Attualità

Istat: condizioni di vita pensionati anni 2016-2017

CONDIZIONI DI VITA DEI PENSIONATI

Anni 2016 – 2017

  • Nel 2016 e nel 2017 si confermano alcune tendenze in atto da alcuni anni: la progressiva diminuzione dei pensionati e dei percettori di pensione che risultano occupati, la riduzione del divario reddituale e il relativo miglioramento delle condizioni di vita delle famiglie con pensionati rispetto a quelle senza.
  • Nel 2017i pensionati sono 16milioni (-23mila rispetto al 2016,-738mila rispetto al 2008) e percepiscono in media un reddito pensionistico lordo di 17.886euro (+306euro sull’anno precedente).Le donnesono il52,5%ericevonoin mediaimporti annui di quasi6mila euro più bassi di quelli degli uomini.
  • In termini di importi medi, le differenze di genere rimangonomarcate anche se inriduzione:per le pensioni di vecchiaia +72,6% a favore degli uomini nel 2005, +62,1% nel 2016, +60% nel 2017).
  • Continuano ad ampliarsile differenzeterritoriali: l’importo medio delle pensioni nel Nord-est è del 20,7% più alto di quellonel Mezzogiorno (18,2% nel 2016, 8,8% nel 1983, primo anno per cui i dati sono disponibili).
  • Il cumulo di più trattamenti pensionistici sullo stesso beneficiario è meno frequente tra i pensionati di vecchiaia – riguarda il 28,2% dei pensionati -mentre è molto più diffuso tra i pensionati superstiti (67,4%), in grande maggioranza donne (86,5%).

PENSIONATI.Anni 2008-2017, valori assoluti

  • Continuano a scendere i percettori di pensione che risultano occupati (411mila nel 2017, da 432mila del 2016; -20,3% rispetto al 2011),uomini in tre casi su quattro.L’85% svolge un lavoro autonomo, i due terzi risiedonoal Nord e quasi il 50% ha un titolo di studio superiore alla licenza media (è circa un quarto per il complesso dei pensionati).
  • Il reddito pensionistico netto dei pensionati residenti in Italianel 2016risultain media pari a14.567 euro annui (+1,8% rispetto al 2015).
  • Si stima che siano oltre 12 milionile famiglie con pensionati:nel61,2% dei casii trasferimenti pensionistici rappresentano oltre il 75% del reddito familiare disponibile e per il 22,7% delle famiglie l’unica fonte di reddito.
  • Continua a ridursiil differenziale di reddito tra famiglie con e senza pensionati: era di circa 2 mila euro annui nel 2013 e nel 2014, di 1.400 nel 2015 e di 850 euro nel 2016 (30.998 euro il reddito medio della famiglie senza pensionati nel 2016).
  • Nel 2016l’incidenza delrischio di povertà tra le famiglie con pensionati (pari al 16,4%) si conferma sensibilmente inferiore a quello delle altre famiglie (24,0%). Il rischio di povertà è relativamente più elevato tra i pensionati che vivono soli (22,3%) e nelle famiglie in cui il reddito del pensionato sostenta altri componenti adulti senza redditi da lavoro (35,5%).

Rischio di povertà e grave deprivazione materiale per famiglie con e senza pensionati per tipologia familiare.Anno 2016, valori percentuali

La lettura integrata dei dati sulle condizioni di vita dei pensionati è basata su diverse fonti informative: Casellario centrale dei pensionati,indagine campionaria su reddito e condizioni di vita delle famiglie (EU-SILC) e Rilevazione sulle forze di lavoro.

Continua a scendere il numero dei pensionati

Nel 2017 i pensionati presenti nel Casellario centrale dei pensionati[1]sono circa 16milionie percepiscono in media 17.886 euro lordi, 306 euro in più rispetto all’anno precedente (17.580 euro) (Prospetto 1).

Prospetto 1. Pensionati e importo ANNUO, complessivo E MEDIO, dei redditi LORDI pensionistici per sesso. Anni 2016-2017, valori assoluti, percentuali e in euro

Sesso 2016 2017
Pensionati Importo Pensionati Importo
Numero % Complessivo (mln di euro) % Medio (euro) Numero % Complessivo (mln di euro) % Medio (euro)
Maschi 7.601.326 47,3 157.328 55,7 20.697 7.622.070 47,5 159.982 55,8 20.989
Femmine 8.463.182 52,7 125.087 44,3 14.780 8.419.782 52,5 126.956 44,2 15.078
Totale 16.064.508 100,0 282.415 100,0 17.580 16.041.852 100,0 286.938 100,0 17.886

Fonte: Casellario centrale dei pensionati.

Tra il 2016 e il 2017 il numero di pensionati scende di quasi23milaunità: i nuovi pensionati (quelli che hanno iniziato a percepireuna pensione tra il 1° gennaio e il 31 dicembre 2017) sono meno numerosi dei pensionati cessati, quelli cioè che nello stesso periodo hanno smessodi percepire trattamenti pensionistici (654mila contro 676mila) (Figura 1).

I redditidei nuovi pensionati sono mediamente inferiori a quelli dei cessati (15.688 euro contro 16.930 euro) e a quelli dei pensionati sopravviventi (17.980 euro), percettori cioè di trattamenti sia nel 2016 sia nel 2017 che, nel corso del pensionamento, possono aver cumulato ulteriori pensioni (spesso di reversibilità) rispetto a quella con cui sono entrati nello stato di pensionamento.

FIGURA 1. Pensionati sopravviventi, Nuovi e cessati. Anno 2017, valori assoluti e in euro

Fonte: Casellario centrale dei pensionati.

Il numero dei pensionati scende per tutte le tipologie pensionistiche, ad eccezione delle pensioni sociali e di invalidità civile (Prospetto 2). È ovviamente più marcato tra le pensioni di guerra (-7,3%), di invalidità previdenziale (-3,6%) e tra le indennitarie(-2,2%).

Prospetto 2. NUMERO, IMPORTO MEDIO DEL REDDITO PENSIONISTICO LORDO ED ETà media dei Pensionati totali, sopravviventi, Nuovi e cessati per tipologia di pensione(a). Anni 2016-2017, valori assoluti e in euro

TIPOLOGIA DI PENSIONE Anno 2016 Anno 2017
Sopravviventi Nuovi Cessati Totale
Numero Importo medio Età media Numero Importo medio Età media Numero Importo medio Età media Numero Importo medio Età media Numero Importo medio Età media
Vecchiaia 11.048.107 20.583 74,1 10.677.738 20.896 74,8 361.399 24.474 63,4 370.369 21.154 82,1 11.039.137 21.013 74,4
Invalidità 1.243.899 16.871 71,9 1.138.935 17.358 72,3 60.609 13.552 54,9 104.964 17.639 78,5 1.199.544 17.166 71,4
Superstiti 4.414.163 17.639 75,7 4.151.428 17.930 76,3 251.630 18.329 70,2 262.735 18.690 81,7 4.403.058 17.953 76,0
Indennitarie 739.115 18.034 68,5 709.355 18.285 69,0 13.838 13.188 56,1 29.760 23.100 80,7 723.193 18.187 68,7
Invalidità civile 2.742.742 14.914 64,6 2.352.830 14.832 64,0 455.051 16.342 67,8 389.912 17.121 74,0 2.807.881 15.077 64,7
Sociali 872.749 9.586 73,7 803.661 9.898 74,6 84.334 7.653 66,3 69.088 11.484 75,8 887.995 9.685 73,8
Guerra 183.100 23.515 80,1 166.712 23.975 80,2 2.959 22.740 74,6 16.388 24.204 89,5 169.671 23.954 80,1
  • La somma del numero dei pensionati appartenenti alle diverse tipologie può non coincidere con il totale dei beneficiari di prestazioni pensionistiche in quanto, per effetto della possibilità di cumulo di più pensioni anche appartenenti a diversi tipi, un pensionato può ricadere in più tipologie.

Fonte: Casellario centrale dei pensionati.

In termini assoluti, le diminuzioni più rilevanti si riscontrano tra i pensionati di invalidità previdenziale (-44mila) i beneficiari di pensioni indennitarie (-16mila) e i pensionati di guerra (-13mila). Sono in aumento i pensionati sociali (+15mila circa) e quelli d’invalidità civile (+65mila).

Nel 2017 la componente femminileè pari al 52,5% mentregli ultrasessantaquattrenni sono il 79%(Figura 2).Le differenze di genere per età evidenzianouna maggiore anzianità delle donne:le pensionate ultraottantenni sono tre su dieci (31,6% contro21,1% degli uomini) e le ultranovantenni il 6,9%(2,8% gli uomini).

figura 2. Pensionati per sesso e classe di etÀ. Anni2016-2017, composizioni percentuali

Fonte: Casellario centrale dei pensionati.

In netto calo i pensionati che continuano a lavorare

I ritirati dal lavoro che nel 2017 percepiscono una pensione e allo stesso tempo si dichiarano nella condizione professionale di occupatocontinuano a diminuire risultando pari a 411mila (-20,3% sul 2011), uomini in tre casi su quattro (Prospetto 3).Circa l’85%svolge un lavoro autonomo,oltre due terzirisiedononelle regioni settentrionali e un terzo lavora a tempo parziale. Il 52,8% ha al massimo la licenza media (sono circa il 75% tra i pensionati nel loro complesso)mentre uno su quattro è in possesso di un diploma. Il segmento dei laureati, circa un quinto del totale, ha subito solo una lieve flessione tra il 2011 e il 2017 perché il calo maggiore è avvenuto fra i meno istruiti.

