grazie…non le faccio perdere tempo, volevo solamente comunicarle la mia preoccupazione per…per non avere più nessuna notizia, perché proprio, da quando son venuta da lui lì, tutto tace. Non si sa che cosa stiano facendo, proprio io…

    ..omissis..

    G: …è andato avanti, perché avevano trovato l’escamotage per potere procedere…

    B: …di chiedere il…di chiedere il parere, però ancora non mi hanno mandato il proprio il verbale di collaudo!

    G: …allora domani mattina…sì sì…quella verifica…allora domani mattina vado dalla…Rizzo e capisco che cosa…”).

    Il 9.11.2016 la BARBIERI contatta nuovamente la GUZZO, che rinnova l’impegno a seguire la vicenda, sia presso il Dipartimento Turismo che presso l’Avvocatura

    (B.F: No! Ma ci mancherebbe! Ma mi scusi se io insisto, ma lei capisce la mia preoccupazione… qui stiamo parlando di una cosa, veramente di rilevanza…

    ..omissis..

    G.: …appena c’ha le…infatti, infatti. Me l’hanno promesso che oggi mi avrebbero sapere, però non mi hanno chiamato.

    Barbieri F: Va bene.

    Guzzo R.: Comunque io, domani o dopodomani, massimo lunedì, le faccio sapere com’è la cosa, va bene?

    ..omissis..

    G: …poi se loro non hanno fatto nulla vado io in ufficio legale e vediamo un po’ di farlo… formulare insomma…”).

    Il 14.11.2016, è la GUZZO a contattare Francesca Barbieri, per richiederle l’invio di documenti che sembrano mancare nella sua pratica – ma che in realtà sono stati depositati alla RIZZO – e coglie l’occasione per fare un cenno alle difficili condizioni economiche della famiglia del fratello dopo la sua morte (così facendo intendere che la stessa sarebbe stata indirettamente avvantaggiata dalla liquidazione in favore del Barbieri da cui il fratello accreditava ancora delle somme).

    Il 21.11.2016 la Barbieri chiede nuovamente notizie alla GUZZO, la quale le riferisce che era stato chiesto in modo formale il parere da parte dell’Avvocatura regionale (ella stessa aveva interloquito con l’avvocato Festa) e che, appena assegnato, si sarebbe recata personalmente, insieme alla dirigente RIZZO, per vedere “un poco cosa si può fare”

    (G: Allora… no! Non si preoccupi, io ho parlato con la Gabriella Rizzo… B: Sì…!

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    G: I revisori hanno fatto il loro parere, dicendo che ci sono delle…delle inesattezze; quindi a questo punto loro hanno formulato, stamattina, il parere legale. Domani lo assegnano quindi, appena lo assegnano, andiamo insieme e vediamo un poco cosa si può fare.

    B: Uhm…Mah! Ho capito, ma queste inesattezze potevano…

    G: Sì! Però non hanno espresso parere negativo, hanno detto che ci sono delle inesattezze, per cui, ora, mandano il parere all’ufficio legale allegando anche il vostro parere, quello che avete depositato.

    B: Ma noi formalmente, in realtà, non l’abbiamo mai depositato.

    G: Va beh, però…

    B: L’abbiamo solo dato…

    G: …però l’avete dato e loro lo…lo hanno preso per buono e questa è una cosa positiva, perché magari l’avvocatura, facendo leva su quello, possono…eh!

    B: Uhm…ok…

    G: …quindi da qui a qualche giorno, avremo il responso, questo le volevo dire.

    B: Va bene, sì sì…comunque ovviamente tanto la segue pure lei questa fase??

    G: Sì, sì, sì, non si preoccupi!).

    In effetti, solo il 2.12.2016 il Dipartimento regionale Turismo formula la “richiesta di parere” all’Avvocatura regionale.

    Nei giorni successivi la Barbieri chiede aggiornamenti alla GUZZO che riferisce come l’avvocato le abbia assicurato la formulazione del parere entro il lunedì seguente.

