Cronaca

Catturato in Bolivia il terrorista Cesare Battisti

L’ex terrorista è stato catturato in Bolivia. Il deputato figlio del presidente brasiliano su Twitter: “La sinistra piange”. Parlano anche i figli delle vittime dei Pac, Alberto Torregiani: “È fatta”. Sabbadin: “Persona squallida”. Gentiloni: “Vittime avranno giustizia”

La cattura di Cesare Battisti in Bolivia ha subito fatto il giro del mondo. Tra i primi a confermare la notizia è stato il deputato federale Eduardo Bolsonaro, figlio del presidente brasiliano Jair Bolsonaro, che su Twitter si è rivolto direttamente al ministro dell’Interno italiano Matteo Salvini: “Il Brasile non è più terra di banditi. Il “piccolo regalo” è in arrivo”. In un secondo tweet, Bolsonaro Jr. ha aggiunto: “”Ha ucciso un poliziotto, ha ucciso un padre davanti al figlio, ha sparato e lasciato un uomo paralitico, è stato condannato a vita per 4 omicidi e ha fatto parte del gruppo terroristico di sinistra in Italia Pac (proletari armati per il comunismo). Ciao Battisti, la sinistra piange”.

Alberto Torregiani: “È fatta

Alberto Torregiani, figlio del gioielliere ucciso nel 1979 dai Pac in una sparatoria in cui lui stesso rimase ferito e perse l’uso delle gambe, ha commentato: “È fatta. Credo sia la volta buona. Forse davvero è una buona giornata. Non oso pensare che ora possa trovare un escamotage. Sarebbe da scriverci un libro”.

Sabbadin: “Persona squallida, contentissimo per arresto

Adriano Sabbadin, figlio di Lino, il macellaio ucciso dal gruppo eversivo dei Pac il 16 febbraio 1979, ha invece detto: “Sono molto contento dell’arresto e speriamo che sia la volta buona che sconti la sua pena. Battisti è una persona squallida che l’ha sempre fatta franca, e merita di scontare in Italia la pena giusta per quello che ha fatto”.

Ambasciatore: democrazia più forte del terrorismo

“Cesare “Battisti è stato preso! La democrazia è più forte del terrorismo”, ha scritto invece l’ambasciatore italiano in Brasile, Antonio Bernardini, commentando su Twitter l’arresto in Bolivia dell’ex terrorista.

Gentiloni: finalmente vittime avranno giustizia

Dall’Italia una delle prime reazioni è stata quella dell’ex premier Paolo Gentiloni che su Twitter scrive: “Battisti arrestato stanotte in Bolivia. Finalmente le vittime del terrorismo avranno giustizia”.

Chi è Cesare Battisti? Breve biografia

L’ex terrorista, che deve scontare l’ergastolo per quattro omicidi in concorso avvenuti alla fine degli anni Settanta in Italia, nel 1981 è evaso dal carcere di Frosinone e non è più tornato nel nostro Paese. Latitante dallo scorso dicembre, è stato arrestato in Bolivia

Condannato in contumacia in Italia all’ergastolo per quattro omicidi in concorso compiuti alla fine degli anni Settanta, la storia di Cesare Battisti è una sorta di romanzo – fatto di arresti, evasioni, fughe ed estradizioni mancate – ambientato tra il nostro paese, la Francia, il Messico e il Brasile. Di Battisti si torna a parlare nell’ottobre 2018: Jair Bolsonaro, candidato di estrema destra eletto a presidente del Paese, promette al ministro dell’Interno italiano Matteo Salvini l’estradizione dell’ex terrorista. Dopo l’elezione di Bolsonaro, Battisti viene dato per irreperibile da alcuni media, ma il suo avvocato precisa che si è solo spostato da Cananeia – dove vive – a San Paolo, per una riunione con i legali. Due mesi dopo, nel dicembre 2018, il Brasile annuncia la volontà di arrestarlo “per evitare il pericolo di fuga in vista di un’eventuale estradizione”. Il presidente uscente Temer firma il decreto e Battisti sparisce. Il Brasile ammette che “potrebbe aver lasciato il Paese” e diffonde le foto di possibili travestimenti. Poi, il 13 gennaio del 2018, l’arresto in Bolivia. Il terrorista sarà presto portato in Brasile, da dove verrà probabilmente mandato in Italia.

Chi è Cesare Battisti

Cesare Battisti, nato nel 1954 a Cisterna di Latina, in una famiglia di tradizione contadina, si iscrive già da ragazzino al Partito comunista. A 18 anni viene arrestato per la prima volta per una rapina a Frascati, poi qualche mese dopo finisce ancora in manette per un sequestro di persona. Da un reato all’altro, Battisti nel 1977 è nel carcere di Udine per aver aggredito un sottufficiale dell’Esercito. In cella conosce Arrigo Cavallina, ideologo dei Pac. Una volta libero, Battisti inizia a partecipare a una serie di azioni di eversione dei Pac.

