Attualità

Istat: condizioni di vita pensionati anni 2016-2017



CONDIZIONI DI VITA DEI PENSIONATI

Anni 2016 – 2017

  • Nel 2016 e nel 2017 si confermano alcune tendenze in atto da alcuni anni: la progressiva diminuzione dei pensionati e dei percettori di pensione che risultano occupati, la riduzione del divario reddituale e il relativo miglioramento delle condizioni di vita delle famiglie con pensionati rispetto a quelle senza.
  • Nel 2017i pensionati sono 16milioni (-23mila rispetto al 2016,-738mila rispetto al 2008) e percepiscono in media un reddito pensionistico lordo di 17.886euro (+306euro sull’anno precedente).Le donnesono il52,5%ericevonoin mediaimporti annui di quasi6mila euro più bassi di quelli degli uomini.
  • In termini di importi medi, le differenze di genere rimangonomarcate anche se inriduzione:per le pensioni di vecchiaia +72,6% a favore degli uomini nel 2005, +62,1% nel 2016, +60% nel 2017).
  • Continuano ad ampliarsile differenzeterritoriali: l’importo medio delle pensioni nel Nord-est è del 20,7% più alto di quellonel Mezzogiorno (18,2% nel 2016, 8,8% nel 1983, primo anno per cui i dati sono disponibili).
  • Il cumulo di più trattamenti pensionistici sullo stesso beneficiario è meno frequente tra i pensionati di vecchiaia – riguarda il 28,2% dei pensionati -mentre è molto più diffuso tra i pensionati superstiti (67,4%), in grande maggioranza donne (86,5%).

PENSIONATI.Anni 2008-2017, valori assoluti

  • Continuano a scendere
    i percettori di pensione che risultano occupati (411mila nel 2017, da 432mila
    del 2016; -20,3% rispetto al 2011),uomini in tre casi su quattro.L’85% svolge
    un lavoro autonomo, i due terzi risiedonoal Nord e quasi il 50% ha un titolo di
    studio superiore alla licenza media (è circa un quarto per il complesso dei
    pensionati).
  • Il
    reddito pensionistico netto dei pensionati residenti in Italianel 2016risultain
    media pari a14.567 euro annui (+1,8% rispetto
    al 2015).
  • Si stima
    che siano oltre 12 milionile famiglie con pensionati:nel61,2% dei casii
    trasferimenti pensionistici rappresentano oltre il 75% del reddito familiare disponibile
    e per il 22,7% delle famiglie l’unica fonte di reddito.
  • Continua
    a ridursiil differenziale di reddito tra famiglie con e senza pensionati: era
    di circa 2 mila euro annui nel 2013 e nel 2014, di 1.400 nel 2015 e di 850 euro
    nel 2016 (30.998 euro il reddito medio della famiglie senza pensionati nel 2016).
  • Nel 2016l’incidenza
    delrischio di povertà tra le famiglie con pensionati (pari al 16,4%) si
    conferma sensibilmente inferiore a quello delle altre famiglie (24,0%). Il
    rischio di povertà è relativamente più elevato tra i pensionati che vivono soli
    (22,3%) e nelle famiglie in cui il reddito del pensionato sostenta altri
    componenti adulti senza redditi da lavoro (35,5%).

Rischio
di povertà e grave deprivazione materiale per famiglie con e senza pensionati
per tipologia familiare.
Anno
2016, valori percentuali

La
lettura integrata dei dati sulle condizioni di vita dei pensionati è basata su
diverse fonti informative: Casellario centrale dei pensionati,indagine
campionaria su reddito e condizioni di vita delle famiglie (EU-SILC) e
Rilevazione sulle forze di lavoro.

Continua
a scendere il numero dei pensionati

Nel 2017 i pensionati
presenti nel Casellario centrale dei
pensionati
[1]sono circa 16milionie
percepiscono in media 17.886 euro lordi, 306 euro in più rispetto all’anno
precedente (17.580 euro) (Prospetto 1).

Prospetto 1. Pensionati e importo ANNUO, complessivo E MEDIO, dei
redditi LORDI pensionistici per sesso.
Anni 2016-2017,
valori assoluti, percentuali e in euro

Sesso 2016 2017
Pensionati Importo Pensionati Importo
Numero % Complessivo (mln di euro) % Medio (euro) Numero % Complessivo (mln di euro) % Medio (euro)
Maschi 7.601.326 47,3 157.328 55,7 20.697 7.622.070 47,5 159.982 55,8 20.989
Femmine 8.463.182 52,7 125.087 44,3 14.780 8.419.782 52,5 126.956 44,2 15.078
Totale 16.064.508 100,0 282.415 100,0 17.580 16.041.852 100,0 286.938 100,0 17.886

Fonte: Casellario centrale dei pensionati.

Tra il 2016 e il
2017 il numero di pensionati scende di quasi23milaunità: i nuovi pensionati (quelli che
hanno iniziato a percepireuna pensione tra il 1° gennaio e il 31 dicembre 2017)
sono meno numerosi dei pensionati cessati, quelli cioè che nello stesso periodo
hanno smessodi percepire trattamenti pensionistici (654mila contro 676mila) (Figura
1).

I redditidei
nuovi pensionati sono mediamente inferiori a quelli dei cessati (15.688 euro
contro 16.930 euro) e a quelli dei pensionati sopravviventi (17.980 euro),
percettori cioè di trattamenti sia nel 2016 sia nel 2017 che, nel corso del
pensionamento, possono aver cumulato ulteriori pensioni (spesso di reversibilità)
rispetto a quella con cui sono entrati nello stato di pensionamento.

FIGURA 1. Pensionati sopravviventi,
Nuovi e cessati.
Anno 2017, valori assoluti e in euro

Fonte:
Casellario centrale dei pensionati.

Il numero dei
pensionati scende per tutte le tipologie pensionistiche, ad eccezione delle
pensioni sociali e di invalidità civile (Prospetto 2). È ovviamente più marcato
tra le pensioni di guerra (-7,3%), di invalidità previdenziale (-3,6%) e tra le
indennitarie(-2,2%).

Prospetto 2. NUMERO, IMPORTO MEDIO DEL REDDITO
PENSIONISTICO LORDO ED ETà media dei Pensionati totali, sopravviventi, Nuovi e
cessati per tipologia di pensione(a).
Anni
2016-2017, valori assoluti e in euro

TIPOLOGIA
DI PENSIONE
Anno
2016
Anno
2017
Sopravviventi Nuovi Cessati Totale
Numero Importo medio Età media Numero Importo medio Età media Numero Importo medio Età media Numero Importo medio Età media Numero Importo medio Età media
Vecchiaia 11.048.107 20.583 74,1 10.677.738 20.896 74,8 361.399 24.474 63,4 370.369 21.154 82,1 11.039.137 21.013 74,4
Invalidità 1.243.899 16.871 71,9 1.138.935 17.358 72,3 60.609 13.552 54,9 104.964 17.639 78,5 1.199.544 17.166 71,4
Superstiti 4.414.163 17.639 75,7 4.151.428 17.930 76,3 251.630 18.329 70,2 262.735 18.690 81,7 4.403.058 17.953 76,0
Indennitarie 739.115 18.034 68,5 709.355 18.285 69,0 13.838 13.188 56,1 29.760 23.100 80,7 723.193 18.187 68,7
Invalidità
civile
2.742.742 14.914 64,6 2.352.830 14.832 64,0 455.051 16.342 67,8 389.912 17.121 74,0 2.807.881 15.077 64,7
Sociali 872.749 9.586 73,7 803.661 9.898 74,6 84.334 7.653 66,3 69.088 11.484 75,8 887.995 9.685 73,8
Guerra 183.100 23.515 80,1 166.712 23.975 80,2 2.959 22.740 74,6 16.388 24.204 89,5 169.671 23.954 80,1

  • La somma del numero dei pensionati appartenenti alle
    diverse tipologie può non coincidere con il totale dei beneficiari di
    prestazioni pensionistiche in quanto, per effetto della possibilità di cumulo
    di più pensioni anche appartenenti a diversi tipi, un pensionato può ricadere
    in più tipologie.

Fonte: Casellario centrale dei
pensionati.

In termini
assoluti, le diminuzioni più rilevanti si riscontrano tra i pensionati di invalidità
previdenziale (-44mila) i beneficiari di pensioni indennitarie (-16mila) e i
pensionati di guerra (-13mila). Sono in aumento i pensionati sociali (+15mila
circa) e quelli d’invalidità civile (+65mila).

Nel 2017 la componente
femminileè pari al 52,5% mentregli ultrasessantaquattrenni sono il 79%(Figura 2).Le
differenze di genere per età evidenzianouna maggiore anzianità delle donne:le pensionate
ultraottantenni sono tre su dieci (31,6% contro21,1% degli uomini) e le
ultranovantenni il 6,9%(2,8% gli uomini).

figura 2. Pensionati per sesso e classe di etÀ. Anni2016-2017,
composizioni percentuali

Fonte:
Casellario centrale dei pensionati.

In netto calo i pensionati che
continuano a lavorare

I ritirati dal lavoro che nel 2017 percepiscono una pensione
e allo stesso tempo si dichiarano nella condizione professionale di occupatocontinuano
a diminuire risultando pari a 411mila (-20,3% sul 2011), uomini in tre casi su
quattro (Prospetto 3).Circa l’85%svolge un lavoro autonomo,oltre due terzirisiedononelle
regioni settentrionali e un terzo lavora a tempo parziale. Il 52,8% ha al
massimo la licenza media (sono circa il 75% tra i pensionati nel loro
complesso)mentre uno su quattro è in possesso di un diploma. Il segmento dei
laureati, circa un quinto del totale, ha subito solo una lieve flessione tra il
2011 e il 2017 perché il calo maggiore è avvenuto fra i meno istruiti.