    Come preannunciato, il 12.12.2016 l’Avvocato Festa deposita il parere richiestogli dal Dipartimento Turismo esprimendosi in senso favorevole alla conservazione del beneficio in capo all’ATLANTE Srl.

    Il 14.12.2016 Rosaria GUZZO contatta la Barbieri per comunicarle l’avvenuto rilascio del parere favorevole e per riferirle che nella stessa mattinata sarebbe stato predisposto dal settore della Rizzo – con inusitata rapidità – il decreto di concessione.

    Circostanza altamente significativa è che, in modo pressoché contestuale alla comunicazione della “buona notizia”, l’indagata chieda alla Barbieri di poter incontrare il fratello Giorgio “un caffè un minuto per parlare”, occasione nella quale prenderà corpo la sollecitazione della GUZZO a “ricompensare” l’impegno profuso nella soluzione della problematica.

    (G: Ehm, buongiorno! Allora, la volevo rassicurare, perché hanno…ieri hanno consegnato il…il parere che è positivo…

    B.F.: Ah…!

    G: …e quindi stamattina preparano il decreto di liquidazione, quindi la voleva rassicurare in tal senso.

    B.F.: Ah, grazie! Sì infatti aspettavo sue notizie.

    G: Penso che…non so se per fine settimana riusciamo anche a pagare, se arriva, se no la settimana prossima, tanto noi paghiamo fino al 23.

    B.F.: Ah! Ok! Va bene, va bene…

    G: Invece io le volevo chiedere un’altra cortesia…

    B.F.: Certo…!

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    G: …per rintracciare Giorgio e parlarci? Lui è su Cosenza? Oppure è fuori?

    B.F.: No, no! È a Roma!

    G: Ah! È a Roma…io sic…vado a Roma chissà lo posso disturbare…vado a Roma il 20 e magari…

    B.F: Certo! Glielo accenno subito!

    G: Eh! Caso mai lo chiamo ci prendiamo…

    B.F.: Va bene…

    G: …un caffè un minuto per parlarci…”).

    Ancora il 14.12.2016, la GUZZO telefona alla Barbieri per farle rappresentare dalla Rizzo, in sua compagnia, la necessità di integrare alcuni documenti.

    Il successivo 16.12.2016, è la dirigente Rizzo, nuovamente in compagnia della GUZZO, a precisare alla Barbieri la mancanza del certificato di “destinazione d’uso” e del “certificato antimafia” ma, al contempo, a suggerire di accettare una liquidazione del 90%, così da riuscire ad effettuare il pagamento entro l’anno, subordinando la liquidazione del residuo alla produzione documentale richiesta

    (R: …ecco…e manca qualche altra, diciamo…qualche altro adempimento da parte nostra, tra cui per esempio, il fatto che l’antimafia, la prefettura di Cosenza ancora non ce l’ha mandato per voi, perché purtroppo questo non dipende né da noi…

    R: Allora, io ora le volevo proporre questo. Se noi, nelle more che voi fate il decreto di…il vincolo di destinazione d’uso, vi possiamo liquidare il novanta per cento e lasciamo così il dieci per cento residuo, tanto abbiamo di tempo sino al trentuno marzo, per liquidarvelo diciamo…così fate con calma dal notaio, se no il notaio finché lo repertoria passa una settimana e poi la dottoressa Guzzo non vi liquida più per natale…

    B.F.: …Ah, perché…certo! Ovviamente deve essere registrato per essere valido…”).

    Invero, la scelta della funzionaria regionale non si rivelerà felice dal momento che, ancora in data 21.3.2018, la Guardia di Finanza verificherà la mancata liquidazione del residuo a causa della mancata presentazione della documentazione attestante il vincolo ventennale di destinazione d’uso alberghiero dell’immobile.

    Il 19.12.2016, la GUZZO telefona a Giorgio Ottavio Barbieri per concordare un appuntamento a Roma, ove stava per recarsi.

    (G: Senta, io sto salendo a Roma…

    B.O.: Sì…!

    G: Se ha due minuti da dedicarmi, magari un caffè stasera o domani… B.O.: Come no…!

    G: …domani mattina?