Dal punto di vista anagrafico, circa il 75%ha almeno 65 anni nel 2017 (53,7% nel 2011) e il 38,7% è over 70 (25,0% nel 2011). Tra il 2011 e il 2017 si sono invece più che dimezzati i 60-64enni. L’età media di questo gruppo arriva quindi a 68 anni e mezzo (66 nel 2011), con livelli più alti per gli uomini (circa 69 anni contro i 67 anni e mezzo delle donne).

PROSPETTO 3. OCCUPATI CON PENSIONE DA LAVORO PER VARIE CARATTERISTICHE

Anni 2011 e 2017, dati in migliaia e variazioni percentuali

CARATTERISTICHE 2011 2017 Variazioni percentuali 2017/2011
SESSO
Maschi 397 320 -19,5
Femmine 118 91 -23,0
POSIZIONE
Dipendenti 81 61 -23,9
Indipendenti 435 349 -19,6
RIPARTIZIONE GEOGRAFICA
Nord 325 276 -15,0
Centro 115 83 -28,1
Mezzogiorno 75 52 -31,0
TITOLO DI STUDIO
Fino licenza media 305 217 -29,0
Diploma 123 111 -10,1
Laurea e oltre 87 83 -4,0
CLASSE DI ETA’
Fino a 59 anni 53 13 -76,3
60-64 anni 185 89 -52,1
65-69 anni 147 151 2,2
70 anni e oltre 129 159 22,7
Totale 515 411 -20,3

Fonte: Rilevazione sulle forze di lavoro.

Tra i pensionati ancora occupati, il 64,4% lavora nel settore dei servizi, di questi circa un terzo è impiegato nel commercio (Prospetto 4).

Il confronto con il collettivo degli occupati mostra differenze significative. I pensionati che lavorano lo fanno più spesso in agricoltura, con un’incidenza quattro volte superiore rispetto al totale degli occupati. Il loro peso relativo è di circa una volta e mezzo nel commercio ma risultano sovra rappresentati anche nelle attività professionali e nei servizi alle imprese. Nel settore istruzione e sanità, al contrario, l’incidenza è meno della metà rispetto al totale degli occupati.

Oltre il 40% dei pensionati che lavorano svolge una professione qualificata, quota più alta rispetto al totale degli occupati, così come per le professioni operaie (31,8% contro 22,6%).

Considerando solo l’occupazione indipendente, che riguardal’85,1% dei lavoratori beneficiari di una pensione da lavoro, nel 2017 il 57,8% è formato da lavoratori autonomi (in calo ininterrotto dal 2013), il 23,8% da liberi professionisti, inlieve diminuzionerispetto al 2016, come i coadiuvanti nell’azienda familiare che scendono al 7,3%, mentre il 6,9% è formato da imprenditori, una quota in aumento negli ultimi anni. Tra l’esiguo gruppo dei dipendenti, invece, oltre la metà è operaio e il 31,6% impiegato.

PROSPETTO 4. OCCUPATI CON UNA PENSIONE DA LAVORO PER SETTORE DI ATTIVITA’ ECONOMICA E PROFESSIONE. Anni 2011 e 2017, dati in migliaia e variazionipercentuali, anno 2017, composizioni percentuali

CARATTERISTICHE 2011 2017 Variazioni percentuali 2017
Percepiscono una pensione Totale occupati
ATTIVITA’ ECONOMICA
Agricoltura 69 63 -9,1 15,3 3,8
Industria in senso stretto 83 60 -27,1 14,7 19,9
Costruzioni 40 23 -42,3 5,6 6,1
Servizi, di cui: 324 265 -18,3 64,4 70,2
Commercio 116 87 -25,4 21,1 14,3
Attività professionali, servizi alle imprese 68 66 -2,2 16,2 11,2
Istruzione e Sanità 38 28 -26,4 6,8 15,1
Altri servizi collettivi e personali 41 37 -9,5 9,0 7,9
PROFESSIONE
Qualificata 203 166 -18,4 40,4 34,8
Impiegati commercio e servizi 115 98 -14,2 23,9 30,6
Operai 174 131 -24,8 31,8 22,6
Non qualificata 24 16 -32,8 3,9 12,0
Totale 515 411 -20,3 100,0 100,0

Fonte: Rilevazione sulle forze di lavoro.

Solo un quarto dei pensionati è diplomato

L’elevata incidenza di pensionati ultra sessantaquattrenni spiega il divario di istruzione rispetto al resto della popolazione:nel 2016 quasi la metà dei pensionati non ha un titolo di studio o possiede al massimo la licenza elementare e appena un quarto è diplomato (Prospetto 5).

Se il pensionato possiede un titolo di studio pari alla laurea, il suo reddito lordo pensionistico (circa 2.730 euro mensili) è più che doppio di quello delle persone senza titolo di studio o con al più la licenza elementare (1.210 euro), confermando il divario evidenziato lo scorso anno.

PROSPETTO 5. PENSIONATI E NON PER TITOLO DI STUDIO E RIPARTIZIONE GEOGRAFICA*
Anno2016, composizioni percentuali

  Nessuno, licenza elementare Licenza Media Diploma Laurea
Pensionati
Nord 44,3 27,8 20,2 7,8
Centro 43,9 25,0 21,9 9,2
Mezzogiorno 54,3 24,0 15,5 6,2
Italia 47,5 26,0 19,0 7,5
Non pensionati
Nord 5,5 28,9 45,5 20,2
Centro 5,4 26,1 46,0 22,5
Mezzogiorno 9,0 34,4 40,9 15,7
Italia 6,7 30,3 44,0 19,1

* esclusi i minori

Fonte: Indagine su reddito e condizioni di vita.

Si ampliano le differenze territoriali per gli importi delle pensioni

Nel 2017 è stabile la distribuzione dei pensionati tra le diverse aree geografiche: quasi la metà (46,9%) risiede nelle regioni del Nord,il 19,5% al Centro, il 31,1%nel Mezzogiornoeil 2,5% all’estero (Figura 3).I redditi pensionistici più elevati vengono percepiti dai pensionati del Centro (in media 19.388euro all’anno),di poco superiori a quelli del Nord (19.263euro); i più bassi si rilevano invece nel Mezzogiorno (15.966) e soprattutto all’estero (4.209) dove non possono essere erogate pensioni assistenziali (il che comporta una minore presenza di percettori che cumulano due o più pensioni) e si registra una più elevata incidenza di pensioni ai superstiti (incidono per circa il 34,0% contro il 20,6% in Italia) che hanno importi medi molto più bassi delle pensioni di vecchiaia.

figura 3.Pensionati e spesa pensionistica per ripartizione geografica

Anno 2017, composizioni percentuali

 

Fonte: Casellario centrale dei pensionati.

I differenziali tra gli importi del Mezzogiorno e delle altre ripartizioni si sono nettamente ampliati tra il 1983 (primo anno per cui è disponibile il dato) e il 2017, soprattutto nel confronto con il Nord-est e il Centro, dove sono più che raddoppiati (Figura 4).

FIGURA 4. Differenziale negli importi medi delle pensioni per ripartizione territoriale
Anni 1983-2017, valori percentuali

Fonte: Casellario centrale dei pensionati

Ancora molto ampi ma in lenta riduzione i differenziali di genere

Gli uomini percepiscono il 55,4% delle pensioni di vecchiaia, quelle direttamente legate al pregresso contributivo di chi ne beneficia(Figura 5); l’importo annuale di tali prestazioni è in media superiore di quasi 8milaeuroa quello ricevuto dalle pensionate.

Gli uomini rappresentano anche la maggioranza (73,5%) dei percettori delle pensioni indennitarie, in quanto più spesso occupati in settori ad alto rischio professionale (ad esempio, costruzioni, agricoltura, silvicoltura e pesca, trasporto e magazzinaggio e simili). Gli importi mediamente percepiti sono tuttavia inferiori a quelli delle donne,che in molti casi sono percettrici indirette (a causa della morte del coniuge).

figura 5.pensioni per tipologia di trattamento e sesso del titolare
Anno 2017,composizioni percentuali

Fonte: Casellario centrale dei pensionati.

Lo stesso accade per le pensioni ai superstiti, che nell’86,5% dei casi sono erogate a donne,anchein virtù dellaloro maggioresperanza di vita: gli importi medi sono più alti rispetto a quelli degli uomini (9.341euro contro 5.980), essendo l’importo del trattamento legato al pregresso contributivo del coniuge defunto (Figura 6).

figura 6. importi medi LORDI DELLE pensioni per tipologia di trattamento e sesso del titolare. Anno 2017, valori in euro

Fonte: Casellario centrale dei pensionati.

Anche le pensioni assistenziali sono in maggioranza erogate a donne (59,3%) che, più spesso degli uomini, non hanno un costante e regolare percorso lavorativo e contributivo: percepiscono infatti il 58,2% delle pensioni di invalidità civile, il 62,9% delle sociali e il 64,1% di quelle di guerra (su questo dato influisce ancora una volta l’elevato peso delle pensioni indirette). Per tali trattamenti non si registrano significative differenze di genere negli importi medi, in gran parte definiti da norme di legge (con l’eccezione delle pensioni di guerra, con un importo medio di 10.830 euro tra gli uomini e di 5.087 tra le donne).

La marcata incidenza femminile tra i percettori di pensioni a superstiti influenza in misurasignificativa il valore del tasso di copertura, calcolato come rapporto tra pensionati in età compresa tra i 65 e i 79 anni e popolazione residente nella stessa classe di età.

figura 7. Tasso di copertura (65-79 anni) per genere. Anno 2017, valori percentuali

Fonte: Casellario centrale dei pensionati.