Dal punto di vista anagrafico, circa il 75%ha almeno 65 anni nel
2017 (53,7% nel 2011) e il 38,7% è over 70 (25,0% nel 2011). Tra il 2011 e il
2017 si sono invece più che dimezzati i 60-64enni. L’età media di questo gruppo
arriva quindi a 68 anni e mezzo (66 nel 2011), con livelli più alti per gli
uomini (circa 69 anni contro i 67 anni e mezzo delle donne).

PROSPETTO 3. OCCUPATI CON PENSIONE DA LAVORO PER VARIE CARATTERISTICHE

Anni 2011
e 2017, dati in migliaia e variazioni percentuali

CARATTERISTICHE 2011 2017 Variazioni
percentuali
2017/2011
SESSO
Maschi 397 320 -19,5
Femmine 118 91 -23,0
POSIZIONE
Dipendenti 81 61 -23,9
Indipendenti 435 349 -19,6
RIPARTIZIONE GEOGRAFICA
Nord 325 276 -15,0
Centro 115 83 -28,1
Mezzogiorno 75 52 -31,0
TITOLO DI STUDIO
Fino licenza
media
305 217 -29,0
Diploma 123 111 -10,1
Laurea e
oltre
87 83 -4,0
CLASSE DI ETA’
Fino a 59
anni
53 13 -76,3
60-64 anni 185 89 -52,1
65-69 anni 147 151 2,2
70 anni e
oltre
129 159 22,7
Totale 515 411 -20,3

Fonte: Rilevazione sulle forze di lavoro.

Tra i pensionati ancora occupati, il 64,4% lavora nel settore
dei servizi, di questi circa un terzo è impiegato nel commercio (Prospetto 4).

Il confronto con il collettivo degli occupati mostra
differenze significative. I pensionati che lavorano lo fanno più spesso in
agricoltura, con un’incidenza quattro volte superiore rispetto al totale degli occupati.
Il loro peso relativo è di circa una volta e mezzo nel commercio ma risultano
sovra rappresentati anche nelle attività professionali e nei servizi alle
imprese. Nel settore istruzione e sanità, al contrario, l’incidenza è meno della
metà rispetto al totale degli occupati.

Oltre il 40% dei pensionati che lavorano svolge una
professione qualificata, quota più alta rispetto al totale degli occupati, così
come per le professioni operaie (31,8% contro 22,6%).

Considerando solo l’occupazione indipendente, che riguardal’85,1%
dei lavoratori beneficiari di una pensione da lavoro, nel 2017 il 57,8% è
formato da lavoratori autonomi (in calo ininterrotto dal 2013), il 23,8% da liberi
professionisti, inlieve diminuzionerispetto al 2016, come i coadiuvanti
nell’azienda familiare che scendono al 7,3%, mentre il 6,9% è formato da
imprenditori, una quota in aumento negli ultimi anni. Tra l’esiguo gruppo dei
dipendenti, invece, oltre la metà è operaio e il 31,6% impiegato.

PROSPETTO 4.
OCCUPATI CON UNA PENSIONE DA LAVORO PER SETTORE DI ATTIVITA’ ECONOMICA E
PROFESSIONE.
Anni 2011 e 2017, dati in migliaia e
variazionipercentuali, anno 2017, composizioni percentuali

CARATTERISTICHE 2011 2017 Variazioni percentuali 2017
Percepiscono una pensione Totale occupati
ATTIVITA’ ECONOMICA
Agricoltura 69 63 -9,1 15,3 3,8
Industria in
senso stretto
83 60 -27,1 14,7 19,9
Costruzioni 40 23 -42,3 5,6 6,1
Servizi, di
cui:
324 265 -18,3 64,4 70,2
Commercio 116 87 -25,4 21,1 14,3
Attività
professionali, servizi alle imprese
68 66 -2,2 16,2 11,2
Istruzione e
Sanità
38 28 -26,4 6,8 15,1
Altri servizi
collettivi e personali
41 37 -9,5 9,0 7,9
PROFESSIONE
Qualificata 203 166 -18,4 40,4 34,8
Impiegati
commercio e servizi
115 98 -14,2 23,9 30,6
Operai 174 131 -24,8 31,8 22,6
Non
qualificata
24 16 -32,8 3,9 12,0
Totale 515 411 -20,3 100,0 100,0

Fonte: Rilevazione sulle forze di lavoro.

Solo un quarto dei pensionati è diplomato

L’elevata
incidenza di pensionati ultra sessantaquattrenni spiega il divario di istruzione
rispetto al resto della popolazione:nel 2016 quasi la metà dei pensionati non
ha un titolo di studio o possiede al massimo la licenza elementare e appena un
quarto è diplomato (Prospetto 5).

Se il pensionato
possiede un titolo di studio pari alla laurea, il suo reddito lordo
pensionistico (circa 2.730 euro mensili) è più che doppio di quello delle
persone senza titolo di studio o con al più la licenza elementare (1.210 euro),
confermando il divario evidenziato lo scorso anno.

PROSPETTO 5. PENSIONATI
E NON PER TITOLO DI STUDIO E RIPARTIZIONE GEOGRAFICA*
Anno2016, composizioni percentuali

  Nessuno, licenza elementare Licenza Media Diploma Laurea
Pensionati
Nord 44,3 27,8 20,2 7,8
Centro 43,9 25,0 21,9 9,2
Mezzogiorno 54,3 24,0 15,5 6,2
Italia 47,5 26,0 19,0 7,5
Non
pensionati
Nord 5,5 28,9 45,5 20,2
Centro 5,4 26,1 46,0 22,5
Mezzogiorno 9,0 34,4 40,9 15,7
Italia 6,7 30,3 44,0 19,1

* esclusi i minori

Fonte:
Indagine su reddito e condizioni di vita.

Si ampliano le differenze territoriali per gli importi delle pensioni

Nel 2017 è stabile la
distribuzione dei pensionati tra le diverse aree geografiche: quasi la metà (46,9%)
risiede nelle regioni del Nord,il 19,5% al Centro, il 31,1%nel Mezzogiornoeil
2,5% all’estero (Figura 3).I
redditi pensionistici più elevati vengono percepiti dai pensionati del Centro (in
media 19.388euro all’anno),di poco superiori a quelli del Nord (19.263euro); i
più bassi si rilevano invece nel Mezzogiorno (15.966) e soprattutto all’estero (4.209)
dove non possono essere erogate pensioni assistenziali (il che comporta una
minore presenza di percettori che cumulano due o più pensioni) e si registra
una più elevata incidenza di pensioni ai superstiti (incidono per circa il
34,0% contro il 20,6% in Italia)
che hanno importi medi molto più bassi delle pensioni di vecchiaia.

figura 3.Pensionati e spesa pensionistica per ripartizione geografica

Anno 2017,
composizioni percentuali

 

Fonte:
Casellario centrale dei pensionati.

I differenziali tra gli importi del Mezzogiorno e delle altre
ripartizioni si sono nettamente ampliati tra il 1983 (primo anno per cui è
disponibile il dato) e il 2017, soprattutto nel confronto con il Nord-est e il
Centro, dove sono più che raddoppiati (Figura 4).

FIGURA 4. Differenziale negli
importi medi delle pensioni per ripartizione territoriale
Anni 1983-2017, valori percentuali

Fonte: Casellario centrale dei
pensionati

Ancora molto ampi ma in lenta riduzione i differenziali di genere

Gli uomini
percepiscono il 55,4% delle pensioni di vecchiaia, quelle direttamente legate
al pregresso contributivo di chi ne beneficia(Figura 5); l’importo annuale di
tali prestazioni è in media superiore di quasi 8milaeuroa quello ricevuto dalle pensionate.

Gli uomini rappresentano
anche la maggioranza (73,5%) dei percettori delle pensioni indennitarie, in
quanto più spesso occupati in settori ad alto rischio professionale (ad esempio,
costruzioni, agricoltura, silvicoltura e pesca, trasporto e magazzinaggio e
simili). Gli importi mediamente percepiti sono tuttavia inferiori a quelli
delle donne,che in molti casi sono percettrici indirette (a causa della morte
del coniuge).

figura 5.pensioni per tipologia di
trattamento e sesso del titolare
Anno 2017,composizioni percentuali

Fonte: Casellario centrale dei
pensionati.

Lo stesso accade per le
pensioni ai superstiti, che nell’86,5% dei casi sono erogate a donne,anchein
virtù dellaloro maggioresperanza di vita: gli importi medi sono più alti rispetto
a quelli degli uomini (9.341euro contro 5.980), essendo l’importo del
trattamento legato al pregresso contributivo del coniuge defunto (Figura 6).

figura 6. importi medi LORDI DELLE
pensioni per tipologia di trattamento e sesso del titolare.
Anno 2017, valori in euro

Fonte: Casellario centrale dei
pensionati.

Anche le pensioni
assistenziali sono in maggioranza erogate a donne (59,3%) che, più spesso degli
uomini, non hanno un costante e regolare percorso lavorativo e contributivo:
percepiscono infatti il 58,2% delle pensioni di invalidità civile, il 62,9% delle
sociali e il 64,1% di quelle di guerra (su questo dato influisce ancora una
volta l’elevato peso delle pensioni indirette). Per tali trattamenti non si
registrano significative differenze di genere negli importi medi, in gran parte
definiti da norme di legge (con l’eccezione delle pensioni di guerra, con un
importo medio di 10.830 euro tra gli uomini e di 5.087 tra le donne).

La marcata incidenza
femminile tra i percettori di pensioni a superstiti influenza in misurasignificativa
il valore del tasso di copertura, calcolato come rapporto tra pensionati in età
compresa tra i 65 e i 79 anni e popolazione residente nella stessa classe di
età.

figura 7. Tasso di copertura (65-79 anni) per genere. Anno 2017, valori percentuali

Fonte: Casellario centrale dei pensionati.