    B.O.: Domani mattina sicuramente! Stasera purtroppo non ci sono…”). La “genesi” e le modalità dell’incontro e le successive risultanze intercettive inducono a ritenere che l’indagata abbia approfittato della circostanza per chiedere, e ottenere, la promessa di assunzione del cugino Salvatore

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    VELTRI presso gli impianti sciistici di Lorica (di cui, al tempo, era prevista l’imminente apertura).

    Il 23.12.2016, successivamente all’incontro con Barbieri a Roma, la GUZZO fornisce alla sorella Francesca il proprio indirizzo di posta elettronica per inoltrare la documentazione necessaria alle determinazioni della Rizzo (cui avrebbe “girato” la mail) e riferisce di essersi dovuta “arrabbiare”, evidentemente per vincere le resistenze di alcuni funzionari poco solleciti nel dar seguito alle sue disposizioni

    (B.F.: Dottoressa io le ho inviato una mail, però anche il mio consulente gliene sta inviando un’altra che più completa, che è la stessa…di cui hanno parlato con l’ingegner Tolomeo 20 minuti fa.

    G: Sì, sì, sì infatti sono scesa…

    B.F.: …quindi sembra che tutto a …

    G.: Eh…mi hanno fatto arrabbiare, ho fatto quello che dovevo fare… B.F.: Eh! Lo so…

    G.: …che è nel mio…nel mio potere insomma farlo, eh?!

    B.F.: Sì, grazie…grazie…

    G: … ok…ok…

    B.F.: È difficilissimo comunicare, veramente!

    G: Noooo! Sono complicati, sono complicati, perché non sono flessibili…”). Il 27.12.2016 emergono nuove difficoltà nella pratica di finanziamento ed ancora una volta la GUZZO si rende – impropriamente – disponibile per superarle, facendo da tramite per la trasmissione di documenti e, soprattutto, interessando direttamente il dirigente Anastasi

    (B.F.: Mi fa piacere. Mi deve scusare, la volevo aggiornare, perché stiamo raggiungendo picchi di… cioè…

    G: …no, no, no…adesso sono con il dottore Anastasi, oggi mi mandano il decreto.

    B.F.: Lo so, ma per fare questo decreto, è da stamattina che ci chiamano e ci stanno chiedendo la licenza ante ’67 dell’albergo, stanno dicendo che non stiamo mandando i documenti e che dobbiamo…

    ..omissis..

    G: …quelli stanno facendo le bizze, non dico che cosa…

    B.F.: Ecco, penso di sì, penso di sì…

    G: No, no…io li ho trattati malissimo…

    B.F.: …e lo so, e quindi probabilmente si staranno…

    G.: …ho…ho…ho esagerato…

    B.F.: …ah! Ho capito…

    G: …no, no! Non è che si sono risvelati. Gli ho detto che vado…che se fanno un altro poco di casino, so a chi rivolgermi…

    B.F.: Sì sì sì, lo so che lei gliel’ha detto…

    G: …diciamo, ora è un’esagerazione…

    B.F.: …però la volevo mettere al corrente che stanno chiedendo…

    G: No, però ho appena parlato con…

    B.F.: …un po’ particolari…

    G: Si, con il dottore Anastasi che è salito da me e m’ha detto: “più tardi t’arriva il decreto”).

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    Nel pomeriggio dello stesso giorno la GUZZO informa la BARBIERI che il decreto è ormai pronto e che l’aveva lei stessa portato in segreteria per la protocollazione (cfr. allegato 113), così da riuscire ad effettuare il giorno dopo il decreto di liquidazione di sua competenza

    (G: Finalmente abbiamo visto la luce! Nel senso che forse…l’ho portato io stesso in segreteria di giunta.

    B.F.: Mamma mia! Sempre tutto complicato…

    G: …e quindi me lo danno…eh sì…

    B.F.: Va bene…

    G: …me lo danno domattina e speriamo di fare il mandato, poi ti chiamo domani mattina.

    B.F.: Grazie dottoressa, grazie mille…”).