Tra le donne, il 18% delleanziane non ricevealcuna forma di pensione (tra gli uomini solo il 3%). Escludendo i percettori di sole pensioni ai superstiti, per le donne il tasso di copertura scende al 72,9%, con un gap di genere che sale quasi a 24 punti percentuali (Figura 7). In altri termini, in assenza di trattamenti pensionistici indiretti, circa una donna su quattro di 65-79 anni rimarrebbe priva di copertura pensionistica previdenziale e, in presenza dei requisiti reddituali previsti dalla normativa vigente, subentrerebbe una copertura pensionistica assistenziale (pensioni sociali).Come visto, la maggior quota delle pensioni di vecchiaia spetta agli uomini, che beneficiano di importi medi per i quali si registrano più elevate differenze di genere (+60% a favore degli uomini nel 2017).

Ildivario di genere sugli importi, seppur molto elevato, si è ridotto dal 64,6% del 2005 al 58,0% del 2017 per il totale delle prestazioni pensionistiche, e dal 72,6% al 60,0% per quelle di vecchiaia, grazie al progressivo pensionamento di coorti di donne con carriere lavorative più lunghe e regolari (Figura 8).

FIGURA 8. Differenziale di genere[(M-F)/F] negli importi medi delle pensioni di vecchiaia e del totale delle pensioni.Anni 2005-2017, valori percentuali

Fonte: Casellario centrale dei pensionati.

Più integrazioni al minimo e maggiorazioni sociali alle donne e nel Mezzogiorno

La normativa pensionistica vigente prevede due forme di ausilio volte a incrementare gli importi dei trattamenti più bassi: le integrazioni al minimo e le maggiorazioni sociali.Come in passato, per entrambe si registra una maggiore incidenza di beneficiari di sesso femminile (Figura 9).

Le pensionate che ricevono integrazioni al minimo sono 2,5milioni, l’82,1% del totale dei destinatari di tali integrazioni. Anche la distribuzione dei beneficiari di maggiorazioni sociali è fortemente sbilanciata a favore delle donne: sono 613mila, il 74,5% di coloro che beneficiano di questi trasferimenti.

FIGURA9. Beneficiari di maggiorazioni sociali o integrazioni al minimo per sesso.

Anno 2017, valori in euro e percentuali

Fonte: Casellario centrale dei pensionati.

Il gap occupazionale tra uomini e donne è anche alla base delle differenzeterritoriali. Le pensioni di vecchiaia sono maggiormente diffuse tra i residenti del Nord mentre nel Mezzogiorno sono decisamente più elevate le quote di percettori di trattamenti assistenziali odi invalidità ordinarie.Le pensioni di vecchiaia rappresentano il 59,1% delle pensioni erogate al Nord, il 50,3% di quelle del Centro e solo il 40,0% di quelle di Sud e Isole.

Per le pensioni di invalidità, sia ordinarie che civili, l’incidenza nel Mezzogiorno è invece circa il doppio di quella rilevata al Nord: 7,6% contro 3,6% per le pensioni di invalidità ordinaria; 21,3% contro 11,1% per quelle di invalidità civile (Figura 10).

Per le pensioni sociali, introdotte nel 1969 per garantire agli over 64 un reddito pensionistico minimo anche in assenza di pregresso contributivo o di specifiche patologie, l’incidenza al Sud e nelle Isole (6,9%) è più che tripla rispetto al Nord (2%).

figura 10.Incidenza delle pensioni per tipologia di trattamento e ripartizione geografica. Anno 2017, valori percentuali

Fonte: Casellario centrale dei pensionati.

Gli importi dellepensioni Ivs (Invalidità, vecchiaia e superstiti), direttamente legati al pregresso contributivo, sono mediamente più elevati per i pensionati del Centro e più bassiper quellidi Sud e Isole (Figura 11). In particolare, per le pensioni di vecchiaiae di invalidità ordinaria gli importi medi erogati al Centro sono i più alti del Paese e superano di circa 1.500 euro quelli erogati nel Mezzogiorno (18.413 contro 16.953europer le pensioni di vecchiaia, 12.879 contro 11.182 euro per quelle di invalidità).

figura 11.IMPORTI MEDI delle pensioni per tipoLOGIA e ripartizione geografica.
Anno 2017, valori in euro

Fonte: Casellario centrale dei pensionati.

I pensionati di vecchiaia meno frequentemente cumulano altritipi di redditi pensionistici: nel 2017l’87,6% del loro reddito pensionistico è rappresentato dalle sole pensioni di vecchiaia mentre solamenteil 28,2% cumula alla pensione di vecchiaia almeno un’altra pensione,in grandissima parte rappresentata da pensioni ai superstiti(Figura 12).

figura 12.Pensionati PER presenza di cumulo di più pensioni E tipologia di pensione.
Anno 2017,composizioni percentuali

Fonte: Casellario centrale dei pensionati.

Il cumulo con trattamenti pensionistici di altra tipologia è invece frequente tra i pensionati superstiti, che li percepiscono in circa due casi su tre (67,4%), con un peso pari al 46,8% del loro reddito pensionistico (Figura 13). Un caso peculiare è quello dei pensionati di guerra, per i quali le altre tipologie pensionistiche, percepite nell’86,6% dei casi, rappresentano ben il 69,2% del reddito pensionistico.

figura 13.Reddito pensionisticoPER presenza di cumulo di più pensioni E tipologia di pensione. Anno 2017,composizioni percentuali

Fonte: Casellario centrale dei pensionati.

Aliquota fiscale media sui redditi pensionistici stabile al 18,9%

Per ampliare la prospettiva delle informazioni statistiche sui pensionati, contestualizzandoli nel loro ambito familiare e valutando gli effetti redistributivi del carico fiscale, si è fatto ricorso all’analisi dei redditi del 2016, ultimo anno per il quale è possibile collegare i dati del Casellario pensionistico con quelli dell’indagine Eu-Silc[2].

Al reddito pensionistico lordo, che nel 2016 ammonta a 18.182euro (17.915 euro nel 2015) si associa un reddito pensionistico netto di 14.567 euro[3],  in crescita dell’1,8% rispetto al 2015. Per il complesso dei pensionati si stima che l’aliquota media fiscale sui trasferimenti pensionistici[4] erogati nel 2016 sia pari al 18,9%, in linea con il livello di tassazione dell’anno precedente (Figura 14).

Nel caso delle pensioni maturate da pregressa attività lavorativa, la tassazione media si attesta al 21,8% (pressoché stabile rispetto al 2015). Per i beneficiari di redditi pensionistici da anzianità, vecchiaia o anticipate superiori ai 40mila euro annui lordi (3.330 euro mensili) il carico fiscale è del 34,0% (stabile rispetto al 2015) mentre tra i titolari di importi inferiori ai 15mila euro, 1.250 euro lordi mensili, le ritenute fiscali sono pari al 10,4% (-1,0% rispetto all’anno precedente). Infine, sono circa 1 milione e 330mila i pensionati da lavoro incapienti (13,0% del totale), cioè con redditi individuali sotto la soglia di tassazione (-70mila rispetto all’anno precedente).

Nel 2016 il prelievo fiscale sui redditi pensionistici di reversibilità incide per il 17,1% (-0,9% rispetto al 2015). L’aliquota è moltoinferiore a quella osservata sulle pensioni da lavoro in quanto gli importi pensionistici sono mediamente più bassi. Del tutto marginale (sotto il 4,0%) è la quota di pensioni di reversibilità con importi lordi mensili sopra i 2.080 euro, mentre quasi l’82,0% riceve importi complessivi (lordi) inferiori a 1.250 euro al mese (Figura 15). Si stima, inoltre, che in Italia i pensionati di reversibilità incapienti siano poco più di530mila (il 13,0% circa dei beneficiari).

L’imposta media sui redditi da pensione d’invalidità o indennitarie (previdenziali) si attesta al 13,2%, in lieve aumento rispetto all’anno precedente (+0,3%). La quasi totalità dei percettori di questi trattamenti (92,8%) riceve importi inferiori ai 25mila euro (poco più di 2.080 euro mensili), mentre sono circa 450mila coloro che si trovano in condizione d’incapienza (meno di un pensionato su tre).

FIGURA 14. ALIQUOTA MEDIA FISCALE SUI REDDITI PENSIONISTICI PER TIPOLOGIA DI TRATTAMENTO E CLASSE DI IMPORTO.Anno2016, valori percentuali

Fonte: Indagine su reddito e condizioni di vita.

Nel 2016 si stima che i pensionati residenti in Italia abbiano redditi totali netti pensionistici (derivanti quindi anche dal cumulo di più trattamenti in capo a uno stesso beneficiario) pari in media a 14.567 euro (1.215 euro mensili), con livelli diversi in base alla tipologia di trattamento: i pensionati da lavoro percepiscono in media 14.593 euro all’anno (1.220 euro al mese); i titolari di trattamenti di reversibilità ricevono mediamente 8.364 euro (700 euro mensili); i pensionati di invalidità e indennitarie dispongono di 8.371 euro (700 euro al mese) e i titolari di pensioni assistenziali beneficiano di 5.582 euro (465 euro al mese) (Prospetto 6).