Tra le donne, il 18% delleanziane non ricevealcuna
forma di pensione (tra gli uomini solo il 3%). Escludendo i percettori di sole
pensioni ai superstiti, per le donne il tasso di copertura scende al 72,9%, con
un gap di genere che sale quasi a 24 punti percentuali (Figura 7). In altri
termini, in assenza di trattamenti pensionistici indiretti, circa una donna su
quattro di 65-79 anni rimarrebbe priva di copertura pensionistica previdenziale
e, in presenza dei requisiti reddituali previsti dalla normativa vigente,
subentrerebbe una copertura pensionistica assistenziale (pensioni sociali).Come visto, la maggior quota delle
pensioni di vecchiaia spetta agli uomini, che beneficiano di importi medi per i
quali si registrano più elevate differenze di genere (+60% a favore degli
uomini nel 2017).

Ildivario di genere
sugli importi, seppur molto elevato, si è ridotto dal 64,6% del 2005 al 58,0%
del 2017 per il totale delle prestazioni pensionistiche, e dal 72,6% al 60,0% per
quelle di vecchiaia, grazie al progressivo pensionamento di coorti di donne con
carriere lavorative più lunghe e regolari (Figura 8).

FIGURA 8. Differenziale
di genere[(M-F)/F] negli importi medi delle pensioni di vecchiaia e del totale
delle pensioni.
Anni 2005-2017,
valori percentuali

Fonte:
Casellario centrale dei pensionati.

Più integrazioni al minimo e
maggiorazioni sociali alle donne e nel Mezzogiorno

La
normativa pensionistica vigente prevede due forme di ausilio volte a
incrementare gli importi dei trattamenti più bassi: le integrazioni al minimo e
le maggiorazioni sociali.Come in passato, per entrambe si registra una maggiore incidenza di beneficiari di sesso
femminile (Figura 9).

Le pensionate che
ricevono integrazioni al minimo sono 2,5milioni, l’82,1% del totale dei
destinatari di tali integrazioni. Anche la distribuzione dei beneficiari di
maggiorazioni sociali è fortemente sbilanciata a favore delle donne: sono 613mila,
il 74,5% di coloro che beneficiano di questi trasferimenti.

FIGURA9. Beneficiari di
maggiorazioni sociali o integrazioni al minimo per sesso.

Anno 2017, valori in euro e percentuali

Fonte: Casellario centrale dei
pensionati.

Il gap occupazionale
tra uomini e donne è anche alla base delle differenzeterritoriali. Le pensioni
di vecchiaia sono maggiormente diffuse tra i residenti del Nord mentre nel
Mezzogiorno sono decisamente più elevate le quote di percettori di trattamenti assistenziali
odi invalidità ordinarie.Le pensioni di vecchiaia rappresentano il 59,1% delle
pensioni erogate al Nord, il 50,3% di quelle del Centro e solo il 40,0% di
quelle di Sud e Isole.

Per le pensioni di
invalidità, sia ordinarie che civili, l’incidenza nel Mezzogiorno è invece
circa il doppio di quella rilevata al Nord: 7,6% contro 3,6% per le pensioni di
invalidità ordinaria; 21,3% contro 11,1% per quelle di invalidità civile
(Figura 10).

Per le pensioni
sociali, introdotte nel 1969 per garantire agli over 64 un reddito
pensionistico minimo anche in assenza di pregresso contributivo o di specifiche
patologie, l’incidenza al Sud e nelle Isole (6,9%) è più che tripla rispetto al
Nord (2%).

figura 10.Incidenza delle pensioni per tipologia di trattamento e
ripartizione geografica.
Anno 2017, valori
percentuali

Fonte: Casellario centrale dei
pensionati.

Gli importi dellepensioni
Ivs (Invalidità, vecchiaia e superstiti), direttamente legati al pregresso
contributivo, sono mediamente più elevati per i pensionati del Centro e più bassiper
quellidi Sud e Isole (Figura 11). In particolare, per le pensioni di vecchiaiae
di invalidità ordinaria gli importi medi erogati al Centro sono i più alti del
Paese e superano di circa 1.500 euro quelli erogati nel Mezzogiorno (18.413 contro
16.953europer le pensioni di vecchiaia, 12.879 contro 11.182 euro per quelle di
invalidità).

figura 11.IMPORTI MEDI delle
pensioni per tipoLOGIA e ripartizione geografica.
Anno 2017, valori in euro

Fonte: Casellario centrale dei
pensionati.

I pensionati di
vecchiaia meno frequentemente cumulano altritipi di redditi pensionistici: nel 2017l’87,6%
del loro reddito pensionistico è rappresentato dalle sole pensioni di vecchiaia
mentre solamenteil 28,2% cumula alla pensione di vecchiaia almeno un’altra
pensione,in grandissima parte rappresentata da pensioni ai superstiti(Figura 12).

figura 12.Pensionati PER presenza di
cumulo di più pensioni E tipologia di pensione.
Anno 2017,composizioni percentuali

Fonte: Casellario centrale dei
pensionati.

Il cumulo con
trattamenti pensionistici di altra tipologia è invece frequente tra i
pensionati superstiti, che li percepiscono in circa due casi su tre (67,4%),
con un peso pari al 46,8% del loro reddito pensionistico (Figura 13). Un caso
peculiare è quello dei pensionati di guerra, per i quali le altre tipologie pensionistiche,
percepite nell’86,6% dei casi, rappresentano ben il 69,2% del reddito pensionistico.

figura 13.Reddito
pensionisticoPER presenza di cumulo di più pensioni E tipologia di pensione.
Anno 2017,composizioni percentuali

Fonte: Casellario centrale dei pensionati.

Aliquota fiscale media sui redditi pensionistici stabile al 18,9%

Per
ampliare la prospettiva delle informazioni statistiche sui pensionati,
contestualizzandoli nel loro ambito familiare e valutando gli effetti
redistributivi del carico fiscale, si è fatto ricorso all’analisi dei redditi
del 2016, ultimo anno per il quale è possibile collegare i dati del Casellario
pensionistico con quelli dell’indagine Eu-Silc[2].

Al
reddito pensionistico lordo, che nel 2016 ammonta a 18.182euro (17.915 euro nel
2015) si associa un reddito pensionistico netto di 14.567 euro[3],  in crescita dell’1,8% rispetto al 2015. Per
il complesso dei pensionati si stima che l’aliquota media fiscale sui
trasferimenti pensionistici[4]
erogati nel 2016 sia pari al 18,9%, in linea con il livello di tassazione
dell’anno precedente (Figura 14).

Nel
caso delle pensioni maturate da pregressa attività lavorativa, la tassazione
media si attesta al 21,8% (pressoché stabile rispetto al 2015). Per i
beneficiari di redditi pensionistici da anzianità, vecchiaia o anticipate
superiori ai 40mila euro annui lordi (3.330 euro mensili) il carico fiscale è
del 34,0% (stabile rispetto al 2015) mentre tra i titolari di importi inferiori
ai 15mila euro, 1.250 euro lordi mensili, le ritenute fiscali sono pari al
10,4% (-1,0% rispetto all’anno precedente). Infine, sono circa 1 milione e
330mila i pensionati da lavoro incapienti (13,0% del totale), cioè con redditi
individuali sotto la soglia di tassazione (-70mila rispetto all’anno
precedente).

Nel
2016 il prelievo fiscale sui redditi pensionistici di reversibilità incide per
il 17,1% (-0,9% rispetto al 2015). L’aliquota è moltoinferiore a quella
osservata sulle pensioni da lavoro in quanto gli importi pensionistici sono
mediamente più bassi. Del tutto marginale (sotto il 4,0%) è la quota di
pensioni di reversibilità con importi lordi mensili sopra i 2.080 euro, mentre
quasi l’82,0% riceve importi complessivi (lordi) inferiori a 1.250 euro al mese
(Figura 15). Si stima, inoltre, che in Italia i pensionati di reversibilità
incapienti siano poco più di530mila (il 13,0% circa dei beneficiari).

L’imposta
media sui redditi da pensione d’invalidità o indennitarie (previdenziali) si
attesta al 13,2%, in lieve aumento rispetto all’anno precedente (+0,3%). La
quasi totalità dei percettori di questi trattamenti (92,8%) riceve importi
inferiori ai 25mila euro (poco più di 2.080 euro mensili), mentre sono circa
450mila coloro che si trovano in condizione d’incapienza (meno di un pensionato
su tre).

FIGURA 14. ALIQUOTA MEDIA FISCALE SUI
REDDITI PENSIONISTICI PER TIPOLOGIA DI TRATTAMENTO E CLASSE DI IMPORTO.
Anno2016, valori percentuali

Fonte:
Indagine su reddito e condizioni di vita.

Nel 2016 si
stima che i pensionati residenti in Italia abbiano redditi totali netti
pensionistici (derivanti quindi anche dal cumulo di più trattamenti in capo a
uno stesso beneficiario) pari in media a 14.567 euro (1.215 euro mensili), con
livelli diversi in base alla tipologia di trattamento: i pensionati da lavoro
percepiscono in media 14.593 euro all’anno (1.220 euro al mese); i titolari di trattamenti
di reversibilità ricevono mediamente 8.364 euro (700 euro mensili); i
pensionati di invalidità e indennitarie dispongono di 8.371 euro (700 euro al
mese) e i titolari di pensioni assistenziali beneficiano di 5.582 euro (465
euro al mese) (Prospetto 6).