    Come promesso, il 28.12.2018 la GUZZO conferma l’adozione dei decreti di pagamento

    (G: Allora, per tranquillizzarvi…

    B.F.: Si…

    G: …abbiamo mandato in banca tutto”).

    Il 10.1.2017, Giorgio Ottavio BARBIERI scambia una serie di messaggi con Massimo LONGO, gestore della sala slot “Gioco6” e suo fiduciario, in ordine alle pretese creditorie della famiglia dello scomparso Nino LIUZZI, convenendo di effettuare alcuni pagamenti al figlio Massimiliano soprattutto allo scopo di non compromettere il rapporto con la zia Rosaria GUZZO

    (B.: Max abbiamo anche il problema liuzzi

    L.: Come lo affrontiamo ? Non possiamo non dargli nulla

    B.: Facciamo una e(n)orme figura di merda anche con la Guzzo”).

    Nel pomeriggio LONGO convoca il giovane LIUZZI e gli chiede, nell’occasione, di recuperare dalla zia il numero di Salvatore Veltri, che LIUZZI si riserva di inviargli dopo esser passato, in serata, a casa della GUZZO

    (Liuzzi: Sì! Verso le sette passo da te?

    ..omissis..

    Longo: …Senti! Mi fai una cortesia?

    Liuzzi: Dimmi tutto.

    Longo: Mi è stato dato un certo Veltri.

    Liuzzi: Che cosa ti è successo?

    Longo: Uhm… se chiedi a tua zia, il numero di telefono di un certo Veltri… Salvatore.

    Liuzzi: Ehm… però la devo incontrare stasera, perché io ci vado di persona.

    Longo: Ah? E mi serve il numero di telefono che lei mi aveva dato il nominativo.

    Liuzzi: Stasera passo da te, poi quando torna lei da Catanzaro, passo da lei. Longo: Eh! E gli chiedi sto numero di telefono.

    Liuzzi: Sì, sì…poi me lo segno, me lo scrivo da te, ok?”).

    Sennonché, non solo la conversazione conferma che la GUZZO aveva effettuato la segnalazione del cugino a BARBIERI (che poi l’aveva trasmessa a LONGO) ma la circostanza che LIUZZI si limiti a passare di persona dalla

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    zia per l’incombenza risulta in contrasto logico con le dichiarazioni rese successivamente dal Veltri alla P.G. (allorché indicherà in Nino LIUZZI, padre di Massimiliano – che pure non sembra neppure conoscerlo – il primo “aggancio” con le imprese del BARBIERI, venuto meno il quale aveva chiesto alla cugina di supplire al ruolo del LIUZZI).

    Ed in effetti, in serata LIUZZI invia a LONGO il numero di Salvatore Veltri e LONGO lo contatta subito per conoscerne le esperienze e le mansioni lavorative: il giovane non è affatto sorpreso dalla chiamata che, anzi, aspettava e, in modo del tutto anomalo rispetto alla superficiale conoscenza, LONGO gli garantisce l’assunzione presso la Lorica Ski appena fosse stata avviata l’attività, rappresentandolo come un fatto doveroso

    (L: Io lavoro su, agli impianti a Lorica…

    V: Si, me l’hanno già accennato, per la verità…aspettavo una vostra chiamata, questo è…

    ..omissis..

    L: Io adesso mi segno il suo numero, senza farla venire a Lorica, come c’ho un attimo che apriamo, che siamo pronti per aprire la chiamo, se è ancora disponibile la convoco, porta i documenti e le faccio l’assunzione e la porto a lavorare…o giù al rifugio, sotto, alla stazione di valle, o sopra…

    V: Va bene.

    L: …da come ho capito lei in sala è un bravo cameriere, cioè sa fare un po’ di tutto, un po’ fa il cameriere e un po’ sta al bancone, e troviamo una sistemazione!

    V: Va bene, la ringrazio…

    L: Nooo!!, dovere, obbligato…va bene? Buona giornata!!).

    L’importanza del “dipendente in pectore” Veltri viene confermata dal fatto che anche BARBIERI si adoperava per reperire il numero di Veltri, salvo poi apprendere che LONGO vi aveva già parlato.