PROSPETTO 6. IMPORTO NETTO ANNUO MEDIO E MEDIANO DEI REDDITI PENSIONISTICI PER TIPOLOGIA DI TRATTAMENTO, SESSO E RIPARTIZIONE GEOGRAFICA.Anno 2016, valori in euro

MEDIA   MEDIANA
  Pensioni da lavoro Pensioni di reversibilità Pensioni di invalidità Pensioni assistenziali Totale pensioni   Pensioni da lavoro Pensioni di reversibilità Pensioni di invalidità Pensioni assistenziali Totale pensioni
Sesso
Maschi 17.718 5.039 9.009 5.249 16.891 15.951 3.900 6.680 4.745 15.626
Femmine 10.725 8.887 7.366 5.833 12.460 8.567 8.164 6.610 6.143 11.063
Ripartizione
 Nord 14.692 8.336 8.019 5.740 15.212 13.520 7.735 6.421 6.111 14.170
 Centro 15.974 9.334 8.748 5.359 15.797 14.092 8.190 6.168 5.824 14.079
Mezzogiorno 13.405 7.823 8.503 5.575 12.906 10.920 6.760 6.680 5.993 11.180
 Italia 14.593 8.364 8.371 5.582 14.567 12.987 7.527 6.680 5.993 13.164

Fonte: Indagine su reddito e condizioni di vita.

Tra le pensionate il livello di reddito netto pensionistico (1.040 euro mensili) è pari a circa tre quarti di quello maschile, con marcate differenze rispetto alla tipologia di prestazione: l’ammontare delle pensioni nette da lavoro raggiunge appena il 60,5% di quello stimato tra gli uomini. Per i trattamenti di reversibilità, al contrario, l’importo medio delle pensioni nette percepite dalle donne supera del 76% quello degli uomini.

I residenti nel Mezzogiorno percepiscono il 15,2% in meno dell’importo netto mediamente percepito al Nord e il 18,3% in meno rispetto al Centro (gap in forte crescita rispetto al 2015), differenziale che dipende soprattutto dai trattamenti di vecchiaia e anzianità.

Il reddito disponibile dei pensionati si compone di diverse voci, il cui peso relativo varia a seconda del sesso, dell’età e dell’area geografica di residenza (Prospetto 7).

PROSPETTO 7. reddito netto individuale del pensionato per FONTE, caratteristiche demografiche e ripartizione geografica.Anno 2016, valori percentuali

FONTE DI REDDITO
Pensioni da lavoro Pensioni di reversibilità Pensioni invalidità Pensioni assistenziali TFR Reddito da lavoro Altre fonti di reddito Totale reddito
Sesso
Maschi 63,8 1,8 6,0 5,3 2,4 14,7 6,0 100,0
Femmine 40,0 26,0 4,0 10,1 1,9 11,3 6,7 100,0
Classe di età
fino a 59 anni 8,1 8,3 7,1 16,4 5,8 46,9 7,4 100,0
60-64 anni 47,6 6,2 6,3 3,2 8,8 22,9 4,9 100,0
65-69 anni 68,4 5,1 3,6 3,8 1,7 10,7 6,7 100,0
70-74 anni 70,2 9,7 2,6 3,7 0,1 7,3 6,6 100,0
75-79 anni 67,0 13,9 3,7 5,1 0,0 4,2 6,1 100,0
80+ anni 47,8 25,9 7,5 12,0 0,0 1,0 5,9 100,0
Ripartizione geografica
Nord 56,8 11,8 3,7 4,8 2,2 13,9 6,7 100,0
Centro 52,8 12,5 5,3 6,7 2,3 13,9 6,5 100,0
Mezzogiorno 47,7 13,5 7,4 12,6 2,0 11,4 5,3 100,0
Italia 53,4 12,4 5,1 7,4 2,2 13,2 6,3 100,0

Fonte: Indagine su reddito e condizioni di vita.

I trattamenti pensionistici di vecchiaia e anzianità rappresentano la principale fonte di entrata dei pensionati (in media il 53,4% del reddito netto complessivo); seguono i redditi da lavoro e i trattamenti di reversibilità, con percentuali che oscillano dal 13,2% al 12,4%. Più ridotto è il contributo delle pensioni assistenziali, di quelle di invalidità ordinaria/indennitarie e delle altre fonti di reddito (quali affitti e rendite finanziarie). Infine, i trattamenti di fine rapporto (Tfr) forniscono solo il 2,2% delle risorse.

L’apporto reddituale delle pensioni di reversibilità è decisamente elevato fra le donne (26,0% contro 1,8% degli uomini) così come quello delle pensioni assistenziali (10,1% contro 5,3%). Gli uomini dispongono in misura maggiore di trattamenti di vecchiaia/anzianità e di redditi da lavoro, che si attestano rispettivamente al 63,8% (40,0% delle donne) e al 14,7% (contro l’11,3%).

I pensionati fino a 59 anni d’età percepiscono soprattutto redditi da lavoro (46,9%) e, in minor misura, pensioni assistenziali (16,4%) o di vecchiaia/anticipate (8,1%). Per questo collettivo, il Tfr costituisce una fonte di reddito importante (5,8%). Anche le pensioni di invalidità e indennitarie sono una fonte di entrata significativa tra i pensionati con meno di 60 anni (7,1%), poiché competono prevalentemente a chi è ancora in età lavorativa. Le pensioni assistenziali assumono rilevanza sia tra coloro che non hanno ancora raggiunto l’età pensionabile sia tra chi supera gli ottanta anni d’età. Inoltre, dopo i 60 anni il peso delle pensioni di reversibilità aumenta al crescere dell’età del titolare, soprattutto per le donne, in conseguenza del sopravvenuto stato di vedovanza.

Il reddito da lavoro rappresenta un’entrata economica importante per chi è ancora relativamente giovane e quindi in grado di continuare a lavorare mentre perde consistenza con il passare dell’età. Per le pensioni da lavoro il peso relativo cresce sino ai 70-74 anni,per poi calare nelle classi di età più avanzate.

I pensionati del Mezzogiorno cumulano meno spesso redditi da attività lavorativa rispetto a quelli che vivono nel resto del Paese: appena l’11,4% contro il 13,9% del Centro e del Nord.

I trattamenti di vecchiaia e anzianità rappresentano circa la metà (47,7%) delle entrate dei pensionati del Sud e delle Isole; l’apporto è maggiore tra i ritirati del Nord e del Centro (rispettivamente 56,8% e 52,8%). Le pensioni di invalidità e assistenziali pesano molto di più nel Mezzogiorno (rispettivamente 7,4% e 12,6%, valori decisamente superiori rispetto al Centro e ancor più nei confronti del Nord).

Oltre un terzo dei pensionati vive in coppia senza figli

Più di un terzo dei pensionati vive in coppia senza figli (35,5%) e il 27,0% abita solo (Prospetto 8). Più contenuta è la percentuale di pensionati che vivono in coppia con figli (19,0%), in altra tipologia (9,6%), cioè in famiglie con membri isolati o composte da più nuclei, oppure in famiglie di genitori soli (8,8%).

PROSPETTO 8. PENSIONATI PER TIPOLOGIA FAMILIARE E RIPARTIZIONE GEOGRAFICA.Anno 2016, valori percentuali

TIPOLOGIA FAMILIARE Nord Centro Mezzogiorno Italia
Persona sola 28,6 26,0 25,4 27,0
Coppia senza figli 39,6 36,7 29,1 35,5
Coppia con figli 15,7 17,1 25,0 19,0
Monogenitore 8,2 9,0 9,6 8,8
Altra tipologia con isolati 8,0 11,3 10,9 9,6
– di cui insieme di parenti 1,2 2,3 2,6 1,9
– di cui due o più nuclei 2,9 2,9 3,7 3,1
– di cui coppie/monogenitore con isolati 3,9 6,1 4,7 4,6
Totale 100.0 100,0 100,0 100,0

Fonte: Indagine su reddito e condizioni di vita.

I pensionati del Nord vivono più spesso da soli (28,6%) o in coppia senza figli (39,6%), i pensionati del Mezzogiorno vivono più frequentemente in coppia con figli (25,0%), quelli del Centro appartengono di più a famiglie di altra tipologia (11,3%).

I titolari di pensioni di vecchiaia e anzianità prevalgono nelle famiglie di coppie senza figli (45,7%), i percettori di pensioni di reversibilità più spesso abitano soli (60,2%) o con i figli in qualità di unico genitore (22,1%), essendo rappresentati nella stragrande maggioranza dei casi da donne vedove. Nel 2016 si stima che in Italia quasi una famiglia su due sia costituita o accolga almeno un pensionato (oltre 12 milioni di nuclei); in particolare, nel 34,1% delle famiglie vi è un titolare di pensione e nel 12,9% due e più.

Per queste famiglie i trasferimenti sociali erogati ai pensionati[5](da qui denominati semplicemente trasferimenti pensionistici) rappresentano, in media, il 62,5% del reddito familiare netto disponibile (al netto dei fitti imputati); la quota restante è costituta per il 30,1% da redditi da lavoro e per il 7,4% da altri redditi (prevalentemente affitti e rendite finanziarie). Nella composizione dei trasferimenti pensionistici, quelli di anzianità e vecchiaia (incluse le liquidazioni di fine rapporto per quiescenza) contribuiscono per il 42,7% del totale dei redditi, i trattamenti di reversibilità per il 10,4% e le restanti pensioni per il 7,3%.

Per oltre 7 milioni e 400mila famiglie con pensionati (61,2%) i trasferimenti pensionistici rappresentano più dei tre quarti del reddito familiare disponibile; nel 22,7% dei casi le prestazioni ai pensionati sono l’unica fonte monetaria di reddito (meno di 2,8 milioni di famiglie).

Se in famiglia vi sono solo pensionati, sale all’85,8% la percentuale di famiglie in cui i trasferimenti pensionistici costituiscono almeno i tre quarti delle risorse. Per oltre 3 milioni e 100mila famiglie (26,0%) i trasferimenti pensionistici rappresentano meno della metà delle entrate familiari.