PROSPETTO
6. IMPORTO NETTO ANNUO MEDIO E MEDIANO DEI REDDITI PENSIONISTICI PER TIPOLOGIA
DI TRATTAMENTO, SESSO E RIPARTIZIONE GEOGRAFICA.
Anno 2016, valori in euro

MEDIA   MEDIANA
  Pensioni da lavoro Pensioni di reversibilità Pensioni di invalidità Pensioni assistenziali Totale pensioni   Pensioni da lavoro Pensioni di reversibilità Pensioni di invalidità Pensioni assistenziali Totale pensioni
Sesso
Maschi 17.718 5.039 9.009 5.249 16.891 15.951 3.900 6.680 4.745 15.626
Femmine 10.725 8.887 7.366 5.833 12.460 8.567 8.164 6.610 6.143 11.063
Ripartizione
 Nord 14.692 8.336 8.019 5.740 15.212 13.520 7.735 6.421 6.111 14.170
 Centro 15.974 9.334 8.748 5.359 15.797 14.092 8.190 6.168 5.824 14.079
Mezzogiorno 13.405 7.823 8.503 5.575 12.906 10.920 6.760 6.680 5.993 11.180
 Italia 14.593 8.364 8.371 5.582 14.567 12.987 7.527 6.680 5.993 13.164

Fonte: Indagine su reddito e
condizioni di vita.

Tra le
pensionate il livello di reddito netto pensionistico (1.040 euro mensili) è
pari a circa tre quarti di quello maschile, con marcate differenze rispetto
alla tipologia di prestazione: l’ammontare delle pensioni nette da lavoro
raggiunge appena il 60,5% di quello stimato tra gli uomini. Per i trattamenti
di reversibilità, al contrario, l’importo medio delle pensioni nette percepite
dalle donne supera del 76% quello degli uomini.

I residenti nel
Mezzogiorno percepiscono il 15,2% in meno dell’importo netto mediamente
percepito al Nord e il 18,3% in meno rispetto al Centro (gap in forte crescita
rispetto al 2015), differenziale che dipende soprattutto dai trattamenti di
vecchiaia e anzianità.

Il reddito
disponibile dei pensionati si compone di diverse voci, il cui peso relativo
varia a seconda del sesso, dell’età e dell’area geografica di residenza
(Prospetto 7).

PROSPETTO
7. reddito netto individuale del pensionato per FONTE, caratteristiche
demografiche e ripartizione geografica.
Anno 2016,
valori percentuali

FONTE DI REDDITO
Pensioni
da lavoro
Pensioni
di reversibilità
Pensioni
invalidità
Pensioni
assistenziali
TFR Reddito
da lavoro
Altre
fonti di reddito
Totale
reddito
Sesso
Maschi 63,8 1,8 6,0 5,3 2,4 14,7 6,0 100,0
Femmine 40,0 26,0 4,0 10,1 1,9 11,3 6,7 100,0
Classe
di età
fino a 59 anni 8,1 8,3 7,1 16,4 5,8 46,9 7,4 100,0
60-64 anni 47,6 6,2 6,3 3,2 8,8 22,9 4,9 100,0
65-69 anni 68,4 5,1 3,6 3,8 1,7 10,7 6,7 100,0
70-74 anni 70,2 9,7 2,6 3,7 0,1 7,3 6,6 100,0
75-79 anni 67,0 13,9 3,7 5,1 0,0 4,2 6,1 100,0
80+ anni 47,8 25,9 7,5 12,0 0,0 1,0 5,9 100,0
Ripartizione
geografica
Nord 56,8 11,8 3,7 4,8 2,2 13,9 6,7 100,0
Centro 52,8 12,5 5,3 6,7 2,3 13,9 6,5 100,0
Mezzogiorno 47,7 13,5 7,4 12,6 2,0 11,4 5,3 100,0
Italia 53,4 12,4 5,1 7,4 2,2 13,2 6,3 100,0

Fonte:
Indagine su reddito e condizioni di vita.

I trattamenti
pensionistici di vecchiaia e anzianità rappresentano la principale fonte di
entrata dei pensionati (in media il 53,4% del reddito netto complessivo);
seguono i redditi da lavoro e i trattamenti di reversibilità, con percentuali
che oscillano dal 13,2% al 12,4%. Più ridotto è il contributo delle pensioni
assistenziali, di quelle di invalidità ordinaria/indennitarie e delle altre
fonti di reddito (quali affitti e rendite finanziarie). Infine, i trattamenti
di fine rapporto (Tfr) forniscono solo il 2,2% delle risorse.

L’apporto
reddituale delle pensioni di reversibilità è decisamente elevato fra le donne
(26,0% contro 1,8% degli uomini) così come quello delle pensioni assistenziali
(10,1% contro 5,3%). Gli uomini dispongono in misura maggiore di trattamenti di
vecchiaia/anzianità e di redditi da lavoro, che si attestano rispettivamente al
63,8% (40,0% delle donne) e al 14,7% (contro l’11,3%).

I pensionati
fino a 59 anni d’età percepiscono soprattutto redditi da lavoro (46,9%) e, in
minor misura, pensioni assistenziali (16,4%) o di vecchiaia/anticipate (8,1%).
Per questo collettivo, il Tfr costituisce una fonte di reddito importante
(5,8%). Anche le pensioni di invalidità e indennitarie sono una fonte di
entrata significativa tra i pensionati con meno di 60 anni (7,1%), poiché
competono prevalentemente a chi è ancora in età lavorativa. Le pensioni
assistenziali assumono rilevanza sia tra coloro che non hanno ancora raggiunto
l’età pensionabile sia tra chi supera gli ottanta anni d’età. Inoltre, dopo i
60 anni il peso delle pensioni di reversibilità aumenta al crescere dell’età
del titolare, soprattutto per le donne, in conseguenza del sopravvenuto stato
di vedovanza.

Il reddito da
lavoro rappresenta un’entrata economica importante per chi è ancora
relativamente giovane e quindi in grado di continuare a lavorare mentre perde
consistenza con il passare dell’età. Per le pensioni da lavoro il peso relativo
cresce sino ai 70-74 anni,per poi calare nelle classi di età più avanzate.

I pensionati del
Mezzogiorno cumulano meno spesso redditi da attività lavorativa rispetto a
quelli che vivono nel resto del Paese: appena l’11,4% contro il 13,9% del
Centro e del Nord.

I trattamenti di
vecchiaia e anzianità rappresentano circa la metà (47,7%) delle entrate dei
pensionati del Sud e delle Isole; l’apporto è maggiore tra i ritirati del Nord
e del Centro (rispettivamente 56,8% e 52,8%). Le pensioni di invalidità e
assistenziali pesano molto di più nel Mezzogiorno (rispettivamente 7,4% e
12,6%, valori decisamente superiori rispetto al Centro e ancor più nei
confronti del Nord).

Oltre un terzo dei pensionati vive in coppia senza figli

Più di un terzo
dei pensionati vive in coppia senza figli (35,5%) e il 27,0% abita solo
(Prospetto 8). Più contenuta è la percentuale di pensionati che vivono in
coppia con figli (19,0%), in altra tipologia (9,6%), cioè in famiglie con
membri isolati o composte da più nuclei, oppure in famiglie di genitori soli
(8,8%).

PROSPETTO
8. PENSIONATI PER TIPOLOGIA FAMILIARE E RIPARTIZIONE GEOGRAFICA.
Anno 2016, valori percentuali

TIPOLOGIA
FAMILIARE
Nord Centro Mezzogiorno Italia
Persona
sola
28,6 26,0 25,4 27,0
Coppia
senza figli
39,6 36,7 29,1 35,5
Coppia
con figli
15,7 17,1 25,0 19,0
Monogenitore 8,2 9,0 9,6 8,8
Altra
tipologia con isolati
8,0 11,3 10,9 9,6
– di cui insieme di parenti 1,2 2,3 2,6 1,9
– di cui due o più nuclei 2,9 2,9 3,7 3,1

di cui coppie/monogenitore con isolati
3,9 6,1 4,7 4,6
Totale 100.0 100,0 100,0 100,0

Fonte:
Indagine su reddito e condizioni di vita.

I pensionati del
Nord vivono più spesso da soli (28,6%) o in coppia senza figli (39,6%), i
pensionati del Mezzogiorno vivono più frequentemente in coppia con figli
(25,0%), quelli del Centro appartengono di più a famiglie di altra tipologia
(11,3%).

I titolari di
pensioni di vecchiaia e anzianità prevalgono nelle famiglie di coppie senza
figli (45,7%), i percettori di pensioni di reversibilità più spesso abitano
soli (60,2%) o con i figli in qualità di unico genitore (22,1%), essendo
rappresentati nella stragrande maggioranza dei casi da donne vedove. Nel 2016
si stima che in Italia quasi una famiglia su due sia costituita o accolga
almeno un pensionato (oltre 12 milioni di nuclei); in particolare, nel 34,1%
delle famiglie vi è un titolare di pensione e nel 12,9% due e più.

Per queste
famiglie i trasferimenti sociali erogati ai pensionati[5](da qui denominati semplicemente
trasferimenti pensionistici) rappresentano, in media, il 62,5% del reddito
familiare netto disponibile (al netto dei fitti imputati); la quota restante è
costituta per il 30,1% da redditi da lavoro e per il 7,4% da altri redditi
(prevalentemente affitti e rendite finanziarie). Nella composizione dei
trasferimenti pensionistici, quelli di anzianità e vecchiaia (incluse le
liquidazioni di fine rapporto per quiescenza) contribuiscono per il 42,7% del
totale dei redditi, i trattamenti di reversibilità per il 10,4% e le restanti
pensioni per il 7,3%.

Per oltre 7
milioni e 400mila famiglie con pensionati (61,2%) i trasferimenti pensionistici
rappresentano più dei tre quarti del reddito familiare disponibile; nel 22,7%
dei casi le prestazioni ai pensionati sono l’unica fonte monetaria di reddito
(meno di 2,8 milioni di famiglie).

Se in famiglia
vi sono solo pensionati, sale all’85,8% la percentuale di famiglie in cui i
trasferimenti pensionistici costituiscono almeno i tre quarti delle risorse.
Per oltre 3 milioni e 100mila famiglie (26,0%) i trasferimenti pensionistici
rappresentano meno della metà delle entrate familiari.