    La dazione dell’utilità promessa non si concretizzava poiché il 19.1.2017 interveniva il sequestro preventivo della società Lorica Ski ma, escusso a s.i.t., il Veltri confermava sostanzialmente l’andamento dei fatti risultante dalle captazioni, salvo riferire, di come avesse investito la cugina materna di una richiesta di contatto con il BARBIERI già in passato rivolta a Nino LIUZZI (“casualmente” legato da un rapporto di affinità con la GUZZO), il quale nel 2016 lo aveva contattato per offrirgli un lavoro presso gli impianti di Lorica una volta ammodernati.

    La circostanza è del tutto inverosimile e, comunque, ove fosse accertato che effettivamente il LIUZZI, soggetto privo di autonomia sotto il profilo gestorio, aveva rivolto, “a cantiere aperto”, una tale proposta al Veltri, ciò finirebbe per riscontrare l’affermazione fatta dal BARBIERI alla sorella già il 19.9.2016, secondo cui la GUZZO era interessata a Lorica così “ci piazza un po’ di gente”.

    Orbene, gli elementi sin qui illustrati costituiscono un solido quadro indiziario a carico degli indagati, la cui condotta risulta – così come opinato

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    dal PM – riconducibile all’ambito della corruzione impropria sanzionata all’art. 318 c.p. piuttosto che a quella, più grave, di cui all’art. 319 c.p.. Mancano, difatti, da un lato sicuri indizi che lo sblocco del finanziamento sia stato il frutto, oltre che di pressioni ed ingerenze, anche della dolosa volontà degli uffici coinvolti di compiere un atto di favore nei confronti del privato in violazione delle regole del bando (il parere dell’Avvocatura) o della procedure di liquidazione (la scelta di erogare comunque il 90% da parte del Dipartimento Turismo), dall’altro, sintomi di una qualche illegittimità degli atti rientranti nella specifica competenza della GUZZO, chiamata ad adottare, sia pure con celerità degna di miglior causa, atti sostanzialmente vincolati.

    Ciò posto, come evidenziato dall’inquirente, non risulta indispensabile, nell’economia del reato dell’art. 318 c.p., l’esatta qualificazione del carattere antecedente o susseguente del patto rispetto all’esercizio della funzione, rispecchiando la formulazione della fattispecie la normale difficoltà di accertamento dell’accordo collusivo.

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    LE ESIGENZE CAUTELARI E LA SCELTA DELLA MISURA

    La gravità dei fatti oggetto di procedimento, il numero e l’ampiezza temporale di commissione dei reati contestati, la personalità manifestata dagli indagati ed il rilievo delle funzioni svolte dai pubblici ufficiali coinvolti (organo di vertice dell’esecutivo regionale, dirigenti generali e di settore della Regione, responsabili del procedimento e direttori dei lavori di appalti di importo milionario) sono elementi che depongono per la sussistenza di stringenti esigenze cautelari.

    Deve ritenersi sussistente, in via prevalente, un pericolo concreto ed attuale di commissione di altri delitti della stessa specie di quelli per i quali si procede (art. 274, lett. c, c.p.p.), desumibile dalle specifiche modalità e circostanze dei (numerosi) fatti di reato oggetto di provvisoria incolpazione.

    In tal senso, viene anzitutto in rilievo la figura di Giorgio Ottavio BARBIERI, soggetto che appare ormai assuefatto ad un agire illecito, il cui modus operandi consiste, per un verso, nella sistematica tessitura di una rete collusiva con i poteri pubblici, dall’altro, nella consapevole ricerca di “una spalla criminale” per poter operare, senza particolari difficoltà, in territori sottoposti al controllo dei clan di ‘ndrangheta.

    A tale proposito, risulta dagli atti allegati come l’indagato sia stato già attinto, nel p.p. 4084/14 RGNR, da misure coercitive per fatti probatoriamente collegati ma non connessi coi presenti: questa circostanza, unita alla diversità del procedimento ed al fatto che, con riguardo ai reati oggetto dell’odierna valutazione, l’emersione degli indizi di colpevolezza si è concretizzata solo con l’informativa di reato del 24.4.2018, porta ad escludere la ricorrenza dell’ipotesi dell’art. 297 co. 3 c.p.p..

