Cronaca

Dirigente medico usa ambulanza per cane, esposto in procura

Il «Comitato di Coordinamento Associazioni Calabria-Costruiamo Insieme», il cui rappresentante è l’avvocato Antonio Sanvito, ha presentato un esposto-denuncia alla Procura di Cosenza per far luce sulla vicenda di un medico in servizio alla centrale operativa del 118 di Cosenza che avrebbe utilizzato il personale sanitario e un’ambulanza per portare fuori il suo cane.

Di seguito il testo della missiva inviata alla Procura

La rivista web avente dominio www.quicosenza.it, Direttore Responsabile Simona Gambaro, pubblicava, in data 23 marzo 2019, a firma di Maria Teresa Improta, articolo online dal seguente titolo:

“118 usa infermieri e ambulanza per portare i cani a fare i bisogni”;

il predetto articolo continuava affermando: “La dottoressa in servizio avrebbe convocato in sede gli operatori di turno dando loro le chiavi di casa per andare a prendere i cagnolini e portarli a spasso. COSENZA – Imbarazzo e disapprovazione tra i corridoi della Centrale operativa del 118 a Cosenza. Una vicenda incresciosa sta minando la credibilità dell’intero apparato medico che, con estremo sacrificio, ogni giorno lavora per garantire i soccorsi in tutta la provincia. Un territorio con 155 Comuni, esteso quanto la Liguria ed un’utenza di oltre 700mila abitanti che i medici del 118 gestiscono con 45 ambulanze ed un elicottero.

Professionisti che in pochi secondi devono capire la gravità delle condizioni di salute del paziente, valutare in tempo reale se sia il caso di inviare un’ambulanza con un medico o con soli infermieri, cercare un mezzo disponibile, farlo arrivare a destinazione prima possibile e passare subito alla successiva richiesta di intervento.

Per dodici ore consecutive, in due turni, dalle 20:00 alle 8:00 o dalle 08:00 alle 20:00, con un’enorme carenza di personale medico. In due occasioni, domenica 17 febbraio e sabato 23 febbraio, la dirigente in servizio dalle 8:00 alle 20:00 incaricata di coordinare e vigilare sull’operato dei soccorsi avrebbe utilizzato un’ambulanza a fini personali.

Con una telefonata pare abbia allertato gli operatori di una delle postazioni di soccorso convocandoli nella sede della Centrale operativa in via degli Stadi. Autista, infermiere e volontario hanno quindi raggiunto in ambulanza la propria superiore. Una volta entrati nello stabile si sarebbero trovati di fronte alla dottoressa che senza indugio ha fornito loro le chiavi di casa chiedendo di portare i suoi cani a fare i bisogni.

Spaesati e confusi, temendo ripercussioni nel caso di un eventuale rifiuto, gli operatori sanitari hanno eseguito gli ordini impartiti e dopo la passeggiata hanno riportato, sempre in ambulanza, le chiavi alla dottoressa. L’episodio mortifica il lavoro dell’equipe di professionisti della Centrale Operativa, nonostante la certezza che si tratti di un caso isolato e deprecabile. Sarà ora compito dell’Asp di Cosenza far chiarezza sulla vicenda e spiegare perché un servizio così prezioso sia stato sottratto alla cittadinanza per un motivo così banale.

IL DIRETTORE DEL 118 DI COSENZA: “E’ UNA VICENDA MOLTO GRAVE”. “Ogni giorno – spiega il direttore del 118 Riccardo Borselli – mettiamo in campo un esercito a servizio della salute dei cittadini. Nel 2018 abbiamo ricevuto un milione di telefonate alla centrale operativa di Cosenza e gestito oltre 50mila interventi di soccorso (circa 140 al giorno) ed 11mila trasferimenti da un ospedale all’altro. I tempi di intervento rientrano nella media nazionale dei 21 minuti.