Rischio povertà
più basso tra le famiglie con pensionati

Nel 2016, la
stima del reddito netto (esclusi i fitti figurativi) delle famiglie con
pensionati è di 30.140 euro (2.510 euro mensili), circa 850 in meno di quello
delle famiglie senza pensionati, (2.585 euro mensili). La metà delle famiglie
con pensionati non supera la soglia dei 24.380 euro (2.030 euro mensili),
valore che scende a 21.074 euro nel Mezzogiorno e si attestaa 26.400 euro nel
Centro e a 26.000 euro nel Nord (Prospetto 9).

Sebbene il
reddito medio e mediano delle famiglie con pensionati sia più basso rispetto
alle famiglie in cui non sono presenti, il rischio di povertà delle prime
(16,4%) è circa 8 punti percentuali minore di quello delle seconde. I
trasferimenti pensionistici attenuano, dunque, il rischio di disagio economico
e assicurano un’importante rete di protezione sociale.

La presenza di
un pensionato all’interno di nuclei familiari “vulnerabili”, quali i genitori
soli o le famiglie in altra tipologia, consente di dimezzare il rischio di
povertà (da 33,4% a 16,1% e da 32,8% a 16,6%). Il cumulo di pensioni e redditi
da attività lavorativa abbassa il rischio di povertà al 3,8% rispetto al 18,4%
di quelle costitute da soli titolari di pensioni.

Anche l’apporto
economico dei componenti non pensionati, in particolare degli occupati, produce
un calo del rischio di povertà, che è pari al 9,8% rispetto al 18,4% delle
famiglie di soli pensionati che non cumulano redditi da lavoro.

Tra le famiglie
con pensionati, le meno esposte al rischio di disagio economico sono quelle in
cui è presente un pensionato che cumula redditi da lavoro con o senza altri
componenti occupati (con rischio di povertà rispettivamente a 3,8% e 4,3%),
mentre le più vulnerabili sono costituite da pensionati senza altri redditi da
lavoro che vivono con familiari non occupati (35,5%).

Le famiglie di
pensionati del Sud e delle Isole presentano un rischio di povertà quasi triplo
di quello delle famiglie residenti al Nord e circa doppio di quelle del Centro.

PROSPETTO 9 . REDDITO FAMILIARE NETTO,
MEDIO E MEDIANO, INDICATORI DI RISCHIO DI POVERTA’ E GRAVE DEPRIVAZIONE Per
tipologia familiare, struttura dei redditi, numero percettori e ripartizione
geografica

Anno 2016, media e mediana in euro e valori
percentuali

  Famiglie con pensionati Famiglie senza pensionati
Reddito medio Reddito mediano Rischio di povertà Grave deprivazione
materiale
Reddito medio Reddito mediano Rischio di povertà Grave deprivazione
materiale
Tipologia
familiare
Persona
sola
17.901 15.485 22,3 11,3 18.622 17.520 28,5 14,5
Coppia
senza figli
31.425 26.108 11,6 8,5 35.493 32.773 14,6 6,1
Coppia
con figli
45.964 40.422 12,7 9,8 39.231 34.931 20,8 8,3
Monogenitore 32.620 30.592 16,1 9,8 24.312 21.771 33,4 13,2
Altra
tipologia
39.754 35.929 16,6 12,1 32.244 30.622 32,8 20,3
Struttura
redditi
Famiglie di soli pensionati: 23.697 19.498 16,4 9,9 . . . .
pensionati
senza altri redditi da lavoro
21.203 18.333 18,4 10,5 . . . .
pensionati
con almeno uno anche percettore di redditi da lavoro
39.103 30.678 3,8 6,4 . . . .
Famiglie con pensionati e altri componenti
adulti:
38.024 32.881 16,3 10,4 . . . .
pensionati
e adulti senza redditi da lavoro
21.448 18.829 35,5 14,3 . . . .
pensionati senza redditi
da lavoro e adulti con almeno uno percettore di redditi da lavoro
41.552 38.295 9,8 9,2 . . . .
pensionati
con almeno uno anche precettore di redditi da lavoro e adulti senza redditi
da lavoro
36.074 29.567 15,6 13,5 . . . .
pensionati e adulti
rispettivamente con almeno uno percettore di redditi da lavoro
53.840 46.134 4,3 6,9 . . . .
Numero
percettori
Un
percettore
18.523 16.049 25,2 12,2 19.035 18.140 36,2 14,8
Due
percettori
34.801 30.377 9,9 8,4 40.294 36.852 12,7 6,8
Tre
o più percettori
51.700 46.293 7,7 8,8 51.697 47.334 10,0 6,7
Ripartizione
geografica
Nord 31.964 25.985 10,6 6,8 35.464 30.027 15,3 7,1
Centro 32.658 26.374 13,9 6,5 31.459 26.100 21,4 8,9
Mezzogiorno 26.029 21.074 26,1 17,1 23.608 21.204 39,6 17,9
Italia 30.140 24.380 16,4 10,1 30.998 25.830 24,0 10,8

Fonte: Indagine su reddito e
condizioni di vita.

Glossario

Affitto
figurativo o imputato
:componente
non-monetaria del reddito delle famiglie che vivono in case di loro proprietà,
in usufrutto, in uso gratuito o in affitto agevolato (cioè inferiore ai prezzi
di mercato) e rappresenta il costo (aggiuntivo nel caso degli affitti
agevolati) che queste dovrebbero sostenere per prendere in affitto, ai prezzi
vigenti sul mercato immobiliare, un’unità abitativa con caratteristiche
identiche a quella in cui vivono (al netto delle spese di condominio,
riscaldamento, accessorie e con riferimento a una casa non ammobiliata).

Assegno
di invalidità previdenziale
: prestazione non reversibile legata al
versamento di contributi per almeno cinque anni dei quali tre nell’ultimo
quinquennio e al riconoscimento, da parte degli organi competenti dell’Ente
previdenziale, della riduzione permanente della capacità di lavoro
dell’assicurato a meno di un terzo. L’assegno è compatibile con l’attività
lavorativa. Ha durata triennale e confermabile per periodi della stessa durata.
Dopo il secondo rinnovo l’assegno è considerato permanente. Al compimento
dell’età pensionabile l’assegno ordinario di invalidità si trasforma in
pensione di vecchiaia.

Contributi
sociali
:
includono i contributi effettivi, ossia i contributi obbligatori (e quelli
volontari se previsti dai contratti collettivi di lavoro) per il conseguimento
delle prestazioni previdenziali ed assistenziali (malattia, invalidità,
malattie professionali o infortuni sul lavoro, vecchiaia, maternità), posti a
carico del lavoratore dipendente, autonomo, del lavoratore parasubordinato e
del datore di lavoro. I contributi figurativi non sono stimati nell’indagine
Eu-Silc.

Grave
deprivazione materiale (indicatore Europa 2020): percentuale
di persone in famiglie che registrano almeno quattro segnali di deprivazione
materiale sui nove indicati di seguito:

1.   essere in arretrato nel pagamento di bollette,
affitto, mutuo o altro tipo di prestito;

2.   non poter riscaldare adeguatamente l’abitazione;

3.   non poter sostenere spese impreviste di 800 euro
(l’importo di riferimento per le spese impreviste è pari a circa 1/12 del
valore della soglia di povertà annuale calcolata nel 2014, il cui valore era
pari a9.455euro);

4.   non potersi permettere un pasto adeguato almeno una
volta ogni due giorni, cioè con proteine della carne, del pesce o equivalente
vegetariano;

5.   non potersi permettere una settimana di vacanza
all’anno lontano da casa;

6.   non potersi permettere un televisore a colori;

7.   non potersi permettere una lavatrice;

8.   non potersi permettere un’automobile;

9.    non potersi permettere un telefono.

Importo
complessivo annuo
:
importo annuo delle pensioni vigenti al 31 dicembre. Tale valore è fornito dal
prodotto tra il numero delle pensioni, l’importo mensile della pensione pagata
al 31 dicembre dell’anno e il numero di mensilità per cui è previsto il
pagamento. La spesa pensionistica che ne consegue rappresenta un dato di stock
e pertanto non coincide con la spesa pensionistica desunta dai dati contabili
degli enti che hanno erogato la prestazione (dato economico di bilancio).

Imposta
personale sul reddito
:
somma delle imposte dirette (Irpef, addizionali regionali e comunali, imposta
sostitutiva sulle attività finanziarie e imposta sui redditi a tassazione
separata). Per il reddito da pensione (come pure da lavoro dipendente e da
disoccupazione) l’imposta personale sul reddito corrisponde alla ritenuta alla
fonte (secondo la definizione Eurostat di reddito lordo).

Integrazioni al minimo: hanno lo scopo di
elevare l’importo del trattamento pensionistico fino al raggiungimento di un
tetto minimo, aggiornato annualmente, e che per il 2017 è pari a 501,89 euro
mensili, spettanti per tredici mensilità. Per essere ammessi al beneficio
dell’integrazione al trattamento minimo il legislatore ha previsto requisiti
reddituali pari a 26 volte la misura mensile del trattamento minimo del Fondo
pensioni lavoratori dipendenti.

Ivs:Invalidità, vecchiaia
e superstiti. Tipologia di pensioni erogate agli assicurati dell’Ago
(Assicurazione generale obbligatoria) e delle gestioni sostitutive e
integrative.

Maggiorazioni
sociali:
sono
finalizzate a dare ulteriore sostegno economico ai pensionati che dispongono di
redditi molto limitati. Originariamente previste per i soli titolari di
integrate al trattamento minimo sono state successivamente estese a tutti i
titolari di pensioni IVS, di invalidità civile, di assegno o pensione sociale,
in presenza di determinati limiti di età e a condizione che non siano superati
limiti di reddito diversi a seconda che il pensionato sia solo o coniugato. Il
fine ultimo è quello di garantire al pensionato un reddito minimo annuo. Dal
primo gennaio del 2002 le maggiorazioni sui trattamenti pensionistici sono
aumentate, in presenza di particolari requisiti di età e di reddito, fino a
garantire un reddito personale minimo di euro 516,46 mensili (pari a 1.000.000
di vecchie lire), per 13 mensilità. Questo importo aumenta di anno in anno,
nella stessa misura del trattamento minimo delle pensioni Inps e per il 2017l’importo
è di 638,33 euro mensili, pari ai 8.298,29 euro annui.