    Tanto precisato, ferma l’operatività della presunzione posta dall’art. 275 co. 3 c.p.p., deve essere applicata al BARBIERI la misura della custodia cautelare in carcere per tutti i reati ascrittigli, fatta eccezione per il capo 16), per cui vi è difetto di gravità indiziaria, e per il capo 8), in relazione al quale va disposta la cautela domiciliare.

    Una spiccata pericolosità va poi ravvisata nell’indagato ZINNO, vero “perno dell’azione collusiva” di BARBIERI, in capo al quale si deve ascrivere la maggiore responsabilità per l’infiltrazione dell’apparato amministrativo da parte del concessionario privato: nonostante la formale incensuratezza e la condizione di pubblico dipendente, sia pure con rapporto di lavoro dirigenziale, non appare allora sufficiente ad infrenarne la inclinazione a delinquere la mera sospensione dall’ufficio pubblico ricoperto, risultando necessaria quantomeno la cautela domiciliare, con prescrizione di divieto di comunicazione con qualsiasi mezzo con terzi estranei.

    Peraltro, tale misura risulta funzionale anche ad evitare che l’indagato possa utilizzare quella già evidenziata capacità di relazione e di condizionamento dell’operato di altri funzionari dell’amministrazione regionale per inquinare il quadro probatorio (basti pensare all’opacità della gestione documentale riscontrata dalla Guardia di Finanza presso il Dipartimento Programmazione).

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    La spregiudicatezza dell’agire, da cui discende una prognosi negativa circa la condotta futura, connota poi gli altri protagonisti di questa vicenda criminale – i direttori dei lavori TUCCI e GUIDO, i direttori di cantiere TROZZO e GUARNACCIA, i fiduciari DE CARO e VELTRI, i Rup LATELLA e MELE – i quali hanno palesato, nonostante la incensuratezza, una allarmante disinvoltura nella ripetuta violazione della legge penale.

    Tutti costoro, con l’eccezione dei due Rup e di VELTRI, per cui vi è insufficienza indiziaria, appaiono inseriti in una rete di professionisti fra di loro fungibili (basti pensare alla società di ingegneria delle figlie di TUCCI oppure agli studi associati di altri indagati, alla disinvolta sottoscrizione dei SAL da parte di un direttore dei lavori in favore dell’altro etc.), da ritenere insufficiente la mera interdizione dalla professione – essendo facilmente pronosticabile un esercizio “in via indiretta” della professione e, dunque, la perpetuazione del pericolo per i beni giuridici già offesi – e dovendosi disporre la restrizione domiciliare.

    Appaiono, infine, adeguate a prevenire il rischio di reiterazione delle condotte delittuose – facendo venire meno le “occasioni” di reato – le misure dell’interdizione dall’esercizio di un pubblico ufficio o professione con riguardo ai già citati LATELLA e MELE, ai piccoli imprenditori DELLA FAZIA e FALVO, all’imprenditore CITTADINI (sia pure in virtù dell’unicità della contestazione), nonché ai pubblici ufficiali interessati dall’indagine (RIZZO e GUZZO).

    In particolare, la (totale) sospensione dal pubblico ufficio risulta funzionale anche a ridurre, attraverso il mancato accesso ai rispettivi luoghi di lavoro, il rischio di un inquinamento diretto o indiretto delle fonti di prova ancora non assicurate (si pensi alla citata opacità del Dipartimento Programmazione ed alle interferenze su funzionari di altri settori che gli indagati hanno dimostrato di saper esercitare).

    Una cautela va, infine, disposta anche nei confronti di quei pubblici ufficiali che siano titolari di cariche elettive di diretta investitura popolare (Oliverio Mario, Presidente della Regione Calabria e Oliverio Marco, Sindaco di Pedace) onde prevenire, anzitutto, il rischio di contaminazione delle fonti di prova già sopra evidenziato, reso ancora più concreto dal ruolo di vertice da essi rivestito, con poteri di pressione diretta o indiretta sul personale delle rispettive amministrazioni.