Quando mi hanno segnalato questo episodio così grave credevo fosse uno scherzo, purtroppo però non lo era. Ho quindi sollecitato l’intervento immediato dei vertici aziendali e dell’ufficio Procedimenti Disciplinari affinché possa effettuare i rilievi del caso. Le indagini sono ancora in corso. Parliamo di un medico che ha delle responsabilità enormi essendo deputato a gestire l’emergenza sanitaria di tutta la provincia di Cosenza. Se quanto segnalatomi si dovesse rivelare vero non so come intenda procedere l’ufficio Procedimenti Disciplinari. Personalmente non mi sentirei sicuro a lasciare una persona del genere a gestire i soccorsi dell’intera provincia perché ritengo non sia più idonea.

Secondo me deve essere spostata ad altro servizio, non può restare in Centrale Operativa che è un sito sensibile in cui il clima tra gli operatori deve essere sereno, tranquillo e di reciproca fiducia. Questa resta però una mia opinione – conclude il dottore Borselli – è l’ufficio Procedimenti Disciplinare dell’Asp di Cosenza a dover decidere”.”.

La rivista web avente dominio www.iacchite.com, a firma del giornalista Direttore Responsabile Gabriele Carchidi pubblicava in data 23.3.2019, articolo online del medesimo tenore dal titolo: “Cosenza, La dirigente del 118 in quota Madame Fifì chiamava l’ambulanza per fare uscire i cani!”; il predetto articolo continuava affermando: “Scandalo al Servizio d’emergenza medica del 118 di Cosenza.

Ha dell’incredibile quanto accaduto in due circostanze nel mese di febbraio. Una dirigente in servizio nella centrale operativa di Cosenza, con il turno dalle 8 alle 20, ha utilizzato un’ambulanza, con tanto di operatori – nel caso specifico infermiere, volontario e autista -, affinché portassero i suoi “delicatissimi” cagnolini a fare i bisognini. Non è uno scherzo, purtroppo, ma è semplicemente la verità, emersa giorno dopo giorno in maniera sempre più grottesca tra chi lavora seriamente al 118. In pratica, è accaduto che domenica 17 febbraio e sabato 23 febbraio, la signora dirigente in questione ha convocato in centrale gli operatori delle ambulanze e quando ha dovuto dire di cosa si trattava, ha consegnato loro le chiavi di casa sua chiedendo loro di andare lì, di prendere i cani e di portarli fuori per fare i loro bisogni. Distraendo così una importante risorsa dal territorio già carente di mezzi; un fatto gravissimo. Gli operatori hanno eseguito, ma chiaramente hanno informato del fatto i loro superiori, che a questo punto hanno preso provvedimenti. Il direttore del 118 Riccardo Borselli infatti ha investito della questione l’Ufficio Procedimenti Disciplinari, che ora dovrà decidere il da farsi. …”.

Tale ultimo articolo continua indicando il nome delle persona che si presume abbia posto in essere tali condotte, nominativo del quale lo scrivente Comitato non ha conoscenza diretta, nonché indica fatti e circostanze non rilevanti rispetto al presente esposto e che, pertanto, non si riportano.

Si rileva, innanzitutto, che lo scopo principale dello scrivente Comitato è quello di divenire punto di riferimento per tutta la comunità, in grado di raccogliere e fornire idee, suggerimenti, segnalazioni, proposte, esposti, denunce ed altro ancora ad Enti, Forze dell’Ordine ed Autorità Giudiziaria per dare voce alle tante problematiche riscontrate negli ultimi anni, per la salvaguardia e la tutela dei cittadini e la redazione del presente atto rappresenta, pertanto, la messa in pratica di tali finalità.

Ebbene, la vicenda così come rappresentata dalle predette testate giornalistiche è di assoluta gravità; ricordiamo che il servizio di 118, centrale operativa di Cosenza, nel 2018 ha ricevuto un milione di telefonate ed ha dovuto gestire oltre cinquantamila interventi di soccorso ed undicimila trasferimenti da un ospedale all’altro e che, proprio per l’importanza e delicatezza del servizio per la salute e tutela dei cittadini e per come affermato dal Direttore del 118 dott. Riccardo Borselli, “… il medico in questione gestisce l’emergenza sanitaria di tutta la provincia di Cosenza” e se quanto segnalato corrispondesse al vero “… Personalmente non mi sentirei sicuro a lasciare una persona del genere a gestire i soccorsi dell’intera provincia perché ritengo non sia più idonea”, gli episodi in questione, oltre la gravità, costituiscono un serio campanello di allarme per la loro eventuale reiterazione.