Occupati: comprendono le persone di 15 anni e più che nella settimana di
riferimento:

  1. hanno svolto almeno un’ora di lavoro in una qualsiasi attività che
    preveda un corrispettivo monetario o in natura;
  2. hanno svolto almeno un’ora di lavoro non retribuito nella ditta di
    un familiare nella quale collaborano abitualmente;
  3. sono assenti dal lavoro (ad esempio, per ferie o malattia). I
    dipendenti assenti dal lavoro sono considerati occupati se l’assenza non supera
    tre mesi, oppure se durante l’assenza continuano a percepire almeno il 50%
    della retribuzione. Gli indipendenti assenti dal lavoro, ad eccezione dei
    coadiuvanti familiari, sono considerati occupati se, durante il periodo di
    assenza, mantengono l’attività. I coadiuvanti familiari sono considerati
    occupati se l’assenza non supera tre mesi.

Occupati dipendenti: occupati con un rapporto di
lavoro dipendente.

Occupati indipendenti:coloro che svolgono la propria attività
lavorativa senza vincoli formali di subordinazione. Sono compresi imprenditori;
liberi professionisti, lavoratori autonomi, coadiuvanti nell’azienda di un
familiare (se prestano lavoro nell’impresa senza il corrispettivo di una
retribuzione contrattuale come dipendenti), soci di cooperativa, collaboratori
(con e senza progetto) e prestatori d’opera occasionali.

Pensionato: individuo che riceve almeno una prestazione di
tipo pensionistico.

Pensionato cessato: pensionato presente nel Casellario anno t-1 ma
non presente nel Casellario anno t.

Pensionato nuovo: pensionato presente nel Casellario anno t ma non
presente nel Casellario anno t-1.

Pensionato sopravvivente: pensionato presente nel Casellario anno t e nel
Casellario anno t-1.

Pensione: la prestazione in denaro periodica e
continuativa erogata individualmente da enti pubblici e privati in seguito alraggiungimento
di una determinata età, allamaturazione di anzianità di versamenti contributivi,
allamancanza o riduzione della capacità lavorativa per menomazione congenita e
sopravvenuta, allamorte della persona protetta e particolare benemerenza verso
il Paese. Il numero delle pensioni può non coincidere con quello dei pensionati
in quanto ogni individuo può beneficiare di più prestazioni. Nel caso di
pensioni indirette a favore di più contitolari, si considerano tante pensioni
quanti sono i beneficiari della prestazione.

Pensione ai superstiti: trattamento
pensionistico erogato ai superstiti di pensionato o di assicurato in possesso
dei requisiti di assicurazione e contribuzione richiesti.

Pensione assistenziale: pensione erogata a
cittadini con reddito scarso o insufficiente, inferiore ai limiti di legge e
indipendentemente dal versamento di contributi, a seguito del raggiungimento dei65
anni e 7 mesi di età o pensione sociale per invalidità non derivante
dall’attività lavorativa svolta o per gravi lesioni di guerra.

Pensione
di guerra
:
pensione erogata dal Ministero dell’economia
e delle finanze ai cittadini colpiti da invalidità a seguito di evento bellico
o a superstiti di deceduto in tale contesto.A questatipologia appartengono
anche l’assegno annuo vitalizio agli ex-combattenti, insigniti dell’ordine di
Vittorio Veneto, l’assegno di Medaglia e croce al valor militare e la pensione
privilegiata ordinaria militare tabellare.

Pensione di invalidità civile: pensione erogata ai
cittadini con redditi insufficienti e con una riduzione della capacità di
lavoro o di svolgimento delle normali funzioni quotidiane superiore al 73%.

Pensione di invalidità previdenziale: cfr.Assegno di
invalidità previdenziale.

Pensione di vecchiaia: il trattamento
pensionistico corrisposto ai lavoratori che hanno raggiunto l’età stabilita
dalla legge per la cessazione dell’attività lavorativa nella gestione di
riferimento e che sono in possesso dei requisiti contributivi minimi previsti
dalla legge.

Pensione sociale: pensione ai
cittadini ultra 65enni sprovvisti di redditi minimi, ai beneficiari di pensioni
di invalidità civile e ai sordomuti al compimento dei 65 anni e 7 mesi di età.
Viene erogata dall’Inps ed è finanziata dalla fiscalità generale. A partire dal
1º gennaio 1996 la pensione sociale viene sostituita dall’assegno sociale
(legge n. 335 del 1995).

Pensione sociale da ex invalido civile: pensione ai
beneficiari di pensioni di invalidità civile e ai sordomuti al compimento dei
65 anni e 7 mesi di età. Viene erogata dall’Inps ed è finanziata dalla
fiscalità generale. A partire dal 1º gennaio 1996 la pensione sociale viene
sostituita dall’assegno sociale (legge n. 335 del 1995).

Reddito
netto familiare:corrisponde alla somma dei
redditi da lavoro dipendente e autonomo, di quelli da capitale reale e
finanziario, delle pensioni e degli altri trasferimenti pubblici e privati al
netto delle imposte personali, delle tasse e tributi sull’abitazione e dei
contributi sociali a carico dei lavoratori dipendenti e autonomi. Da tale
importo vengono sottratti i trasferimenti versati ad altre famiglie (per
esempio, gli assegni di mantenimento per un ex-coniuge). Sono infine compresi
gli eventuali beni prodotti dalla famiglia per il proprio consumo
(autoconsumo). Il reddito netto familiare considerato in questa pubblicazione non
è perfettamente comparabile con il reddito disponibile aggregato del settore
Famiglie, riportato nei Conti Nazionali, che include anche una stima
dell’economia “sommersa”.

Reddito pensionistico:ammontare
degli importi delle pensioni percepite da ciascun beneficiario.

Rendite indennitarie:rendita corrisposta a seguito di un infortunio sul lavoro, per
causa di servizio e malattia professionale. La caratteristica di queste rendite
è di indennizzare la persona per una menomazione, secondo il livello della
stessa, o per morte (in tal caso la prestazione è erogata a superstiti)
conseguente a un fatto accaduto nello svolgimento di una attività lavorativa.
Un evento dannoso può dar luogo a più rendite indirette, secondo il numero dei
superstiti aventi diritto.

Rischio di povertà (indicatore Europa 2020): percentuale di
persone che vivono in famiglie con un reddito disponibile equivalente nell’anno
precedente a quello di rilevazione inferiore a una soglia di rischio di
povertà, fissata al 60% della mediana della distribuzione individuale del
reddito disponibile equivalente. Il reddito considerato per questo indicatore
rispetta la definizione Eurostat e non include l’affitto figurativo, i
buoni-pasto, gli altri fringe benefits non-monetari e gli autoconsumi. Nel 2016
la soglia di povertà (calcolata sui redditi 2015) è pari a 9.748 euro annui.

Spesa pensionistica: (cfr. Importo
complessivo).

Trasferimenti
sociali ai pensionati
:includono
i trasferimenti pensionistici veri e propri, le liquidazioni di fine rapporto
erogate al personale dipendente in quiescenza (notoriamente classificati come
trasferimenti non pensionistici, in quanto erogati una tantum e non con carattere periodico e continuativo, tipico
delle pensioni), ovvero ai loro superstiti in caso di decesso del pensionato.

Nota Metodologica

L’INDAGINE
DA ARCHIVIO AMMINISTRATIVO SU PENSIONI E PENSIONATI

Obiettivi conoscitivi e quadro di
riferimento

L’indagine
totale da archivio amministrativo su Pensioni e Pensionati è una delle
principali fonti di statistiche ufficiali sulle prestazioni erogate dal Sistema
pensionistico italiano e sui soggetti che ne beneficiano. L’indagine fornisce
statistiche sulla numerosità e sull’importo delle pensioni erogate al 31/12
dell’anno di riferimento, e sulla numerosità e sull’importo del reddito
pensionistico dei beneficiari delle prestazioni pensionistiche, disaggregate
per tipologia o funzione del trattamento pensionistico, classe di importo della
pensione e sesso, classe di età e residenza del titolare. I dati, oltre ad
essere diffusi attraverso specifici prodotti editoriali, vengono utilizzati per
la produzione delle statistiche comprese nel sistema informativo Disabilitàincifre, e confluiscono nel Conto Satellite della Protezione Sociale,
elaborato annualmente dall’Istat.

Le
statistiche prodotte nell’indagine confluiscono, con quelle degli altri stati
membri, nel modulo sui beneficiari di pensioni del Sistema europeo di
statistiche integrate della protezione sociale(Sespros).

Le
informazioni sono prodotte utilizzando l’archivio amministrativo Casellario
centrale dei pensionati, gestito dall’Inps. Istituito con D.p.r. 31 dicembre
1971, n. 1338, successivamente modificato dal decreto legge 6 luglio 1978, n.
352 e dalla legge 22 marzo 1995, n. 85, il Casellario ha come scopo
istituzionale la raccolta, conservazione e gestione dei dati e delle
informazioni relative alle prestazioni pensionistiche ed ai loro titolari.

Riferimenti normativi

L’indagine
su pensioni e pensionati è prevista dal Programma Statistico Nazionale. I dati
sui beneficiari di trattamenti pensionistici sono inviati ad Eurostat con
cadenza annuale, in ottemperanza degli obblighi dettati dai Reg.Eu. n.48/2007 e
n.10/2008.

Popolazione di riferimento e unità
di rilevazione

L’unità di
rilevazione e la pensione. Ai fini della presente Statistica Focus, per pensione si intende la prestazione periodica e
continuativa in denaro erogata individualmente da Amministrazioni pubbliche ed
Enti pubblici e privati in seguito a: raggiungimento di una determinata età;
maturazione di anzianità di versamenti contributivi; mancanza o riduzione di
capacità lavorativa per menomazione congenita o sopravvenuta, per infortunio
sul lavoro o a causa di eventi bellici; morte della persona protetta.