    Nondimeno, anche la disinvoltura con la quale l’azione pubblica è stata piegata al perseguimento di interessi particolari, siano essi di natura economica o politica (si pensi alla richiesta “extra ordinem” del Presidente Oliverio sui lavori di Piazza Bilotti oppure, quanto al Sindaco di Pedace, alla presentazione, a nome dell’Associazione dei Comuni del PISL Lorica, di iniziative ideate e materialmente progettate da e nell’interesse del privato) rende facilmente pronosticabile una reiterazione di comportamenti analoghi e necessaria una forma di cautela.

    In tal senso, appare idonea a soddisfare le dedotte esigenze la misura dell’obbligo di dimora nel comune di residenza, impeditiva della possibilità degli indagati di diretto sviamento dell’azione dei pubblici poteri e limitativa,

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    altresì, della loro capacità di condizionamento indiretto delle scelte amministrative, anche mediante il ricorso a quella vasta rete di rapporti, politici e sociali, che soprattutto il Presidente Oliverio, politico di lungo corso, ha dimostrato di saper utilizzare.

    Solo per completezza, va infine evidenziato come i fatti contestati non risultino essere stati commessi in presenza di cause di giustificazione o di estinzione della pena, e debba escludersi – stante l’elevata pena edittale prevista per i delitti per i quali si procede – che, in caso di condanna, gli indagati per i quali è stata applicata una misura detentiva possano usufruire della sospensione condizionale o che la pena detentiva loro irrogata possa essere contenuta entro i tre anni.

    visti gli artt. 272 e ss. c.p.p.,

    P.Q.M.

    DISPONE l’applicazione della misura cautelare della custodia in carcere nei confronti di:

     BARBIERI Giorgio Ottavio, in relazione ai capi: 1), 3) 4), 5), 6), 7), 10), 11), 12), 13), 14), 15), 17), 18), 20), esclusa la gravità indiziaria per il capo 16);

    e, per l’effetto, ORDINA agli Ufficiali ed Agenti di P.G. di procedere alla cattura dell’indagato e di condurlo immediatamente in un Istituto di custodia per ivi rimanere a disposizione dell’Autorità Giudiziaria;

    DISPONE l’applicazione della misura cautelare degli arresti domiciliari nei confronti di:

     BARBIERI Giorgio Ottavio, in relazione al capo 8);

     DE CARO Vincenzo, in relazione ai capi 1), 2), 3);

     GUARNACCIA Gianluca, in relazione ai capi 5), 6), 11) 14), 15),

    esclusa la gravità indiziaria per il capo 4);

     GUIDO Carmine, in relazione ai capi 11), 12), 13), 14), 15);

     TROZZO Marco, in relazione ai capi 5), 6), 7), esclusa la gravità

    indiziaria per il capo 4);

     TUCCI Francesco, in relazione ai capi 1) 2), 3), 4), 5), 6), 7), 10),

    11), 12), 13), 14), 15), 17), 18), esclusa la gravità indiziaria per il

    capo 16);

     ZINNO Luigi, in relazione ai capi 1), 3), 5), 6), 9), 10), 11), 12),

    15), 18), esclusa la gravità indiziaria per i capi 4), 14) e 16); Pagina 131 di 134

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    prescrivendo agli indagati di non allontanarsi dalla propria abitazione senza l’autorizzazione del giudice che procede e con l’ulteriore divieto di comunicare con qualsiasi mezzo con persone diverse da quelle che con loro coabitano o li assistono;

    DISPONE l’applicazione della misura cautelare dell’obbligo di dimora nel comune di residenza nei confronti di:

    OLIVERIO Gerardo Mario, in relazione al capo 17), esclusa la gravità indiziaria per il capo 16);

     OLIVERIO Marco, in relazione al capo 12);

    DISPONE l’applicazione della sospensione dall’esercizio di un pubblico

    ufficio nei confronti di:

     GUZZO Rosaria, in relazione al capo 20);