Rischio povertà più basso tra le famiglie con pensionati

Nel 2016, la stima del reddito netto (esclusi i fitti figurativi) delle famiglie con pensionati è di 30.140 euro (2.510 euro mensili), circa 850 in meno di quello delle famiglie senza pensionati, (2.585 euro mensili). La metà delle famiglie con pensionati non supera la soglia dei 24.380 euro (2.030 euro mensili), valore che scende a 21.074 euro nel Mezzogiorno e si attestaa 26.400 euro nel Centro e a 26.000 euro nel Nord (Prospetto 9).

Sebbene il reddito medio e mediano delle famiglie con pensionati sia più basso rispetto alle famiglie in cui non sono presenti, il rischio di povertà delle prime (16,4%) è circa 8 punti percentuali minore di quello delle seconde. I trasferimenti pensionistici attenuano, dunque, il rischio di disagio economico e assicurano un’importante rete di protezione sociale.

La presenza di un pensionato all’interno di nuclei familiari “vulnerabili”, quali i genitori soli o le famiglie in altra tipologia, consente di dimezzare il rischio di povertà (da 33,4% a 16,1% e da 32,8% a 16,6%). Il cumulo di pensioni e redditi da attività lavorativa abbassa il rischio di povertà al 3,8% rispetto al 18,4% di quelle costitute da soli titolari di pensioni.

Anche l’apporto economico dei componenti non pensionati, in particolare degli occupati, produce un calo del rischio di povertà, che è pari al 9,8% rispetto al 18,4% delle famiglie di soli pensionati che non cumulano redditi da lavoro.

Tra le famiglie con pensionati, le meno esposte al rischio di disagio economico sono quelle in cui è presente un pensionato che cumula redditi da lavoro con o senza altri componenti occupati (con rischio di povertà rispettivamente a 3,8% e 4,3%), mentre le più vulnerabili sono costituite da pensionati senza altri redditi da lavoro che vivono con familiari non occupati (35,5%).

Le famiglie di pensionati del Sud e delle Isole presentano un rischio di povertà quasi triplo di quello delle famiglie residenti al Nord e circa doppio di quelle del Centro.

PROSPETTO 9 . REDDITO FAMILIARE NETTO, MEDIO E MEDIANO, INDICATORI DI RISCHIO DI POVERTA’ E GRAVE DEPRIVAZIONE Per tipologia familiare, struttura dei redditi, numero percettori e ripartizione geografica
Anno 2016, media e mediana in euro e valori percentuali

  Famiglie con pensionati Famiglie senza pensionati
Reddito medio Reddito mediano Rischio di povertà Grave deprivazione materiale Reddito medio Reddito mediano Rischio di povertà Grave deprivazione materiale
Tipologia familiare
Persona sola 17.901 15.485 22,3 11,3 18.622 17.520 28,5 14,5
Coppia senza figli 31.425 26.108 11,6 8,5 35.493 32.773 14,6 6,1
Coppia con figli 45.964 40.422 12,7 9,8 39.231 34.931 20,8 8,3
Monogenitore 32.620 30.592 16,1 9,8 24.312 21.771 33,4 13,2
Altra tipologia 39.754 35.929 16,6 12,1 32.244 30.622 32,8 20,3
Struttura redditi
Famiglie di soli pensionati: 23.697 19.498 16,4 9,9 . . . .
pensionati senza altri redditi da lavoro 21.203 18.333 18,4 10,5 . . . .
pensionati con almeno uno anche percettore di redditi da lavoro 39.103 30.678 3,8 6,4 . . . .
Famiglie con pensionati e altri componenti adulti: 38.024 32.881 16,3 10,4 . . . .
pensionati e adulti senza redditi da lavoro 21.448 18.829 35,5 14,3 . . . .
pensionati senza redditi da lavoro e adulti con almeno uno percettore di redditi da lavoro 41.552 38.295 9,8 9,2 . . . .
pensionati con almeno uno anche precettore di redditi da lavoro e adulti senza redditi da lavoro 36.074 29.567 15,6 13,5 . . . .
pensionati e adulti rispettivamente con almeno uno percettore di redditi da lavoro 53.840 46.134 4,3 6,9 . . . .
Numero percettori
Un percettore 18.523 16.049 25,2 12,2 19.035 18.140 36,2 14,8
Due percettori 34.801 30.377 9,9 8,4 40.294 36.852 12,7 6,8
Tre o più percettori 51.700 46.293 7,7 8,8 51.697 47.334 10,0 6,7
Ripartizione geografica
Nord 31.964 25.985 10,6 6,8 35.464 30.027 15,3 7,1
Centro 32.658 26.374 13,9 6,5 31.459 26.100 21,4 8,9
Mezzogiorno 26.029 21.074 26,1 17,1 23.608 21.204 39,6 17,9
Italia 30.140 24.380 16,4 10,1 30.998 25.830 24,0 10,8

Fonte: Indagine su reddito e condizioni di vita.

Glossario

Affitto figurativo o imputato:componente non-monetaria del reddito delle famiglie che vivono in case di loro proprietà, in usufrutto, in uso gratuito o in affitto agevolato (cioè inferiore ai prezzi di mercato) e rappresenta il costo (aggiuntivo nel caso degli affitti agevolati) che queste dovrebbero sostenere per prendere in affitto, ai prezzi vigenti sul mercato immobiliare, un’unità abitativa con caratteristiche identiche a quella in cui vivono (al netto delle spese di condominio, riscaldamento, accessorie e con riferimento a una casa non ammobiliata).

Assegno di invalidità previdenziale: prestazione non reversibile legata al versamento di contributi per almeno cinque anni dei quali tre nell’ultimo quinquennio e al riconoscimento, da parte degli organi competenti dell’Ente previdenziale, della riduzione permanente della capacità di lavoro dell’assicurato a meno di un terzo. L’assegno è compatibile con l’attività lavorativa. Ha durata triennale e confermabile per periodi della stessa durata. Dopo il secondo rinnovo l’assegno è considerato permanente. Al compimento dell’età pensionabile l’assegno ordinario di invalidità si trasforma in pensione di vecchiaia.

Contributi sociali: includono i contributi effettivi, ossia i contributi obbligatori (e quelli volontari se previsti dai contratti collettivi di lavoro) per il conseguimento delle prestazioni previdenziali ed assistenziali (malattia, invalidità, malattie professionali o infortuni sul lavoro, vecchiaia, maternità), posti a carico del lavoratore dipendente, autonomo, del lavoratore parasubordinato e del datore di lavoro. I contributi figurativi non sono stimati nell’indagine Eu-Silc.

Grave deprivazione materiale (indicatore Europa 2020): percentuale di persone in famiglie che registrano almeno quattro segnali di deprivazione materiale sui nove indicati di seguito:

1.   essere in arretrato nel pagamento di bollette, affitto, mutuo o altro tipo di prestito;

2.   non poter riscaldare adeguatamente l’abitazione;

3.   non poter sostenere spese impreviste di 800 euro (l’importo di riferimento per le spese impreviste è pari a circa 1/12 del valore della soglia di povertà annuale calcolata nel 2014, il cui valore era pari a9.455euro);

4.   non potersi permettere un pasto adeguato almeno una volta ogni due giorni, cioè con proteine della carne, del pesce o equivalente vegetariano;

5.   non potersi permettere una settimana di vacanza all’anno lontano da casa;

6.   non potersi permettere un televisore a colori;

7.   non potersi permettere una lavatrice;

8.   non potersi permettere un’automobile;

9.    non potersi permettere un telefono.

Importo complessivo annuo: importo annuo delle pensioni vigenti al 31 dicembre. Tale valore è fornito dal prodotto tra il numero delle pensioni, l’importo mensile della pensione pagata al 31 dicembre dell’anno e il numero di mensilità per cui è previsto il pagamento. La spesa pensionistica che ne consegue rappresenta un dato di stock e pertanto non coincide con la spesa pensionistica desunta dai dati contabili degli enti che hanno erogato la prestazione (dato economico di bilancio).

Imposta personale sul reddito: somma delle imposte dirette (Irpef, addizionali regionali e comunali, imposta sostitutiva sulle attività finanziarie e imposta sui redditi a tassazione separata). Per il reddito da pensione (come pure da lavoro dipendente e da disoccupazione) l’imposta personale sul reddito corrisponde alla ritenuta alla fonte (secondo la definizione Eurostat di reddito lordo).

Integrazioni al minimo: hanno lo scopo di elevare l’importo del trattamento pensionistico fino al raggiungimento di un tetto minimo, aggiornato annualmente, e che per il 2017 è pari a 501,89 euro mensili, spettanti per tredici mensilità. Per essere ammessi al beneficio dell’integrazione al trattamento minimo il legislatore ha previsto requisiti reddituali pari a 26 volte la misura mensile del trattamento minimo del Fondo pensioni lavoratori dipendenti.

Ivs:Invalidità, vecchiaia e superstiti. Tipologia di pensioni erogate agli assicurati dell’Ago (Assicurazione generale obbligatoria) e delle gestioni sostitutive e integrative.

Maggiorazioni sociali: sono finalizzate a dare ulteriore sostegno economico ai pensionati che dispongono di redditi molto limitati. Originariamente previste per i soli titolari di integrate al trattamento minimo sono state successivamente estese a tutti i titolari di pensioni IVS, di invalidità civile, di assegno o pensione sociale, in presenza di determinati limiti di età e a condizione che non siano superati limiti di reddito diversi a seconda che il pensionato sia solo o coniugato. Il fine ultimo è quello di garantire al pensionato un reddito minimo annuo. Dal primo gennaio del 2002 le maggiorazioni sui trattamenti pensionistici sono aumentate, in presenza di particolari requisiti di età e di reddito, fino a garantire un reddito personale minimo di euro 516,46 mensili (pari a 1.000.000 di vecchie lire), per 13 mensilità. Questo importo aumenta di anno in anno, nella stessa misura del trattamento minimo delle pensioni Inps e per il 2017l’importo è di 638,33 euro mensili, pari ai 8.298,29 euro annui.