Le unità
di analisi sono le pensioni ed i pensionati.

Il numero
dei beneficiari non coincide con quello delle pensioni, in quanto ogni
pensionato può percepire più trattamenti pensionistici. Ad esempio, il titolare
di una pensione di vecchiaia può avere diritto anche ad almeno una parte della
pensione di vecchiaia del coniuge deceduto. Ogni soggetto, inoltre, può essere
titolare di più pensioni appartenenti a diverse tipologie, come nel caso in cui
si cumula una prestazione di tipo Ivs con una rendita indennitaria o una
prestazione assistenziale.

Processo e metodologie

L’utilizzo
a fini statistici dell’archivio amministrativo Casellario centrale dei
pensionatirichiede l’applicazione di una procedura, sviluppata congiuntamente
da Istat ed Inps, finalizzata alla verifica della completezza e correttezza
formale delle informazioni contenutevi. La procedura inoltre, partendo da
alcune variabili di input che identificano il tipo di pensione, il fondo o
l’ente erogatore, l’età del titolare, ecc. e rispettando alcuni vincoli che
condizionano l’esistenza e/o la natura del trattamento pensionistico, consente
di creare variabili derivate utili all’applicazione del doppio sistema di
classificazione delle pensioni, tipologico e funzionale.

L’importo
annuo della pensione è rilevato al 31 dicembre dell’anno di riferimento ed è
costituito dalle seguenti componenti, al lordo delle eventuali trattenute:
importo base, incremento collegato alla variazione dell’indice del costo della
vita e alla dinamica delle retribuzioni, tredicesima mensilità ed eventuali
altri assegni e arretrati. La variabile spesa è definita come dato di stock e
pertanto non coincide con la spesa pensionistica desunta dai dati contabili
degli enti che hanno erogato la prestazione (dato economico di bilancio).

La spesa
pensionistica analizzata nella pubblicazione fa riferimento alla situazione dei
pagamenti vigenti alla fine dell’anno e può essere influenzata dalla velocità
delle procedure amministrative di liquidazione delle nuove prestazioni e di
eliminazione di quelle cessate. Tuttavia, i dati amministrativi contenuti
nell’archivio utilizzato ai fini dell’analisi tengono conto degli aggiornamenti
prodotti nel trimestre successivo alla data di riferimento e recepiscono,
quindi, anche le informazioni sui flussi di competenza relativi al mese di
dicembre 2017e dicembre 2016.

Diffusione

Le
statistiche ufficiali su Pensioni e Pensionati sono consultabili anche nel
datawarehouse I.stat(Tema Trattamenti pensionistici e beneficiari, Sottotema
‘Pensioni’; ‘Pensionati’) all’indirizzo: http://dati.istat.it

Analisi di
genere, territoriali ed in serie storica sono disponibili nell’E-book ‘Pensioni e Pensionati. Percorsi di analisi.
Anno 2013
’:

http://www.istat.it/it/archivio/193788

 

Le
precedenti Statistiche Report e Focus su Pensioni e Pensionati sono invece
raccolte in un’area dedicata del sito dell’Istat:

http://www.istat.it/it/archivio/pensioni+e+pensionati

INDAGINE
SU REDDITO E CONDIZIONI DI VITA (EU-SILC)

Obiettivi conoscitivi e quadro di riferimento

Il
progetto EU-SILC (Statistics on Income
and Living Conditions
, Regolamento del Parlamento europeo, n. 1177/2003)
costituisce una delle principali fonti di dati per i rapporti periodici
dell’Unione europea sulla situazione sociale e sulla diffusione del disagio
economico nei Paesi membri. Gli indicatori previsti dal Regolamento sono
incentrati sul reddito e sull’esclusione sociale, in un approccio
multidimensionale al problema e con una particolare attenzione agli aspetti di
deprivazione materiale.

L’Italia
partecipa al progetto con un’indagine su “Reddito e condizioni di vita delle
famiglie”, svolta a cadenza annuale a partire dal 2004. Sebbene il Regolamento
EU-SILC richieda la produzione di indicatori a livello nazionale, in Italia
l’indagine è stata disegnata per assicurare stime affidabili anche a livello
regionale.

Popolazione di
riferimento e unità di rilevazione

La
popolazione di riferimento è costituita da tutte le famiglie residenti in
Italia al momento dell’indagine e dai relativi componenti. Sono escluse le
persone che vivono in istituzioni.

Per
famiglia si intende un insieme di persone che dimorano abitualmente nella
stessa abitazione e legate da vincoli di parentela, affinità, adozione, tutela,
affetto o amicizia. Tutti i componenti della famiglia sono rilevati ma solo le
persone di 16 anni o più sono intervistate.

Processo e
metodologie

L’indagine è realizzata mediante interviste
sulla situazione familiare e interviste individuali. Dal 2011 la realizzazione delle interviste a domicilio avviene con la
tecnica CAPI (Computer Assisted Personal
Interview
), in collaborazione con una società incaricata. Inoltre, dal 2015
è stata introdotta per una parte delle interviste la tecnica CATI (Computer Assisted Telephone Interview)
che nel 2016 ha interessato quasi il 60% delle famiglie.

L’indagine
è campionaria e il disegno di campionamento segue uno schema a due stadi
(comuni-famiglie) con stratificazione dei comuni in base alla dimensione
demografica. Il disegno è di tipo panel ruotato: il campione relativo a ogni
occasione d’indagine è costituito da quattro gruppi di rotazione, ciascuno dei
quali rimane nel campione per quattro anni consecutivi. Ogni anno un quarto del
campione trasversale è rappresentato da famiglie e individui casualmente
estratti dalle liste anagrafiche dei comuni selezionati per l’indagine; i restanti
tre quarti si riferiscono alle famiglie e agli individui estratti nell’anno
precedente, nei due e nei tre anni precedenti, che vengono quindi intervistati
per la seconda, terza o quarta volta rispettivamente. Il campione totale è
statisticamente rappresentativo della popolazione residente in Italia ed è
composto, nel 2016, da 21.325 famiglie
(per un totale di 48.316individui),
distribuite in circa 650 comuni italiani di diversa ampiezza demografica. I
dati di reddito rilevati tramite le interviste vengono successivamente
integrati con i dati provenienti da archivi amministrativi per la
determinazione finale del reddito netto, o disponibile, delle famiglie.
L’utilizzo integrato dei dati di fonte amministrativa e di un modello di
microsimulazione permette, inoltre, di determinare le tasse e i contributi
sociali pagati dalle famiglie che, sommati ai redditi netti, costituiscono i
redditi lordi. In questa nota, la definizione di reddito
pensionistico non tiene conto degli arretrati e delle pensioni estere, pur
rilevati nell’indagine, ciò al fine assicurare la comparabilità con i dati
delle precedenti pubblicazioni sulle condizioni di vita dei pensionati e con il
contenuto informativo dello stesso Casellario. Qualora si includessero queste
due componenti, come nella nota:“Condizioni di vita, reddito e carico fiscale”,
lastima del reddito medio pensionistico per il 2016 salirebbea 14.667 euro. Nell’anno
2016 si stima che vi siano 480mila titolari di arretrati pensionistici (in
media nell’anno ricevono circa 1.220 euro) e 235mila residenti con pensioni
estere (per importi medi annui di circa 6.900 euro).

Diffusione

Le
stime dell’indagine sono consultabili anche nel datawarehouse I.stat
all’indirizzo http://dati.istat.it
(tema: ”Condizioni economiche delle famiglie e disuguaglianze”, argomenti
“Reddito”, “Povertà”, “Condizioni abitative”).

In
adempimento al Regolamento europeo n. 1177/2003, i dati
dell’indagine sono trasmessi annualmente a Eurostat. I principali indicatori,
archiviati nel database di Eurostat, sono consultabili al link: http://ec.europa.eu/eurostat/data/database (Tema “Population and social conditions”,
argomento “Income and living conditions”).

Dati
riepilogativi su reddito e condizioni economiche delle famiglie sono inoltre
diffusi nel volume Noi
Italia
e nelRapporto Bes: il
benessere equo e sostenibile in Italia
.

Per
ulteriori informazioni è possibile accedere al sito dell’Istat all’indirizzo: http://www.istat.it/it/archivio/5663

Gli intervalli di confidenza

Al fine di valutare l’accuratezza
delle stime prodotte da un’indagine campionaria è necessario tenere conto
dell’errore campionario che deriva dall’aver osservato la variabile di
interesse solo su una parte (campione) della popolazione. Tale errore può essere
espresso in termini di errore assoluto (standard error) o di errore relativo
(cioè l’errore assoluto diviso per la stima, che prende il nome di coefficiente
di variazione, CV). In questo paragrafo, per ciascuna delle principali
variabili di interesse, sono riportate la stima puntuale e l’errore relativo ad
essa associato. A partire da questi è possibile costruire l’intervallo di
confidenza che con un prefissato livello di fiducia, contiene al suo interno il
valore vero, ma ignoto, del parametro oggetto di stima. L’intervallo di
confidenza è calcolato aggiungendo e sottraendo alla stima puntuale il suo
errore campionario assoluto, moltiplicato per un coefficiente che dipende dal
livello di fiducia; considerando il tradizionale livello di fiducia del 95%, il
coefficiente corrispondente è pari a 1,96. Nel prospetto A1 si riportano le
stime puntuali, gli errori relativi (CV), gli errori assoluti e gli intervalli
di confidenza dei principali indicatori diffusi nella presente nota con
riferimento all’indagine EU-SILC.