     LATELLA Pasquale, in relazione ai capi 1), 2), 3) 4), 5), 6), 9);

     MELE Damiano Francesco, in relazione ai capi 12), 13), 14), 15),

    esclusa la gravità indiziaria per i capi 11) e 16);

     RIZZO Paola, in relazione al capo 9), con esclusione dell’aggravante

    dell’art. 61 co. 1 n. 2) c.p.;

    DISPONE l’applicazione del divieto temporaneo di esercizio di attività professionale e/o di impresa, in forma individuale ovvero collettiva nei confronti di:

     CITTADINI Carlo, in relazione al capo 7);

     DELLA FAZIA Ettore, in relazione al capo 8);  FALVO Gianbattista in relazione al capo 8);

    DISPONE:

    • la trasmissione della presente ordinanza al PM che ne ha fatto richiesta ai fini dell’esecuzione;
  • che il presente provvedimento, a seguito dell’esecuzione, sia depositato in Cancelleria insieme alla richiesta del Pubblico Ministero e agli atti presentati con la stessa;

  • che all’atto dell’esecuzione della presente misura la P.G. operante comunichi immediatamente l’avvenuta notifica all’ufficio procedente anche a mezzo PEC.

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    MANDA alla Cancelleria. per· gli adempimènti di comp~tenza e per l’annotazione nel registro delle misure.

    Catanzaro, 12.12.2018

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    Ordinanza n. 117/18 RMC – p.p. n. 9119/15 RGN DDA – 8669/15 RG GIP


    INDICE

    Premessa……………………………………………………………………………………………………… 26 Questioni preliminari …………………………………………………………………………………. 27 L’aggravante dell’art. 7 L. 203/91: la posizione dell’imprenditore Barbieri…………………………………………………………………………………………………………. 27 L’AVIO-SUPERFICIE DI SCALEA ………………………………………………………………. 35

    Premessa………………………………………………………………………………………………….. 35 Il finanziamento delle opere complementari (capi 1, 2, 3)…………….. 37 La redazione dei SAL del Lotto I e delle opere complementari (capi 4, 5, 6)……………………………………………………………………………………………………… 47 La frode in pubbliche forniture (capo 7) …………………………………………….. 51 La dolosa inesecuzione dell’impianto di climatizzazione (capo 8) …. 53 Il progressivo ed irreversibile stallo dei lavori e la revoca del finanziamento con i fondi POR-FESR (capo 9) ………………………………….. 57

    L’AFFARE LORICA……………………………………………………………………………………….. 64 Premessa………………………………………………………………………………………………….. 64 La promessa di assunzione del figlio di Luigi ZINNO e l’affidamento dei lavori complementari (capo 10) ……………………………………………………. 65 Segue: la redazione artefatta del I SAL (anche) al fine dell’affidamento dei lavori complementari (capo 11)………………………. 71 L’atto di sottomissione (capi 12 e 13)………………………………………………… 79 La redazione del III SAL (capo 14)……………………………………………………… 81 La redazione del SAL delle opere complementari (capo 15) ………….. 82 Le indebite pressioni del Presidente Oliverio sul Dipartimento Turismo (capo 16) ………………………………………………………………………………….. 85 Lo stanziamento in bilancio regionale di fondi aggiuntivi in favore del Barbieri (capo 17) ……………………………………………………………………………. 92 Il progressivo ed irreversibile stallo dei lavori di Lorica ………………… 109 L’ulteriore patto corruttivo fra Zinno, Tucci e Barbieri: la cessione di un immobile a Sangineto a prezzo di favore a fronte della liquidazione di altre tranche di finanziamento (capo 18) ……………… 110 L’impossibilità tecnica di collaudare gli impianti sciistici: l’insorgenza di problematiche di sicurezza e di tenuta costruttiva (capo 19)….. 114

    LE ILLECITE COINTERESSENZE DI BARBIERI CON LA DIRIGENTE ROSARIA GUZZO (CAPO 20)………………………………………………………………….. 119 LE ESIGENZE CAUTELARI E LA SCELTA DELLA MISURA…………………… 129

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