Occupati: comprendono le persone di 15 anni e più che nella settimana di riferimento:

  1. hanno svolto almeno un’ora di lavoro in una qualsiasi attività che preveda un corrispettivo monetario o in natura;
  2. hanno svolto almeno un’ora di lavoro non retribuito nella ditta di un familiare nella quale collaborano abitualmente;
  3. sono assenti dal lavoro (ad esempio, per ferie o malattia). I dipendenti assenti dal lavoro sono considerati occupati se l’assenza non supera tre mesi, oppure se durante l’assenza continuano a percepire almeno il 50% della retribuzione. Gli indipendenti assenti dal lavoro, ad eccezione dei coadiuvanti familiari, sono considerati occupati se, durante il periodo di assenza, mantengono l’attività. I coadiuvanti familiari sono considerati occupati se l’assenza non supera tre mesi.

Occupati dipendenti: occupati con un rapporto di lavoro dipendente.

Occupati indipendenti:coloro che svolgono la propria attività lavorativa senza vincoli formali di subordinazione. Sono compresi imprenditori; liberi professionisti, lavoratori autonomi, coadiuvanti nell’azienda di un familiare (se prestano lavoro nell’impresa senza il corrispettivo di una retribuzione contrattuale come dipendenti), soci di cooperativa, collaboratori (con e senza progetto) e prestatori d’opera occasionali.

Pensionato: individuo che riceve almeno una prestazione di tipo pensionistico.

Pensionato cessato: pensionato presente nel Casellario anno t-1 ma non presente nel Casellario anno t.

Pensionato nuovo: pensionato presente nel Casellario anno t ma non presente nel Casellario anno t-1.

Pensionato sopravvivente: pensionato presente nel Casellario anno t e nel Casellario anno t-1.

Pensione: la prestazione in denaro periodica e continuativa erogata individualmente da enti pubblici e privati in seguito alraggiungimento di una determinata età, allamaturazione di anzianità di versamenti contributivi, allamancanza o riduzione della capacità lavorativa per menomazione congenita e sopravvenuta, allamorte della persona protetta e particolare benemerenza verso il Paese. Il numero delle pensioni può non coincidere con quello dei pensionati in quanto ogni individuo può beneficiare di più prestazioni. Nel caso di pensioni indirette a favore di più contitolari, si considerano tante pensioni quanti sono i beneficiari della prestazione.

Pensione ai superstiti: trattamento pensionistico erogato ai superstiti di pensionato o di assicurato in possesso dei requisiti di assicurazione e contribuzione richiesti.

Pensione assistenziale: pensione erogata a cittadini con reddito scarso o insufficiente, inferiore ai limiti di legge e indipendentemente dal versamento di contributi, a seguito del raggiungimento dei65 anni e 7 mesi di età o pensione sociale per invalidità non derivante dall’attività lavorativa svolta o per gravi lesioni di guerra.

Pensione di guerra: pensione erogata dal Ministero dell’economia e delle finanze ai cittadini colpiti da invalidità a seguito di evento bellico o a superstiti di deceduto in tale contesto.A questatipologia appartengono anche l’assegno annuo vitalizio agli ex-combattenti, insigniti dell’ordine di Vittorio Veneto, l’assegno di Medaglia e croce al valor militare e la pensione privilegiata ordinaria militare tabellare.

Pensione di invalidità civile: pensione erogata ai cittadini con redditi insufficienti e con una riduzione della capacità di lavoro o di svolgimento delle normali funzioni quotidiane superiore al 73%.

Pensione di invalidità previdenziale: cfr.Assegno di invalidità previdenziale.

Pensione di vecchiaia: il trattamento pensionistico corrisposto ai lavoratori che hanno raggiunto l’età stabilita dalla legge per la cessazione dell’attività lavorativa nella gestione di riferimento e che sono in possesso dei requisiti contributivi minimi previsti dalla legge.

Pensione sociale: pensione ai cittadini ultra 65enni sprovvisti di redditi minimi, ai beneficiari di pensioni di invalidità civile e ai sordomuti al compimento dei 65 anni e 7 mesi di età. Viene erogata dall’Inps ed è finanziata dalla fiscalità generale. A partire dal 1º gennaio 1996 la pensione sociale viene sostituita dall’assegno sociale (legge n. 335 del 1995).

Pensione sociale da ex invalido civile: pensione ai beneficiari di pensioni di invalidità civile e ai sordomuti al compimento dei 65 anni e 7 mesi di età. Viene erogata dall’Inps ed è finanziata dalla fiscalità generale. A partire dal 1º gennaio 1996 la pensione sociale viene sostituita dall’assegno sociale (legge n. 335 del 1995).

Reddito netto familiare:corrisponde alla somma dei redditi da lavoro dipendente e autonomo, di quelli da capitale reale e finanziario, delle pensioni e degli altri trasferimenti pubblici e privati al netto delle imposte personali, delle tasse e tributi sull’abitazione e dei contributi sociali a carico dei lavoratori dipendenti e autonomi. Da tale importo vengono sottratti i trasferimenti versati ad altre famiglie (per esempio, gli assegni di mantenimento per un ex-coniuge). Sono infine compresi gli eventuali beni prodotti dalla famiglia per il proprio consumo (autoconsumo). Il reddito netto familiare considerato in questa pubblicazione non è perfettamente comparabile con il reddito disponibile aggregato del settore Famiglie, riportato nei Conti Nazionali, che include anche una stima dell’economia “sommersa”.

Reddito pensionistico:ammontare degli importi delle pensioni percepite da ciascun beneficiario.

Rendite indennitarie:rendita corrisposta a seguito di un infortunio sul lavoro, per causa di servizio e malattia professionale. La caratteristica di queste rendite è di indennizzare la persona per una menomazione, secondo il livello della stessa, o per morte (in tal caso la prestazione è erogata a superstiti) conseguente a un fatto accaduto nello svolgimento di una attività lavorativa. Un evento dannoso può dar luogo a più rendite indirette, secondo il numero dei superstiti aventi diritto.

Rischio di povertà (indicatore Europa 2020): percentuale di persone che vivono in famiglie con un reddito disponibile equivalente nell’anno precedente a quello di rilevazione inferiore a una soglia di rischio di povertà, fissata al 60% della mediana della distribuzione individuale del reddito disponibile equivalente. Il reddito considerato per questo indicatore rispetta la definizione Eurostat e non include l’affitto figurativo, i buoni-pasto, gli altri fringe benefits non-monetari e gli autoconsumi. Nel 2016 la soglia di povertà (calcolata sui redditi 2015) è pari a 9.748 euro annui.

Spesa pensionistica: (cfr. Importo complessivo).

Trasferimenti sociali ai pensionati:includono i trasferimenti pensionistici veri e propri, le liquidazioni di fine rapporto erogate al personale dipendente in quiescenza (notoriamente classificati come trasferimenti non pensionistici, in quanto erogati una tantum e non con carattere periodico e continuativo, tipico delle pensioni), ovvero ai loro superstiti in caso di decesso del pensionato.

Nota Metodologica

L’INDAGINE DA ARCHIVIO AMMINISTRATIVO SU PENSIONI E PENSIONATI

Obiettivi conoscitivi e quadro di riferimento

L’indagine totale da archivio amministrativo su Pensioni e Pensionati è una delle principali fonti di statistiche ufficiali sulle prestazioni erogate dal Sistema pensionistico italiano e sui soggetti che ne beneficiano. L’indagine fornisce statistiche sulla numerosità e sull’importo delle pensioni erogate al 31/12 dell’anno di riferimento, e sulla numerosità e sull’importo del reddito pensionistico dei beneficiari delle prestazioni pensionistiche, disaggregate per tipologia o funzione del trattamento pensionistico, classe di importo della pensione e sesso, classe di età e residenza del titolare. I dati, oltre ad essere diffusi attraverso specifici prodotti editoriali, vengono utilizzati per la produzione delle statistiche comprese nel sistema informativo Disabilitàincifre, e confluiscono nel Conto Satellite della Protezione Sociale, elaborato annualmente dall’Istat.

Le statistiche prodotte nell’indagine confluiscono, con quelle degli altri stati membri, nel modulo sui beneficiari di pensioni del Sistema europeo di statistiche integrate della protezione sociale(Sespros).

Le informazioni sono prodotte utilizzando l’archivio amministrativo Casellario centrale dei pensionati, gestito dall’Inps. Istituito con D.p.r. 31 dicembre 1971, n. 1338, successivamente modificato dal decreto legge 6 luglio 1978, n. 352 e dalla legge 22 marzo 1995, n. 85, il Casellario ha come scopo istituzionale la raccolta, conservazione e gestione dei dati e delle informazioni relative alle prestazioni pensionistiche ed ai loro titolari.

Riferimenti normativi

L’indagine su pensioni e pensionati è prevista dal Programma Statistico Nazionale. I dati sui beneficiari di trattamenti pensionistici sono inviati ad Eurostat con cadenza annuale, in ottemperanza degli obblighi dettati dai Reg.Eu. n.48/2007 e n.10/2008.