Cosa ha fatto

Battisti è accusato di aver preso parte o fornito “copertura armata” anche a quattro omicidi sul finire degli anni Settanta. Il 6 giugno 1978, Andrea Santoro è il primo a cadere sotto i colpi dei Pac. A 52 anni vive con la moglie e i tre figli, a Udine, dove è a capo con il grado di maresciallo del carcere di via Spalato. A sparare, secondo gli inquirenti, sono Battisti e una complice. Per i Pac quello è il battesimo del fuoco. Nel 1979, arrivano gli altri tre omicidi: due a Milano e uno vicino a Mestre. Il 16 febbraio, nel giro di poche ore, vengono uccisi a Milano il gioielliere Pierluigi Torregiani e a Mestre il macellaio Lino Sabbadin. Le due vittime avevano in comune una cosa: in precedenza avevano sparato e ucciso un rapinatore. Per il delitto di Torregiani Cesare Battisti è stato poi condannato in quanto mandante e ideatore. Due ore dopo il delitto Torregiani, alle 18 viene assassinato Lino Sabbadin. In questo secondo omicidio, Battisti viene accusato di aver fornito “copertura armata”. Il 19 aprile 1978, Andrea Campagna, agente della Digos milanese, viene ucciso con cinque colpi di pistola, nella zona della Barona. Una telefonata al ‘Secolo XIX’ e a ‘Vita’ rivendica l’omicidio a nome dei Proletari armati per il comunismo. Di questo delitto Battisti viene accusato di essere stato l’esecutore materiale.

La fuga in Francia e il periodo in Messico

Cesare Battisti viene arrestato nuovamente, ma stavolta per banda armata, nel 1979. Detenuto nel carcere di Frosinone, mentre è in corso l’istruttoria, il 4 ottobre 1981 riesce a evadere e a fuggire in Francia. Per un anno vive da clandestino a Parigi, dove conosce la sua futura moglie. Poi si trasferisce con la compagna in Messico dove nasce la sua prima figlia. Durante il soggiorno messicano i giudici italiani lo condannano in contumacia all’ergastolo per quattro omicidi. Battisti torna a Parigi dove, nel frattempo, sono andate a vivere la moglie e la figlia. Nella capitale francese fa il portiere di uno stabile, ma frequenta una comunità di rifugiati italiani. Battisti inizia a scrivere romanzi noir. Resta in Francia fino al 2004, quando viene concessa l’estradizione. In agosto, però Battisti fugge e torna latitante.

La cattura in Brasile e l’estradizione mai concessa

Per qualche anno non si hanno notizie di Battisti, fino a quando il 18 marzo 2007 viene arrestato in Brasile. L’ex esponente dei Pac, però, si rivolge allo Stato sudamericano e chiede lo status di rifugiato politico, che ottiene all’inizio del 2009, dopo una prima richiesta respinta a novembre 2008. La concessione dello status di rifugiato politico ha creato forti dissapori tra Italia e Brasile che dura ancora oggi. Il Tribunale supremo federale (Stf) brasiliano, il 18 novembre 2009, dichiara illegittimo lo status di rifugiato politico concesso dal governo, ma la decisione definitiva spetta al presidente Lula da Silva che il 31 dicembre 2010, nell’ultimo giorno del suo mandato presidenziale, decide di non concedere l’estradizione.

Cesare Battisti, ultime notizie

Nell’ottobre del 2017, il caso Battisti fa ancora discutere. L’ex terrorista viene arrestato all’inizio del mese mentre sta fuggendo in Bolivia dal Brasile, pochi giorni dopo che il presidente brasiliano Michel Temer si era espresso sull’estradizione in Italia. Lo stesso Temer, sempre a ottobre 2017, revoca lo status di rifugiato a Battisti e dà ordine di estradarlo in Italia. Ma l’ex terrorista fa ricorso ai giudici del Tribunale Supremo Federale che rinviano la decisione e concedono misure alternative agli arresti in carcere. Tra un rinvio e l’altro, si arriva all’elezione di Bolsonaro che già durante la campagna elettorale aveva annunciato di voler estradare Battisti in Italia. Dopo la vittoria alle presidenziali di Bolsonaro, alla fine di ottobre 2018, Cesare Battisti fa perdere le sue tracce, finché il suo legale non precisa: si è semplicemente spostato da Cananeia – dove risiede – a San Paolo, dove si è riunito con i suoi rappresentati legali. Due mesi dopo, nel dicembre 2018, il Brasile annuncia: “Cesare Battisti deve essere arrestato per evitare il pericolo di fuga in vista di un’eventuale estradizione”. A ordinare l’arresto, con un provvedimento immediatamente esecutivo, è un magistrato del Supremo tribunale federale, lo stesso che nell’ottobre dell’anno precedente gli aveva concesso misure alternative al carcere. Il presidente uscente Michel Temer ha firmato il decreto di estradizione. Battisti risulta latitante fino alla cattura avvenuta in Bolivia il 13 gennaio 2019.