PROSPETTO A1. ERRORI RELATIVI, ERRORI ASSOLUTI E
INTERVALLI DI CONFIDENZA DELLE STIME DEI PRINCIPALI INDICATORI
. Anno 2017

  Intervallo di
confidenza                           
(livello di fiducia=95%)
FAMIGLIE CON PENSIONATI Stima
puntuale
Errore
relativo (CV)
Errore
assoluto
Limite
inferiore
Limite
superiore
Rischio di povertà (valore percentuale) 16,4 0,02532 0,41424 15,5 17,2
Grave deprivazione materiale (valore percentuale) 10,1 0,04104 0,41610 9,3 11,0
Reddito netto medio familiare (valori in euro) 30.140 0,01014 305,73 29.541 30.740

RILEVAZIONE
SULLE FORZE DI LAVORO

Obiettivi conoscitivi e quadro di riferimento

La Rilevazione campionaria sulle
forze di lavoro costituisce la principale fonte statistica sul mercato del
lavoro italiano. Da essa derivano le stime ufficiali degli occupati e delle
persone in cerca di lavoro. Il suo utilizzo per analisi di tipo sia
congiunturale sia strutturale è quanto mai ampio: l’evoluzione dei principali
indicatori del mercato del lavoro può essere studiata in modo disaggregato a
livello territoriale, settoriale e per le principali caratteristiche
sociodemografiche della popolazione.

Le principali
caratteristiche della rilevazione, dagli aspetti metodologici alle definizioni
delle variabili e degli indicatori, sono armonizzate a livello europeo,
coerentemente con gli standard internazionali definiti dall’ILO e sono definite
da specifici regolamenti del Consiglio e della Commissione europea.

 

Riferimenti normativi

L’indagine “Rilevazione sulle forze di lavoro” è prevista
dal Programma
statistico nazionale
che raccoglie l’insieme delle rilevazioni statistiche
necessarie al Paese. Essa è svolta in conformità alle definizioni concettuali e
metodologiche espresse da specifici
regolamenti del Consiglio e della Commissione europea (CouncilRegulation(EC) n.
577/1998 e n. 1991/2002).

 

Popolazione di riferimento e unità di
rilevazione

La popolazione di riferimento è costituita da
tutti i componenti delle famiglie residenti in Italia, anche se temporaneamente
all’estero. Sono dunque esclusi coloro che vivono abitualmente all’estero e i
membri permanenti delle convivenze (istituti religiosi, caserme, ecc.). La
popolazione residente comprende le persone, di cittadinanza italiana o
straniera, che risultano iscritte alle anagrafi comunali.

Per famiglia si intende un insieme di persone che
dimorano abitualmente nella stessa abitazione e legate da vincoli di matrimonio,
parentela, affinità, adozione, tutela, affetto o amicizia. Tutti i componenti
della famiglia sono rilevati ma solo le persone di 15 anni o più sono
intervistate.

Processo e metodologie

Da
gennaio 2004 la rilevazione è continua, cioè le informazioni sono rilevate con
riferimento a tutte le settimane di ciascun trimestre, mediante una
distribuzione uniforme del campione in tutte le settimane.

Il disegno
campionario è a due stadi, rispettivamente comuni e famiglie, con
stratificazione delle unità di primo stadio. Tutti i comuni con popolazione
superiore ad una soglia prefissata per ciascuna provincia, detti
autorappresentativi, sono presenti nel campione con probabilità pari a uno. I
comuni la cui popolazione è al di sotto delle suddette soglie, detti non
autorappresentativi, sono raggruppati in strati. Essi entrano nel campione
attraverso un meccanismo di selezione casuale che prevede l’estrazione di un
comune non autorappresentativo da ciascuno strato. Per ciascun comune campione
viene estratto dalla lista anagrafica un campione casuale semplice di famiglie.
A partire dal terzo trimestre 2012 è stato introdotto un nuovo disegno
campionario, che ha previsto l’aggiornamento delle informazioni di
stratificazione e l’introduzione di una rotazione casuale dei comuni campione.

Il campione trimestrale è
uniformemente ripartito tra i 3 mesi, tenendo conto del numero di settimane che
compongono ciascun mese (rispettivamente 4 o 5). Il mese di riferimento è
composto dalle settimane, da lunedì a domenica, che cadono per almeno quattro
giorni nel mese di calendario. Nel corso del 2017 sono state intervistate circa
153mila famiglie (pari a circa 304mila individui), per un totale di oltre
581mila interviste effettuate.

Ogni famiglia viene
intervistata per due trimestri consecutivi, esce temporaneamente dal campione
per i due successivi trimestri, dopodiché essa viene nuovamente intervistata
per altri due trimestri. Complessivamente, rimane nel campione per un periodo di
15 mesi. Considerando che le transizioni dall’inattività all’occupazione degli
individui di età superiore a 74 anni sono pressoché nulle, per ridurre la
molestia statistica su questo target di popolazione, dal 1 gennaio 2011, le
famiglie composte da soli ultra 74-enni inattivi non vengono reintervistate.

Diffusione

Le stime dell’indagine a
livello mensile, trimestrale, annuale e serie storiche ricostruite sono diffuse
nel datawarehouse I.stat all’indirizzo http://dati.istat.it (tema: ”Lavoro e
retribuzioni”).

Le stime dell’indagine a
livello mensile vengono diffuse attraverso la Statistica flash “Occupati e
disoccupati mensili”, le stime dell’indagine a livello trimestrale e annuale
attraverso la Statistica flash integrata “Mercato del lavoro”. Inoltre, L’Istat,
il Ministero del lavoro e delle politiche sociali, l’Inps, l’Inail e l’Anpal
pubblicano una Nota trimestrale congiunta sulle tendenzedell’occupazione.

In adempimento ai Regolamenti
europei,
i dati dell’indagine sono trasmessi alle scadenze prefissate a Eurostat. I
principali indicatori, archiviati nel database di Eurostat, sono consultabili
al link: http://ec.europa.eu/eurostat/data/database (Tema “Population
and social conditions
”, argomento “Labour market”).

Dati riepilogativi sul mercato
del lavoro sono inoltre diffusi nel volume Noi Italia, Annuario statistico italiano, Rapporto annuale sulla situazione del Paese, Rapporto sul mercato del lavoro, Banche dati tematiche Giovani.state Anziani.stat, Italia in cifre, Rapporto Bes: il benessere equo e sostenibile in Italia.

Per ulteriori informazioni è possibile accedere
al sito dell’Istat all’indirizzo:http://www.istat.it/it/archivio/8263

Gli intervalli di confidenza

Al fine di valutare
l’accuratezza delle stime prodotte da un’indagine campionaria è necessario tener
conto dell’errore campionario che deriva dall’aver osservato la variabile di
interesse solo su una parte (campione) della popolazione. Tale errore può
essere espresso in termini di errore assoluto (standard error) o di
errore relativo (cioè l’errore assoluto diviso per la stima, che prende il nome
di coefficiente di variazione, CV).

Da qui è possibile costruire
l’intervallo di confidenza che, con un prefissato livello di fiducia, contiene
al suo interno il valore vero, ma ignoto, del parametro oggetto di stima.
L’intervallo di confidenza è calcolato aggiungendo e sottraendo alla stima puntuale
il suo errore campionario assoluto, moltiplicato per un coefficiente che
dipende dal livello di fiducia; considerando il tradizionale livello di fiducia
del 95%(α=0,05), il coefficiente corrispondente è pari a 1,96.Tali intervalli
comprendono, pertanto, i parametri ignoti della popolazione con probabilità
pari a 0,95.

Nel prospetto A3si riportano
gli errori relativi (CV), gli errori assoluti e gli intervalli di confidenza
delle stime dei dati presentati nella presente statistica report.

PROSPETTO A3. ERRORI
RELATIVI, ERRORI ASSOLUTI E INTERVALLI DI CONFIDENZA DELLE STIME DEI DATI
PRESENTATI.
Anno 2017, dati in migliaia

  Intervallo di confidenza
(livello di fiducia=95%)
  Stima puntuale
(a)
Errore relativo (CV)
(b)
Errore assoluto
(s.e.) (c)=(a)*(b)
Lim. Inferiore Lim. Superiore
(a)-1,96*(c) (a)+1,96*(c)
Occupati di 60 anni e oltre 2.042 0,0079 16 2.010 2.074
Occupati con pensione da lavoro 411 0,0190 8 396 426


[1]Di titolarità Inps ed
istituito con il D.P.R. 31 dicembre 1971, n. 1338, successivamente modificato
dal D.L. 6 luglio 1978, n. 352, e dalla legge 22 marzo 1995, n. 85.

[2] Per armonizzare le
popolazioni delle due fonti statistiche sono stati presi in esame solo i
pensionati con 16 anni e più residenti in Italia.

[3]Il reddito
pensionistico lordo è di fonte Casellario mentre il netto è stimato
dall’indagine Eu-Silc con l’esclusione di arretrati e pensioni estere percepite
dai residenti (cfr. Nota metodologica). Il valore del reddito pensionistico
lordo rilevato dal Casellario è leggermente superiore alla stima campionaria
Eu-Silc.

[4]Tra le componenti
soggette a tassazione sono considerati tutti i trattamenti pensionistici di
natura previdenziale (al di sopra della “no
tax area
”), ovvero le pensioni da lavoro, le pensioni di reversibilità, i
trattamenti di invalidità in favore dei lavoratori, quelli indennitari sugli
infortuni sul lavoro e malattie professionali. Sono esenti da imposizione tutte
le pensioni di tipo assistenziale, cioè le pensioni sociali, le pensioni ad
invalidi civili, accompagnamento e simili.

[5] I trasferimenti
sociali ai pensionati includono i trasferimenti pensionistici veri e propri, le
liquidazioni di fine rapporto erogate al personale dipendente in quiescenza
(notoriamente classificati come trasferimenti non pensionistici, in quanto
erogati “una tantum” e non in modo periodico e continuativo come le pensioni),
ovvero ai loro superstiti in caso di decesso del pensionato.