Popolazione di riferimento e unità di rilevazione

L’unità di rilevazione e la pensione. Ai fini della presente Statistica Focus, per pensione si intende la prestazione periodica e continuativa in denaro erogata individualmente da Amministrazioni pubbliche ed Enti pubblici e privati in seguito a: raggiungimento di una determinata età; maturazione di anzianità di versamenti contributivi; mancanza o riduzione di capacità lavorativa per menomazione congenita o sopravvenuta, per infortunio sul lavoro o a causa di eventi bellici; morte della persona protetta.

Le unità di analisi sono le pensioni ed i pensionati.

Il numero dei beneficiari non coincide con quello delle pensioni, in quanto ogni pensionato può percepire più trattamenti pensionistici. Ad esempio, il titolare di una pensione di vecchiaia può avere diritto anche ad almeno una parte della pensione di vecchiaia del coniuge deceduto. Ogni soggetto, inoltre, può essere titolare di più pensioni appartenenti a diverse tipologie, come nel caso in cui si cumula una prestazione di tipo Ivs con una rendita indennitaria o una prestazione assistenziale.

Processo e metodologie

L’utilizzo a fini statistici dell’archivio amministrativo Casellario centrale dei pensionatirichiede l’applicazione di una procedura, sviluppata congiuntamente da Istat ed Inps, finalizzata alla verifica della completezza e correttezza formale delle informazioni contenutevi. La procedura inoltre, partendo da alcune variabili di input che identificano il tipo di pensione, il fondo o l’ente erogatore, l’età del titolare, ecc. e rispettando alcuni vincoli che condizionano l’esistenza e/o la natura del trattamento pensionistico, consente di creare variabili derivate utili all’applicazione del doppio sistema di classificazione delle pensioni, tipologico e funzionale.

L’importo annuo della pensione è rilevato al 31 dicembre dell’anno di riferimento ed è costituito dalle seguenti componenti, al lordo delle eventuali trattenute: importo base, incremento collegato alla variazione dell’indice del costo della vita e alla dinamica delle retribuzioni, tredicesima mensilità ed eventuali altri assegni e arretrati. La variabile spesa è definita come dato di stock e pertanto non coincide con la spesa pensionistica desunta dai dati contabili degli enti che hanno erogato la prestazione (dato economico di bilancio).

La spesa pensionistica analizzata nella pubblicazione fa riferimento alla situazione dei pagamenti vigenti alla fine dell’anno e può essere influenzata dalla velocità delle procedure amministrative di liquidazione delle nuove prestazioni e di eliminazione di quelle cessate. Tuttavia, i dati amministrativi contenuti nell’archivio utilizzato ai fini dell’analisi tengono conto degli aggiornamenti prodotti nel trimestre successivo alla data di riferimento e recepiscono, quindi, anche le informazioni sui flussi di competenza relativi al mese di dicembre 2017e dicembre 2016.

Diffusione

Le statistiche ufficiali su Pensioni e Pensionati sono consultabili anche nel datawarehouse I.stat(Tema Trattamenti pensionistici e beneficiari, Sottotema ‘Pensioni’; ‘Pensionati’) all’indirizzo: http://dati.istat.it

Analisi di genere, territoriali ed in serie storica sono disponibili nell’E-book ‘Pensioni e Pensionati. Percorsi di analisi. Anno 2013’:

http://www.istat.it/it/archivio/193788
 

Le precedenti Statistiche Report e Focus su Pensioni e Pensionati sono invece raccolte in un’area dedicata del sito dell’Istat:

http://www.istat.it/it/archivio/pensioni+e+pensionati

INDAGINE SU REDDITO E CONDIZIONI DI VITA (EU-SILC)

Obiettivi conoscitivi e quadro di riferimento

Il progetto EU-SILC (Statistics on Income and Living Conditions, Regolamento del Parlamento europeo, n. 1177/2003) costituisce una delle principali fonti di dati per i rapporti periodici dell’Unione europea sulla situazione sociale e sulla diffusione del disagio economico nei Paesi membri. Gli indicatori previsti dal Regolamento sono incentrati sul reddito e sull’esclusione sociale, in un approccio multidimensionale al problema e con una particolare attenzione agli aspetti di deprivazione materiale.

L’Italia partecipa al progetto con un’indagine su “Reddito e condizioni di vita delle famiglie”, svolta a cadenza annuale a partire dal 2004. Sebbene il Regolamento EU-SILC richieda la produzione di indicatori a livello nazionale, in Italia l’indagine è stata disegnata per assicurare stime affidabili anche a livello regionale.

Popolazione di riferimento e unità di rilevazione

La popolazione di riferimento è costituita da tutte le famiglie residenti in Italia al momento dell’indagine e dai relativi componenti. Sono escluse le persone che vivono in istituzioni.

Per famiglia si intende un insieme di persone che dimorano abitualmente nella stessa abitazione e legate da vincoli di parentela, affinità, adozione, tutela, affetto o amicizia. Tutti i componenti della famiglia sono rilevati ma solo le persone di 16 anni o più sono intervistate.

Processo e metodologie

L’indagine è realizzata mediante interviste sulla situazione familiare e interviste individuali. Dal 2011 la realizzazione delle interviste a domicilio avviene con la tecnica CAPI (Computer Assisted Personal Interview), in collaborazione con una società incaricata. Inoltre, dal 2015 è stata introdotta per una parte delle interviste la tecnica CATI (Computer Assisted Telephone Interview) che nel 2016 ha interessato quasi il 60% delle famiglie.

L’indagine è campionaria e il disegno di campionamento segue uno schema a due stadi (comuni-famiglie) con stratificazione dei comuni in base alla dimensione demografica. Il disegno è di tipo panel ruotato: il campione relativo a ogni occasione d’indagine è costituito da quattro gruppi di rotazione, ciascuno dei quali rimane nel campione per quattro anni consecutivi. Ogni anno un quarto del campione trasversale è rappresentato da famiglie e individui casualmente estratti dalle liste anagrafiche dei comuni selezionati per l’indagine; i restanti tre quarti si riferiscono alle famiglie e agli individui estratti nell’anno precedente, nei due e nei tre anni precedenti, che vengono quindi intervistati per la seconda, terza o quarta volta rispettivamente. Il campione totale è statisticamente rappresentativo della popolazione residente in Italia ed è composto, nel 2016, da 21.325 famiglie (per un totale di 48.316individui), distribuite in circa 650 comuni italiani di diversa ampiezza demografica. I dati di reddito rilevati tramite le interviste vengono successivamente integrati con i dati provenienti da archivi amministrativi per la determinazione finale del reddito netto, o disponibile, delle famiglie. L’utilizzo integrato dei dati di fonte amministrativa e di un modello di microsimulazione permette, inoltre, di determinare le tasse e i contributi sociali pagati dalle famiglie che, sommati ai redditi netti, costituiscono i redditi lordi. In questa nota, la definizione di reddito pensionistico non tiene conto degli arretrati e delle pensioni estere, pur rilevati nell’indagine, ciò al fine assicurare la comparabilità con i dati delle precedenti pubblicazioni sulle condizioni di vita dei pensionati e con il contenuto informativo dello stesso Casellario. Qualora si includessero queste due componenti, come nella nota:“Condizioni di vita, reddito e carico fiscale”, lastima del reddito medio pensionistico per il 2016 salirebbea 14.667 euro. Nell’anno 2016 si stima che vi siano 480mila titolari di arretrati pensionistici (in media nell’anno ricevono circa 1.220 euro) e 235mila residenti con pensioni estere (per importi medi annui di circa 6.900 euro).

Diffusione

Le stime dell’indagine sono consultabili anche nel datawarehouse I.stat all’indirizzo http://dati.istat.it (tema: ”Condizioni economiche delle famiglie e disuguaglianze”, argomenti “Reddito”, “Povertà”, “Condizioni abitative”).

In adempimento al Regolamento europeo n. 1177/2003, i dati dell’indagine sono trasmessi annualmente a Eurostat. I principali indicatori, archiviati nel database di Eurostat, sono consultabili al link: http://ec.europa.eu/eurostat/data/database (Tema “Population and social conditions”, argomento “Income and living conditions”).

Dati riepilogativi su reddito e condizioni economiche delle famiglie sono inoltre diffusi nel volume Noi Italiae nelRapporto Bes: il benessere equo e sostenibile in Italia.

Per ulteriori informazioni è possibile accedere al sito dell’Istat all’indirizzo: http://www.istat.it/it/archivio/5663

Gli intervalli di confidenza

Al fine di valutare l’accuratezza delle stime prodotte da un’indagine campionaria è necessario tenere conto dell’errore campionario che deriva dall’aver osservato la variabile di interesse solo su una parte (campione) della popolazione. Tale errore può essere espresso in termini di errore assoluto (standard error) o di errore relativo (cioè l’errore assoluto diviso per la stima, che prende il nome di coefficiente di variazione, CV). In questo paragrafo, per ciascuna delle principali variabili di interesse, sono riportate la stima puntuale e l’errore relativo ad essa associato. A partire da questi è possibile costruire l’intervallo di confidenza che con un prefissato livello di fiducia, contiene al suo interno il valore vero, ma ignoto, del parametro oggetto di stima. L’intervallo di confidenza è calcolato aggiungendo e sottraendo alla stima puntuale il suo errore campionario assoluto, moltiplicato per un coefficiente che dipende dal livello di fiducia; considerando il tradizionale livello di fiducia del 95%, il coefficiente corrispondente è pari a 1,96. Nel prospetto A1 si riportano le stime puntuali, gli errori relativi (CV), gli errori assoluti e gli intervalli di confidenza dei principali indicatori diffusi nella presente nota con riferimento all’indagine EU-SILC.