IPOTESI DELITTUOSE.

La vicenda, se dimostrata, manifesta certamente questioni ed aspetti di indubbia rilevanza penale che si sostanziano essenzialmente nelle condotte tipiche dei delitti contro la Pubblica Amministrazione; nonchè, sempre se comprovata, potrebbe aver causato un’interruzione di un ufficio o servizio pubblico o di un servizio di pubblica necessità, ex art. 340 codice penale.

Nello specifico, tale fattispecie criminosa, la cui condotta è a forma libera, commissiva ovvero omissiva, tutela il buon andamento della Pubblica Amministrazione ed in particolare il funzionamento regolare e continuativo dell’ufficio o del servizio e può essere commessa da «chiunque»; l’eventuale qualifica di pubblico ufficiale oppure di incaricato di pubblico servizio rileva al fine della sussistenza della circostanza aggravante comune dell’avere commesso il fatto con abuso dei poteri, o con violazione dei doveri inerenti a una pubblica funzione o a un pubblico servizio, ex art. 61, n. 9, c.p., ciò significa che tale reato può essere commesso anche da chi esercita la funzione di pubblico ufficiale ovvero da persona incaricata di un pubblico servizio, cosiddetti soggetti qualificati ex artt. 357-359 c.p.; mentre l’art. 340, II comma c.p. prevede, la sussiste della circostanza aggravante, ad effetto speciale, per il ruolo di promotore, capo od organizzatore dell’interruzione o turbamento.

L’evento, di danno, consiste nell’interruzione, che pregiudica la continuità dell’attività di ufficio o del servizio, oppure nel turbamento, che arreca un pregiudizio sempre alla regolarità dell’attività di ufficio o del servizio; entrambi possono anche essere temporanei, ma rilevano qualora siano oggettivamente apprezzabile.

RICHIESTE.

Si chiede, innanzitutto, in considerazione della impossibilità, per lo scrivente Comitato, di riscontrare tanto la fondatezza della notizia sopra riportata, quanto la configurabilità di eventuali fattispecie criminose, che vengano svolti accertamenti approfonditi volti a tali verifiche; si chiede, inoltre, a tutte le Autorità indicate in intestazione, ognuna per le rispettive competenze, un maggiore controllo dell’Ufficio in questione e, per la delicatezza ed importanza dello stesso, l’adozione immediata di ogni provvedimento diretto ad impedire che tali gravi episodi possano ripetersi.

Si chiede, infine, che una rappresentanza del predetto Comitato sia ricevuto tanto dall’autorità Giudiziaria al fine di chiarire ed approfondire ogni aspetto della vicenda sopra esposta, quanto da tutte le Autorità.

indicate in intestazione, ognuna per le rispettive competenze, al fine di promuovere, suggerire ed intraprendere iniziative utili e migliorative per l’intera comunità.

CONCLUSIONI.

Lo scrivente Antonio Sanvito, quale Coordinatore e LRPT del “Comitato di Coordinamento Associazioni Calabria-Costruiamo Insieme”, in conclusione, con il presente atto, manifesta la volontà che si proceda penalmente, ove accertati i fatti ed individuate i responsabili, nei confronti del responsabile delle condotte sopra descritte, pertanto, per i reati indicati e per tutti quelli che la S.V. Ill.ma, eventualmente, rileverà, sia procedibili d’ufficio sia ad istanza di parte, sporge nei loro confronti e di eventuali correi e/o complici formale denuncia-querela, con richiesta di punizione.

Si riserva, inoltre, di costituirsi parte civile, nell’istaurando procedimento penale, per il risarcimento integrale dei danni tutti, diretti ed indiretti, presenti e futuri subiti dalla Comunità a seguito e causa delle descritte condotte.

Solo per motivi formali dichiara, sin d’ora, di opporsi all’emissione di decreto penale di condanna e contestualmente chiede, ai sensi degli art. 406, comma III, e 408, comma II, del codice di rito penale, di essere informato nelle eventuali ipotesi di richiesta sia di proroga delle indagini preliminari sia di archiviazione.

Con ossequi.

Cosenza, 26 marzo 2019.