PROSPETTO A1. ERRORI RELATIVI, ERRORI ASSOLUTI E INTERVALLI DI CONFIDENZA DELLE STIME DEI PRINCIPALI INDICATORI . Anno 2017

  Intervallo di confidenza                            (livello di fiducia=95%)
FAMIGLIE CON PENSIONATI Stima puntuale Errore relativo (CV) Errore assoluto Limite inferiore Limite superiore
Rischio di povertà (valore percentuale) 16,4 0,02532 0,41424 15,5 17,2
Grave deprivazione materiale (valore percentuale) 10,1 0,04104 0,41610 9,3 11,0
Reddito netto medio familiare (valori in euro) 30.140 0,01014 305,73 29.541 30.740

RILEVAZIONE SULLE FORZE DI LAVORO

Obiettivi conoscitivi e quadro di riferimento

La Rilevazione campionaria sulle forze di lavoro costituisce la principale fonte statistica sul mercato del lavoro italiano. Da essa derivano le stime ufficiali degli occupati e delle persone in cerca di lavoro. Il suo utilizzo per analisi di tipo sia congiunturale sia strutturale è quanto mai ampio: l’evoluzione dei principali indicatori del mercato del lavoro può essere studiata in modo disaggregato a livello territoriale, settoriale e per le principali caratteristiche sociodemografiche della popolazione.

Le principali caratteristiche della rilevazione, dagli aspetti metodologici alle definizioni delle variabili e degli indicatori, sono armonizzate a livello europeo, coerentemente con gli standard internazionali definiti dall’ILO e sono definite da specifici regolamenti del Consiglio e della Commissione europea.

 

Riferimenti normativi

L’indagine “Rilevazione sulle forze di lavoro” è prevista dal Programma statistico nazionale che raccoglie l’insieme delle rilevazioni statistiche necessarie al Paese. Essa è svolta in conformità alle definizioni concettuali e metodologiche espresse da specifici regolamenti del Consiglio e della Commissione europea (CouncilRegulation(EC) n. 577/1998 e n. 1991/2002).

 

Popolazione di riferimento e unità di rilevazione

La popolazione di riferimento è costituita da tutti i componenti delle famiglie residenti in Italia, anche se temporaneamente all’estero. Sono dunque esclusi coloro che vivono abitualmente all’estero e i membri permanenti delle convivenze (istituti religiosi, caserme, ecc.). La popolazione residente comprende le persone, di cittadinanza italiana o straniera, che risultano iscritte alle anagrafi comunali.

Per famiglia si intende un insieme di persone che dimorano abitualmente nella stessa abitazione e legate da vincoli di matrimonio, parentela, affinità, adozione, tutela, affetto o amicizia. Tutti i componenti della famiglia sono rilevati ma solo le persone di 15 anni o più sono intervistate.

Processo e metodologie

Da gennaio 2004 la rilevazione è continua, cioè le informazioni sono rilevate con riferimento a tutte le settimane di ciascun trimestre, mediante una distribuzione uniforme del campione in tutte le settimane.

Il disegno campionario è a due stadi, rispettivamente comuni e famiglie, con stratificazione delle unità di primo stadio. Tutti i comuni con popolazione superiore ad una soglia prefissata per ciascuna provincia, detti autorappresentativi, sono presenti nel campione con probabilità pari a uno. I comuni la cui popolazione è al di sotto delle suddette soglie, detti non autorappresentativi, sono raggruppati in strati. Essi entrano nel campione attraverso un meccanismo di selezione casuale che prevede l’estrazione di un comune non autorappresentativo da ciascuno strato. Per ciascun comune campione viene estratto dalla lista anagrafica un campione casuale semplice di famiglie. A partire dal terzo trimestre 2012 è stato introdotto un nuovo disegno campionario, che ha previsto l’aggiornamento delle informazioni di stratificazione e l’introduzione di una rotazione casuale dei comuni campione.

Il campione trimestrale è uniformemente ripartito tra i 3 mesi, tenendo conto del numero di settimane che compongono ciascun mese (rispettivamente 4 o 5). Il mese di riferimento è composto dalle settimane, da lunedì a domenica, che cadono per almeno quattro giorni nel mese di calendario. Nel corso del 2017 sono state intervistate circa 153mila famiglie (pari a circa 304mila individui), per un totale di oltre 581mila interviste effettuate.

Ogni famiglia viene intervistata per due trimestri consecutivi, esce temporaneamente dal campione per i due successivi trimestri, dopodiché essa viene nuovamente intervistata per altri due trimestri. Complessivamente, rimane nel campione per un periodo di 15 mesi. Considerando che le transizioni dall’inattività all’occupazione degli individui di età superiore a 74 anni sono pressoché nulle, per ridurre la molestia statistica su questo target di popolazione, dal 1 gennaio 2011, le famiglie composte da soli ultra 74-enni inattivi non vengono reintervistate.

Diffusione

Le stime dell’indagine a livello mensile, trimestrale, annuale e serie storiche ricostruite sono diffuse nel datawarehouse I.stat all’indirizzo http://dati.istat.it (tema: ”Lavoro e retribuzioni”).

Le stime dell’indagine a livello mensile vengono diffuse attraverso la Statistica flash “Occupati e disoccupati mensili”, le stime dell’indagine a livello trimestrale e annuale attraverso la Statistica flash integrata “Mercato del lavoro”. Inoltre, L’Istat, il Ministero del lavoro e delle politiche sociali, l’Inps, l’Inail e l’Anpal pubblicano una Nota trimestrale congiunta sulle tendenzedell’occupazione.

In adempimento ai Regolamenti europei, i dati dell’indagine sono trasmessi alle scadenze prefissate a Eurostat. I principali indicatori, archiviati nel database di Eurostat, sono consultabili al link: http://ec.europa.eu/eurostat/data/database (Tema “Population and social conditions”, argomento “Labour market”).

Dati riepilogativi sul mercato del lavoro sono inoltre diffusi nel volume Noi Italia, Annuario statistico italiano, Rapporto annuale sulla situazione del Paese, Rapporto sul mercato del lavoro, Banche dati tematiche Giovani.state Anziani.stat, Italia in cifre, Rapporto Bes: il benessere equo e sostenibile in Italia.

Per ulteriori informazioni è possibile accedere al sito dell’Istat all’indirizzo:http://www.istat.it/it/archivio/8263

Gli intervalli di confidenza

Al fine di valutare l’accuratezza delle stime prodotte da un’indagine campionaria è necessario tener conto dell’errore campionario che deriva dall’aver osservato la variabile di interesse solo su una parte (campione) della popolazione. Tale errore può essere espresso in termini di errore assoluto (standard error) o di errore relativo (cioè l’errore assoluto diviso per la stima, che prende il nome di coefficiente di variazione, CV).

Da qui è possibile costruire l’intervallo di confidenza che, con un prefissato livello di fiducia, contiene al suo interno il valore vero, ma ignoto, del parametro oggetto di stima. L’intervallo di confidenza è calcolato aggiungendo e sottraendo alla stima puntuale il suo errore campionario assoluto, moltiplicato per un coefficiente che dipende dal livello di fiducia; considerando il tradizionale livello di fiducia del 95%(α=0,05), il coefficiente corrispondente è pari a 1,96.Tali intervalli comprendono, pertanto, i parametri ignoti della popolazione con probabilità pari a 0,95.

Nel prospetto A3si riportano gli errori relativi (CV), gli errori assoluti e gli intervalli di confidenza delle stime dei dati presentati nella presente statistica report.

PROSPETTO A3. ERRORI RELATIVI, ERRORI ASSOLUTI E INTERVALLI DI CONFIDENZA DELLE STIME DEI DATI PRESENTATI. Anno 2017, dati in migliaia

  Intervallo di confidenza (livello di fiducia=95%)
  Stima puntuale (a) Errore relativo (CV) (b) Errore assoluto (s.e.) (c)=(a)*(b) Lim. Inferiore Lim. Superiore
(a)-1,96*(c) (a)+1,96*(c)
Occupati di 60 anni e oltre 2.042 0,0079 16 2.010 2.074
Occupati con pensione da lavoro 411 0,0190 8 396 426

[1]Di titolarità Inps ed istituito con il D.P.R. 31 dicembre 1971, n. 1338, successivamente modificato dal D.L. 6 luglio 1978, n. 352, e dalla legge 22 marzo 1995, n. 85.

[2] Per armonizzare le popolazioni delle due fonti statistiche sono stati presi in esame solo i pensionati con 16 anni e più residenti in Italia.

[3]Il reddito pensionistico lordo è di fonte Casellario mentre il netto è stimato dall’indagine Eu-Silc con l’esclusione di arretrati e pensioni estere percepite dai residenti (cfr. Nota metodologica). Il valore del reddito pensionistico lordo rilevato dal Casellario è leggermente superiore alla stima campionaria Eu-Silc.

[4]Tra le componenti soggette a tassazione sono considerati tutti i trattamenti pensionistici di natura previdenziale (al di sopra della “no tax area”), ovvero le pensioni da lavoro, le pensioni di reversibilità, i trattamenti di invalidità in favore dei lavoratori, quelli indennitari sugli infortuni sul lavoro e malattie professionali. Sono esenti da imposizione tutte le pensioni di tipo assistenziale, cioè le pensioni sociali, le pensioni ad invalidi civili, accompagnamento e simili.

[5] I trasferimenti sociali ai pensionati includono i trasferimenti pensionistici veri e propri, le liquidazioni di fine rapporto erogate al personale dipendente in quiescenza (notoriamente classificati come trasferimenti non pensionistici, in quanto erogati “una tantum” e non in modo periodico e continuativo come le pensioni), ovvero ai loro superstiti in caso di decesso del pensionato.